Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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12 gennaio 2026

Alla Berio

 


Roberto Beccaria, Ricordi di un bibliotecario.
Genova, Tormena, 2025, 124 pp.


"[...] Soprattutto vorrei riuscire a fare capire già da questo libro quale fucina di attività costante fosse la Biblioteca Berio e lo spirito di collaborazione che animava chi vi lavorava, persone che nel loro entusiasmo celavano l’orgoglio di fare parte di un istituto culturale utile e amato da tanti cittadini genovesi."
Roberto Beccaria, p. 10.
Per alcuni decenni Roberto Beccaria è stato l'appasssionato funzionario responsabile della Sezione Periodici della Biblioteca Berio di Genova tra Piazza de Ferrari - sempre affollata di lettori stipati in poche sale - e via del Seminario inaugurata nel 1998, tutta spazi e luce che nel giro di poche settimane è diventata un punto fermo per giovani, studiosi e cittadini. Tra le pagine di questi Ricordi si ritrova una storia viva della 'Berio', caposaldo della rete delle biblioteche comunali presenti a Genova; particolarmente meritevoli di attenzione sono i capitoli dedicati al settore dei giornali, una storia che Beccaria ha sempre studiato con competenza certosina, ben evidente nel suo bellissimo libro I periodici genovesi dal 1473 al 1899 pubblicato nel 1994.


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11 gennaio 2026

Sotto gli occhi del'Occidente




La cieca ferocia della regola autocratica che, respingendo ogni legalità, di fatto si fonda sull’assoluta anarchia morale, provoca la risposta altrettanto cieca e atroce di una concezione rivoluzionaria puramente utopica, votata alla distruzione ricorrendo ai primi mezzi a portata di mano”.
Joseph Conrad, 1911

Joseph Conrad, Sotto gli occhi dell'Occidente, 1911 (prima edizione italiana 1928, seguita da altre edizioni più recenti pubblicate da vari editori).
*Nel 1911 il romanzo di Conrad affrontava i fermenti della Russia zarista negli anni precedenti la Rioluzione del 1917. Non si può non notare che la citazione è adattabile a vicende e contesti del nostro tempo.

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30 dicembre 2025

Il mondo tra Trump e Putin

"[...] Vi sono oggi sulla terra due grandi popoli che, partiti da punti diversi, sembrano avanzare verso la stessa meta: sono i Russi e gli Anglo-Americani... Ognuno di essi sembra chiamato da un disegno segreto della Provvidenza a tenere un giorno nelle proprie mani i destini di metà del mondo".

Alexis de Tocqueville

*La democrazia in America, 1835-1840 (vol 1, Cap. 10).


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27 dicembre 2025

27 dicembre 1947

  27.12.1947 Approvazione definitiva della Costituzione italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948.

Si dovrebbe dedicare tempo e attenzione alla lettura del qualificato e appassionato dibattito dell'Assemblea Costituente su ogni articolo della Nostra Costituzione, sul significato significante di ogni parola, aggettivo o verbo, di ogni virgola o punto e virgola per capirne davvero l'essenza altamente democratica.
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28 novembre 2025

Il senso della Storia

 "Abbiamo disperso l’essere convenzionali dei nostri genitori e dobbiamo recuperare il senso della Storia nelle nostre società. Se un uomo perde la memoria perde l’identità, lo stesso vale per la società. Sono nato dopo la Seconda guerra mondiale però quando ero giovane c’erano il rock e la marijuana: incredibile come una generazione possa girarsi dall’altra parte rispetto alla Storia".

Ian McEvan 

*La Stampa, 20.11.2025 (intervista di Francesco Rigatelli a proposito del romanzo "Quello che possiamo sapere" (Einaudi, Torino, 2025).

10 novembre 2025

Una manifestazione di piazza

In questi giorni il Gen. Roberto Vannacci, rappresentante delle Istituzioni italiane e europee, ha declassato la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 a "manifestazione di piazza", eufemismo che merita una puntualizzazione. Per questo si segnala la lettura attenta del libro di Emilio Lussu "La Marcia su Roma e dintorni" (Einaudi) che racconta il biennio 1922-1924, giorni e mesi di violenza inaudita che non potevano certo preludere ad un "fascismo buono". Emilio Lussu è un pugno nello stomaco, soprattutto le pagine dedicate allo "sbarco" dei fascisti in Sardegna dove per "fascistizzare" la popolazione, del tutto distante da quelle idee, operarono sul territorio con una violenza estrema, uccidendo, torturando, umiliando, ricattando, di notte e di giorno e in pochi mesi, senza sconti per nessuno. Per questo ancora oggi la testimonianza di Lussu resta uno dei documenti più "sconvolgenti" tra tutti quelli che conosciamo. E anche sarebbe bene ricordare che nel 1922 la responsabilità di quella strategia di violenza era tutta dei fascisti, non condivisibile con i nazisti ancora assenti sulla scena della Storia europea.
Quella "manifestazione di piazza" del 28 ottobre 1922 è durata oltre 20 anni, con leggi inique, soppressione di diritti, abusi di ogni tipo, processi politici, condanne al carcere e al confino, una alleanza malefica, le leggi razziali del 1938 e una guerra catastrofica ... appunto tutto a partire da una "manifestazione di piazza" .
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30 settembre 2025

