Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

_________________

Scorrendo questa pagina o cliccando un qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie presenti nel sito.



05 gennaio 2021

In libreria

Marie Colvin
In prima linea. Tutti gli articoli e i reportage
Bompiani, Milano, 2021, pp. 784
Descrizione
Corrispondente di guerra tra le più grandi del suo tempo, Marie Colvin ha coperto per decenni i conflitti più feroci del pianeta: Iran, Iraq, Medio Oriente, Libia, Kosovo, Cecenia, Timor Est, Etiopia, Zimbabwe, Sierra Leone, Sri Lanka, Guantanamo, Egitto, Afghanistan, Siria, testimoniando l’eroismo senza gloria e senza voce delle vittime. Scrivere dal fronte era per lei non solo una professione, era la vita stessa, guidata da una regola necessaria: non avere paura di avere paura. La benda piratesca indossata sull'occhio sinistro, colpito dalla scheggia di una granata, non poté che rinforzare un carisma che aggrediva gli stereotipi. Lei che amava indossare lingerie La Perla sotto il giubbotto antiproiettile, lei che nella stessa settimana poteva trovarsi a Los Angeles con Warren Beatty e in Cecenia a rischiare la vita fra le montagne. Uccisa nel 2012 a Homs dal regime siriano, ha lasciato articoli e reportage straordinari, raccolti qui per la prima volta a comporre un modello per le donne – e gli uomini – che fanno il suo mestiere.
Marie Colvin (Oyster Bay, 1956 - Homes, 2012) reporter pluripremiata, è stata corrispondente per gli Affari esteri per il Sunday Times. Tra le più straordinarie giornaliste della sua generazione, ha coperto il Medio Oriente per più di vent’anni e scritto reportage da Timor Est, Cecenia, Kosovo, e Sri Lanka, dove rimase ferita in un’imboscata e perse l’occhio sinistro. Fu uccisa in Siria il 22 febbraio 2012 mentre documentava l’assedio di Homs.

____

03 gennaio 2021

In libreria

Giancarlo Tartaglia
Ritorna la libertà di stampa
Il giornalismo italiano dalla caduta del fascismo alla Costituente (1943-1947)
Il Mulino, Bologna, 2021, pp. 624.
Descrizione
Fu grazie a un inciso dello Statuto Albertino, il cui articolo 28 recitava: «La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi» che il fascismo riuscì a sopprimere la libertà di stampa e a imporre la dittatura. Per tutti i decenni successivi all'unità nazionale il diritto alla libertà di stampa, così chiaramente affermato, aveva dovuto sempre lottare con quel «ma»; col fascismo dovette arrendersi. Successivamente, dalla fine del regime sino all’approvazione della Costituzione repubblicana, che l’ha sancita nell’articolo 21, la libertà di stampa ha vissuto una lunga fase di transizione ed è stata oggetto di aspre discussioni e conflitti politici. Nell’arco temporale che va dal 1943 al 1947 il mondo dell’informazione italiano ha subito una profonda trasformazione: epurazione dei giornalisti e dei giornali, nascita di nuove testate, riorganizzazione sindacale, regolamentazione della professione. In questo libro si ripercorrono le vicende che porteranno alla definizione della libertà di stampa e di quelle norme sul sistema dell’informazione che hanno regolato e regolano la vita democratica della nostra Repubblica dalla sua nascita a oggi.

Indice
Introduzione
I. «La libertà di stampa apparve sotto gli occhi di tutti»
II. Il Regno del Sud
III. Roma liberata
IV. «Una spietata epurazione dovrà essere compiuta anche in questo campo»
V. Dalla Stefani all’Ansa e dall’Eiar alla Rai
VI. Quanto è libera la libertà di stampa?
VII. Il vento del nord
VIII. Da Bonomi a Parri. La polemica sull’epurazione e l’albo professionale
IX. Verso la Repubblica
X. Nell’Italia repubblicana
XI. Verso la «normalizzazione» centrista
Note
Indice dei nomi
Indice delle testate
____

27 dicembre 2020

In libreria


Pier Luigi Gaspa
Dal Signor Bonaventura a Saturno contro la Terra
Agli albori del fumetto in Italia (1908-1945)

Carocci, Roma, 2020, pp. 280.

