Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

_________________

Scorrendo questa pagina o cliccando un qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie presenti nel sito.



24 aprile 2009

Scaffale amico

Marco Coscione (cur.,)
America Latina dal basso. Storie di lotte quotidianeMilano, Punto Rosso, 2009

Descrizione
Raccolta di saggi, interviste, pagine di diario e storie di vita che ci raccontano il continente latinoamericano visto dal basso, con gli occhi degli attivisti, dei movimenti sociali, di ricercatori e giornalisti latinoamericani ed europei che conoscono a fondo il continente.
Indice del libroPrefazione (José Luiz del Roio)
Introduzione Continuano a muoversi (Marco Coscione)
Capitolo 1. Un movimento di movimenti…L’Altra Campagna: in basso e a sinistra (Lola Sepúlveda)/ Ecuador al bivio: tra movimento, leadership e “rivoluzione cittadina” (Pablo Ospina Peralta)
Capitolo 2 …in difesa del diritto all’educazione…
Cile: il movimento “pinguino” (Marco Coscione) /
El Salvador: costruendo l’utopia dall’università (Augusto Rigoberto López Ramírez) /La scuola di formazione politica del Movimento Indigeno e Contadino di Cotopaxi (María Belén Cevallos)

Capitolo 3 …e della Pacha Mama…
Uruguay: mobilitazione sociale in difesa dell’acqua (Raúl Zibechi) /La lotta del Movimento contadino paraguayano contro l’avanzata dell’agro-business nel nuovo scenario politico (Marielle Palau) / Pascua Lama: il clamore di un popolo grida “Vogliamo vita, vogliamo acqua!” (Javier Karmy Bolton)
Capitolo 4
…con un maggior protagonismo cittadino…
Brasile: il bilancio partecipativo di Porto Alegre (Marco Coscione) /Potere popolare ed organizzazione locale: i Consigli Comunali in Venezuela (Dario Azzellini)
Capitolo 5 …e più informazione dalla base…Multidirezionali e dialogici: i media della base in Venezuela (Malte Daniljuk) /La pazzia come forma di resistenza. Intervista a Hugo López, di Radio La Colifata (Verónica Gago) / No al TLC, tra movimenti sociali e mezzi di comunicazione in Costa Rica (Jan Ullrich)
Capitolo 6 …tra eguali ma differenti…
Nicaragua: con le nostre proprie parole, tessendo la nostra realtà di donne (Collettivo donne di Matagalpa)/
Movimento LGBT in Cile 1973-2010: la guerra dei “colas” in vista del bicentenario della Nazione (Iván Falcón Pizarro) /Le donne nel Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST).
Intervista a Maria do Carmo, dell’accampamento “Ho Chi Minh”, Minas Gerais, Brasile (Francesca Baggia)
Le dimenticate che continuano a morire… /Conversazione con Tatiana Sepúlveda, presidente di “Trans per il cambiamento” della città di Talca, Cile (Luís Venegas)
Capitolo 7 …occupando, resistendo e producendo…Argentina: “Tessere il futuro” tra contadini, fabbriche recuperate e commercio equo (Marco Coscione)
/ Tra costruzione alternativa e conflitto: le sfide collettive dell’economia solidale e socialista in Venezuela (Dario Azzellini)
Capitolo 8 ...riaffermando la propria anima indigena...
Territorialità del Potere Indigeno e rottura dello Stato Bianco-Meticcio: “Micro governi di quartiere” nella città di El Alto (Bolivia) (Pablo Mamani) /Colombia: resistenza indigena dal Nord del Cauca (Manuel Rozental e Vilma Almendra) /Genesi, esperienza, trasformazione e crisi del Movimento Indigeno Ecuadoriano (Alejandra Santillana y Stalin Herrera)
Capitolo 9 …in pace e senza dimenticare…
L’ombra degli invisibili… Rifugiati colombiani in Ecuador (Teresa Casanova)
/Colombia: con le comunità in resistenza civile (Giuseppe Coscione) /“Siamo uscite per dare forma ad un’opzione di vita”. Intervista a Estela de Carlotto (Verónica Gago) /La lotta per l’identità (Marco Coscione) /Guatemala: dal basso e verso il futuro (Miguel Ángel Albizures y Ruth del Valle Cóbar)
Capitolo 10 …affinché un’altra America sia possibile!
Cile 2004, è arrivata l’allegria. Primo Foro Sociale Cileno: speranze, sogni ed il bisogno di un mondo più giusto (Luís Venegas) / Ricordo del vero foro sociale… Caracas 2006 (Marco Coscione) /Il terzo Foro Sociale delle Americhe in Guatemala: suoni e colori dei popoli in marcia (Luciana Ghiotto)
Per concludere… se è possibile (Marco Coscione)
*Link alla pagina Web www.altramerica.com.es, a cura di Marco Coscione
*segnalato da Marco Coscione
____

In libreria

Carlo Rognoni
Rai, addio. Memorie di un ex consigliere
Milano, Marco Tropea editore, 2009, 511 p.
Descrizione
Centouno episodi per raccontare la Rai. Centouno brevi capitoli per capire come cambia. Centouno pezzi che compongono un puzzle vario e complicato: dal ritorno di Bonolis al festival di Sanremo ai trionfi del commissario Montalbano, a Vladimir Luxuria vincitrice dell'Isola dei famosi. Dalla fiction su sant'Agostino ai record di Annozero e Ballarò... aspettando Fiorello. Ma si parla anche di come si confeziona un palinsesto vincente, che cosa è l'access time, e perché per battere tutti nel prime time non si bada a spese. Quanto costano i diritti per una partita della nazionale di calcio, che cosa cambia con la rivoluzione digitale e quale futuro ha la web tv. E poi, quanto guadagna Bruno Vespa, che cosa prevede il contratto di Fabio Fazio, quello di Simona Ventura, Antonella Clerici, Carlo Conti... E ancora: perché la legge che nomina il consiglio di amministrazione non funziona? Come si è passati dalla lottizzazione all'occupazione del fortino di viale Mazzini? Perché i partiti non fanno un passo indietro? Quanto pesa la crisi economica sul bilancio dell'azienda? Quale futuro per il canone? E per la pubblicità? E se la Rai facesse anche servizi a pagamento... Centouno storie che offrono insieme il grande affresco della televisione e del servizio pubblico, raccontate da chi per tre anni ha vissuto dall'interno e in diretta le vicende della più grande industria culturale italiana.
_________________________________________________________________
Ercolani Stefania; Rognoni Carlo
Roma, RAI-ERI, 2009
Descrizione
C'era una volta la televisione... e sempre ci sarà. Quello che cambia è il modo di vederla. Siamo passati "da mamma Rai alla tv fai da te", da un consumo passivo a un uso interattivo, dall'idea di un televisore caminetto intorno al quale raccogliere tutta la famiglia a uno schermo in ogni stanza. Di più, alla tv sul computer, sul telefonino, a casa, in ufficio, in mobilità. Se una volta si manteneva solo con il canone e poi con la pubblicità, adesso si nutre e divora milioni di abbonamenti a pagamento. La pay tv, la pay per view, il video on demand raccolgono ormai un terzo di tutte le risorse del sistema radiotelevisivo. È una rivoluzione: che parte dalle tecnologie digitali, dalla convergenza fra tv, telefono e computer, per arrivare a sconvolgere le abitudini, il costume, l'economia degli individui. Non va dimenticato mai che dopo il sonno e il lavoro guardare la tv è ancora oggi in assoluto l'attività che ogni giorno occupa più tempo. Che cosa è e come si costruisce un palinsesto? Perché si parla di meticciato dei generi tv? Che cosa è "la stagione di garanzia" e chi se l'è inventata? Quanto pesa aggiudicarsi i diritti sportivi? Perché nella battaglia degli ascolti la fiction rende di più di un film? Che cosa è un mux? Serve ancora il servizio pubblico e se sì come dovrebbe cambiare la Rai? Siamo sicuri che le leggi che abbiamo siano all'altezza dei nuovi tempi? Perché il rapporto fra partiti e televisione continua a creare problemi?

