Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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25 ottobre 2021

Ansia da informazione

Siamo nell'era della sovrainformazione che produce ansia da informazione*, ovvero disinformazione per cui si dovrebbero conoscere le regole della buona selezione delle fonti di informazione. Selezionare e scartare, scartare tutto quel che pare incerto o inattendibile. Scartare per scremare, selezionare e confrontare, e di nuovo selezionare per ben decodificare fatti e commenti, per decidere il che fare in ogni scelta della nostra vita. Questo si dovrebbe insegnare a scuola, precisando sempre che nella società complessa, multimediale e interconnessa non esiste democrazia senza una buona informazione. I CARE sintetizzava Don Lorenzo Milani perchè anche l'informazione è un dovere di civile convivenza.
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*cfr. Richard Saul Wurman, L'ansia da informazione, Leonardo, Milano, 1991, pp. 469 (pubblicato in anni in cui per il giornalismo il mondo internet era agli albori).
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24 ottobre 2021

In libreria

 Craig Whitlock  
Dossier Afghanistan 
 Newton Compton, Roma, 2021, pp. 352.   

Descrizione
Un racconto esatto e serrato su come tre presidenti degli Stati Uniti e i loro capi militari abbiano ingannato il mondo per venti lunghi anni per giustificare un conflitto infinito costato oltre 2300 miliardi di dollari e 241.000 morti. Proprio come I Pentagon Papers hanno cambiato la comprensione del pubblico del Vietnam, gli Afghanistan Papers riportati nel libro contengono rivelazioni sorprendenti di persone che hanno avuto un ruolo diretto nella guerra, dai leader della Casa Bianca e del Pentagono ai soldati e agli operatori umanitari in prima linea. Con un linguaggio schietto, gli intervistati ammettono che le strategie del governo sono state un disastro, che il progetto di ricostruzione della nazione è stato un colossale fallimento e che la corruzione ha preso il sopravvento sul governo afghano. Il resoconto si basa su interviste con più di 1000 persone che sapevano che il governo degli Stati Uniti stava presentando una versione distorta, e talvolta interamente inventata dei fatti. Craig Whitlock, reporter del «Washington Post» e tre volte finalista al Premio Pulitzer, mostra che il presidente Bush non conosceva il nome del suo comandante in Afghanistan e non aveva alcun interesse a incontrarlo. Il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha ammesso di non avere «nessuna idea su chi fossero i cattivi». Il suo successore, Robert Gates, ha dichiarato, ancora più esplicitamente: «Non sapevamo nulla di al-Qaeda».
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23 ottobre 2021

Altri orizzonti

"Il contadino manteneva un legame permanente con l'immensa creazione del mondo, e spirava nelle profondità del pianeta, accanto ad Abramo. Invece noi, scorso il giornale, moriamo solitari sul nostro divano angusto e superfluo. Dove va a finire tutto il nostro orizzonte, tutta la nostra capacità ricettiva quando ci togliamo i calzoni o ce li sfilano di dosso? Oppure quando portiamo il cucchiaio alla bocca. Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro".
Andrej Sinjavskij

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12 ottobre 2021

"La scomparsa della conversazione"

"La quasi totale scomparsa della conversazione (probabilmente il solo divertimento dei nostri antenati) ha fatto sì che lo scambio di idee sia diventato un genere particolare di spettacolo. Tre o quattro persone che sono ritenute qualificate, abilitate a esprimere idee, si radunano intorno a una tavola rotonda, e il pubblico, stupito e annoiato assiste al loro colloquio. Talvolta i conversatori appaiono sul video, talaltra sono presenti in carne ed ossa in una sala, di fronte a un certo numero di invitati. I conversatori esprimono le loro idee, le loro opinioni. C’è qui qualcosa di anacronistico perché anche le opinioni – materia prima di ogni conversazione non meramente utilitaria – hanno da tempo seguito la stessa sorte dell’arte del conversare: sono scomparse. Naturalmente non si dà scomparsa senza sostituzione dell’ente o dell’oggetto sparito; e in questo caso le opinioni, che sono giudizi di valore, indipendenti dalle fluttuazioni provvisorie del gusto e del costume, sono costituite da fiato di voce, da chiacchiere prive di consistenza ma dotate di una provvisoria efficacia. Coloro che reggono la vita pubblica (politici amministratori, uomini d’affari) non potrebbero impunemente mostrarsi a vuoto di idee generali, di opinioni; e quanto più il vuoto è reale tanto più essi sono tenuti a coprirlo col vento della loro verbosità. Non altrimenti potrebbero andare le cose, perché il linguaggio – veicolo di ogni opinione – è anch’esso in crisi. Una importante scuola filosofica si è sforzata di dimostrare che il linguaggio non afferra enti reali ma fantasmi. L’uomo, sostanzialmente, non sa nulla di sé, ma per vivere deve darsi significati del tutto provvisori. Il filosofo è consapevole della sua ignoranza, ma è necessario impedire che l’uomo della strada si renda conto dell’ignoranza dei clercs e dei filosofi.