Descrizione
I fumetti in Italia arrivano ufficialmente nel 1908 con il "Corriere dei Piccoli", che diventa il modello per le pubblicazioni successive, caratterizzando i primi quarant'anni del medium nel nostro paese. E se per un quarto di secolo il fumetto rimane in ambito umoristico, nel 1932 si assiste alla sua prima, grande rivoluzione, con l'arrivo di "Jumbo", dell'"avventuroso", di "Topolino" e di altri settimanali. Sono loro a presentare in Italia i grandi eroi del fumetto americano, da Flash Gordon a Mandrake, all'Uomo Mascherato. E si sviluppa anche una scuola di importanti autori italiani, tra cui Antonio Rubino, Enrico Novelli (Yambo), Gianluigi Bonelli (il papà di Tex Willer), Rino Albertarelli, Franco Chiletto, Walter Molino, Federico Pedrocchi e lo scrittore e sceneggiatore cinematografico Cesare Zavattini. Fra imposizioni di regime, influssi letterari e l'avvento di una "via italiana" alla fantascienza, il fumetto si impone quindi all'attenzione del pubblico e crea grandi storie e grandi personaggi: dal Signor Bonaventura a Saturno contro la Terra. Ed è questa la storia che il libro racconta.

*Link all'Indice del libro

____

03 dicembre 2020

In libreria

 Mario Isnenghi 
Vite vissute e noI luoghi della mia memoria
Il Mulino, Bologna, 2020, pp. 328.
Descrizione
Storico fra i più illustri e conosciuti, intellettuale impegnato fin dagli anni universitari, Mario Isnenghi ripercorre in questo originale saggio autobiografico le tappe che hanno segnato la sua formazione umana, scientifica e politica: dalle origini familiari alle esperienze di scuola e università, all’apprendistato politico che attraversa il mondo cattolico e socialista nelle associazioni studentesche, nel sindacato, nell’insegnamento. E poi la lunga attività di ricerca che lo ha portato a riflettere, partendo dalla Grande Guerra, sulla storia della cultura italiana, la funzione degli intellettuali, le fragilità e le contraddizioni della costruzione statale. Tra confessione privata e memoria pubblica, Isnenghi consegna al lettore una testimonianza di rilievo sulla vicenda culturale e politica dell’ultimo mezzo secolo.
*
Link all'Indice del libro

____


23 novembre 2020

In libreria



Ulrich Wyrwa,
Come si crea l’antisemitismo. 
La stampa cattolica italiana fra Otto e Novecento: Mantova, Milano, Venezia
Giuntina, Firenze, 2020, pp. 94.

Descrizione
L’antisemitismo non è un fenomeno autonomo che cresce e alza la testa all’improvviso, non è un fatto sociale che emerge indipendentemente dalle persone. L’antisemitismo non è neppure la conseguenza necessaria di un secolare odio cristiano contro gli ebrei. Piuttosto, l’antisemitismo è un fenomeno sociale la cui formazione è direttamente collegata ai grandi sconvolgimenti del XIX secolo e dell’industrializzazione. Il risentimento verso gli ebrei assume allora un carattere laico e nasce ad opera di protagonisti concreti. In Italia, uno di questi attori fu la Chiesa cattolica. Esaminando i casi di Mantova, Milano e Venezia, l’autore mostra che non solo il centro della Chiesa a Roma ma anche il clero locale propagò l’antisemitismo. Tuttavia, il rapporto tra antigiudaismo cristiano e antisemitismo laico è controverso nell’Europa del XIX secolo. Alcuni osservatori di quel tempo sottolinearono la novità del fenomeno e le sue cause sociali, mentre altri lo consideravano un ritorno dell’antico odio religioso medievale nei confronti degli ebrei. Per chiarire il rapporto tra radici cristiane e motivi laici nella configurazione che assume l’antisemitismo fra Otto e Novecento è quindi necessario tornare alle fonti. Sulla base della stampa cattolica di tre città, l’autore evidenzia quanto il clero cattolico abbia influenzato il linguaggio laico dell’antisemitismo.
_____



18 novembre 2020

In libreria

Johny Pitts
Afropei. Viaggio nel cuore dell'Europa nera
EDT, Torino, 2020, pp. 435.

