Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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17 febbraio 2022

Se la scuola ha una funzione educativa

Premesso che non solo i docenti devono sempre ben calibrare ogni parola e ben valutare il contesto, tanto più in tempi in cui in ogni ambito il linguaggio è slabbrato, intriso di espressioni volgari. Forse quel che è accaduto al liceo Righi di Roma deve essere inquadrato in un prima, un durante e un dopo per valutare senza pregiudizio i fatti. Dopo l'esplosione su tutti i media del caso a Radio24 è stata intervistata la Preside del liceo ed è saltato fuori che la studentessa nell'intervallo della ricreazione ballava sul banco con mosse poco appropriate mentre la scena era ripresa con alcuni cellulari e il video era destinato alla chat di alcune classi, come già era accaduto per altri episodi che rasentavano il cyberbullismo. Non a caso nella stessa scuola era stata istituita una commissione ad hoc. Se nel 'prima' la scena era stata quella descritta, cambia radicalmente la valutazione del fatto, senza dover criminalizzare l'insegnante, probabilmente sconcertata per quel che aveva visto con i propri occhi entrando in classe. Si è anche saputo che la stessa docente fa parte della commissione sul cyberbullismo (con buona soddisfazione degli studenti, che avevano approvato la scelta). Soprattutto dovremmo chiederci se la Scuola debba (o possa) continuare ad avere una funzione formativa della Persona nella sua interezza. Perchè a Scuola esiste una infinità di modi appropriati per fare ricrerazione in tutta allegria onorando la dignità dell'Istutizione e di tutti coloro che la frequentano o vi lavorano. Perché il contenimento del fenomeno del cyberbullismo dovrebbe partire proprio da un'aula scolastica dove si fa un uso smodato e improprio dei cellulari.
mmilan
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11 febbraio 2022

Liberare la verità

"Qual è lo scopo della conoscenza? Questo lo sappiamo: la verità. È attraverso la conoscenza che l’uomo è tenuto ad avvicinarsi alla verità. Ma perché dobbiamo cercarla, braccarla, questa verità? Dov’è e da quale nemico si nasconde? Chi rischia di mettere in pericolo svelandosi a degli sconosciuti? Esistono delle verità che, per prudenza, è meglio circondare di segreto, come accade nelle dittature? Dobbiamo batterci per liberare la verità, visto che è imprigionata. Una volta liberata, sarà la verità che, a sua volta, ci renderà liberi". 
Elie Wiesel


*Elie Wiesel, I paradigmi del sapere, "Problemi dell'informazione," 2001, 2-3, p. 127.

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10 febbraio 2022

Fare ordine nella testa



Meglio parlare perché gli errori perdono importanza.
E invece per scrivere devi fare prima fare ordine nella testa”*



In una inchiesta a puntate che "la Repubblica" dedica alla polemica nata per le 2 prove scritte previste per l'esame di maturità, uno degli studenti intervistati non avrebbe potuto definire con più chiarezza l'utilità e le finalità della scrittura: "fare ordine nella testa". Infatti per scrivere, anche la frase più breve, è necessario pensare in modo compiuto, scegliere vocaboli e verbi appropriati e rispettare le regole della grammatica, della sintassi e della punteggiatura (di rilevanza non secondaria). In una parola la scrittura insegna a diventare persone riflessive.


*cfr. Paolo di Paolo, "La Repubblica", 9.2.2022, pp.20-21.
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08 febbraio 2022

In libreria


Gianluca Borzoni - Barbara Onnis - Christian Rossi
Beyond the Fake News
Governments, Press and Disinformation through International History
FrancoAngeli, Milano, Milano, 2021, pp. 266  
Descrizione
Questo libro rappresenta il principale risultato di un progetto di ricerca multidisciplinare, avviato nel 2018 e finanziato dalla Regione Sardegna, volto a indagare l'impatto delle fake news e della disinformazione sull'opinione pubblica, sui governi e sulle relazioni internazionali in ambito europeo, americano e asiatico contesti. Il fenomeno delle fake news non è nuovo, ma le tecnologie attuali hanno contribuito ad ampliarne sia la portata che la diffusione, influenzando l'opinione pubblica e il funzionamento del processo democratico. In particolare, l'avvento di Internet e l'inizio della nuova era dei social network hanno caricato la diplomazia culturale e la politica dei media dei governi con nuove sfide e con la necessità di adottare quadri giuridici e attuare strategie per affrontare le fake news. L'uso di casi studio aiuterà i lettori a comprendere meglio gli impatti e gli esiti sia sulle politiche interne che sulle relazioni internazionali, nel corso della storia e con riferimento ai diversi contesti politici.