Si riesce a impedirlo? Un tempo si riusciva, perché gli uomini di dottrina, col sussidio della religione o di qualche filosofia positiva, erano ancora uomini di opinione; e soprattutto perché gli uomini indotti erano tenuti fuori dal circolo del pensiero. Gli uomini autorizzati a pensare erano pochi; la bomba del pensiero era custodita da rari specialisti che non avevano alcun interesse a farla scoppiare. Oggi la bomba è scoppiata e anche l’analfabeta ha il sospetto che la sua ignoranza valga la più scaltrita dottrina.
Reso balbuziente il linguaggio – al quale si riconosce una utilità non più che pratica, di segno utilitario – si mostra inutile la conversazione, ridicola l’affermazione di opinioni che pretendano di cristallizzare in un senso o nell’altro il flusso della vita. Resta il problema della comunicazione, tutt’altro che insolubile sul piano della vita pratica. Si possono comunicare non idee, ma fatti e bisogni, con l’arte del segno, dell’allusione, con l’impiego di particolari cifrari; e a questo provvede la scienza delle comunicazioni visive. Un laureato in lettere che non avesse mai messo piede in un cinema non saprebbe comprendere i mille stenogrammi di cui è gremito un film moderno; mentre milioni di quasi analfabeti sono iniziati a quel tipo di linguaggio. Comunque, la sostituzione della parola con altro dalla parola, con differenti mezzi espressivi, rende sempre più affannosa la proliferazione dei mezzi visivi e magari acustici. Perché i pittori non dipingono più la figura umana e il paesaggio in cui vive l’uomo? Perché dietro l’uomo e dietro il suo reale habitat è pur sempre nascosta l’insidia della parola. Un’opera d’arte che si possa spiegare, tradurre in termini di linguaggio appartiene ancora al vecchio mondo che si alludeva di spiegare, di giustificare, di capire: è un’opera che non si muove, che nasce vecchia.
Così per la musica. Il tradizionale tonalismo era il prodotto di un’umanità ancora pensante e parlante; dietro il do maggiore c’era una concezione della vita che i filosofi e gli scienziati d’oggi respingono. Il passo da compiere era quello di dar corso legale alla dissonanza; e a questo si è arrivati in pochi anni. Non si era tenuto conto, tuttavia, di un fatto: che l’uomo aspira al caos ma non rinunzia al comfort, non rinunzia a un margine di sicurezza fisica. E a questo bisogno è stato facile provvedere imprigionando il caos musicale entro un sistema di regole fisse più o meno matematiche e in ogni caso arbitrarie. Oggi il disordine musicale non è più una minaccia, è un gioco di società. S’intende che un simile new deal musicale lascia inquieti e dissenzienti non pochi musicisti appartenenti all’ala sinistra del movimento modernista. Un giorno mi accadde di ascoltare una musica tutta fatti di sibili e di ruggiti, ma tale da permettere ancora qualche riferimento umano in virtù di un titolo che accennava a episodi della Resistenza. Il pubblico applaudì con moderata convinzione; ma un giovane e già stimato compositore straniero che assisteva al concerto dette in escandescenze e uscì dalla sala gridando: basta con questo umanesimo.
Dal suo punto di vista quello scalmanato aveva ragione: se l’uomo si vergogna di essere uomo è perfettamente logico che egli espunga dalle sue manifestazioni (non dico dal suo linguaggio, perché si tratta di ben altro) ogni riferimento alla sventurata condizione umana.
In realtà coloro che rifiutano davvero la condizione umana, fra gli artisti e i filosofi, sono pochi. Non mancano, fra questi ultra del mondo espressivo, i casi della rinunzia, del suicidio o della pazzia. Si tratta pur sempre di rispettabili e altamente comprensibili casi isolati. I più hanno compreso che la rinunzia, la protesta, il grido di chi non si rassegna e vuol morire sulla breccia sono, in se stessi, una eccellente materia di commercio. Sorge così la figura moderna di chi, tutto rifiutando e deplorando, prospera e impingua sulle macerie di un mondo che si suppone essere in disfacimento, ma che in verità gode di un benessere medio che non ha precedenti nella storia. Dimostrando che il linguaggio è una finzione priva di ogni contenuto e che l’uomo è sorto per caso dal nulla e che il nulla è la sua vera vocazione, il filosofo può conquistare cattedre e assurgere a reputazione mondiale. Distruggendo l’ipotesi stessa di ogni possibile arte, un artista di oggi può acquistare larga fama e vivere alle spalle del mondo borghese da lui detestato.
Il caso di chi vuol distruggere tutti e tutto ma non potrebbe vivere in un mondo diverso e trae buon partito dalla situazione ch’egli, spesso in buona fede, detesta, non si può, in ogni modo, generalizzare. Sono molti, ma non moltissimi, quelli che fanno mercato, e vantaggioso mercato, dell’equivoco in cui vivono. I più, la grande maggioranza, sono coloro che seguono passivamente la corrente e traducono in prodotto vendibile i gesti, gli atteggiamenti che sono nati da un autentico sentimento d’insoddisfazione e di protesta. Qui non c’è più equivoco, e non c’è nemmeno l’innegabile talento dei grandi mastri dell’equivoco. C’è la scaltrezza artigiana di chi segue – e a volte prevede e a volte addirittura determina – i bisogni della clientela.
Quale imbecille ha potuto affermare che manca nel mondo attuale ogni possibilità di comunicazione? Mai sono esistiti tanti mezzi di comunicare, né così facili né così irresistibili. L’importante è che fra questi mezzi sia sacrificata la parola, che ha il torto di non essere abbastanza polivalente e di pretendere a qualche durevole verità. L’industria della comunicazione sarebbe minata alla base se i mezzi espressivi pretendessero di avere qualche durata nel tempo. Quel che occorre non è il linguaggio, ma l’interiezione, l’accenno, il grido, il lampo, l’arabesco che nasce e muore nel giro di pochi istanti. Quel che abbisogna è ciò che si vede, si ascolta, si tocca per un attimo solo e poi viene bruciato e sostituito da un’altra analoga eccitazione.
In questa corsa verso il nulla la letteratura sembra alquanto sacrificata. Non rinunzia però ad aggiornarsi. I romanzieri descrivono ancora l’uomo ma lo riducono alla figura dei mannequins di De Chirico, ignorandone i pensieri e i sentimenti. Restano in coda gli scrittori tradizionali, che dell’uomo pretendono di non ignorare nulla. Battono una strada buona, ma sono quasi tutti mediocri, e per essi resta vero che la cattiva letteratura si fa coi buoni sentimenti. Eppure è proprio su quella strada che presto o tardi noi incontreremo ancora – di tanto in tanto – qualche scrittore leggibile.
Eugenio Montale,