Descrizione
«Un’Europa popolata di nomadi egiziani, ristoratori sudanesi, musulmani svedesi, attivisti afrofrancesi e pittori belga-congolesi… Sì, anche questo fa parte dell’Europa e va capito e accolto se vogliamo creare una società pienamente funzionante. Ma anche gli europei neri devono capire l’Europa, e rivendicare un ruolo attivo nella società. E così, con la mia pelle scura e il passaporto britannico, in una fredda mattina di ottobre, sono partito in cerca degli afropei». Seguendo la definizione coniata da David Byrne, l'artista e scrittore Johny Pitts segue le tracce degli europei di origine africana: un mondo meticcio che vive Sud del mondo e Occidente senza sentirsi misto, «mezzo questo e mezzo quello».

28 ottobre 2020

In libreria


Alberto Moravia
L'America degli estremi 
Bompiani, Milano, 2020, pp. 384.

Descrizione
"Pochi paesi al mondo destano nell'animo del viaggiatore reazioni così vive e talvolta così ostili come gli Stati Uniti.
Alberto Moravia sogna l’America fin da bambino. Come inviato va negli Stati Uniti nel 1935-1936, nel 1955 dopo numerosi rifiuti del visto, nel 1968 e nel 1969, e firma articoli lucidi e lungimiranti che attraversano l’America nello spazio, dall'East alla West Coast, ma soprattutto nel tempo, scavando nella memoria collettiva e nei suoi lasciti irrinunciabili. Ogni volta l’America gli appare il paese del futuro e delle insanabili contraddizioni: la definisce la terra degli estremi, tra la ricchezza e la miseria, la libertà e le sue distorsioni, molto più evidenti che nel vecchio continente. Questo libro, grazie a documenti dispersi e ritrovati, a mappe e diari di viaggio che ricostruiscono gli spostamenti dell’autore, raccoglie gran parte degli scritti e un inedito: un reportage postumo che offre uno spaccato di oltre trent'anni e di indubbia attualità. Nell'America rooseveltiana e post maccartista, in quella della rivolta sessantottesca e della conquista spaziale, Moravia viaggia, ragiona sull'uomo della modernità e sulle merci, sui conflitti razziali e sull'avvento di una tecnocrazia preoccupante già alla fine degli anni sessanta. Ammira e insieme condanna la realtà statunitense, sempre all'avanguardia e sempre reazionaria. In un momento storico in cui il razzismo e gli scontri politici si riaccendono e il ruolo degli Stati Uniti come modello culturale è messo in discussione a livello mondiale, le parole di Moravia mostrano tutta la loro potenza rivelatrice e tutto l’acume di un intellettuale libero da pregiudizi.
____

13 ottobre 2020

In libreria



Domenico Quirico
Testimoni del nulla
Laterza, Roma-Bari, 2020, pp. 160.

Descrizione
Di fronte alle tragedie del passato si poteva forse dire: «nessuno sapeva». Gli orrori del presente li conosciamo quasi tutti: reporter, fotografi, attivisti ce li raccontano ogni giorno da anni. Eppure nulla accade. Che cosa è successo? Testimoniare non serve più? Un saggio potente sull'impotenza di chi racconta e sull'indifferenza di tutti noi. Molti fatti drammatici della storia recente – guerre, catastrofi naturali, rivoluzioni– sono stati documentati da inchieste, fotografie, libri. In passato il racconto sembrava avere una straordinaria efficacia ai fini del cambiamento: si scendeva in piazza, si raccoglieva denaro, si interpellavano con forza i decisori politici. Dal conflitto in Vietnam alla carestia in Etiopia, avevamo avuto la prova che rompere la scorza di silenzio intorno alla realtà era un’arma importante in mano ai media e ai cittadini. Poi qualcosa è cambiato. Alla testimonianza sembra oggi seguire solo afasia e silenzio. Domenico Quirico ripercorre, sul filo della sua memoria personale, alcuni dei capitoli più drammatici degli ultimi quarant'anni – dalla carestia in Somalia alla guerra in Siria, all'epidemia di Ebola, fino all'esodo incessante di migranti dall'Africa – alternando ricordi di esperienze vissute in prima persona alla riflessione sul senso e sull'utilità della sua professione. Un libro prezioso perché oggi, forse più che nel passato, l’odio cieco ha dimostrato di far operare delle scelte più di quanto possono fare i fatti che i nostri stessi occhi possono vedere.
_____

20 settembre 2020

Uuna scrupolosa, indispensabile, difesa della qualità



"E improvvisamente ci siamo accorti di essere fragili, esposti al vento delle novità tecnologiche. Per carità: benvenuto Internet. Ma quale forma di giornalismo produrrà? Io non lo so. Ho tagliato articoli troppo lunghi di Arturo Carlo Jemolo, ho amabilmente litigato con Alessandro Galante Garrone, ho sofferto davanti alla sufficienza con cui Norberto Bobbio parlava di Pavese e Fenoglio. Ma erano grandi, erano i nostri maestri che noi difendevamo nella pagina scritta. Ecco, questo vorrei che ci fosse ancora: una scrupolosa, indispensabile, difesa della qualità."
Lorenzo Mondo

*"Robinson di Repubblica", 19.9.2020 (intervista di Antonio Gnoli).


