Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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09 febbraio 2013

Il Centro Pestelli ritorna a casa

Nella stagione della grande crisi dell’editoria da Torino giunge una notizia confortante almeno sul fronte dell’editoria ci sono ancora segni di speranza.  Nei giorni scorsi è stata infatti ufficialmente inaugurata la nuova sede del Centro Studi sul Giornalismo “Gino Pestelli” che ha trovato, dopo la lunga stagione di ospitalità ricevuta presso la Fondazione Einaudi e Firpo, trova la sua giusta collocazione dopo 45 anni di vita: la casa dei giornalisti il circolo della stampa di Corso Stati Uniti del capoluogo piemontese. I più giovani non conoscono la biografia del grande giornalista al quale è stato intitolata nel lontano 1968 il più importante centro studi sul tema della comunicazione. Si tratta di Luigi Pestelli, uomo libero e notevole intellettuale di ispirazione liberal-democratica, amico di Gobetti e vicino al gruppo di "Rivoluzione liberale", Pestelli è a "La Stampa" il braccio operativo di Frassati, la guida quotidiana della redazione. In questo compito affianca nel 1921 Luigi Salvatorelli, al quale è stata affidata la condirezione del giornale, nella linea di sempre più netta avversione al fascismo.  Lascia la stampa pesante pressione del regime e va a dirigere l’ufficio stampa della Fiat. Sarà un punto di riferimento per tutti abbinando la competenza della guida comunicativa di una grande azienda manifatturiera al suo incontro con l’arte e il design.
Per onorare la sua vita, alcuni anni dopo la sua morte, è nato il Centro ufficialmente il 6 giugno 1968. Lo scopo era quello di promuovere studi sulla storia del giornalismo e sui problemi dell’informazione, anche in collaborazione con Università e Istituti di ricerca, e di creare una biblioteca specializzata. L’idea del Centro era nata due anni prima, in occasione del convegno Il giornalismo italiano dal 1861 al 1870, organizzato nel 1966 dall’Associazione Stampa Subalpina. Giovanni Giovannini, allora presidente dell’Associazione, aveva lanciato la proposta di organizzare in un Centro specializzato lo studio della storia e della funzione del giornalismo. La proposta era stata accolta con favore da studiosi come Valerio Castronovo, Luigi Firpo, Alessandro Galante Garrone, Narciso Nada, e da giornalisti e intellettuali come Oddone Camerana, Carlo Casalegno, Bruno Marchiaro, Remo Morone, Aldo Pipan, Guido Pugliaro, Bruno Segre.
Il Centro si propone, come indicato dallo statuto, di promuovere e diffondere la cultura giornalistica mediante studi e ricerche sulla storia del giornalismo e sui problemi attuali di organizzazione e sviluppo della stampa periodica e dei nuovi media. Operando sia in proprio sia in collaborazione con Università e Istituti di ricerca italiani e stranieri, metteva a disposizione mezzi e strumenti metodologici e documentari, tra una importante biblioteca specializzata; si prefiggeva di promuovere pubblicazioni sui temi rientranti nei suoi interessi; si riprometteva infine di raccogliere e conservare gli archivi personali dei colleghi. La biblioteca, aperta agli studiosi e agli studenti, si è sviluppata fino a raggiungere 5.500 volumi, e costituisce un unicum nel suo genere in Italia. Le pubblicazioni hanno superato i trenta titoli. Sono pervenuti gli archivi di Gino Apostolo, Remo Lugli, Igor Man, Renzo Villare, ed è in corso presso la Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta la procedura per il riconoscimento di "archivio di interesse storico particolarmente importante" ai sensi della legge 42/2004.
All’incontro di inaugurazione hanno preso la parola il direttore scientifico Valerio Castronovo, il presidente Roberto Antonetto, il presidente dell’Ordine dei giornalisti Alberto Sinigaglia e il direttore del quotidiano “La Stampa”, Mario Calabresi che ha proposto una riflessione sul futuro tutto da costruire in un periodo difficilissimo per i media.
Luca Rolandi
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