Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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16 dicembre 2024

Il degrado della lingua

 " [...] La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile. Le conseguenze sono disastrose: da una parte si finisce per ridurre qualunque dibattito a uno scontro fra slogan contrapposti, dall’altra si favorisce la trasformazione di contrasti d’opinione in alterchi, nei quali le passioni, o i preconcetti, annullano il confronto delle idee".

Cesare Segre, Il degrado della lingua, Corriere della sera, 13.1.2010.
*Cesare Segre, Diario civile, a cura di Paolo Di Stefano, Il Saggiatore, Milano, 2024.

15 novembre 2024

L'insegnamento della Storia

 "La storia interessa perché è attuale, non perché è il passato. Il compito degli storici è quello di riattualizzare costantemente il passato, di rinnovare il contenuto della gerla che deve essere portata di generazione in generazione, perché quel passato, che non insegna niente a nessuno, è però fondamentale per sapere chi siamo. Non per avere un insegnamento, ma per sapere chi siamo".

Alberto De Bernardi

*A. De Bernardi, L'insegnameno della Storia, Storicamente.it, 2024/ 20.


13 novembre 2024

Sulla Storia del giornalismo italiano

  - A proposito della storia del giornalismo italiano -

"Fra vent'anni, lo scrivere la storia del giornalismo italiano riuscirà impossibile forse, o di tale difficoltà da spaventare i più coraggiosi. Gli avvenimenti scorrono rapidissimi, la vita giornalistica muta ad ogni tratto, le collezioni di giornali sono rarissime, e i libri che hanno più lunga vita dei diari, poco si curano - o lo fanno solo in modo assai incompleto - di dare un'idea della parte avuta dal giornalismo nei nostri rivolgimenti. Perché non tentarlo adesso? Molti ignorano che i nostri più illustri uomini di governo cominciarono la loro carriera nel giornalismo. Molti altri dimenticano che in Italia il giornalismo ebbe il merito di provocare la rivoluzione, invece di esserne l'effetto. Perché non dovremmo ricordarlo noi, con giusta alterezza, e farlo ricordare?"

Strenna Album 1881 della Associazione della Stampa Periodica in Italia, Roma, 1881, pp. 296-297.

* il volume (disponibile nel Web) contiene numerose infografiche meritevoli di attenzione.


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30 ottobre 2024

In libreria

 

Giuseppe Ferraro
Giornali prigionieri
La stampa di prigionia durante la Grande guerra
Donzelli, Roma, 2024, pp. 224. 
Descrizione
Durante la prima guerra mondiale circa seicentomila soldati italiani furono destinati ai campi di prigionia dell’Impero austro-ungarico e tedesco. Per mitigare la durezza delle condizioni di vita e per spezzare la monotonia di una quotidianità fatta di appelli, pasti in comune e rare uscite nei villaggi limitrofi, i prigionieri si dedicarono a iniziative che potessero ricreare nei campi le attività proprie della vita libera: dallo sport ai giochi da tavolo, dall’artigianato alla musica e al teatro, fino lo studio delle lingue, alla lettura e al giornalismo. Proprio i giornali di prigionia costituiscono uno strumento privilegiato per indagare dall’interno la vita dei prigionieri italiani, facendone affiorare gli aspetti storici, culturali, sociali, psicologici e intimamente umani. A differenza dei giornali di trincea, che raccontavano il conflitto seguendo gli schemi della propaganda bellica e della mobilitazione patriottica, quelli redatti nei campi di prigionia narrano in presa diretta le conseguenze della guerra e le sue atrocità, facendosi portavoce del desiderio di pace dei soldati, della nostalgia per le famiglie e per la patria lontana, delle afflizioni derivanti prima dalla vita al fronte e poi nei campi dei nemici. Compilati a mano, illustrati, poligrafati, ciclostilati o stampati, questi fogli rappresentano un originalissimo laboratorio umano e culturale, che in questo libro viene analizzato nel dettaglio anche grazie a un inedito apparato iconografico. I «giornali prigionieri» finirono per diventare una sorprendente via di fuga psicologica per i soldati italiani caduti in mano nemica, un modo per sopravvivere all’inferno e al tedio dei campi di prigionia.