____

16 agosto 2020

Emozione pubblica

 "[...] la politica, come sospesa in un eterno presente, senza più passato né futuro. Nel vuoto, al posto dell'opinione pubblica regna l'emozione pubblica, che però dura al massimo due giorni. Un tweet altisonante non si nega a nessuno ... poi si passa ad altra emozione. Chi s'indigna, si tranquillizza, le classiche due fatiche, dal bonus al 
male per ordinario percorso."
Filippo Ceccarelli

*La Repubblica, 15.8.2020.

____

07 agosto 2020

In libreria

Carlo Timio - Mario Timio
Breve storia dell'informazione. Dall'oralità all'intelligenza artificiale
Rubettino, 2020, pp. 222.
Descrizione

I passaggi cruciali nella storia della comunicazione hanno sempre determinato significativi mutamenti, innescando crisi di identità nel mondo dell'informazione. Anche oggi si sta assistendo a un cambio di paradigmi e di piattaforme, frutto della rivoluzione digitale, che tra social network e intelligenza artificiale sta provocando una variazione nella fruibilità delle notizie. Percorrere la storia dell'informazione dimostra la necessità di conoscere e di sapere, soprattutto in tempi di crisi, sia per la tenuta della democrazia, che per dare forma a una propria coscienza e bagaglio culturale. E mentre da un lato la libertà dei giornalisti è spesso messa a dura prova da censure, lobby e dittature, dall'altro il mare magnum dell'informazione con le variegate tipologie di giornalismo, tra quello scientifico, d'inchiesta, locale, sta creando un'infodemia che ha provocato la nascita delle fake news generando al contempo l'esigenza di essere costantemente informati con notizie di qualità.

___

06 agosto 2020

In libreria



Rolf Dobelli
Smetti di leggere notizie.
Come sfuggire all'eccesso di informazione e liberare la mente

Il Saggiatore, Milano, 2020, pp. 188.
Descrizione
Notifiche e notizie, comunicati e collegamenti, breaking news e ultim’ora. Notizie, notizie e ancora notizie. Notizie che precipitano a cascata nei nostri social network. Notizie che corrono su schermi accesi, fra i binari di treni e metropolitane, su canali che trasmettono sempre lo stesso telegiornale. Notizie che strillano catastrofiche sui fogli dei quotidiani, notizie che irrompono nei computer, notizie che brillano sui cellulari accompagnate da radiose pubblicità. Immagini inquietanti, video scioccanti e fatti sconvolgenti catturano di continuo il nostro sguardo. Sono come brevi lampi di paura, scosse emotive a cui segue inevitabile l’indifferenza, ondate di dopamina informativa che diventano fonte di stress e causa di malessere, e che anziché renderci più consapevoli ci portano ad autentiche distorsioni della realtà: ingigantiamo problemi trascurabili e trascuriamo problemi giganteschi. Invece di intervenire, ci consegniamo al ruolo di spettatori impotenti. Contro questa dipendenza moderna – più perniciosa dell’alcol, più invisibile dello zucchero –, Rolf Dobelli osserva da anni una rigorosa astinenza. Smetti di leggere notizie è un invito a liberarci dell’informazione usa e getta, e insieme una guida pratica per preservarci dai suoi temibili effetti. Proviamo a seguire una dieta dal flusso di notizie che ci sta assordando: eliminiamo le fonti più frenetiche e gridate, stiamo lontani dagli smartphone e dai notiziari. Ricaveremo un tempo più esteso per la riflessione, gli incontri e i progetti. Impareremo a mettere nella giusta prospettiva i problemi e capiremo che intervenire è più importante che abbandonarci passivamente alla ragnatela delle notifiche. Ne guadagneremo in tempo e salute, e forse ci scopriremo più creativi e felici.