23 aprile 2009

I Reporter di guerra

Università degli studi di Genova
Corso di Laurea interfacoltà in
Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo

Giovedì 23 aprile 2009 - ore 10
Aula Mazzini – Via Balbi 5 (III piano) Genova

Incontro con
Mimmo Cándito
Presidente italiano di Reporters sans frontières
sul tema
L'informazione non va più in guerra
Vittorie e sconfitte di un mestiere



___

Mimmo Cándito è una delle autorevoli firme del quotidiano "La Stampa", inviato speciale, corrispondente di guerra, commentatore di politica internazionale. E' Presidente italiano di Reporters sans frontières. Dal 1992 al 1996 ha insegnato Teorie e tecniche dell'intervista al Diploma in Giornalismo dell'Università degli studi di Genova; attualmente insegna Teoria e tecniche del linguaggio giornalistico all'Università di Torino. E' direttore del mensile culturale "L'indice dei libri". E' autore di molti libri tra cui una importante storia del giornalismo di guerra, di cui è appena uscita l'edizione ampiamente aggiornata:
I Reporter di guerra. Storia di un giornalismo difficile da Hemingway a Internet, Milano, Baldini & Castoldi Delai editore, 2009, 704 p.

*link alla scheda del libro
*link al sito di Reporters sans frontières.

21 aprile 2009

In libreria

Pejman. Abdolmohammadi.
La Repubblica Islamica dell'Iran: il pensiero politico dell'Ayatollah Khomeini
Genova, De Ferrari editore, 2009, 265 p.

Il ruolo strategico dell’ Iran nello scacchiere mediorientale diventa sempre più importante; uno studio approfondito degli avvenimenti storici e politici, che hanno portato l’ Iran, dopo il 1979 ad essere la prima Repubblica Islamica nel mondo, è senz’ altro utile per comprendere l’ attuale politica persiana. Il presente lavoro si pone l’ obbiettivo di ricostruire il pensiero politico dell’ Ayatollah Ruhollah Khomeini, focalizzando l’ attenzione sui suoi aspetti progettuali. Khomeini, infatti, oltre ad essere stato un leader politico carismatico, è stato, anche l’ ideatore di un repubblicanesimo islamico che ha tentato, sotto la forma di una teocrazia rappresentativa, di far convivere i princípi laici e quelli religiosi. L’Autore Pejman Abdolmohammadi (Genova, 1979), dottore di ricerca in “ Pensiero politico e Comunicazione politica” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Genova, è attualmente docente a contratto in “ Storia e politica internazionale del Mediterraneo” presso la stessa Facoltà. Nel 2007-2008 ha tenuto inoltre due corsi integrativi intitolati “ Storia e politica dell’ Iran contemporaneo” e “ La geopolitica del Golfo Persico” .
___

20 aprile 2009

Simonetta Gori Savellini
Storia del giornalismo. Il dopoguerra. Giornalismo di rimozione
Bologna, Odoya, 2009 , 350 p.

*scheda del libro
Al termine della Seconda Guerra Mondiale l’Italia è un paese insanguinato, dilaniato da conflitti umani e politici, è al contempo una terra di confine, l’ultima appendice occidentale sul Mediterraneo. Quale ruolo hanno avuto i giornali in questa situazione? Un ruolo principale, il veicolo tra le necessità del governo e la reazione del paese. Il sentimento sociale di chiudere con le questioni della guerra senza risolverle nasce proprio sulle pagine dei quotidiani appena ritornati nelle mani dei privati proprietari. Infatti, nel 1947, tutti i più diffusi quotidiani tornano nelle mani dei vecchi proprietari, che manifestano una linea editoriale desiderosa di chiudere con i vecchi conflitti e pronta ad alimentarne di nuovi. Il racconto, attraverso le parole dei giornalisti e gli articoli più significativi del tempo, del giornalismo italiano nell’immediato dopoguerra, dal processo Keserling (descritto magnificamente da Indro Montanelli nel 1947) alla cicatrice visibile di filo spinato a tagliare il territorio della Venezia Giulia e dell’Istria.Una storia della rappresentazione giornalistica dei conflitti presenti in Italia, tra antifascisti e anticomunisti, nella quale i giornali giocarono un ruolo politico, reso esplicito anche dell’analisi delle proprietà delle maggiori testate italiane.
___

17 aprile 2009

Creatività responsabile

Lunedì 20 aprile 2009 ore 10 - 12.30
Università degli Studi di Genova
Facoltà di Architettura
Sal. S. Agostino 37 -Genova
"QUANDO IL DESIGN INCONTRA UNA CREATIVITÀ RESPONSABILE"
L'incontro è la prima tappa del Road Show di Pubblicità Progresso negli Atenei Italiani. E' anche il il primo evento di Think Up! La Creatività Responsabile per un futuro di valore, manifestazione promossa dalla Fondazione Pubblicità Progresso per il 2009: Anno Europeo della Creatività e dell'Innovazione.
La manifestazione intinerante si concluderà il 27 ottobre con la Quinta Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale, presso l'Aula Magna dell'Università degli Studi di Milano.
*Segnalato da Monica Cesana
Per informazioni sul Programma

14 aprile 2009

L'ultimo saluto

Per ricordare il terremoto che ha distrutto le città abruzzesi. Senza pietismi, né altro. Solo un modo per ricordare le vittime.

L’ULTIMO SALUTO
Un boato lungo venti secondi e poi il silenzio. Un cratere che inghiotte tutto ciò che poteva, lasciando morte e disperazione. Erano le 3:32 del 6 aprile.
Le lancette dell’orologio in piazza ancora ferme al momento della tragedia. Testimoniano quella notte. Macerie. Case che si sbriciolano ancora davanti agli occhi dei superstiti. Voragini che si aprono sotto ai piedi. La terra trema e non accenna a smettere. Le scosse di assestamento non rendono pace agli abitanti. Terrore. Ancora.
Duecentonovantaquattro i morti. Un’intera regione spazzata via. Solo cumuli di terriccio e pietre. Non ci sono neanche le bare nel piazzale della scuola “Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza” di Coppito (Aq). Non c’è più nessuno.
Solo le pale meccaniche danno vita alle città. Ogni tanto qualche abruzzese ritorna lì. Forse per recuperare qualcosa. Forse per cercare qualcuno. Forse, solo per credere di aver sognato tutto quanto. Shock.
Giornali, radio, tv ci hanno bombardato in questi giorni di immagini di orfani. Di madri e padri sopravvissuti ai propri figli. Di genitori che si sono sacrificati, a volte invano, per ridare la vita al proprio bambino. Di studenti che sono morti solo perché volevano costruirsi un futuro dignitoso. Perché credevano ad un futuro migliore: il proprio. Un futuro passato. Immagini strazianti. Così come quelle di chi ce l’ha fatta. Di chi ha voluto vivere. Di chi non si è fidato delle scosse che si rincorrevano da mesi. E da giorni insistentemente.
Di chi è vivo e non capisce perchè. Di gente che vaga senza sapere dove si trovi.
Sono trascorsi otto giorni dalla sciagura e le immagini si rincorrono ancora per i notiziari. Le donazioni fioccano da tutta Italia e anche dall’estero. Anche dalla Germania, da Rottweil, gemellata proprio con il capoluogo.
Ricominciare. Ricostruire. Rinascere.
Queste le prerogative imposte dal governo e dagli stessi abitanti. Tutti si stanno mobilitando per non lasciare nell’oblio questa gente, queste persone che non hanno più nulla. Solo la loro dignità. Anche nel momento dell’ultimo saluto alle vittime. Compostezza. Fierezza mista a dolore, si leggeva nei loro occhi non bagnati dalle lacrime. Occhi che raccontavano, tuttavia, di aver ancora paura. Di non risollevarsi dal fumo che ancora circonda le loro case. Quel fumo che avvolgeva anche le duecentocinque bare. E i giocattoli appoggiati a quelle bianche. Quelle dei venti bambini.
Ed è proprio per queste persone, per quel silenzio che riecheggia nell’aria che bisogna ricordare. E non nuovamente accantonare. Non dovranno esserci solo parole dette per placare gli animi. Non dovrà essere una nuova “Irpinia”. Non dovranno essere abbandonati e costretti nei prefabbricati. Non dovrà essere solo una promessa “Ricominciare, ricostruire e rinascere”. Dovrà essere la realtà.
E adesso che anche le ruspe scaveranno negli ultimi edifici e profaneranno ciò che di più intimo si celava in quelle mura, in quelle case, saremo noi a ricordare. Per quegli occhi e quei lamenti mai urlati.
Cinzia Forcellino
___