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23 settembre 2024

Italia 1928 Incontro con la dittatura

"Poiché, ancor più diffidente del lettore dei Paesi democratici è naturalmente quello dei paesi dittatoriali. Mentre il lettore generalmente diffida del “troppo” della notizia, quello italiano cerca dietro il “troppo poco” ancora uno spazio nascosto. Egli cerca “tra le righe”. La lettura del giornale diventa un’attività molto faticosa. Alla mia domanda ad amici che leggono il giornale: “Cosa c’è scritto?”, arrivava quasi regolarmente la risposta: “Chieda piuttosto cosa non c’è scritto!

Joseph Roth

Joseph Roth, La quarta Italia, Roma, Castelvecchi 2013   (reportage del 1928 pubblicato sul quotidiano "Frankfurter Zeitung").

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03 settembre 2024

In libreria

 Francesco Filippi, 500 anni di rabbia. Rivolte e mezzi di comunicazione da Gutenberg a Capitol HillBollati Boringhieri, 2024, 244 pp.

"Perché è chi domina il racconto pubblico che può orientare, attraverso un processo di legittimazione, la misura del proprio potere". (p. 11).

[...] A volte però, ad esempio quando il progresso tecnico porta un’innovazione nel mondo degli strumenti di comunicazione, può accadere che vi sia un lasso di tempo più o meno ampio tra la propagazione del mezzo e la sua presa di controllo da parte degli «spacciatori ufficiali» del racconto pubblico. Che succede nel momento in cui chi domina non ha più il controllo dei mezzi di narrazione? Può accadere che la produzione del racconto sfugga allo stretto controllo dei detentori del monopolio e si formi una sorta di narrazione «non certificata», che si propaga tra il pubblico senza che possa essere controllata sul breve periodo. Una sorta di «fuga di notizie» sul presente o sul passato che si avvale di strumenti e tecniche non ancora addomesticati da chi domina la società. Racconti altri, liberi di trasmettere valori non conformi o addirittura divergenti rispetto al solito. (pp. 16-17).


03 giugno 2024

In libreria

Antisemitismo di carta. La stampa italiana e la persecuzione fascista dei giornalisti ebrei, a cura di Enrico Serventi Longhi, Carocci, 2024, 316 pp. 

Il volume ripercorre le vicende dei giornalisti “ebrei” perseguitati in Italia dalle istituzioni politiche e corporative a seguito delle leggi razziali. A partire dal 1938, professionisti, pubblicisti, iscritti agli elenchi speciali dichiarati di “razza ebraica” subirono pesanti condizionamenti, dalla discriminazione all’espulsione dall’albo. La ricostruzione delle loro esperienze – e di quelle delle testate in cui lavoravano – permette di aprire una finestra sulle responsabilità della classe giornalistica in epoca fascista, quando la stampa nazionale divenne una delle espressioni più emblematiche dell’accelerazione totalitaria del regime e il principale motore della campagna antisemita che ne era alla base. Scritto da storici dell’età contemporanea e della letteratura, il libro intende contribuire all’avanzamento della comprensione delle più intime connessioni tra antisemitismo e modernità, tra società di massa e informazione, tra universi professionali e regimi politici, tra giornalismo e potere.
* link all'Indice
In particolare v.  il cap. 7
«Io di ebreo non ho che il nome». I casi studio dei giornalisti liguri e toscani di Andrea Masseroni
La comunità ligure /Il contesto fiorentino/I giornalisti liguri/Perseguitati e discriminati/I giornalisti toscani/Riferimenti bibliografici.
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16 febbraio 2024