____

08 luglio 2020

Conoscere / Sapere

"Procurarsi in un battibaleno con un clic del mouse, ovunque ci si trovi, la citazione cercata in un testo, anziché aspettare per settimane un libro preso in prestito in biblioteca, è una benedizione. D’altro canto conviene preservare la bellezza dell’analogico e non stancarsi di sottolineare la differenza tra informazione e sapere. La prima, nell'era della tecnologia, è sempre e ovunque meravigliosamente a portata di mano, mentre il secondo va conquistato".
Thomas Girst

*T.Girst, Tutto il tempo del mondo, Add editore, Torino, 2020, p. 10.
_____

26 giugno 2020

Liguaggio



I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo.
Ludwing Wittgenstein

___

16 giugno 2020

Una vita tra fantasia e realtà


Il cinema è fatto di storie concrete e astratte, che ci incuriosiscono, appassionano, commuovono e anche rattristano. Guardare un film significa vivere tutte le emozioni che i personaggi provano e riflettere sulle scelte che fanno, giudicandole con il nostro proprio metro di giudizio. Spesso ci si consuma molto tempo a riflettere sul perché di quelle scelte e conversiamo volentieri con amici e familiari sulle diverse interpretazioni di una certa scena o un episodio o persino sul significato del film. Di solito queste conversazioni rimangono fine a se stesse, magari con l’aggiunta di risposte che vengono date dai critici cinematografici, ma che, bensì molto specializzate e studiate nel dettaglio, alla fine dei conti anche esse sono delle interpretazioni sulla reale ambizione del regista. 
A volte, però, succede una cosa rara e inestimabile nell'ambito della storia del cinema. Questa particolarità fa riferimento a quelle piccole delucidazioni che il regista stesso fa su un film, magari impreziosendo il valore del resoconto aggiungendo anche aneddoti sulle retroscene, gli attori e la produzione. 
Un avvenimento più unico che raro è quello di possedere una intervista di 188 pagine con un regista che ha segnato un’epoca nel cinema italiano, ma anche in quello mondiale, come Federico Fellini. 
Seguendo uno stile che ricorda l’intervista che Truffaut fece a Hitchcock, che fu pubblicata in un libro che corrisponde al titolo italiano de Il cinema secondo Hitchcock (1966), questa bellissima intervista fatta da Giovanni Grazzini a Federico Fellini nel 1983 per Laterza è stata ripubblicata da Il Saggiatore nel 2019, in occasione dei cento anni dalla nascita del regista. 
Si tratta di quasi un intero monologo di Fellini, interrotto brevemente da Grazzini per fare delle domande o chiedere delle specificazioni. Fellini ci porta in un viaggio nel suo passato e nel suo presente, tutte e due caratterizzati da una voglia di vivere e assaggiare la vita. In certi momenti del libro ci troviamo a Rimini, con un Fellini adolescente che si avventura a scoprire se stesso e, successivamente, arriviamo a Roma, capitale del cinema non limitato soltanto al piccolo mondo italiano, ma frequentato anche da grandi registi e divi americani, che sceglievano Cinecittà per girare i loro film. Nella narrazione di Fellini si può toccare con mano quella vita movimentata e gloriosa della capitale italiana. Oltre ad essere una testimonianza importante sul cinema della seconda metà del xx secolo, quest’intervista è anche, e soprattutto, un racconto dettagliato del processo creativo di un regista senza eguali, che confessa di non essere molto sicuro sul proprio passato poiché nei suoi film ha svuotato tutti i suoi ricordi e che ormai sono mischiati con la fantasia. Su cosa guidi il processo creativo, Fellini risponde: 
“Chi ci guida nell'avventura creativa? (…) Soltanto la fiducia in qualcosa o in qualcuno nascosto dentro di te, qualcuno che conosci poco, che si fa vivo ogni tanto, una tua parte sorniona e sapiente che si è messa a lavorare al posto tuo può aver favorito la misteriosa operazione.” 