Format Garlasco

Oramai la vicenda Garlasco e' diventata un format presente su ogni canale pubblico e privato in ogni ora e per ore con un parterre di personaggi fissi, protagonisti, caratteristi, interviste, colpi di scena ripetitivi, conduttori in studio e esperti di rito, poche inquadrature esterne ruotanti attorno alla "villetta" della vittima dove ancora vivono (asserragliati) i genitori in questa quotidianità' dell' ora obbligatoria di Garlasco su Rai1 /Ra2/ Rai3 /Rete4 / Canale5 ecc. /tg1 /tg2...Studioaperto / ecc. Da settembre persino La7 si e' adeguata allo strapotere del format inventando un "Ignoto X" , del preserale in attesa del lancio del tg5 di Mentana.
Garlasco rende, dove lo metti rende, rende, spietato nella ripetitività del copione e delle "svolte decisive", rende e ... deve esserci non importa dove, non importa per quanto tempo...Senza Garlasco i palinsesti perdono, i tg perdono. 
Il comune buon senso ha perso da tempo.
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09 settembre 2025

Stefano Benni

"Non credo all'inferno o al paradiso Ma dalle descrizioni che ne fanno, direi che non sono posti adatti alla lettura. In uno i diavoli ti tormentano e ti svelano il finale dei gialli, nell'altro gli angeli ti bombardano di consigli di lettura e ti epurano i testi".

Stefano Benni


(cit. Repubblica.it 9.9.2025)

09 luglio 2025

Non c'è libertà senza requisiti

 

"La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, passato semplice, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo ad un pensiero al presente, limitato al momento, incapace di proiezioni nel tempo.
La generalizzazione del “tu”, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono altrettanti colpi mortali portati alla sottigliezza dell'espressione.
Cancellare la parola ′′signorina′′ non solo è rinunciare all'estetica di una parola, ma anche promuovere l'idea che tra una bambina e una donna non c'è nulla.
Meno parole e meno verbi coniugati rappresentano inferiori capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero.
Studi hanno dimostrato che parte della violenza nella sfera pubblica e privata deriva direttamente dall'incapacità di mettere parole sulle emozioni.
Senza parole per costruire un ragionamento, il “pensiero complesso”, caro a Edgar Morin, è ostacolato, reso impossibile.
Più povero è il linguaggio, meno esiste il pensiero.
La storia è ricca di esempi e gli scritti sono molti da Georges Orwell in 1984 a Ray Bradbury in Fahrenheit 451 che hanno raccontato come le dittature di ogni obbedienza ostacolassero il pensiero riducendo e torcendo
il numero e il significato delle parole.
Non c'è pensiero critico senza pensiero. E non c'è pensiero senza parole.
Come costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza avere il controllo del condizionale?
Come prendere in considerazione il futuro senza coniugare il futuro?
Come comprendere una contemporaneità o un susseguirsi di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri,
nonché la loro durata relativa, senza una lingua che distingua tra ciò che sarebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, cosa potrebbe accadere, e cosa sarà dopo ciò che potrebbe accadere?
Se un grido dovesse farsi sentire oggi, sarebbe quello rivolto a genitori e insegnanti: fate parlare, leggere e scrivere i vostri figli, i vostri studenti.
Insegna e pratica la lingua nelle sue forme più svariate, anche se sembra complicata, soprattutto se complicata. Perché in questo sforzo c'è la libertà.
Coloro che spiegano a lungo che bisogna semplificare l'ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti", abolire generi, tempi, sfumature, tutto ciò che crea complessità sono i becchini della mente umana.
Non c'è libertà senza requisiti. Non c'è bellezza senza il pensiero della bellezza".
Christophe Clavè

*esperto di Linguaggio e QI
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18 maggio 2025

La lezione della Storia

 "Siamo sulla strada sbagliata se crediamo che l’umanità debba necessariamente avere una potenza egemone a capo, e che ci sia solo da sperare che sia la meno cattiva, quella che ci calpesti meno, quella il cui giogo sia meno gravoso. Nessuna potenza merita di occupare una posizione così schiacciante: né la Cina, né l’America, né la Russia, né l’India, né l’Inghilterra, né la Germania, né la Francia, né tantomeno l’Europa unita. Tutte, senza eccezione, diventerebbero arroganti, pretenziose, tiranniche e odiose se si ritrovassero onnipotenti, anche se fossero portatrici dei più nobili principi. Questa è la grande lezione che la Storia ci insegna e forse, al di là delle tragedie di ieri e di oggi, sta in questo l’inizio di una soluzione".