In libreria



Emanuele Bevilacqua
Attenzione e potere. Cultura, media e mercato nell’era della distrazione di massa
Luiss University Press, 2024, 224 pp.
Descrizione
Cinque miliardi di umani connessi alla rete; una Babilonia in cui molti parlano ma pochi colgono il senso dei discorsi. In questo libro Emanuele Bevilacqua esplora il rapporto fra concentrazione umana e media digitali, dimostrando come l'attenzione, sempre più sollecitata e messa a dura prova dai device, sia una merce preziosa nell'era dell'informazione. Attraverso una prospettiva storica, psicologica ed economica, Bevilacqua rivela come questa sia al tempo stesso una risorsa limitata e un campo di battaglia per i media e i grandi player come Google, Amazon e OpenAi. Un'analisi su come l'attenzione influenza il potere, la comunicazione e, in fondo, tutta la nostra vita. Prefazione di Giuseppe Richeri. Postfazione di Emanuele Trevi.
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30 gennaio 2024

In libreria

 

Giorgio ZanchiniLa cultura nei media. Dalla carta stampata alla frammentazione digitale

Carocci, Roma, 2024, pp. 212.

Indice

Introduzione
1. Il giornalismo culturale dalle origini alla rivoluzione digitale
Breve storia dell’informazione culturale su carta/Il Novecento e il primato italiano/L’inizio del nuovo millennio
2. Come e perché cambia il giornalismo culturale
Evoluzioni culturali/Il mercato e le sue tendenze
3. Il panorama interno e internazionale
Modelli e tradizioni/La stampa italiana/Inserti culturali e riviste
4. Dopo la rivoluzione: il giornalismo culturale digitale
L’impatto della rete/Che cosa accade alla radio/Che cosa accade alla televisione
5. Logiche dei nuovi media
Il contesto/I percorsi dell’informazione. E il COVID-19/Ipotesi di futuro
6. La cultura della rete e in rete
Filtri, nuovi mediatori, connessioni/L’offerta contemporanea online, tra blog, siti e TikTok/L’ecosistema audio-suono e i podcast/Lavorare nell’informazione culturale
Note
Bibliografia
Indice dei nomi


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01 novembre 2023

In libreria

 Protagoniste alle origini della Repubblica. Scrittrici, editrici, giornaliste e sceneggiatrici italianea cura di Laura Di Nicola, Carocci, 2021, pp. 260.

Descrizione
I saggi raccolti nel volume presentano prospettive nuove e declinazioni diverse del protagonismo delle intellettuali italiane nella costruzione di una nuova cultura democratica. Un’indagine che attraversa il partecipato impegno di tredici autrici (Aleramo, Banti, Bellonci, Cialente, de Céspedes, Ginzburg, Manzini, Masino, Morante, Ortese, Romano, Viganò, Zangrandi) dalla fase in cui ha origine la progettazione della Repubblica (1943) ai suoi primi dieci anni di vita (1956). Le protagoniste sono figlie dei silenzi inquieti e contraddittori della storia e madri della nuova letteratura resistenziale e repubblicana. Vivono la gestazione della Resistenza come un’attesa; la nascita della Costituzione con un gesto civile, il suffragio universale che spezza la catena del doloroso silenzio politico con una particolare e sottile forma di libertà emotiva e storica; la crescita della nuova Repubblica attraverso un intenso sguardo politico della letteratura. Trasversali fra politica, letteratura, giornalismo, editoria e cinema, tutte affidano alle scritture, private e pubbliche, le trame di un’esistenza intima e collettiva che le dispone al centro della storia e ci interroga, oggi, sul senso della nostra stessa storia.

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24 ottobre 2023

In libreria


Demetrio Volcic
A cavallo del muro. I miei giorni nell’Europa dell’Est
Sellerio, Palermo, 2023, 192 pp.