Adriola Doda 


Federico Fellini 
Sul cinema 
Il Saggiatore, Milano, 2019, pp. 188.
____

14 giugno 2020

In libreria

Pierluigi Allotti
La libertà di stampa. Dal XVI secolo a oggi
Il Mulino, Bologna, 2020, pp. 240.
Descrizione
Il libro racconta la lunga storia della libertà di stampa: un diritto concepito nell’Inghilterra del Seicento come corollario alla libertà di coscienza, proclamato a fine Settecento in Francia dalla Dichiarazione dell’uomo e del cittadino e negli Stati Uniti dal Primo emendamento alla Costituzione. In Italia fu riconosciuto nel 1848 dallo Statuto albertino. Lo scoppio della Grande Guerra e l’avvento dei totalitarismi determinarono una battuta d’arresto nel cammino della libertà di stampa, poi solennemente sancita nel 1948 dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Ancora oggi, tuttavia, in molti paesi questo diritto fondamentale è negato e i giornalisti sono perseguitati.
Pierluigi Allotti, giornalista professionista e studioso di storia contemporanea, insegna Storia del giornalismo alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato per Carocci Giornalisti di regime. La stampa italiana tra fascismo e antifascismo (1922-1948) (2012) e Quarto potere. Giornalismo e giornalisti nell'Italia contemporanea» (2017); per il Mulino Andare per stadi (2018).
Indice del libro
Introduzione / I. Papi e monarchi censori / II. Londra 1695 / III. Parigi 1789
IV. Filadelfia 1798 / V. Tra restaurazione e rivoluzione / VI. La libertà in America / VII. Il Quarantotto / VIII. Il trionfo / IX. L’eclissi / X. La libertà totalitaria / XI. La crociata americana / XII. Comunisti e anticomunisti / XIII. Il Sessantotto / XIV. La libertà d’antenna / XV. I nemici di oggi / Conclusioni
Indice dei nomi.
____

12 giugno 2020

Ri-occasioni di approfondimento musicale

Selezione della critica e cronaca musicale di Giorgio Pestelli dal 1971 al 2001

Ascoltare è mettersi attivamente a disposizione di uno stimolo sonoro, non semplicemente sentirlo, come dalle finestre chiuse si sente la città col suo respiro di automobili, se ne avvertono rombi e frenate ma non ci si fa caso, come tra le corsie di un supermercato, tra lo sferragliare di carrelli e l’accartocciarsi di involucri plastici, si percepiscono musichette orecchiabili, ma non ci si fa caso. Ed è proprio nell'approcciare la musica che è più difficile abbandonare la passività di colui che sente per assumere un ruolo attivo nei suoi confronti: “sottrarre la musica all'ascolto indifferente e integrarla nella vita e nella coscienza come occasione di comprensione, arricchimento e diletto”. Queste parole, che indicano quanto è necessario fare per cogliere ciò che la musica può avere da offrire, racchiudono il proponimento, l’obiettivo che secondo Giorgio Pestelli, nell'introduzione al suo libro La pulce nell’orecchio. Temi svolti di critica musicale (Marsilio, 2001), dovrebbe animare il critico musicale nel suo impegno di “testimone e tramite fra compositori, interpreti e pubblico”. In questi termini emerge l'interpretazione educativa, formativa del mestiere di critico e musicologo che ha accompagnato Pestelli, grande appassionato di teatro musicale e storia della critica, durante tutta la sua carriera, sia sulle pagine de "La Stampa", dove è stato a lungo critico musicale titolare, successore di Massimo Mila, e dei migliori periodici musicali italiani, sia dietro alle cattedre dell’Università di Torino e di Genova. 
Ascoltare musica è quindi dedicare ad essa orecchie e intelletto, e trasformarci in Ascoltatori è il compito della critica, che sulle pagine dei giornali o in rete dovrebbe darci spunti di comprensione, tenderci ami ai quali abboccare per gustare più consapevolmente quel fluire di vibrazioni che da secoli chiamiamo ‘musica’. Ma “le recensioni sul giornale a pensarci bene non si leggono veramente” e quindi, con quella “recollection in tranquillity” (rievocazione in tranquillità) che Wordsworth ricercava per scorgere la poesia nel mondo che aveva già vissuto e farne versi, è bene che si torni a risondare le esperienze musicali “su una pagina più calma” per “favorire la connessione di opinioni che superano la circostanza immediata” e “orientare verso altri ascolti e altre letture.
Pestelli aveva già, con questa logica, proposto una raccolta di suoi articoli, Di tanti palpiti. Cronache musicali 1972-1986 (Studio Testi, 1986), e La pulce nell'orecchio si presenta come un proseguimento di questo lavoro antologico. Gli articoli di questa selezione, a parte qualcuno inedito, sono usciti perlopiù su "La Stampa", ma anche su "Il Giornale della Musica", "Amadeus" e altri, tra il 1987 e il 2001. È un percorso di lettura sì cronologico, ma anche tematico, in cui le cronache musicali vere e proprie, le recensioni, seguono una sezione dedicata a ritratti, profili e ricordi di musicisti e studiosi, composizioni e libri musicali; l’ultima parte, a chiusura, è occupata da commenti di natura più eterogenea, note sul costume musicale e curiosità. 
“La musica non si racconta; l’unica cosa che si può raccontare è il dialogo che si apre fra l’immagine storica dell’opera e la sua viva rappresentazione in teatro”. La pulce nell'orecchio ha un connotato, come già segnalato, cronologico: è una passeggiata tra alcuni importanti momenti della recente storia della musica ‘colta’ e del teatro musicale che fornisce il pretesto per una riscoperta di opere, interpreti, direttori, compositori e, grande pregio di questa raccolta, offre un validissimo punto di vista sull'arte di far critica e cronaca musicale, vista attraverso la metodologia e lo stile di Pestelli, fonte di insegnamenti preziosi per l’aspirante critico. Ma il filo conduttore di questa collezione di scritti, che non deve essere sottovalutato a maggior ragione dallo studente/ studioso, è da seguire nell'impegno quasi androgogico mirato a forgiare ascoltatori non indifferenti, bensì coscienti e consapevoli (seppure il critico debba poi saper ritrovare una certa ‘ingenuità’ d’ascolto, per non estraniarsi del tutto da quello che è parte fondamentale dell’esperienza musicale: l’impatto emotivo immediato). 
E poi: la musica, evidente protagonista. Da ascoltare, appunto, perché queste non siano solo parole, ma un “pretesto di cultura musicale più durevole della prima impressione”. Se questa lettura stimolerà l’ascolto delle opere musicali trattate e anzi, dico io, se l’ascolto sarà ad essa associato come necessario complemento, “la raccolta avrà avuto la sua ragion d’essere”.
Davide Audino