13 aprile 2009

Premio europeo per giovani giornalisti 2009




La Direzione Generale per l’Allargamento, in collaborazione con l’Associazione European Youth Press e Café Babel, ha lanciato oggi il Premio europeo per giovani giornalisti 2009, un concorso paneuropeo rivolto a giovani giornalisti. L’Europa celebra quest’anno il 20° anniversario della caduta della “cortina di ferro” e il 5° anniversario dell’adesione all’UE di otto Paesi dell’Europa Centro-Orientale e di Malta e Cipro. Questi anniversari offrono uno speciale spunto ai giornalisti - sia professionisti che aspiranti - di tutta Europa per manifestare ed esprimere il proprio punto di vista sull’allargamento dell’Unione Europea.
In seguito al successo della scorsa edizione, la Commissione Europea vuole offrire ad altri giovani giornalisti l’opportunità di mostrare il proprio talento. Inoltre, l’edizione 2009 è aperta, oltre che ai giornalisti della stampa e ai giornalisti online, anche a quelli radiofonici.
Il concorso è partito il 1° Febbraio e si concluderà il 31 Maggio 2009. L’argomento centrale degli elaborati per entrambe le categorie dovrà essere legato al tema dell’allargamento dell’UE e/o alla visione futura dell’Europa. I partecipanti dovranno essere di età compresa tra i 17 ed i 35 anni, e dovranno provenire da uno degli stati membri UE, da un paese candidato o potenzialmente candidato all’adesione (Balcani Occidentali e Turchia).
In occasione del lancio del concorso Olli Rehn, Commissario per l’Allargamento, ha affermato: “Diamo il benvenuto alla seconda edizione di questo concorso aspettando di leggere e ascoltare i punti di vista dei giovani giornalisti di tutta Europa. I giovani sono degli “opinion leader” importanti per la loro generazione e il concorso offre loro l’opportunità di condividere le proprie esperienze e punti di vista sul nostro futuro europeo.”
Nella valutazione degli elaborati, i membri delle giurie nazionali dedicheranno una particolare attenzione al taglio giornalistico di tutte le clip radiofoniche e degli articoli inviati che dovranno trattare il tema dell’allargamento dell’Unione Europea. I partecipanti possono accedere al concorso tramite il sito web: http://www.eujournalist-award.eu/. Il sito fornisce inoltre informazioni relative alla politica dell’allargamento UE, consigli utili per intraprendere la carriera giornalistica e un blog interattivo.
Le clip radiofoniche e gli articoli vincitori saranno pubblicati sul sito web del concorso; gli articoli saranno inoltre pubblicati in un fascicolo. I 35 vincitori nazionali del Premio Europeo per Giovani Giornalisti 2009 saranno premiati con un viaggio storico-culturale a Berlino tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2009. La capitale tedesca celebrerà quest’anno il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino. Alla conclusione del viaggio i vincitori potranno incontrare rappresentanti dell’UE, politici, ambasciatori e giornalisti da tutta Europa.
Per avere informazioni su come partecipare al concorso visita il sito http://www.eujournalist-award.eu/.

*Bando segnalato da Damiano Razzoli
European Youth Press, Italia.

____

Progetto “My Vote for my Europe”


CONFERENZA SULLE ELEZIONI EUROPEE
Sofia (Bulgaria)
9-13 maggio 2009
Giovani provenienti da Polonia, Portogallo, Italia e Bulgaria si ritroveranno a Sofia dal 9 al 13 maggio 2009 per una conferenza sulle elezioni europee nell’ambito del Progetto “My Vote for my Europe” promossa da Youth Press Bulgaria con il contributo del Programma Youth in action.
Youth Press Italia partecipa come partner italiano al progetto insieme al Forum Nazionale dei Giovani. Ogni organizzazione può partecipare con 5 ragazzi, incluso il responsabile, di età compresa tra i 18 e i 26 anni. La partenza è fissata per venerdì 8 maggio con ritorno il 13 maggio. Verrà rimborsato il 70 % del costo del viaggio (treno seconda classe, viaggio aereo low cost), vitto e alloggio sono coperti dall’organizzazione.
Nel periodo compreso tra il 1 al 6 maggio 2009, ogni partner dovrà realizzare un’intervista a 30 giovani di età compresa tra i 18 e i 26 anni chiedendo loro la propria visione dell’Europa e un giudizio sull’attività del Parlamento Europeo, in particolare sui temi della campagna elettorale.
I risultati delle interviste saranno riassunte durante i giorni della conferenza a Sofia in un unico report che verrà consegnato ai membri del Parlamento Europeo.
La conferenza si terrà presso l’Hotel Hilton di Sofia con la partecipazione degli europarlamentari, i membri del Parlamento bulgaro e i media locali.
Per il party internazionale bisogna portare vestiti, accessori, e musiche tradizionali tipici della propria nazione o regione.
Le adesioni per partecipare al progetto si raccolgono entro il 15 aprile 2009. Saranno selezionati 4 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 26 anni.
Mandare i vostri dati all’indirizzo info@youthpressitalia.eu contenenti: nome, cognome, studi, attività, motivazione a partecipare al progetto. Indicare nell’oggetto della Mail “My Vote for my Europe”
Per maggiori informazioni contattare
Daniela Vismara daniela.vismara@tiscali.it
*Bando segnalato da Damiano Razzoli
Coordinatore di Youth Press Italia
____

Youth Press Italia promuove la formazione al giornalismo e la nascita, la collaborazione e la crescita del giornalismo e dei media giovanili in Italia. In particolare sostiene l'educazione ai media, la partecipazione e integrazione dei giovani nel panorama mediatico nazionale ed europeo. Dal giugno 2008 Youth Press Italia è parte del network di European Youth Press.
*Link utili

12 aprile 2009

"Valori Comuni".

IL MIO DIO TI FA PAURA?
Mercoledì 15 aprile 2009 h. 15 - 18
Sala Espositiva della Regione Liguria
P.zza De Ferrari 1 Genova
"Immigrazione" e "paura", la coppia più di successo degli ultimi tempi, tanto mediatica da essere riuscita a mettere in ombra per mesi la crisi economica. Il discorso riguardo all'immigrazione e alle religioni diverse dalla cattolica sui media principali continua ad essere caratterizzato da un linguaggio allarmistico e cronachistico.
Accanto all'indispensabile laicità dello Stato, il diritto a praticare la propria religione è alla base delle società democratiche occidentali, è sancito anche dalla nostra Costituzione, ed è inteso sempre più come elemento profondamente connesso al rispetto dell'identità culturale dei cittadini di origine straniera.
E l'integrazione, in Italia, è costruita giorno per giorno nelle relazioni concrete, dagli insegnanti e dagli operatori sociali che si impegnano e ottengono risultati semplicemente pensando di fare il loro dovere, da tanti genitori che vivono serenamente la pluralità delle classi in cui sono inseriti i loro figli
Africa e Mediterraneo e Anolf Liguria propongono un convegno per discuterne, al termine del quale sarà inaugurata la mostra didattica "Valori Comuni". Il perdono, la non violenza, il rispetto dell'altro, la condivisione e la non discriminazione: questi i cinque valori alla base della mostra, realizzata a partire da fumetti di autori africani.
Ore 15 - Saluti di: Massimiliano Costa, Vicepresidente della Regione Liguria, Giovanni Enrico Vesco, Assessore alle Politiche attive del lavoro e della occupazione, Politiche dell'immigrazione, Andrea Marchesini Reggiani, Associazione Africa e Mediterraneo
Andrea Sanguineti, Anolf Cisl
Interventi di:
Claudia Nosenghi, Centro Risorse Alunni Stranieri di Genova, Massimo Repetti, Antropologo, Coordinatore scientifico del progetto Valori Comuni, Vincenzo Fano, Docente di Logica e Filosofia della Scienza, Università di Urbino, Modou Kandji, Responsabile sportello immigrati, Federazione solidarietà e lavoro, Rassmea Salah, Yalla Italia, rivista delle seconde generazioni "Voci dalle classi": esperienze di insegnanti sul rapporto tra alunni di diverse culture.