E. Montale,  "La scomparsa della conversazione" in Nel nostro tempo, 1972, pp. 65-66 (già pubblicato in Auto da fè, 1962).
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06 ottobre 2021

In libreria

 Carlo Verdelli
Acido. Cronache italiane anche brutali
Feltrinelli, Milano, 2021, pp. 304.

Descrizione
"Benvenuti nel nuovo mondo. Dalla galassia Gutenberg (1450) si è passati in un baleno alla galassia Zuckerberg, dominata dal padrone di Facebook (ma anche di Instagram e WhatsApp) e dagli altri quattro regni che la governano (Apple, Amazon, Microsoft e Google): tutti insieme, nel 2020, l'anno desertificato dalla pandemia, hanno visto crescere i loro profitti di oltre mille miliardi di dollari, il 5 per cento del Pil statunitense. Un salto di civiltà." L'editoria attraversa una fase di vertiginoso passaggio. In Italia nel 2000 si vendevano 6 milioni di quotidiani al giorno. A giugno del 2020 il totale era precipitato a 1 milione e 300mila. Tutto marcia verso il cloud, mentre la fisicità della carta, dei centri stampa, dei punti vendita e del corpo redazionale si smaterializza. È un riflesso del fenomeno sociale che determina la nostra epoca: una rivoluzione inarrestabile che ci trasforma in immigrati digitali, abitanti di un mondo dove vale soprattutto il qui e ora. Eppure, esiste ancora un modo di fare giornalismo che cerca, rovista, butta per aria le verità ufficiali, senza trascurare alcun dettaglio, anche a costo di essere brutali. Forse solo così si può davvero capire qualcosa delle vicende e delle persone che hanno fatto e fanno l'Italia. Da Enzo Tortora a Rosa e Olindo, da Alex Zanardi a Patrick Zaki, da Vallanzasca alla coppia dell'acido della Milano bene, Carlo Verdelli racconta la nostra storia in 40 pezzi scritti su carta (tutti tranne l'ultimo) e ci guida in una galleria ricchissima e tumultuosa di casi chiusi ma rimasti spesso irrisolti, di infaticabili lottatori e di luoghi impregnati di trame e di simboli. Una storia perturbante e irresistibile di chi siamo e del perché siamo diventati così.
"Nessuna nostalgia per come eravamo. Nessuna prevenzione su come saremo. Soltanto la speranza che, nel salto di specie, la debolezza dei vecchi giornali non si traduca in debolezza dei giornalisti e quindi del giornalismo."
Un mosaico di grandi cronache, affrontate col rigore del mestiere e animate da una passione umana e civile.
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05 ottobre 2021

Il nuovo

 "La fisica è soprattutto questo: identificare fenomeni nuovi. Ma per cogliere al volo il”nuovo” devi avere coscienza di tutto ciò che conosci e di ciò che ti aspetti."