Giorgio Pestelli 
La pulce nell'orecchio. Temi svolti di critica musicale, 
Marsilio, Venezia, 2001
___

09 giugno 2020

Politica, propaganda e media


La Fabbrica delle verità di Fabio Martini (Venezia, Marsilio Editori, 2017) racconta la storia dell’uso dei mezzi di informazione da parte della politica italiana, a partire da Mussolini fino all'avvento di Grillo. I mezzi di comunicazione si sono evoluti, la tecnologia ha invaso le nostre vite, eppure, dalla carta stampata fino al web (passando da radio e televisione), la capacità di sfruttare i media da sempre rappresenta il mezzo di fare propaganda e di ottenere il consenso.
Martini, firma di tutto rilievo del quotidiano "La Stampa", ripercorre l’alternarsi delle forze politiche nel panorama italiano e ci fornisce per ciascuna di esse (siano di maggioranza o di opposizione) una chiave di lettura sulle leve utilizzate ciclicamente dai leaders per influenzare e manipolare l’opinione pubblica: ottimismo e autopromozione, vilipendio del nemico, paura. 
Il saggio inquadra, per ciascuna fase storica, contesto, fatti, sentiments, mezzi di comunicazione e personaggi chiave, consentendo al lettore di mantenere il filo grazie all'utilizzo accurato di fonti, citazioni ed eventi con cui Martini dispiega il suo racconto. Lo stile è semplice e scorrevole, anche quando il contesto da descrivere risulta particolarmente complesso: il risultato è che anche gli avvenimenti più lontani da chi legge sembrano recenti, come se fosse successo tutto pochi anni fa’. Riesce a suscitare un’attenta riflessione sullo spirito del tempo nel quale viviamo e su quanto la propaganda continui a pervadere l’immaginario collettivo: oggi, rispetto al passato, la pluralità dei mezzi di informazione (da manipolare) e il fattore tempo di una società frenetica come quella contemporanea la fanno da padrone e possono determinare il successo (o l’insuccesso) di un leader politico. 
Non si tratta solo di una cronistoria puntuale: l’autore arricchisce la lettura con una serie di retroscena che suscitano nel lettore l’idea di leggere un romanzo di spie e trame occulte, di burattinai che muovono i fili dell’immaginario collettivo sempre alla costante ricerca di mantenere o ottenere il consenso. E di cui Martini fa nomi e cognomi: da Mussolini a De Gasperi, dal Vaticano a Bernabei, fino a Berlusconi, alla Lega e al Movimento 5 stelle. Ma oggi viviamo nel tempo del “post-truth” (post-verità, parola chiave decretata come parola dell’anno 2016 da Oxford Dictionaries), inclinazione particolarmente viva in Italia ma con esempi eclatanti negli Usa e in GB: il rapporto dell’opinione pubblica con le bugie dei politici indica che i fatti oggettivi esercitano una influenza minore rispetto ai convincimenti e ai sentimenti degli individui. La censura serpeggia comunque, in maniera più o meno esplicita, a volte si trasforma in autocensura perché frutto di una manipolazione più sapiente da parte dei poteri forti.
Elena Pastorino