Orari della Mostra Valori Comuni:
La mostra sarà aperta dal 15 al 24 aprile 2009 dalle 12.30 alle 18.30.
*segnalato da
Africa e Mediterraneo
___

05 aprile 2009

In libreria

George Saunders
Il megafono spento. Cronache da un mondo troppo rumoroso
Roma, Minimum Fax, 2009 222 p.

descrizione (dal sito dell'editore Minimum fax)
L’informazione, il dibattito politico, la promozione culturale sembrano sempre più passare, nel mondo di oggi, attraverso un megafono: messaggi urlati, semplificati, unilaterali, che abbassano gli standard della comunicazione e tarpano programmaticamente le possibilità di analisi critica. In questa raccolta di reportage di viaggio, saggi sulla letteratura e commenti satirici all’attualità, Saunders ci invita a fare il contrario: a spegnere i megafoni e accendere il cervello. Che racconti lo splendore corrotto e irresistibile di Dubai, le rocambolesche ronde notturne anti-immigrazione sul confine col Messico o ricordi la sua esperienza di lettore di Vonnegut, che analizzi la scrittura di Twain o che stili l’agguerrito manifesto degli Individui Riluttanti a Uccidere per un’Astrazione, le sue pagine sono una lezione (serissima ed esilarante al tempo stesso) di lucidità intellettuale e di sensibilità letteraria e umana. (Continua ...)
*link alla recensione di Giorgio Fontana per "Il Sole 24ore", 18 marzo 2009

_________________________________________________________

Cirillo Silvana; Neri Giuseppe,Dal nostro inviato. 50 anni di giornalismo italiano
Roma, Bulzoni, 2009, 258 p.


_________________________________________________________

04 aprile 2009

La fabbrica della paura

Antonio Scurati
Il bambino che sognava la fine del mondo
Milano, Bompiani, 2009, 309 p.
Romanzo

Il nuovo romanzo di Antonio Scurati denuncia in modo forte e chiaro la tendenza dell'informazione ad appropriarsi della cronaca nera fino a trasforsi in una vera "fabbrica della paura" che tiene sotto scacco l'opinione pubblica italiana.

*Link alla scheda del libro

Antonio Scurati, Un uomo senza storia. Col nuovo secolo siamo entrati nell’era della cronaca conosciamo soltanto la dimensione del momento “La Stampa”, 26 agosto 2008 (estratto dal sito Lastampa.it)

Non cercate un collegamento tra quest’articolo e un fatto di cronaca: non lo ha. Non lo ha per coerenza con la sua tesi di fondo. Il suo tema è, infatti, quella sensazione di vivere in un Paese sfinito che si è impossessata di molti italiani (soprattutto a sinistra) e la sua tesi è la seguente: quando l’orizzonte della storia si riduce a quello della cronaca, allora la vita pubblica si riduce a una patologia inguaribile di lungo decorso. Questa la sindrome da sfinimento civile che ci affligge: alla cronacalizzazione della pubblica opinione corrisponde la cronicizzazione della vita sociale.
Di recente Veltroni ha lamentato la «frenetica bulimia del presente» che cancellerebbe il passato e con esso lo spirito pubblico. Rimpiangendo la «grande storia», ha denunciato la perdita di memoria storica come «grande epidemia del nostro tempo». Ma lo ha fatto con un articolo di giornale impaginato nella cronaca politica. Come dire: roba che dura un giorno (massimo una settimana). La sua eco muore in questo istante, fucilata al muro di un tempo senza tempo (nel senso che ne ha poco, non che ne è fuori). Le sue parole, al pari delle mie (o di quelle di chiunque altro si aggiri da queste parti), rimarranno senza storia. Non sono prognosi, e nemmeno diagnosi. Sono parte del problema, non la sua soluzione.
Il problema è che la cronaca non passa alla storia. Cronaca e storia non sono lo stesso fatto osservato con due ottiche diverse, in campo lungo o in campo corto. Storia e cronaca sono, invece, due diverse direttrici del tempo. La sensazione è che al giro del secolo scorso si sia entrati in una nuova era: l’era della cronaca.
Quest’era non coincide con una nuova partizione del tempo ma con una sua nuova forma, non con una diversa porzione di storia ma con un nuovo modo di battere il tempo, diverso dal tempo della storia. Chiunque non segua questo nuovo ritmo, si sentirà un uomo sfinito. Dopo l’11 settembre si è rigettata la profezia della «fine della storia»: gli eventi luttuosi della guerra al terrorismo avevano rimesso in moto quella storia che si credeva finita. Ma forse non erano i contenuti fatidici, gli accadimenti epocali a mancare, forse erano le forme del nostro racconto a mutare. Il modo in cui raccontiamo la realtà sociale tende, infatti, a modificarla: da sempre gli uomini agiscono in forme consone al modo in cui immaginano che la loro storia verrà poi narrata. Gli eroi entrano nella leggenda molto prima di compiere le gesta che li eterneranno. Vivono in vista del memorabile fin dalla nascita. Il tempo del mito è il loro amnio. Ma anche il tempo della storia portava sempre con sé un’aspirazione al compimento, a superare il momento presente verso una fine che ne fosse anche il fine, verso il momento conclusivo e riepilogativo nel quale il protagonista del romanzo, voltandosi indietro, potesse dire: «Dunque è andata così, proprio così. Ecco la mia vita, la mia storia. La storia di tutti».
Una fine che completasse, un fine che compisse, questo è stato il segreto tormento, l’aspirazione violenta, la paura e il desiderio degli uomini al tempo della storia. Con il tempo della cronaca, però, le cose vanno diversamente. La cronaca non conosce compimento, non ne sente la mancanza, la cronaca insiste nel momento. Non ha problemi di consecutio temporum la cronaca. L’unico modo che conosce per umanizzare il tempo facendolo entrare in un racconto è di
declinarlo a presente. Quel presente che è nuovissimo con l’ultimo delitto fresco di stampa sul giornale del mattino e già vecchissimo all’ora del crepuscolo mediatico con i programmi delle undici di sera. Per questo la cronaca, gira e rigira, è sempre cronaca nera: un delitto al giorno e ogni giorno un delitto. Cronaca nera o cronaca rosa. Orrore senza fine o banalità ininterrotta. Questa l’alternativa secca.
La cronaca, nera o rosa che sia, non fa romanzo, sebbene il romanzo sempre più si faccia con la materia della cronaca. Mentre la storia colloca ogni singolo accadimento, per quanto
apparentemente insignificante, dentro il quadro di un processo più ampio che lo accoglie, lo spiega e lo giustifica, la cronaca lo abbandona a se stesso proibendo che la sua insulsa particolarità venga riscattata da un racconto più grande e, magari, anche da un futuro migliore. I rapporti tra la cronaca e quella forma riparatrice della narrazione umana che è il romanzo sono gli stessi che si potrebbero stabilire tra lo sciocco e l’uomo di genio: il secondo può comprendere il primo ma non vale l’inverso. Proprio per questo, però, il tempo della cronaca prevale su quello della storia. È più elementare, più diretto, più disperato. In una parola, più forte. Mentre il romanziere, il prete, lo statista si affannano a raccattare i frantumi della cronaca per incollarli in un mosaico d’impossibile redenzione, questa non si dà pensiero di essi. Non attende nessuna rivelazione in fondo alla calla nera della ferocia - o al pisciatoio della futilità - l’uomo della cronaca, non alza lo sguardo all’orizzonte. Non gli importa del mondo che verrà. E non si attende nessuna maturità dei tempi.
Il paesaggio che, al tempo della cronaca, si apre dinnanzi all’uomo vissuto nella storia e per la storia è un paesaggio di rovine. Di rovine e di abusi edilizi (che sono poi le rovine del presente). Pensiamo a uno di quei tanti meravigliosi paesaggi storici di cui era fatta l’Italia, quei paesaggi viventi, scolpiti nei secoli dal lavoro dell’uomo. Prima li abbiamo sottoposti a rigidi vincoli
conservativi, dichiarati patrimonio dell’umanità e poi abbandonati alla quotidiana erosione dall’assenza di un piano regolatore, di un progetto di sviluppo, di un’idea di futuro e di mondo. Ecco allora che, giorno dopo giorno, scandito dal tempo della cronaca, si svolge il lavoro della decomposizione: qualcuno dipinge di rosso acrilico la sua casetta accanto all’antico campanile, qualcun altro estirpa la vite per piantare una chicas, i più audaci impiegano i teli neri che in inverno proteggevano i limoneti per occultare un bilocale costruito nottetempo. Di questo passo, presto o tardi, tutti ci risvegliamo in una qualunque periferia fatta di squallide scatolette di cemento.
Oppure, non se ne esce. Al tempo della cronaca l’opinione pubblica c’è ma vive di emergenze: il suo è, dunque, un parere del tutto incidentale. In questo tempo d’epocale sconfitta la sinistra dovrebbe intraprendere una «lunga marcia», ma le lunghe marce hanno di necessità il passo della storia. E nessuno riesce più a sostenerlo. In questi tempi di silenziosa erosione non si ode nemmeno più il «lamento della scavatrice» che afflisse l’orecchio di Pasolini nell’Italia del boom economico e della prima, massiccia speculazione edilizia. Non sono più tempi questi di lamentazioni tragiche. La cronaca le ha sostituite con il ronzio di un termitaio in espansione. Un rumore sordo di basso continuo. Questa la colonna sonora delle vite di quelli che, come noi, vivono abusivi nel presente.
____


01 aprile 2009

Festival Internazionale del Giornalismo

La terza edizione del Festival Internazionale del Giornalismo si terrà a Perugia dal 1 al 5 aprile 2009
Link al sito del festival per il ricchissimo Programma e i contenuti delle precedenti edizioni.