Giorgio Parisi - Premio Nobel per la fisica 2021

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28 settembre 2021

In libreria

Lilli Gruber
La guerra dentro. Martha Gellhorn e il dovere della verità
Rizzoli, Milano, 2021, pp. 288.

Descrizione
"A Martha Gellhorn", recita la dedica della prima edizione di Per chi suona la campana, il capolavoro di Ernest Hemingway. Tutto qui, un nome e un cognome: quelli della più grande corrispondente di guerra del Novecento. La donna che con Hemingway ha mosso i primi passi da giornalista sul campo, nel 1937, a Madrid sotto le bombe. Che presto è diventata più brava di lui nel mestiere di raccontare i fatti. Che lo ha amato, sposato, lasciato, in un’appassionata storia d’amore tinta di rivalità. E che per tutta la vita ha avuto una sola missione: «Andare a vedere». I reportage rigorosi e avvincenti di Gellhorn coprono i fronti più caldi del secolo breve: è stata sul confine della Finlandia durante l’invasione russa (trovando il tempo per una cena con Montanelli) e accanto alle truppe alleate a Montecassino; è stata la prima reporter donna a sbarcare sulle spiagge della Normandia e poi a entrare a Dachau liberata dagli americani. È andata in Vietnam, decisa a smascherare le menzogne della propaganda ufficiale Usa. Una carriera attraversata dalla gloria e dalla tragedia, segnata dalla solitudine delle donne indipendenti e controcorrente. Oggi le guerre sono cambiate, l’ingiustizia ha preso altre forme, ma nessuno dei problemi contro cui Martha ha passato la vita a battersi è stato risolto. Sono sempre i più poveri, a cui lei ha saputo dar voce, a pagare i conflitti militari ed economici. Sono ancora le donne, come è successo a lei, a dover faticare di più per farsi strada, in guerra come in pace. In queste pagine, che illuminano gli anni più folgoranti di Gellhorn, la sua voce si intreccia con quella di Lilli Gruber, che interpella anche altri grandi corrispondenti. Raccontando, di battaglia in battaglia, la bellezza e la responsabilità del giornalismo in un tempo che ha più che mai bisogno di verità.

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21 settembre 2021

Tempi pandemici

 Da mesi in Italia e nel mondo i no vax / no green pass / no control (che sono la minoranza) cercano in ogni modo e ovunque di istigare le persone alla rivolta, con argomentazioni pretestuose, fondate su fonti approssimative, allertano il mondo su complotti concordati dai "poteri forti", ricalcando scenari e strategie che ricordano la Germania della Repubblica di Weimar alla vigilia del Terzo Reich. Ad essi, nelle piazze delle città e negli spazi digitali, si affiancano esponenti della destra più pericolosa che esaltano Hitler, che si sono appropriati di tutte le simbologie del nazifascismo, che insultano e minacciano con modalità squadristiche scienziati, medici, governanti, politici, giornalisti e cittadini che prendono la parola per sollecitare la popolazione a tutelarsi e tutelare il prossimo con gli strumenti che la scienza, le tecnologie più avanzate e le Istituzioni hanno messo a punto per affrontare la prima pandemia del xxi secolo. Da che parte sta il "terrorismo psicologico", da che parte sta la manipolazione del mondo? Le risposte sono tutte ben evidenti nella storia del Novecento e nella vasta produzione di memorie, saggi, romanzi, documentari, film di ogni tipo pubblicati in Europa (e non solo) nel corso del Novecento. Per cominciare propongo la lettura o rilettura di un libro poco ricordato di Karl Krauss La terza notte di Valpurga, che riunisce gli articoli che pubblicò sulla propria rivista poco dopo la vittoria (elettorale) di Hitler e l'avvio accelerato del Terzo Reich, che devastò il mondo intero con il pretesto di scardinare il gran "complotto" organizzato dai poteri forti. demo-giudaico-plutocratici. E' una ri/lettura illuminante (del resto il titolo della rivista era "La Fiaccola") per capire da che parte stesse nel 1933 il "terrorismo psicologico", quanto sia stata penetrante la "manipolazione" che accecò l'intero popolo tedesco, che aderì in massa a tutte le ideologie più devastanti elaborate dal Nazismo. Poi (ma solo dopo la lettura di Krauss) propongo di vedere con sguardo riflessivo Germania anno zero di Roberto Rossellini, che più di ogni altro film ha descritto, senza nulla mascherare, le conseguenze tragiche di quella "manipolazione" per lo stesso popolo tedesco dopo la fine del Terzo Reich. Quando si aprirono i cancelli dei campi di sterminio con ogni orrore non più nascondibile, quando in ogni città, in ogni stato del continente si contavano i milioni di morti civili e militari,quando la Germania era di fatto rasa al suolo, privata di tutto e della propria dignità, tutto fu chiaro.

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11 settembre 2021

In libreria

 Luca Rastello
Uno sguardo tagliente. Articoli e Reportage 1986-2015,
Chiarelettere, Milano,  2021, pp. 420.