Amin Maalouf

*Amin Maalouf, "Il labirinto degli smarriti. L'Occidente e i sui avversari, La Nave di Teseo, 2024.
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27 aprile 2025

Il diavolo oggi è l’approssimativo

"Per diavolo intendo la negatività senza riscatto, da cui non può venire nessun bene.
Nei discorsi approssimativi, nelle genericità, nell’imprecisione di pensiero e di linguaggio, specie se accompagnati da sicumera e petulanza, possiamo riconoscere il diavolo come nemico della chiarezza, sia interiore sia nei rapporti con gli altri.
Il diavolo come personificazione della mistificazione e dell’automistificazione.
Invece lo sforzo di cercare di pensare e d’esprimersi con la massima precisione possibile proprio di fronte alle cose più complesse è l’unico atteggiamento onesto e utile."
Italo Calvino

*Italo Calvino, Una pietra sopra, Note sul linguaggio politico. Einaudi, 1980 (gà pubblicato da "Domenica del Corriere”, febbraio 1978 in risposta ad una “inchiesta sul diavolo oggi”).

18 marzo 2025

Giornalismo d'assalto

 La vita di un uomo viene sporcata per sempre se finisce su un settimanale” 

Nanni Moretti Palombella rossa  1989.

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01 marzo 2025

Giuseppe Palermo

Nei giorni scorsi è morto Giuseppe Palermo, il giornalista del Secolo XIX che fu tutor del nostro Diploma Universitario in Giornalismo nelle stanzette di Largo Zecca con 4 computer e un collegamento a internet, sempre pronto a consegnare a tutti competenza, impegno e umanità. Personalmente ricordo con gratitudine quel giorno in cui uno degli allievi gli mostrò un suo articolo e Palermo lo invitò a riscriverlo e a riscriverlo 2/3 volte precisando "Io so che tu lo sai scrivere bene, tu ancora non lo sai"! 
Per questo questa sera trascrivo in questo spazio quel che mi scrisse nel gennaio 2002.
"Come Lei sa bene, non ho mai "insegnato" qualcosa ai nostri ragazzi: abbiamo solo lavorato insieme con grande gioia (spero reciproca) e nulla di più. Che altro potrei dire? Il rischio è quello di un puro esercizio narcisistico che spero di evitare sempre. La ringrazio per le notizie sui "nostri" ragazzi. Fa piacere sapere del successo dei ragazzi che frequentarono le tre stanze del Dug credendo, insieme a noi, in un sogno".
mmilan
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18 febbraio 2025

Le parole, i social e la Storia

"Una parola, decisamente, domina e illumina i nostri studi: comprendere".

Marc Bloch, Apologia della Storia, Einaudi, Torino, 1950 (prima edizione).

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"La logica dei social spinge verso il riduzionismo, verso la semplificazione massima attorno a un uso valutativo (giusto/sbagliato, buono/cattivo) delle parole. Occorre lasciare ad esse, invece, la complessità storica che rappresentano e significano: una complessità che si può riuscire a spiegare in modo chiaro e comprendere in modo semplice, senza ridurle, però, alla logica dei like".
Marcello Flores, Le parole e la Storia, "Il Mulino", 13.2.2018.

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16 dicembre 2024

Il degrado della lingua

 " [...] La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile. Le conseguenze sono disastrose: da una parte si finisce per ridurre qualunque dibattito a uno scontro fra slogan contrapposti, dall’altra si favorisce la trasformazione di contrasti d’opinione in alterchi, nei quali le passioni, o i preconcetti, annullano il confronto delle idee".

Cesare Segre, Il degrado della lingua, Corriere della sera, 13.1.2010.
*Cesare Segre, Diario civile, a cura di Paolo Di Stefano, Il Saggiatore, Milano, 2024.

15 novembre 2024

L'insegnamento della Storia

 "La storia interessa perché è attuale, non perché è il passato. Il compito degli storici è quello di riattualizzare costantemente il passato, di rinnovare il contenuto della gerla che deve essere portata di generazione in generazione, perché quel passato, che non insegna niente a nessuno, è però fondamentale per sapere chi siamo. Non per avere un insegnamento, ma per sapere chi siamo".

Alberto De Bernardi

*A. De Bernardi, L'insegnameno della Storia, Storicamente.it, 2024/ 20.