Link a
http://www.orangelog.eu/en/welcome/

*segnalato da G.R.

31 marzo 2009

In libreria

Carlo Guglielmo Izzo -Fabio Ranucci
Giornalista Italiano
Roma, Centro di Documentazione Giornalistica editore, 2009 300 pp.


Manuale per l'esame da giornalista professionista con un corredo di 750 domande e risposte .




______


Roidi Vittorio
«Cattive notizie» dell'etica del buon giornalismo e dei danni da malainformazione
Roma, Centro Doc. Giornalistica, 2009, 269 pp.

Descrizione dal sito di Wuz
"Il diritto all'informazione non è un privilegio del giornalista, ma una componente della libertà del cittadino, una garanzia della democraticità del sistema". A scriverlo è Stefano Rodotà nella prefazione a questo libro. Ed è sicuramente così. Ma affinché ciò corrisponda poi alla realtà dei fatti occorre che il giornalismo sia scrupoloso, corretto e oltremodo rigoroso. Il giornalista per il ruolo che rappresenta è oggetto di pressioni, lusinghe e tentazioni. Per questo il suo corredo di regole e responsabilità deve essere chiaro. I confini della professione ben marcati e in nessun caso mobili o confusi. "Cattive Notizie" è un libro sui principi di un corretto giornalismo e sui danni della malainformazione. Un vademecum per il giornalista che nella sua professione non vede solo il lavoro che gli dà da mangiare ma anche il piccolo quotidiano contributo alla costruzione di una società migliore.

29 marzo 2009

Informazione manipolata

" [...] Spesso non lo notiamo, ma l'obiettività (la tensione verso) non si analizza soltanto nel testo e/o nel montaggio delle immagini, ma anche nel tono che viene scelto per il "parlato", che è corrispondente all'esercizio retorico di stile che si applica nella informazione scritta e che contribuisce direttamente alla definizione della identità del "messaggio". Questo, in politica come in qualsiasi altro ambito della informazione."
Mimmo Candito,
28 marzo 2009.

28 marzo 2009

Giornalismo al cinema

Il cinema ha sempre dedicato molta attenzione al mondo dell'informazione, sempre pronto ad esaltare e più spesso a denunciare il ruolo della stampa nella società contemporanea. La battuta "E' la stampa bellezza!" pronunciata da Humphrey Bogart nel film L'ultima minaccia è entrata nel lessico comune per bollare il "cinismo" del giornalista.


Tra i film più famosi (in ordine cronologico):

Quarto potere - Regia di Orson Welles, 1941

L'asso nella manica - Regia di Billy Wilder, 1951 (noto anche sotto il titolo Il grande carnevale)
L'ultima minaccia - Regia di Richard Brooks, 1951
Sbatti il mostro in prima pagina - Regia di Marco Bellocchio, 1972
Prima pagina - Regia di Billy Wilder, 1974
Professione reporter - Regia di Michelangelo Antonioni, 1975
Quinto potere - Regia di Sidney Lumet, 1976
Tutti gli uomini del Presidente - Regia di A. J. Pakula, 1976
Diritto di cronaca - Regia di Sidney Pollak, 1981

Cronaca nera - Regia di Mark Joffe, 1988
The Insider. Dentro la verità - Regia di Michael Mann, 1999
The Agronomist - Regia di Jonathan Demme, 2004
Good night and good luck - Regia di George Clooney. 2005

State of Play - Regia di Kevin MacDonald - 2008

La Giusta Distanza - Regia di Carlo Mazzacurati, 2007

Fortapasc - Regia di Marco Risi, 2009 (dedicato al giornalista Giancarlo Siani ucciso dalla Camorra nel 1985)


Percorsi di lettura:
Print the legend. Cinema e giornalismo, a cura di G. Gosetti e J. M. Frodon, Milano, Il Castoro, 2005.

Giornalismo al cinema, a cura di S. Cortellazzo e M. Quaglia, Torino, Celid, 2004.

A. Sofi, Il mito del giornalismo nel cinema in Weblog.it, 30.10.2004

Professione reporter. L'immagine del giornalismo nel cinema a cura di A. Barbera, P. Bertetto, S. Cortellazzo , Torino, Lindau, 1995

C. Carotti, Cinema e Giornalismo in Giornalismoscientifico.it

*Link

http://www.comingsoon.it/Primo-Piano-Page.asp?key=765

27 marzo 2009

In Libreria

Mario Isnenghi
Dalla Resistenza alla desistenza. L'Italia del «Ponte» (1945-1947)
Roma-Bari, Laterza, 2007


scheda dell'editore
Nella Firenze liberata, tra l'agosto del '44 e l'aprile del '45, si fa strada in Piero Calamandrei e in un giro di intellettuali amici l'idea di dare espressione ai molti fermenti dell'Italia del tempo attraverso la creazione di una rivista, in grado di accogliere temi ed esigenze culturali avvertiti con urgenza da chi stava uscendo a fatica da un lungo trentennio di compromessi e di scelte e non-scelte dolorose. Nasce così il "Ponte", luogo di incontro inter-generazionale che dà voce al bisogno di guardare fuori dai confini, di fare i conti con la memoria, con il fascismo, con la scelta repubblicana, con la rinascita del confronto - interno e internazionale - dei partiti, delle ideologie e degli Stati. Introdotto da un vasto affresco inrerpretativo di Mario Isnenghi, il libro raccoglie una corposa scelta di articoli di Piero Calamandrei e di numerosi altri personaggi-autori risalenti al primo triennio del "Ponte" (1945-47). Essi sono il frutto di quel periodo di trapasso e rifondazione nel corso del quale Calamandrei affronta la marginalità, l'attendismo, i compromessi di ieri e di oggi - in una parola, la desistenza - che hanno marchiato la sua generazione e hanno consentito abominii della ragione.
____

26 marzo 2009

Caccia alle foche

Cosciente del fatto che questo mio post possa sollevare un enorme polemica decido ugualmente di scrivere.

Oggi in Canada é stato dato il via alla caccia alle foche. Questa sera i telegiornali, verso il 25 minuto, manderanno in onda un servizio su quanto sia disumana e tremenda questa pratica che massacra piccoli e innocenti cuccioli di foca (é prevista l'uccisione di 280.000 esemplari). Inorridiremo di fronte alle immagini del massacro (probabilmente immagini d'archivio), ma riusciremo comunque a dormire sonni tranquilli. Vorrei solo che ci soffermassimo a riflettere su quanti animali subiscono una vita di maltrattamenti e una morte tremenda ogni giorno, spesso solo per soddisfare non una presunta, e a mio parere falsa, necessità di tipo nutrizionale, ma un inutile capriccio (parlo di tutti gli animali usati come cavie per testare i cosmetici).

Proviamo a pensare anche a quegli animali, che magari non sono così "carini" come i cuccioli di foca, ma esistono e soffrono.