Fabio Martini
La Fabbrica delle verità. 
L’Italia immaginaria della propaganda da Mussolini a Grillo 
Venezia, Marsilio Editori, 2017

____

21 maggio 2020

Priorità

In questi mesi non abbiamo mai sentito un imprenditore, un commerciante, un professionista, un preside, un politico, un sindaco lanciare la proposta di fare scuola in ogni modo possibile nei mesi estivi con tutta l'inventiva di cui gli italiani sarebbero capaci? Nessuno, proprio nessuno. L'economia è la priorità, il turismo è la priorità, l'outlet da intasare è la priorità ma non la scuola, non l'istruzione, non la formazione così necessaria per la buona economia, così necessaria per il ben-essere di una società intera. La scuola no. La scuola può aspettare, la scuola è rinviabile e magari potrà proseguire da settembre a distanza. Di fronte a questa "dimenticanza", dovrebbe scattare quel "potere dei senza potere", che è il titolo del magnifico libro di Vaclav Havel, che proprio si dovrebbe far leggere a scuola (anche ai docenti): coinvolgere bambini e adolescenti in una straordinaria esperienza sul campo di educazione civica con la più impensata delle utopie.
Per questo l'estate 2020 richiede a chi crede nella urgenza della scuola una straordinaria prova di Volontariato per fare lezione ovunque sia possibile, in ogni modo possibile, con creatività e passione, per svegliare le coscienze e rendere ben visibile la priorità dell'istruzione, al di là di ogni altro interesse. Possiamo trasformare questa emergenza in una straordinaria lezione di etica pubblica. In Italia ci sono tre mesi, giugno, luglio e agosto, pieni di luce e di sole, pieni di spazi all'aperto, sale pubbliche e private tutte da occupare per fare scuola a piccoli gruppi nel rispetto delle regole sulla distanza fisica (non sociale) con modalità in presenza docenti, bambini e ragazzi. In qualsiasi luogo è possibile attrezzare un'aula con sedie e tavoli e una lavagna (basta una lavagna per fare una lezione coinvolgente!). Questa dovrebbe essere la vera invenzione-rivoluzione: mille, diecimila, centomila  “aule” nelle piazze, nei giardini pubblici, nei parchi, nelle scuole, nei musei, nei teatri, al mare, in montagna, nelle città, oasi dell'apprendimento dove l'insegnare sia la grande lezione per la politica che risolve il problema scuola rimuovendolo.
Marina Milan
___

12 maggio 2020

In libreria

Fabio Paglieri, 
La disinformazione felice. Cosa ci insegnano le bufale
Il Mulino, Bologna, 2020, pp. 256.
Descrizione
Elefanti nani, inesistenti regni medievali, parodie politiche scambiate per vere, panzane virali e dibattiti privi di senso sui social media. Le bufale un tempo erano oggetto di curiosità, bizzarri orpelli della credulità umana di cui discutere fra il serio e il faceto. Oggi causano allarme sociale, come ci dimostra la cronaca recente: la baraonda digitale prodotta dal diffondersi di un’epidemia può minare alla radice i tentativi di combatterla, o al contrario facilitare una risposta collettiva sensata ed efficace. Perché la disinformazione online è soprattutto il sintomo di cambiamenti radicali nelle nuove tecnologie di comunicazione. Convivere felicemente con tutto questo è possibile, e persino necessario. Per farlo, bisogna considerare le bufale non spazzatura di cui sbarazzarsi, ma piuttosto fantastici laboratori su cui affinare le nostre competenze. Una proposta originale per orientarsi meglio nella nuova ecologia dell’informazione.

*link all'Indice

_____

Archivio blog

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.