Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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14 giugno 2017

Cronache di guerra





Trentadue fotografie in bianco e nero aprono il libro di Giovanni Porzio. Raccontano di guerre, di uomini disperati, di donne che pregano, di feriti e di morti. Immagini crude che catturano pezzi di realtà così come il giornalista l’ha vista. Le foto colpiscono, ma anche il racconto, quasi come in un diario, il racconto prosegue incalzante, non risparmiando nulla. L’autore si ritrova a fare reportage nei conflitti che hanno segnato la storia dell’uomo. Somalia, Ruanda, Zaire, Kosovo, Palestina, Afghanistan, Iraq. Guerre sanguinose e lontane dalla “nostra” Europa e che spesso sono state dimenticate dal resto del mondo. È una denuncia ai paesi Occidentali, che quando non sono direttamente coinvolti in un conflitto, non intervengono repentinamente ma si curano di nascondere i propri interessi economici, stando ben attenti alla loro immagine nei confronti dell’opinione pubblica. Il comportamento delle nazioni si riflette in quello dell’informazione. I reporter vengono mandati solo dopo lo scoppio dei conflitti e quando arrivano sul posto, fanno il conteggi di morti, feriti e armi, per poi andarsene. Il giornalista è così sballottato da una zona di guerra all’altra, strumentalizzato dalle forze politiche. Porzio cerca di scoprire e di andare oltre la facciata e le informazioni povere che gli arrivano dalle fonti istituzionalizzate. La sua è anche una denuncia al lavoro del giornalista che lo vede impegnato a fare conteggi di vittime e carnefici, spostandosi da una guerra all’altra. Quando Porzio arriva in Ruanda le stragi sono già finite. I massacri a colpi di machete si possono raccontare solo con i cadaveri nascosti nel bosco o nelle fosse comuni. A volte si riesce a trovare qualche testimone e i loro racconti non fanno che confermare la crudeltà delle morti di quel popolo dimenticato dal resto del mondo. Anche se le nazioni occidentali si fanno promotrici dei diritti umani e tutelartici delle libertà di ogni persona nel mondo, nei casi come i genocidi e i conflitti nei Paesi africani e del Medioriente (ma anche per casi molto vicini come il Kosovo), la popolazione viene dimenticata facilmente, riducendo il tutto a scontri tribali, brutali e privi di senso.
In questo libro si parla del lavoro di reporter e delle difficoltà che si trovano ad affrontare una volta arrivati sul posto. Per trovare informazioni e scoop bisogna sapersi destreggiare tra pratiche burocratiche molto severe e segreti militari che non ammettono il trapelamento di alcun tipo di notizia. Vi sono rigide regole a cui il giornalista deve attenersi se non vuole incorrere a gravi conseguenze o esporsi ai rischi che un’area di guerra può avere. A Baghdad, Porzio e alcuni suoi colleghi, sono stati catturati dai soldati di Saddam mentre tentavano di andare sul confine per raccogliere notizie di prima mano. Furono rilasciati tutti, ma i giorni di prigionia misero a dura prova il loro spirito di adattamento.
Con l’innovazione tecnologica ci sono stati grandi cambiamenti nel mestiere del reporter. Grazie al telefono satellitare, inaugurato dalla Cnn durante la guerra del Golfo, le informazioni possono essere inviate alla redazione in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. La guerra quindi si è trasformata in un evento in diretta sulle televisioni di tutto il mondo. Chi controlla le notizie provenienti dai conflitti “lontani” ha una grande responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica.
La propaganda per fini politici e militari è da sempre stata usata, fin dai tempi di Carlo Magno e Giulio Cesare e ora con internet e smartphone alla portata di tutti, la gestione delle informazioni è diventata una questione delicata. Ognuno è sommerso da informazioni provenienti da tutto il mondo e la verifica delle fonti non è sempre accurata come dovrebbe essere. Spesso sono gli stessi governi che attuano un rigido controllo sulle informazioni che riguardano la guerra. Le fonti limitate e sempre più istituzionalizzate portano a notizie povere di contenuto e spessore, lasciando a chi detiene il potere il pieno utilizzo delle informazioni per controllare l’opinione pubblica. E per il reporter cercare di fornire un quadro più completo e approfondito del conflitto diventa un lavoro molto difficile. Porzio ci mette di fronte alla censura e alla controinformazione che gli stessi stati attuano sulle proprie testate. Un aspetto che tendiamo a dimenticare. In Italia, prima della guerra del Golfo, la Rai aveva proibito la messa in onda dell’intervista di Saddam ottenuta da Bruno Vespa.
Tra interessi economici, politici, operazioni militari, attacchi dei nemici e rapimenti, il reporter deve riuscire a raccogliere informazione per farne notizie da inviare alla redazione. Deve rispettare le rigide regole dello stato in cui si trova, altrimenti c’è l’espulsione.
Ad ogni capitolo si è proiettati in un nuovo paese, un nuovo conflitto senza preavviso e con un ritmo incalzante. Porzio ti catapulta in realtà passate, ti descrive ciò che ha vissuto, attraverso i suoi occhi e la sua mente. Non vengono risparmiate immagini crude o pensieri scomodi. Come un diario ci si addentra nel raccontare ciò che si è visto nei telegiornali, retroscena celati, testimonianze di uomini e donne che hanno visto la guerra e le sue atrocità, ma anche di attentatori suicidi e della loro storia ricostruita a ritroso.
Porzio ci lascia con un’immagine di un mondo indifferente. Ancora oggi ci sono conflitti, genocidi da 200.000 morti e centinaia di migliaia di rifugiati di cui nessuno parla. Guerre snobbate dai media perché non rientrano negli interessi economici e strategici dell’Occidente. Scontri etichettati come “lotte tribali” o “colpi di stato falliti” senza indagare su ciò che è accaduto davvero, sulle cause o sulle soluzioni. Un giornalismo questo, rivolto alla guerra, senza considerare la pace ma che insegue gli interessi di chi detiene il potere e le risorse economiche.
Alice Mangolini





Giovanni Porzio
Cronache dalle terre di nessuno. Sedici anni da inviato sulla linea del fuoco. Guerre, informazione, propaganda
Milanostampa, Milano, 2007.
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