In libreria

Massimo Tecca
Il giornalismo sportivo in Tv. Requisiti, segreti del mestiere, sbocchi professionali
Roma, Gremese Editore, 2009, 156 p.

scheda del libro a cura dell'editore
Il giornalismo sportivo in tv è materia che si evolve in continuazione: cresce, cambia sostanza, si modifica a seconda degli strumenti e di chi li maneggia. Devi corrergli dietro, altrimenti rischi di essere superato e di non raggiungere più quel treno che ti sfugge. Questo manuale non ha la pretesa di insegnare: serve semmai da “buca del suggeritore” per chiunque – giovane e meno giovane – voglia avvicinarsi a un mestiere che, nonostante una certa inflazione e la conseguente qualità al ribasso, non ha ancora perso il suo fascino. Nella successione dei vari capitoli si è cercato di rispondere alle domande più frequenti di chi voglia conoscere meglio i vari aspetti della professione: il funzionamento di una tv sportiva; come ci si pone davanti a un microfono e all’obbiettivo di una telecamera; come funziona il montaggio televisivo; cos’è una regia; come si affronta una diretta; i segreti di una telecronaca; come si scrive un “pezzo” televisivo; cosa si nasconde dietro un telegiornale sportivo. Ma non solo, perché alle parole dell’Autore si accompagnano i contributi di alcuni indiscussi esperti del settore, che la tv la fanno sul campo o la commentano da anni: consigli, opinioni, spunti e strategie a disposizione di chi sta cominciando oggi, e di chi oggi sta già svolgendo la professione.
*Link all'Indice e all' Introduzione del libro.
____

24 marzo 2009

Tra scienza e fantascienza

CINEMA TRA SCIENZA E FANTASCIENZA
Quarta edizione
Genova , 24–28 marzo 2009

La notte della fantascienza
Cinema Nickelodeon
Link al Programma di tutte le inziative collaterali
*segnalato da M.C.

Genova in libreria

Enzo Costa
"A farla breve" La seconda raccolta dei 'Lanternini'
Genova, Frilli editore , 2009

Martedì 24 marzo 2009 - ore 17,45
Palazzo Ducale, Sala del Camino
Genova
Presentazione del libro con la partecipazione di
Luca Borzani, Enrico Pedemonte, Adriano Sansa.
Il libro raccoglie gli elzeviri da Enzo Costa sulle pagine genovesi del quotidiano "La Repubblica".
La prima raccolta dei "Lanternini per tutti " uscì nel 2003 (Frilli editore).
*Link alla scheda del libro dal sito di Enzo Costa in cui sono pubblicati i 'Lanternini' più recenti.
*segnalato da M.C.
___

23 marzo 2009

In libreria

Bernard Poulet
La fin des journaux et l’avenir de l’information
Paris, Gallimard, 2009, 210 p.


Il libro pubblicato in Francia ha attirato l'attenzione anche in Italia, soprattutto dopo la recensione di Marina Valsenise sulle pagine del quotidiano "Il Foglio". 12 febbraio 2009. Il 22 marzo 2009 il portale LSDI-Libertà di stampa/Diritto all'informazione ha rilanciato la la traduzione in lingua italiana di un'ampia nota di Nervic sul blog Novovision.
*Link alla traduzione italiana curata da Lsdi, 22.3.2009.
_______________________________________________________
Paddy Scannell
Media e comunicazione
Bologna, Il Mulino, 2009, 304 pp.
(traduzione di Sergio Splendore)
Un manuale sui fenomeni comunicativi e mediatici che si voglia completo, oltre a proporre una riflessione sul rapporto tra media e audience di massa, deve fornire approfondimenti sul rapporto tra comunicazione e interazione, linguaggio, razionalità. E' la prospettiva adottata in questo volume, che presenta una rassegna ragionata delle principali teorie sui media e la comunicazione, ordinate non solo in senso cronologico ma anche per approcci. Punti di forza del testo sono la chiarezza, la ricchezza degli argomenti affrontati, e i precisi riferimenti - didatticamente molto utili - ai contesti storico-culturali e alle vicende biografiche entro cui sono nate e si sono sviluppate le teorie delle comunicazioni di massa.
Indice del libro
Presentazione, di G. Mazzoleni.
Introduzione.
Parte prima: Le masse. - I. Comunicazione di massa. Lazarsfeld, Adorno, Merton (USA, '30-40). - II. Cultura di massa. Horkheimer, Adorno, Brecht, Benjamin (Germania/USA, '30-40) - III. La fine delle masse. Merton, Lazarsfeld, Riesman, Katz (USA, '40-50).
Parte seconda: La vita quotidiana. - IV. Cultura e comunicazione. Leavis, Hoggart, Williams (Gran Bretagna, '30-50). - V. Cultura e tecnologia. Innis, McLuhan (Canada, '50-60). - VI. Comunicazione come interazione. Goffman e Garfinkel (USA, '50-70).
Parte terza: Razionalità e irrazionalità comunicativa. - VII. Comunicazione e linguaggio. Austin, Grice, Sacks, Levinson (Gran Bretagna/USA, '50-70). - VIII. Comunicazione come ideologia. Hall (Gran Bretagna, '60-70). - IX. Comunicazione e "publicness". Habermas (Germania/USA/Gran Bretagna, '50-90). -
Conclusioni. - Riferimenti bibliografici. - Indici.

21 marzo 2009

Giornata dell'antirazzismo

Il 21 marzo è la “Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale", istituita nel 1966 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

"Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza,
di nascita o di altra condizione".

___

*link utili
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - 1948 (dal sito di Amnesty International -sezione italiana )
sito della campagna Non avere paura Campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro
Carta di Roma. Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti
sito http://www.razzismobruttastoria.net/, osservatorio sui temi del razzismo e dell'integrazione, lanciato dalla Feltrinelli.

Decalogo per la convivenza inter-etnica di Alexander Langer, 1994.

___
*segnalato da R.C.

20 marzo 2009

“Adotta una crisi dimenticata”


Medici Senza Frontiere (MSF), fondata a Parigi nel 1971 da un gruppo di medici e giornalisti ed oggi la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico, ha presentato il V Rapporto sulle “Crisi dimenticate”.
Il Rapporto comprende una sezione informativa in cui vengono narrate da MSF le 10 crisi umanitarie più gravi ignorate dai media a livello internazionale ed uno studio realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato, dai principali telegiornali italiani (Tg1, Tg2, Tg3,Canale 5, Tg4 e Studio Aperto), alle crisi umanitarie nel corso del 2008.
Le dieci crisi identificate da MSF come le più gravi e ignorate nel 2008 sono:
-la crisi sanitaria nello Zimbabwe;
-la catastrofe umanitaria in Somalia;
-la situazione sanitaria in Myanmar;
-i civili nella morsa della guerra nel Congo Orientale (RDC);
-la malnutrizione infantile;
-la situazione critica nella regione somala dell'Etiopia;
-i civili uccisi o in fuga nel Pakistan nord-occidentale;
-la violenza e la sofferenza in Sudan;
-i civili iracheni bisognosi di assistenza;
-la coinfezione HIV-TBC.
L’analisi delle principali edizioni dei telegiornali RAI e Mediaset conferma la tendenza riscontrata negli ultimi anni: ossia un calo costante delle notizie sulle crisi umanitarie, che sono passate dal 10% del totale delle notizie nel 2006, all'8% nel 2007 fino al 6% (4901 notizie su un totale di 81.360) nel 2008. Inoltre l’analisi sui contenuti delle notizie ha dimostrato che, anche laddove i telegiornali hanno costruito la propria agenda in modo da includervi una sorta di attenzione rispetto ai Paesi colpiti dalle forti crisi, il focus d’interesse risulta generalmente poco orientato verso lo status e la condizione di emergenza correlata al Paese in questione, mentre tende a concentrarsi su eventi o argomenti a più forte notiziabilità (per esempio il coinvolgimento dell’Italia o di italiani, di persone note, la capacità di creare conseguenze che ci riguardano). “Non raccontare la sofferenza di milioni di profughi, di bambini che muoiono di fame, di feriti e mutilati, di donne violentate, equivale a dire che tutte queste persone, e le loro sofferenze, non esistono.”(tratto da V rapporto MSF)
Quindi, per fare uscire le crisi umanitarie e le persone che ne sono coinvolte dall’oblio, MSF quest’anno ha lanciato un’ iniziativa orientata alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica: la campagna Adotta una Crisi Dimenticata” con la quale viene chiesto a quotidiani e periodici, programmi radiofonici e televisivi, testate online, Scuole di Giornalismo ed Università di impegnarsi a parlare, nel corso del 2009, di una o più crisi umanitarie dimenticate.
L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e già diverse adesioni da parte di importanti testate giornalistiche.
Ilaria Pira

*link al sito di Medici senza frontiere
*link alla sezione italiana di Medici senza frontiere
*link al sito delle Crisi dimenticate
____

17 marzo 2009

In libreria

Sarah Bonciarelli
Editori, romanzi, comunicazione. Dati Italia 2006 – 2008, 2009, 191 pp.
*Link alla scheda dell'editore Scripta-web.