Descrizione
«Alcune regioni del mondo producono storia più delle altre. Una di queste è l’Europa centro-orientale». E allora come raccontare una realtà così complessa come quella oltrecortina? Nell’introduzione, Demetrio Volcic fa un divertentissimo elenco dei mancati scoop della sua vita professionale: notizie rivoluzionarie bucate perché in casa non c’era un telefono, messaggi transcontinentali di superpotenze il cui prezioso sottinteso non veniva afferrato. La stessa ironia, lo stesso understatement unito però alla presenza «sul pezzo», adorna queste cronache degli anni da inviato nell’Est europeo prima e subito dopo la fine della cortina di ferro. L’angolo di inquadratura è sempre sommesso: ai giardinetti, dove la fine del regime l’ha relegato, il segretario del capo supremo dell’Ungheria comunista ricorda il «terribile ’56» e i retroscena; un Dubček dalla triste figura guida la rassegna dei fantasmi e delle ombre del passato in una Praga malinconica; la Guerra Fredda e gli ultimi scampoli nei dilemmi dei leader, dal generale polacco Jaruzelski a Gorbačëv; «l’eleganza» della censura nell’Europa dell’Est; e le tre grandi giornaliste sue vittime mettono a fuoco il ritratto di Putin prima dell’Ucraina.
Formano il diario di viaggio di un disincantato osservatore nel continente della grande storia geopolitica, solo che ciò che ne profila le tappe è prima di tutto l’aneddoto, il paradosso, spesso il grottesco: la scenografia che dà il tono a volte al colpo di scena del potente, a volte alle sue stanze di vita quotidiana, è sempre in primo piano. Ed è sorprendente come lo stesso effetto autorevole, bonario, sorridente di se stesso prima che degli altri, che Demetrio Volcic trasmetteva dallo schermo televisivo, lo restituisca in queste pagine di prosa suadentissima, poco appariscente, intrise di un umorismo che realizza nel minimo il massimo di iconicità e di eleganza.
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27 settembre 2023

Una pesca in famiglia

Ogni pubblicità deve catturare l'attenzione e suscitare un bisogno. Se uno spot pubblicitario suscita anche un dibattito ha fatto bingo! Non a caso in Italia sono memorabili le fotografie di rottura di Oliviero Toscani per Benetton che invadevano le nostre città e i media suscitando ogni volta divisioni pro e contro su temi sociali di sicura attualità: il razzismo, l'AIDS ecc. . Quindi anche la "pesca" di Esselunga è già un successo perchè nei social si è aperta una discussione che va oltre una catena di supermercati piuttosto competitiva. C'è l'evidente strumentalizzazione politica che obbliga ogni parte a intervenire per rivendicare un consenso o un dissenso più o meno aspro nei confronti del messaggio, amplificandone l'effetto a macchia d'olio. I creativi che hanno firmato lo spot hanno individuato un tema vincente perchè da decenni la 'famiglia' è parte integrante del dibattito pubblico e privato, è presente al cinema, nelle fiction, nella narrativa, nelle chiacchiere tra amici o parenti. Tutti, proprio tutti, ne sono protagonisti perché tutti hanno un modello di famiglia da mettere sotto la lente di ingrandimento, per criticare o approvare, per dividere o accendere riflessioni destreggiandosi tra famiglie tradizionali, famiglie da mulino bianco, famiglie arcobaleno, famiglie allargate, famiglie 'queer', ecc.
Ogni famiglia è unica e irripetibile, con dinamiche che vanno oltre pregiudizi e stereotipi e molte sono le chiavi di lettura. Forse in quello spot dovremmo semplicemente saper leggere il disagio, vero e diffuso, che moltissimi figli di divorziati vivono ogni giorno dall'infanzia all'età adulta quando i loro genitori (magari con altre compagne o compagni, con altri figli) restano in trincea, chiusi nei reciproci e antichi rancori ... anche nel giorno della laurea o del matrimonio di quel figlio o figlia che avevano concepito insieme. Perché anche questo si può leggere in quella 'pesca' tra le mani di una ragazzina, un modo di dire: "Ricordatevi che io sono vostra figlia e merito che voi siate gentili tra voi in ogni giorno della mia vita".
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niela Novelli 