13 novembre 2024

Sulla Storia del giornalismo italiano

  - A proposito della storia del giornalismo italiano -

"Fra vent'anni, lo scrivere la storia del giornalismo italiano riuscirà impossibile forse, o di tale difficoltà da spaventare i più coraggiosi. Gli avvenimenti scorrono rapidissimi, la vita giornalistica muta ad ogni tratto, le collezioni di giornali sono rarissime, e i libri che hanno più lunga vita dei diari, poco si curano - o lo fanno solo in modo assai incompleto - di dare un'idea della parte avuta dal giornalismo nei nostri rivolgimenti. Perché non tentarlo adesso? Molti ignorano che i nostri più illustri uomini di governo cominciarono la loro carriera nel giornalismo. Molti altri dimenticano che in Italia il giornalismo ebbe il merito di provocare la rivoluzione, invece di esserne l'effetto. Perché non dovremmo ricordarlo noi, con giusta alterezza, e farlo ricordare?"

Strenna Album 1881 della Associazione della Stampa Periodica in Italia, Roma, 1881, pp. 296-297.

* il volume (disponibile nel Web) contiene numerose infografiche meritevoli di attenzione.


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30 ottobre 2024

In libreria

 

Giuseppe Ferraro
Giornali prigionieri
La stampa di prigionia durante la Grande guerra
Donzelli, Roma, 2024, pp. 224. 
Descrizione
Durante la prima guerra mondiale circa seicentomila soldati italiani furono destinati ai campi di prigionia dell’Impero austro-ungarico e tedesco. Per mitigare la durezza delle condizioni di vita e per spezzare la monotonia di una quotidianità fatta di appelli, pasti in comune e rare uscite nei villaggi limitrofi, i prigionieri si dedicarono a iniziative che potessero ricreare nei campi le attività proprie della vita libera: dallo sport ai giochi da tavolo, dall’artigianato alla musica e al teatro, fino lo studio delle lingue, alla lettura e al giornalismo. Proprio i giornali di prigionia costituiscono uno strumento privilegiato per indagare dall’interno la vita dei prigionieri italiani, facendone affiorare gli aspetti storici, culturali, sociali, psicologici e intimamente umani. A differenza dei giornali di trincea, che raccontavano il conflitto seguendo gli schemi della propaganda bellica e della mobilitazione patriottica, quelli redatti nei campi di prigionia narrano in presa diretta le conseguenze della guerra e le sue atrocità, facendosi portavoce del desiderio di pace dei soldati, della nostalgia per le famiglie e per la patria lontana, delle afflizioni derivanti prima dalla vita al fronte e poi nei campi dei nemici. Compilati a mano, illustrati, poligrafati, ciclostilati o stampati, questi fogli rappresentano un originalissimo laboratorio umano e culturale, che in questo libro viene analizzato nel dettaglio anche grazie a un inedito apparato iconografico. I «giornali prigionieri» finirono per diventare una sorprendente via di fuga psicologica per i soldati italiani caduti in mano nemica, un modo per sopravvivere all’inferno e al tedio dei campi di prigionia.

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23 settembre 2024

Italia 1928 Incontro con la dittatura

"Poiché, ancor più diffidente del lettore dei Paesi democratici è naturalmente quello dei paesi dittatoriali. Mentre il lettore generalmente diffida del “troppo” della notizia, quello italiano cerca dietro il “troppo poco” ancora uno spazio nascosto. Egli cerca “tra le righe”. La lettura del giornale diventa un’attività molto faticosa. Alla mia domanda ad amici che leggono il giornale: “Cosa c’è scritto?”, arrivava quasi regolarmente la risposta: “Chieda piuttosto cosa non c’è scritto!

Joseph Roth

Joseph Roth, La quarta Italia, Roma, Castelvecchi 2013   (reportage del 1928 pubblicato sul quotidiano "Frankfurter Zeitung").

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03 settembre 2024

In libreria

 Francesco Filippi, 500 anni di rabbia. Rivolte e mezzi di comunicazione da Gutenberg a Capitol HillBollati Boringhieri, 2024, 244 pp.

"Perché è chi domina il racconto pubblico che può orientare, attraverso un processo di legittimazione, la misura del proprio potere". (p. 11).

[...] A volte però, ad esempio quando il progresso tecnico porta un’innovazione nel mondo degli strumenti di comunicazione, può accadere che vi sia un lasso di tempo più o meno ampio tra la propagazione del mezzo e la sua presa di controllo da parte degli «spacciatori ufficiali» del racconto pubblico. Che succede nel momento in cui chi domina non ha più il controllo dei mezzi di narrazione? Può accadere che la produzione del racconto sfugga allo stretto controllo dei detentori del monopolio e si formi una sorta di narrazione «non certificata», che si propaga tra il pubblico senza che possa essere controllata sul breve periodo. Una sorta di «fuga di notizie» sul presente o sul passato che si avvale di strumenti e tecniche non ancora addomesticati da chi domina la società. Racconti altri, liberi di trasmettere valori non conformi o addirittura divergenti rispetto al solito. (pp. 16-17).


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