Gianfranco Tortorelli
L' inchiostro sbiadito. Studi di storia dell'editoria
Bologna, Pendragon, 2009, pp. 267.
*Link alla scheda dell'editore

16 marzo 2009

Jr l' "artiviste"

Jr, 25 anni, francese, si autodefinisce “artiviste”, un misto tra artista e attivista e da quando, nel 2000, ha trovato una macchina fotografica sul marciapiede della metro di Parigi, non ha più smesso di fotografare ma, soprattutto, di utilizzare la fotografia come mezzo di comunicazione privilegiata con coloro che non sono i visitatori abituali dei musei e sono ben distanti dal circuito delle gallerie d’arte. Da Los Angeles a Berlino, Jr comincia ad esporre illegalmente per le strade, che considera come la sua personale galleria d’arte. Le sue gigantografie entrano dirette nello spettro visivo dei passanti, e, quasi con arroganza, obbligano lo spettatore a guardare il mondo, un pezzetto di mondo, con gli occhi dell’artista.

I suoi lavori più importanti fanno parte del progetto “28 millimetri”; il primo prende forma nel 2004, quando si stabilisce nei quartieri Des Bosquets (Monfermeil) e la Forestière (Clichè-sous-Bois) per ritrarre i giovani del posto. Questi “Portrait d’une gènèration” (così verrà definita la sua raccolta) saranno poi stampati in formato gigante ed affissi, per strada ovviamente, nei vecchi quartieri popolari di Parigi est. Con la seconda tappa del progetto “28 millimetri” si verrà a realizzare la più grande esposizione illegale al mondo. Con “Face2Face”, ritratti di israeliani e palestinesi vengono affissi faccia a faccia, appunto, in formati giganteschi in otto città d’Israele e della Palestina e anche sul grande Muro. Con questo progetto Jr valica i confini dell’impossibile, con ironia e coraggio mette a confronto due popolazioni che da decenni sono in guerra tra loro e si addentra nel cuore delle città che vivono quotidianamente il sanguinoso conflitto. La terza tappa del progetto, che ancora deve completarsi, prende il nome di “Woman Are Heroes” e fino ad ora a portato Jr in Africa, più precisamente in Kenya, Sudan, Sierra Leone e Liberia. Tutte zone devastate da terribili guerre civili. Con i suoi scatti Jr vuole ridare dignità e forza a queste donne. Le fotografie sono già state esposte, nei luoghi più disparati, in Sierra Leone e Liberia, ma anche a Bruxelles e prossimamente a Londra e a Parigi, con il preciso obiettivo di sensibilizzare la popolazione europea sulla condizione di queste donne e favorire la connessione, attraverso l’arte, di due mondi spesso troppo lontani.

Jr con le sue fotografie ricopre i muri delle abitazioni, vecchie strade in disuso, piscine vuote, treni, autobus … qualsiasi cosa purché sia alla portata di tutti, per dare modo a tutti di poterle osservare, per ridare a tutti il diritto di esprimersi, di avere una propria opinione del mondo e di gridarla, di mostrarla. Fuori, in strada, dove sono i suoi soggetti, dove ribolle la vita, dove vi sono storie vere di persone vere.

Chiara Ravano

Per saperne di più: http://www.jr-art.net/

___

I media francofoni

16 mars 2009
Journée de la francophonie à Gênes
FRANCOPHONIE ET MEDIAS
MATINEE: PRESSE FRANCOPHONE : HISTOIRE ET PERSPECTIVES
Facoltà di Lingue - Aula I h. 10.00 :
Ouverture de la journée par M. Sergio Poli doyen de la Faculté et Mme Ida Merello, directrice de la section de français.
h. 10.15 : La presse francophone : entre l'écrit et le net (M. Maxime Pierre et Mme Laure Bianchini, lecteurs à la faculté de langues et Littératures étrangères)
APRES-MIDI : L'AUDIOVISUEL FRANCOPHONE : LE FRANÇAIS A L'EPREUVE DU MONDE
Alliance Française Galliera
h. 14.15: Introduction
h.14.30 : Conférence de M. Guy Kalenda Journaliste et Coordinateur d'antenne sur la radio panafricaine francophone Africa n°1 à Paris.
h.15.30 : Conférence de M. Christian Dauriac journaliste, ancien directeurgénéral-adjoint de la chaîne de TV francophone Canal France International .
SOIREE: FRANCOPHONIE EN IMAGES : DU CONGO BELGE AU CONGO-KINSHASA Alliance Française Galliera
h.20 Lumumba, film du réalisateur haïtien Raoul Peck, Allemagne, Belgique,France, 2000.
*segnalato dalla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere - Sezione di Francesistica
Piazza Santa Sabina, 2- 16124 Genova
____

12 marzo 2009

In libreria

Venerdì 13 marzo 2009 - ore 17.30Foyer Teatro della Corte
Presentazione del libro di
Giovanni Dagnino
PARLARE, ESPRIMERSI, COMUNICARE
con illustrazioni di Massimo Malagugini
Genova, De Ferrari editore, 2009


Presenta Renzo Trotta, giornalista e docente di Storia del Teatro
Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova
*link alla scheda del libro
*segnalato da G.S.
___

08 marzo 2009

In libreria

Mimmo Candito
I reporter di guerra. Storia di un giornalismo difficile da Hemingway a InternetMilano, Baldini & Castoldi, 2009

Scheda dell'editore
Oggi, molto più che in passato, l’informazione è diventata l’arma più importante di una guerra, perché il consenso dell’opinione pubblica è ormai lo strumento essenziale in qualsiasi operazione bellica. I governi e i comandanti militari l’hanno imparato: dopo il Vietnam, ogni guerra è stata un passo in avanti nel tentativo di mettere la museruola ai reporter impegnati in prima linea. Il Golfo, la Jugoslavia, l’Afghanistan, e poi il blocco di Israele ai giornalisti nella striscia di Gaza, si sono rivelati le tappe successive di un processo organico che cela l’intento della censura dietro l’offerta allettante di una lettura preconfezionata della cronaca del conflitto. Le nuove tecnologie, invece che aggiungersi alla testimonianza diretta del giornalista, sono andate sostituendola, creando l’illusione di una documentazione oggettiva, inattaccabile.Il cinema, la letteratura, l’immaginario popolare hanno circondato il corrispondente di guerra di un’aura mitologica che ignora, o comunque tradisce, la realtà: il reporter che va in guerra – anche quando si chiama Hemingway, Montanelli, Fallaci o Peter Arnett – non è mai un eroe, è soltanto un uomo che ha paura, e che odia la guerra, ma trae forza dalla consapevolezza del ruolo che sta interpretando.In questa edizione ampiamente aggiornata, I reporter di guerra ripercorre la storia dei corrispondenti al fronte: dal primo, William Russell, inviato del «Times» in Crimea nel 1854, fino ai recenti reportage dall’Afghanistan e dal Medio Oriente; dalle cronache scritte con la penna d’oca all’invio del pezzo tramite videotelefono. Svela anche le glorie e le miserie di un giornalismo di frontiera, i trucchi, le colpe, i drammi di un’armata internazionale di reporter che ha viaggiato da Kabul a Sarajevo, da Caporetto a Beirut, da Iwo Jima a El Alamein, da Saigon alle spiagge della Normandia, da Verdun al Sinai e alla carica dei Seicento.Negli ultimi quindici anni sono stati uccisi più di cinquecento reporter: Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni, Raffaele Ciriello, Miran Hrovatin, Marcello Palmisano sono soltanto alcuni nomi di un elenco senza fine. Com’è senza fine il dovere del giornalista di essere testimone diretto, e credibile, del racconto della realtà. Ma questo «dovere» è rispettato sempre meno, e nei conflitti i condizionamenti, la disinformazione, l’apparato propagandistico dei comandi centrali, hanno emarginato il ruolo del giornalismo come strumento di conoscenza, imponendo le regole della guerra-spettacolo al vecchio mondo dell’informazione.
Mimmo Càndito, inviato speciale, commentatore di politica internazionale, corrispondente di guerra, è una delle firme di prestigio della Stampa, sulle cui pagine ha raccontato le più drammatiche crisi mondiali negli ultimi trent'anni. Insegna Teoria e tecniche del linguaggio giornalistico all'Università di Torino. E' direttore del mensile culturale L'indice dei libri. Ha vinto alcuni premi giornalistici, tra i quali il "Max David" e il "Luigi Barzini" al migliore inviato italiano.

03 marzo 2009

In libreria

I mestieri della parola. Gli esperti, la ricerca
a cura di M. Cortelazzo M e F. Ursini ,
Padova, Clueup, 2008, 164 p.