20 agosto 2023

La Storia non si fa con le date

"La storia è stata spesso costruita attorno a date: la data in cui fu firmato un trattato, fu proclamato un impero, un re morì e uno fu incoronato, uno scandalo, una battaglia, una congiura, una rivolta, un’elezione, un assassinio, una rivoluzione. [...] Celebriamo la data, ma non ricordiamo un altro momento storico: il momento nel quale si decide che una data è “storica”. Il vero potere consiste nel decidere quale data scegliere. Le date storiche vengono decise non dagli storici, ma dai politici. E questi, spesso controllano anche la storia. Uno dei doveri degli storici è quello di correggerli."
Donald Sassoon

*"La Stampa", 17.8.2023.

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18 giugno 2023

In libreria

 Graziano Cetara
Milena Sutter, verità e misteri sul delitto del biondino della spider rossa
Minerva edizioni, Bologna, 2023, pp. 328.
Descrizione
L'autore ricostruisce in modo definitivo, con testimonianze e documenti fino ad oggi inediti, i fatti che portarono alla morte della figlia tredicenne del re della cera per pavimenti, Arturo Sutter – industriale svizzero, genovese di adozione –, rapita all’uscita da scuola, strangolata e poi lasciata affondare in mare. Era il 6 maggio 1971. Il libro racconta dei misteri che ancora restano dopo la morte di Lorenzo Bozano, passato alla storia come il “biondino della spider rossa”, stroncato da un infarto a 76 anni mentre, in libertà vigilata, nuotava all’Isola d’Elba il 30 giugno 2021. Il giornalista Graziano Cetara riannoda i fili della memoria, attraverso le pagine mai lette prima del diario di Milena e le parole, dopo cinquant’anni di silenzio, della madre Flora e del fratello Aldo. Un volume che rievoca la tormentata biografia dell’assassino, le testimonianze e gli indizi che contribuirono alla sua condanna all’ergastolo, con foto inedite dal fascicolo d’inchiesta e istantanee in bianco e nero dei migliori fotografi di quegli anni, a comporre il quadro di una vicenda che scosse l’Italia intera che da allora non ha mai più dimenticato.
Graziano Cetara, genovese, è il capo della Cronaca di Genova de “Il Secolo XIX”, giornalista d’inchiesta, testimone da più di vent’anni dei principali fatti della cronaca nera e giudiziaria della sua città.

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03 giugno 2023

E' stata una straordinaria avventura

Quanta professionalità, quanta umanità, quanta 'burberà' ironia Mario Bottaro ha consegnato fin dal 1992 a tutti gli allievi dei suoi corsi di Teorie e techiche del linguaggio giornalistico che aveva praticato in tutte le sue forme tra carta stampata, radio-tv e web. Ha insegnato a guardare il mondo con sguardo critico, senza pregiudizio, anche da giornalisti. E quanto ho imparato da lui del mondo complesso dell'informazione. Soprattutto, lo ricorderò sempre con gratitudine per l'attenzione che dedicava anche al futuro di ogni giovane, inventando sempre le giuste opportunità di professionali.
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03 maggio 2023

In libreria

Marise Ferro,
La guerra è stupida
Sestri Levante, Gammarò editore, 2020.

"[...] Nel ‘35 la guerra mi trovava donna, e matura. Fu una guerra che odiai subito, d’istinto, e di cui non volli neppure sentire parlare. Mi riuscì così bene che il giorno in cui amici dissero in mia presenza: «Il Negus è fuggito a Gibuti», chiesi che cosa era Gibuti (mi si perdoni, questo sì, l’ignoranza della geografia). Ma dovetti sopportare la vittoria, e sopportare è parola giusta...."
*La guerra è stupida è il racconto del decennio 1935-1945 e un pamphlet contro la guerra, pubblicato per la prima volta a Milano nel 1949 da Marise Ferro (1907-1991), giornalista, scrittrice traduttrice ligure (cfr. la biografia di F. Lorenzi e F.I. Sensini, "Una donna moderna del secolo trascorso. Marise Ferro giornalista", Aracne, 2020 (collana 'Donne del Novecento').
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21 aprile 2023