Descrizione
I reportage di viaggio (con una predilezione per il Sudamerica e per l'Asiacentrale), la letteratura in generale e quella ceca in particolare, il narcotraffico internazionale e i suoi attori, la guerra nella ex Jugoslavia, le luci e le tenebre di Torino, emblema di un paese intero, i migranti, il Tav, i movimenti anarchici. E poi una galleria di persone, sempre "irregolari" ed eccentriche rispetto ai protagonisti dei racconti mainstream. Trent'anni di vita e di lavoro dedicati a capire le trame e le pieghe del mondo, a cavallo di due secoli. «Fate ogni giorno qualcosa che vi spaventi» è una frase di Kurt Vonnegut molto amata da Rastello, che fa da sfondo a tutta la sua produzione giornalistica e anche letteraria, qui
raccolta attraverso una selezione di articoli e reportage. Rastello non ha paura di inoltrarsi là dove la realtà è più contrastata o addirittura tragica, come se - scrive Morbello nella prefazione - si preoccupasse sempre di «trovare il punto di massimo attrito» sia quando parla della sua città, Torino, squassata da una profonda trasformazione dopo l'effimero rilancio delle Olimpiadi invernali, sia quando ci porta in qualche paese sperduto dell'Asia centrale o in Amazzonia, tra popoli in guerra e in povertà. Nessuna conciliazione o effetto edulcorante: i viaggi
in Bosnia centrale in tempo di guerra, gli antagonisti della Val di Susa e il fantasma dell'alta velocità, le torture a due passi da casa nel carcere di Asti, l'orrore del male colto in un pluriomicida (Donato Bilancia) - senza che mai il giudizio faccia velo sulla presa della realtà - sono offerti non come verità oggettive ma come altrettanti sguardi in cui prima di tutto è dichiarato il punto di osservazione. Per questo il racconto che l'autore ci propone richiede sempre uno sforzo di adesione, o magari di contrapposizione. Come dire: «Tu, lettore, da che parte stai? Io sto qui». Il suo è sempre un situarsi dalla parte più complicata, non per assumere una postura data a priori ma perché i fatti e le persone di per sé sono solcati da luci e tenebre, e perché è «impossibile mettersi in regola con l'ordine del mondo»: eppure ciò non vuol dire rinunciare ad avere uno sguardo ironico e divertito sulle cose, come quello che Rastello ha mantenuto anche nella malattia.

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01 settembre 2021

In libreria

 Stefania Maurizi 
Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks
Prefazione di Ken Loach
Chiarelettere, Milano, 2021. pp. 388.

Descrizione
Nella cella di una delle più famigerate prigioni di massima sicurezza del Regno Unito, un uomo lotta contro alcune delle più potenti istituzioni della Terra che da oltre un decennio lo vogliono distruggere. Non è un criminale, è un giornalista. Si chiama Julian Assange e ha fondato WikiLeaks, un'organizzazione che ha profondamente cambiato il modo di fare informazione nel XXI secolo, sfruttando le risorse della rete e violando in maniera sistematica il segreto di Stato quando questo viene usato non per proteggere la sicurezza e l'incolumità dei cittadini ma per nascondere crimini e garantire l'impunità ai potenti. Non poteva farla franca, doveva essere punito e soprattutto andava fermato. Infatti da oltre dieci anni vive prigioniero, prima ai domiciliari, poi nella stanza di un'ambasciata, infine in galera. È possibile che a un certo punto venga liberato, oppure rimarrà in prigione in attesa di una sentenza di estradizione negli Stati Uniti e poi finirà sepolto per sempre in un carcere americano. Con lui rischiano tutti i giornalisti della sua organizzazione. L'obiettivo è distruggerli e farlo in modo plateale. Stefania Maurizi è l'unica giornalista che ha lavorato fin dall'inizio, per il suo giornale, su tutti i documenti segreti di WikiLeaks, a stretto contatto con Julian Assange, incontrandolo molte volte. Ha contribuito in maniera decisiva alla ricerca della verità, citando in giudizio quattro governi - gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Svezia e l'Australia - per accedere ai documenti del caso. Gli abusi e le irregolarità emersi da questo lavoro d'inchiesta sono entrati nella battaglia legale tuttora in corso per la liberazione del fondatore di WikiLeaks. In queste pagine ripercorre tutta la vicenda, con documenti inediti. 


27 agosto 2021

In libreria

 Irene Vallejo 
Papyrus: L’infinito in un giunco 
Bompiani, Milano, 2021, pp. 556. 