Descrizione
Usare come strumento professionale la parola è un’attività che, soprattutto oggi, mostra infinite declinazioni. Mestieri, tecniche oppure arti? La traccia che guida i contributi a questo volumetto è la stessa che ha suggerito gli incontri organizzati nell’ambito dell’insegnamento di Analisi e redazione di testi specifici in italiano per la laurea in Scienze della comunicazione dell’Università di Padova. Si volevano accostare interventi di esperti in diversi settori della comunicazione, già ampiamente affermati o appena agli inizi della loro carriera, a ricerche condotte da giovanissimi laureati del corso padovano. Ne esce un panorama variegato di riflessioni che si completano a vicenda e possono costituire un’utile guida a chi voglia vedere con maggiore chiarezza almeno qualche prospettiva nel complesso panorama del ‘comunicare’.
Il volume contiene i contributi di Claudio Sabelli Fioretti, Gian Antonio Stella, Valentina Ciprian, Massimo Murianni, Chiara Di Benedetto, Marco Tesei, Stefania Macchion, Elena Marchetto, Silvia Santangelo, Alberto Cellotto, Elena Lombardo, Marianna Schiavon.

Genova in Libreria

Antonio Balletto
Tra i tempi. Un anno di riflessioni settimanali tra l'umano e il divino
Reggio Emilia, Diabasis, 2009

Il libro raccoglie gli editoriali che don Antonio Balletto pubblicò sulle pagine genovesi de "La Repubblica. Il Lavoro" a partire dall'8 giugno 2007 fino al giorno della sua morte, il 1° marzo 2008, nonché altri editoriali inediti destinati alla stessa testata di cui era caporedattore Franco Manzitti. I suoi editoriali pubblicati sotto il titolo Tra i tempi erano la proposta di una riflessione ricca di progettualità e di laicità sulla città di Genova e sulla nostra contmporaneità.

*link al ritratto di Antonio Balletto (1930-2008) pubblicato nel sito della casa editrice Diabasis:

17 febbraio 2009

...E Invece...

“Dicono tutti che non succede niente, e invece...”. Mi permetto una piccola omissione nel citare lo slogan della rivista “Invece”, creata alla fine degli anni '80 da Franco Carlini, ma credo che sia oltremodo adatta per descrivere l'attuale situazione legata al mondo dell'informazione. Quanto è grande la rivoluzione messa in atto dall'avvento di internet? In potenza, siamo davanti a qualcosa di epocale, impossibile negarlo. Ma in atto? Come ha detto Luca De Biase, ricordando appunto Carlini, “L'opportunità, in effetti, conta. Però, quello che conta è, poi, coglierla”. Impossibile non chiedersi se e come questo stia avvenendo. Il proliferare dell'uso della rete come passatempo non può certo definirsi una totale presa di coscienza del mezzo, ma rimane, ad ogni modo, un primo passo. Ma iniziare una passeggiata non basta per portare a termine un percorso. Non per nulla, era lo stesso Carlini a dire che il giornalista che si forma oggi, deve essere conscio delle possibilità conferite da internet. Non solo, deve mostrarle al lettore. Il lettore, si, quello che oggi si sta candidamente staccando sempre più dai surriscaldatissimi media (per dirla alla Marshall McLuhan) per passare il proprio tempo davanti al pc. Perché la rete è duttile, ti fa sentire al centro del mondo, in un fulcro che tutto può raggiungere e per cui nulla è accessibile. Almeno, è quello che ci hanno sempre detto. Miliardi di ipertesti, possibilità infinite. Infatti, “possibilità”. Torna in gioco il campo del possibile, quel che si potrebbe fare. Volenti o nolenti, oltre ai blog più o meno impegnati, che nascono veloci come funghi (ma altrettanto velocemente spesso muoiono per inedia), i principali portali specializzati nell'informazione, soprattutto in Italia, continuano mediamente a vivere in un limbo. “Vorrei, ma non posso”. Spesso figli, anzi figliastri, di storiche testate, dopo l'iniziale boom fatto di investimenti e progetti, paiono aver raffreddato l'entusiasmo, forse per il non immediato ritorno economico, forse per la composizione talvolta “reazionaria” delle redazioni. Ed ecco che i siti diventano l'accessorio. L'etichetta dell'etichetta. Lo strillo della notizia del giorno, con contorno di gossip. Vita politica, anzi, vita dei politici. No, evitiamo decisamente di fare di tutta l'erba un fascio e teniamoci stretti quelli che si sforzano di fare informazione vera, ma qualcosa non quadra, e forse spesso non è nemmeno l'argomento trattato. Anche senza voler prendere come riferimento McLuhan, se il medium è il messaggio o, quantomeno, la correlazione tra le due cose è stretta, sarebbe bene cercare di capire quello su cui il medium si fonda. Internet è veloce. Internet è cangiante. Puoi correggere, integrare, interagire. Internet non va in stampa all'ora prefissata. Allora perché ostinarsi a gestire un portale come se fosse un giornale? Perché rallentarne l'immediatezza, dandogli una gestione a “piramide”? O usarlo come una mera trasposizione degli articoli cartacei? Così, la rete, non diventa un posto dove rapportarsi, ma una scatola. Una grossa scatola, fatta di contenuti da vedere. Ma mettere in una scatola un oggetto nato per un altro contenitore, non sembra essere una buona idea. Sia che ci stia troppo largo o troppo stretto. Sembra un concetto facile, ma ancora oggi, non tutti sembrano capire l'importanza di creare per internet, preferendo usare la rete per emulare altro. E così, i meccanismi non combaciano e la macchina non funziona. S'inceppa. E quando succede, è anche troppo facile ritirare gli investimenti. Eppure, lo sanno tutti che non basta buttare monete in un campo per veder nascere un albero di zecchini...
Fabio Fundoni


____

16 febbraio 2009

In libreria

Antonella Galli, Silvia Nidasio
Fare notizia con il non Profit
Milano, Franco Angeli, 2009

*Link alla scheda dell'editore e all'indice


-----------------------------------

Antonio La Spina, Antonino Cangemi
Comunicazione pubblica e burocrazia,
Milano, Franco Angeli, 2009, pp. 224

*Link alla scheda dell'editore e all'Indice

12 febbraio 2009

In libreria

Mario Soldati
Corrispondenti di guerra
Palermo, Sellerio, 2009, 136 pp.
Scheda dell'editore
I reportage dal fronte di Mario Soldati, inviato dell’“Avanti!” e dell’“Unità”, tracciano un’apologia dell’esercito italiano impegnato a fianco di quello alleato all’indomani dell’armistizio. Un parziale correttivo all’immagine dei militari tutti in fuga nel «tentativo di trovare un’anima eroica alla rinascente Italia».
____

06 febbraio 2009

Accanimento "Giornaleutico"

Caso Englaro: un accanimento "giornaleutico"
Leggere l'articolo di Paolo Crecchi: "Esclusiva del Secolo xix Zia Emma implora: «Lasciate viva Eluana» " pubblicato su http://www.ilsecoloxix.it/ e pensare. Chiedersi il perchè di questo accanimento giornalistico, perchè andare in un luogo sacro come un cimitero di montagna e riportare dati sensibili, perchè narrare dettagli di una vita cessata nella sua creatività anni orsono. Perchè una tale inchiesta, se lo chiedono in tanti.
I redattori di un quotidiano autorevole in un paese libero, non accettano critiche sul forum, la presunzione supera la professionalità, l'irriverenza il codice etico.
Tanti giovani di ogni schieramento politico, laici e praticanti, invocano silenzio e rispetto. Tante donne ed uomini si chiedono dove sia finito il senso del pudore, l'intimità la riservatezza...
Daniele Martina

Per la dignità di ogni Persona

"Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti." Primo Levi - 1974


L'articolo 32 della Costituzione italiana dice con inequivocabile chiarezza:
«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».
Un emendamento della Lega chiede ora ai medici di far scattare una denuncia alle forze dell'ordine per tutti gli immigrati clandestini che hanno bisogno di essere curati. Ieri il Senato ha approvato. Proprio non possiamo scivolare in questa deriva pericolosa per la nostra democrazia, per la nostra dignità di cittadini, per la dignità di ogni Persona.
Marina Milan
___

02 febbraio 2009

In libreria

Francesca Anania
I mass media tra storia e memoriaRoma, RAI-ERI, 2009, IX-435 p.
*segnalati d M.P.
____

Archivio blog

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.