Satira politica

Di fronte alla satira politica da sempre esiste la replica di una "indignazione", che di volta in volta e' di destra o di sinistra o di centro, e' parte integrante del dibattito politico, ricerca di consenso nei sondaggi del giorno dopo. La satira (destra e sinistra o centro) lo sa e procede per conto suo fino alla prossima indignazione. Forse è utile ricordare le parole di Rino D'Anna, noto vignettista del "Secolo XIX" :

La vignetta non può per sua natura fare troppi «distinguo», i sospetti possono essere adombrati, allusi, ammiccati se li scrivi, ma se li disegni diventano certezze, le allusioni scoperte. La vignetta vive già di esagerazioni, e le sfumature sono ammesse solo se funzionali al sarcasmo: questo «acceleratore» tecnico e inevitabile almeno deve avere un freno nella scelta delle metafore e dei paragoni. Tenendo anche presente che un quotidiano viene letto da un pubblico eterogeneo per gusti, età, cultura e quindi anche la vignetta deve avere la possibilità di rivolgersi a tutti, almeno tentarlo.
(cit in Claudio Bertieri, Figurinai di Liguria,1985).
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20 aprile 2023

Antifascista

Il termine "Antifascista" nasce nei primi anni del fascismo, in opposizione chiara e evidente alle caratteristiche totalitarie insite nel fascismo, anche prima della presa del potere. Per questo segnalo sempre la lettura illuminante del libro di Emilio Lussu, "La Marcia su Roma e dintorni" (Einaudi), una testimonianza che smentisce ogni tesi secondo cui il fascismo ha fatto anche cose buone. Nei giorni del 25 Aprile la parola ANTIFASCISTA merita di essere compresa e divulgata nella pienezza del suo più alto significato.
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20 marzo 2023

In libreria


Bianca Gaudenzi
Fascismi in vetrina.
Pubblicità e modelli di consumo nel Ventennio e nel Terzo Reich
Viella editore, Roma, 2023, pp. 324.
Descrizione
L’abile uso dei media e della propaganda rappresenta una delle caratteristiche più evidenti dell’era fascista e nazista. Finora la storiografia si è concentrata prevalentemente sul lato politico di questa storia, tralasciando la cosiddetta «propaganda commerciale», la pubblicità, che nell’arco degli anni Trenta venne a costituire uno degli elementi chiave della strategia del consenso di entrambi i regimi. Attraverso un misto di terrore e seduzione, i totalitarismi reclutarono ampi settori dell’industria pubblicitaria per fabbricare una visione distintamente fascista di (futura) prosperità da proiettare sulle masse di aspiranti consumatrici e consumatori. Basandosi su approfondite ricerche d’archivio in Italia, Germania e negli Stati Uniti, questo studio propone una sostanziale reinterpretazione del rapporto tra fascismi e consumi, sfatando così il mito della natura imprescindibilmente democratica delle società dei consumi. 

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09 marzo 2023

In libreria

Claudia Giurintano
La redazione del "Domani d'Italia" (1922-1924)
Valori cristiani e difesa delle libertà democratiche
FrancoAngeli, Milano, 2023, pp. 222.
Descrizione
Noto periodico di ispirazione popolare, edito a Milano dal 24 dicembre 1922 al 9 luglio 1924, il «Domani d’Italia» nacque come una «piccola fiaccola» che avrebbe dovuto illuminare in quel momento di “buio” «fino all’alba del domani». Attraverso il dibattito condotto dai suoi redattori è possibile cogliere l’unanime impegno a difesa della libertà, «valore dei valori», diritto naturale prima che civile e politico, e della democrazia.

*link all' Indice del libro

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Archivio blog

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