Descrizione
Questo è un libro sulla storia dei libri: libri di fumo, di pietra, di argilla, di giunchi, di seta, di pelle, di alberi e, ultimi arrivati, di plastica e di luce. Ma è anche un libro di viaggio che percorrendo le rotte del mondo antico fa tappa tra i canneti di papiro lungo il Nilo, sui campi di battaglia di Alessandro, tra le stanze dei palazzi di Cleopatra, nella Villa dei papiri di Pompei prima dell’eruzione del Vesuvio, sul luogo del delitto di Ipazia, e poi nelle scuole più antiche dove si insegnava l’alfabeto, nelle prime librerie e nei laboratori di copiatura manoscritta, fino ad arrivare davanti ai roghi dove sono stati bruciati i libri proibiti, ai gulag, all’incendio della biblioteca di Sarajevo e ai sotterranei labirintici di Oxford.

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09 agosto 2021

Storia migrante

“[...] è stato tutto troppo veloce per capirci qualcosa e noi abbiamo dovuto essere vecchi e nuovi".
Marco Balzano
Quelli di Marco Balzano sono romanzi che sfiorano l'inchiesta giornalistica, utili per comprendere il fenomeno migratorio puntando la lente su storie singole di pochi personaggi, come nel caso de Il figlio del figlio. Il romanzo è una storia migrante tutta italiana, che mette in gioco il nonno (analfabeta, ricco della saggezza dei contadini del meridione), il padre (diplomato e pronto ad appropriarsi dei benefici del boom economico) e il figlio (laureato in Lettere e precario in attesa del posto di ruolo nella scuola pubblica). Ma è proprio il nipote "milanese" che ripercorre la fatica dell'emigrante dal mare della Puglia a Milano nell'intreccio di tre generazioni, la perdita lenta delle radici e la ricerca faticosa di un nuovo radicamento da consegnare ai figli che nasceranno al nord, senza più conoscere il dialetto e i profumi del sud. Non a caso nel suo ultimo romanzo Balzano sposta lo sguardo verso le nuove storie complesse dei migranti, dall'est europeo all'Italia (cfr. Quando tornerò. Einaudi, 2021)
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Marco Balzano
Il figlio del figlio
Sellerio, Palermo, 2016, pp. 200.

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02 agosto 2021

In libreria

 Rob Brotherton 
Menti sospettose. Perchè siamo tutti complottisti
Bollati Boringhieri, Milano, 2021 pp. 320 (prima edizione italiana 2017).
Descrizione
Loro cercano di controllarci. Ci fanno credere che viviamo in società libere e democratiche e che siamo i padroni del nostro destino, ma non è così, lo sappiamo bene. Ci nascondono la verità. Basta grattare sotto la superficie: l’omicidio di Kennedy, i vaccini, l’11 settembre, gli UFO, le scie chimiche, l’uomo sulla Luna, Bin Laden, i massoni, Lady D, gli Illuminati, Elvis Presley, il Nuovo Ordine Mondiale, i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, i rettiliani... Ovunque si guardi è evidente che c’è un piano colossale per manipolarci. Cosa si nasconde dietro le più articolate teorie del complotto e, soprattutto, chi sono i complottisti e come è possibile che così tante persone possano credere anche alle più ardite e immaginarie speculazioni? Rob Brotherton, che da anni studia come funziona la «mentalità complottista», analizza in questo libro, accattivante, ironico, e anche un po’ inquietante, i motivi per cui le nostre menti ci inducono tanto spesso a credere a cose implausibili, non provate e, soprattutto, in nessun modo provabili. Il fatto è che queste storie si adeguano perfettamente a certi circuiti mentali che – volenti o nolenti – tutti noi ci portiamo dentro, confortando le nostre paure più profonde, i nostri desideri più nascosti e il nostro stesso modo di interpretare il mondo. La psicologia del complotto è affascinante e svela molto su noi stessi e su come sono costruite le nostre menti. I complottismi non sono aberrazioni psichiche di pericolosi sociopatici, sono il prodotto del funzionamento del nostro cervello e la radice stessa del verbo «credere». Magari saranno in pochi a credere che il presidente degli Stati Uniti sia un mutaforma rettiliano (ma certamente sono più di quanti vorremmo che fossero!), ma sono ancora milioni (e continuano a crescere) coloro che credono alla correlazione tra autismo e vaccini (è dimostrato chiaramente che non ci sia, tanto per essere chiari). Dopo aver letto Menti sospettose saremo sorpresi nel riconoscere come sia facile cedere alla narrazione complottista ma avremo ben chiaro come sia possibile sfuggirvi. È vero che i complotti nel mondo talvolta esistono, più spesso però è meglio essere prudenti e fare attenzione a cosa scegliamo di credere perché, alla fine, potremmo scoprire che i complottisti siamo noi.


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19 luglio 2021

In libreria

Silvia Resta
Il giornalista partigiano. 
Conversazioni sul giornalismo con Massimo Rendina,
All Around, Roma,2021, pp. 160. 
Descrizione
Massimo Rendina, esponente della Resistenza e giornalista (Venezia, 4 gennaio 1920 – Roma, 8 febbraio 2015). 
Un’analisi senza sconti sullo stato del giornalismo italiano e sul sogno – naufragato in parte ­– di chi ha combattuto nella Resistenza per una stampa libera e indipendente. Dalla mancanza di un editore puro al controllo della politica, dalle pressioni dei gruppi di potere al conflitto di interessi: perché in Italia l’informazione soffre di un deficit di libertà. Un testamento sul mestiere di giornalista e sul suo ruolo di servizio pubblico, lasciato da uno degli eroi della Resistenza che fu primo direttore del telegiornale della Raie ne fu cacciato per disubbidienza alla politica.

*Link alla Prefazione 

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15 luglio 2021

"Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire"
Alda Merini

Nella nostra contemporaneità logorroica si è persa la ricchezza del lessico, come evidenziava negli ultimi anni Tullio De Mauro. Di anno in anno centinaia di parole, verbi, avverbi escono dall'uso corrente della lingua, che si riduce a pochi codici di comunicazione sempre ripetitivi (e sistematicamente mescolati all'uso esorbitante di termini volgari, rozzi e inutili) che tutto riduce a "o con me /o contro di me", io sono il vero assoluto / tu sei il falso" o quel "Si vergogni" che dovrebbe stroncare l'avversario e zittirlo per sempre. In questo modo si macinano opinioni nella macchina del consenso trasformandole in verità da vendere al gran supermercato dei talk e dei social. Qui dopo poche battute salta fuori l'ingiuria, ovvero lo specchio più evidente di questa incapacità di argomentare con intelligenza e con la disponibilità all'ascolto dell'altro. L'insulto sovrasta tutto, è la replica piùsbrigativa, che sbarra le porte a ogni opportunità di approfondimento. Invece la società complessa nella quale in ogni parte del mondo viviamo richiederebbe il più ampio recupero del "lessico corrente" per esprimere in tutte le sfumature vicende e contesti, emozioni e insofferenze, per confrontare posizioni controverse al fine di trovare un compromesso lucido e costruttivo.
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10 luglio 2021

In libreria

 
 Morena Corradi, Silvia Valisa (a cura di)
La carta veloce. Figure, Temi e politiche del giornalismo italiano dell'Ottocento
FrancoAngeli, Milano, 2021, pp. 250
Descrizione
La scrittura periodica non è tra le prime componenti che vengono in mente quando si pensa al secolo che ci ha fatti; eppure l'Ottocento non sarebbe stato lo stesso senza la presenza di gazzette, giornali e riviste nel contesto pre e postunitario, e il fascino che la "carta veloce" ha esercitato sul pubblico italiano. Strumento di dialogo intermediale transnazionale, i periodici emergono come veicoli di informazione e di acculturazione nei decenni centrali del secolo, e si affermano dopo l'Unità come punti di riferimento nella formazione di lettori e lettrici di specifiche comunità immaginate. Questo volume riflette sul giornalismo italiano a partire da una serie di interrogativi: chi è il pubblico dei periodici nell'Ottocento? Qual è il ruolo di giornali e riviste nella formazione della cultura moderna? Quale il rapporto tra istituzioni, potere politico e giornali? E ancora, in che modo l'evoluzione della professione del giornalista può essere approfondita dallo studio di figure meno note, come Giuditta Lampugnani e Camillo Cima a Milano, o Vincenzo Torelli a Napoli? Infine, in che modo il pensare l'Ottocento da momenti storici diversi ci consente di parlarne in modi nuovi, di tracciare linee guida e percorsi inediti, anche grazie al contesto digitale.
Indice del libro
Morena Corradi, Silvia Valisa, Introduzione
Loredana Palma, Un giornalista dimenticato della Napoli preunitaria: Vincenzo Torelli
Patrizia Landi, Novità per un pubblico nuovo. Periodici femminili e umoristici a Milano prima dell'Unità
Massimo Castellozzi, Dall'"Uomo di Pietra" al "Gazzettino rosa": "La Frusta" di Antonio Picozzi
Morena Corradi, Il giornalismo di Achille Bizzoni e Leone Fortis: paradigmi e sfide di una nuova professione nell'Italia unita
Bianca Maria Antolini, Il "Giornale della Società del Quartetto di Milano" (1864-1865): un episodio del giornalismo musicale nell'Italia unita
Alessandra Palidda, L'impresario editore e l'editore impresario: Edoardo Sonzogno e "Il Teatro illustrato" (1880-1892)
Maurizio Punzo, Un "faro" per il socialismo. I primi dieci anni della "Critica Sociale"
Sara Boezio, Un "Bilancio del Secolo XIX": resoconti fi n de siècle ne "La Vita Internazionale - Rassegna quindicinale politica, scientifica e letteraria di Ernesto Teodoro Moneta
Silvia Valisa, Un secolo dopo l'altro: i periodici ottocenteschi e la conservazione digitale
Principali repositori digitali (aggregatori o iniziative di digitalizzazione)
Indice delle riviste periodiche ottocentesche
Indice dei nomi
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05 luglio 2021

In libreria

 Fabrizio Lomonaco
 Il "commercio" delle idee
 Contributi allo studio di periodici europei di Sei-Settecento

FrancoAngeli, Milano, 2021, pp. 158.

Descrizione
Questi contributi allo studio degli "Acta Eruditorun Lipsiensium", delle "Bibliothèques" di Le Clerc e della "Bibliothèque raisonnée" documentano la storia e la circolazione delle idee nell'Europa moderna e nella Napoli europea dell'età di Vico. Gli articles e le segnalazioni dei Mencke, di Leibniz e Muratori, di Le Clerc e Vico, di Bayle e Barbeyrac trattano di opere consultate anche in manoscritto o in bozza di stampa con la volontà di costruire un "sistema" di informazione e di comunicazione intorno a temi di erudizione e filologia, di esegesi biblica, razionalismo rimostrante ed empirismo, di matematica e calcolo infinitesimale, di cristianesimo universale e tolleranza civile ed ecclesiastica, di filosofia e probabilismo giuridico, di pirronismo storico e scienza nuova della storia. A tal fine l'intervento del "giornalista", il suo stesso giudizio critico si esprimono già nella scelta ragionata dei testi, riproducendone ampie parti e collocando il proprio commento critico all'inizio e alla fine dell'"estratto" non senza coinvolgere anche altre forme di scrittura, in primis gli epistolari pubblici e privati.
Indice del volume
Premessa
Note su filologia e filosofia
Gli "Acta eruditorum" e la cultura italiana
Le "Bibliothèques" di Le Clerc nell'età di Vico
Jean Barbeyrac e il "pirronismo storico" nella "Bibliothèque raisonnée"
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01 luglio 2021

In libreria

 Erin Mayer
La mappa delle culture. 
Come le persone pensano, lavorano e comunicano nei vari paesi
ROI edizioni, Milano, 2021, pp. 270. 

Descrizione
Qual è lo stile manageriale più adatto per una società danese? Come si dovrebbero dare dei feedback a un collaboratore americano? Qual è il processo decisionale tipico di un'azienda giapponese? Nel mondo globalizzato di oggi, in cui Internet e la tecnologia hanno azzerato le distanze, e in cui quasi tutti ci troviamo a confrontarci quotidianamente con un mercato lavorativo internazionale, dobbiamo fare sempre più spesso i conti con questo tipo di domande. Oggi la più grande sfida, sia per il dirigente di una multinazionale con sedi in diversi continenti sia per il piccolo professionista che lavora online con clienti sparsi per il mondo, è quella di riconoscere e sapersi confrontare con le diverse culture delle persone con cui ci si trova a interagire. In un viaggio che tocca gli elementi chiave di differenziazione, Erin Meyer, professoressa specializzata nello studio delle differenze culturali e della loro conciliazione per la cooperazione in ambito lavorativo, risponde proprio a questi quesiti. E traccia una mappa dettagliata delle culture dei diversi Paesi, fornendo preziosi consigli su come adottare le tecniche più efficaci nella comunicazione e nelle interazioni all'interno di ambienti multiculturali.

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23 giugno 2021

Libertà d' informazione

"La libertà d'informazione sarà sempre molto relativa: implicherà sempre la costante ricerca di un equilibrio instabile tra le necessità d' ordine sociale, le imprese dei padroni del potere favorite dal perfezionamento delle tecniche, e le forze della libertà. Ma tutto dobbiamo fare per raggiungere questo equilibrio: poichè la posta in gioco è un diritto fondamentale dell' uomo, il diritto d'informarsi e di esprimersi, il diritto d' essere uomo che conosce e fa conoscere".
Fernand Terrou

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18 giugno 2021

Letture tendenziose

 "Cercate sempre i libri che vi tormentano; cioè che vi conducono avanti, i libri che vi gettano lo scrupolo di coscienza: questi sono i libri, i libri non di fede accertata ma di fede incerta."  Franco Antonicelli

Questo testo, ora pubblicato in formato e-book merita davvero una segnalazione per l'originalità dei percorsi di lettura che Franco Antonicelli propose al momento di costituire una biblioteca per i portuali di Livorno. Antonicelli non segnala autori e libri "facili" ma libri ad alta tensione etica e politica spaziando dalla storia all'attualità, dalla narrativa alla poesia fino alla "Lettera ad una Professoressa" firmata dagli allievi di Don Lorenza Milani e lì trovi tutto il filo del progetto alla base di quella biblioteca, pensata come luogo di "alta formazione", da frequentare nel tempo libero dal lavoro pesante degli operatori del porto. Un progetto presentato al pubblico nel 1967 che appare del tutto estraneo alla nostra contemporaneità. E proprio per questo è da leggere.

mmilan



Franco Antonicelli
Le letture tendenziose
Edizioni E/O, Roma, 2021, pp.96. (formato e-book).

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