*Link all' Indice del libro.


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07 gennaio 2022

Dott. John Prentice / Jacopo Ortis



Il 6 gennaio, nel giorno in cui è morto l'attore Sidney Poitier la7 ha modificato il palinsesto con la riproposta di Indovina chi viene a cena? (1967, regia di Stanley Kramer). Si poteva cambiare canale per un film visto e rivisto mille volte, ogni volta con sguardo nuovo? Ieri sera ho scoperto che quel confronto tra il padre postino e il figlio John Prentice, medico affermato (per me nodo centrale di tutto il dibattito sul problema razziale) è il replay di quel dialogo tra Jacopo Ortis e l'anziano poeta Giuseppe Parini a Milano nel romanzo epistolare di Ugo Foscolo Ultime lettere di Jacopo Ortis (1802)*.
Nel ricordo di Foscolo il Parini è "il personaggio più dignitoso e più eloquente ch’io m’abbia mai conosciuto"... Ortis ascolta le parole del Poeta, definitivamente rassegnato alla irreversibilità del sistema politico esistente, con tutte le sue distorsioni ben evidenti. Il giovane Ortis/Foscolo ascolta con devota attenzione ogni parola ma poi scrive "Allora io guardai nel passato – allora io mi voltava avidamente al futuro," perchè nel futuro sarà il mondo nuovo.
E nel film che cosa risponde il giovane medico di colore al padre, certo che non si possa sfidare l'intera società americana fondata sul primato dei bianchi e l'emarginazione dei neri? Il dott. Prentice (nero americano del 1967) con tutta la sua determinazione replica che il mondo nuovo è là fuori e ora tocca a me/a noi dargli forma, anche sposando una donna bianca.

*Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis (prima edizione 1802). Per il dialogo tra Parini e Foscolo cfr. l'edizione digitale in liberliber.it, pp. 133-134 (lettera 4.12. 1798).
mmilan
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16 dicembre 2021

Genova in libreria

 Riccardo Speciale - Renato Venturelli
Il Fascino della Parola  
Il teatro di prosa in Liguria: spazi, compagnie, progetti
Erga edizioni, Genova, 2021, pp. 276.
Descrizione
Qual è la situazione attuale del teatro in Liguria? Quali gli spazi, le compagnie, i progetti? Il Fascino della Parola - Il teatro di prosa in Liguria è una guida al teatro ligure di oggi, realizzata per i professionisti del settore ma soprattutto per il pubblico, per gli spettatori che vengono così ad avere un quadro completo sia degli spazi teatrali sia della storia e degli obiettivi degli artisti che vi rappresentano i loro spettacoli. Nella sezione “i teatri” viene realizzato un censimento delle sale teatrali esistenti sul territorio, comprese quelle inagibili ma che attendono un doveroso restauro. Si passa così dai teatri storici di più antica tradizione, come il raffinato Teatro della Villa Brignole Sale a Voltri o il Sacco-Colombo di Savona, fino alle costruzioni più recenti, come l’Ariston di Sanremo, il Teatro della Corte e il Teatro della Tosse di Genova, il Gassman di Borgio Verezzi, le Officine Solimano di Savona o il Teatrino di Portofino, uno dei più piccoli d’Italia, legato a Giorgio Strehler. O il teatro costruito dagli stessi detenuti all’interno del carcere di Marassi. In mezzo, i grandi teatri storici disposti lungo tutto il territorio ligure: dal Chiabrera di Savona agli Impavidi di Sarzana, dal Modena di Sampierdarena al Sivori di Finale Ligure, dal Cavour di Imperia al Comunale di Ventimiglia, dal Sociale di Camogli al Cantero di Chiavari, al Dianese di Diano Marina. Tutti teatri che hanno una storia profondamente radicata in quella della Liguria, senza contare le numerose sale ricavate in strutture parrocchiali, che da almeno un secolo portano avanti il lavoro in profondità di filodrammatiche e gruppi amatoriali, ma che sono ormai pienamente entrate nel circuito professionale. E siccome alcune sale sono al momento chiuse per motivi di agibilità, il volume costituisce anche una mappa dei luoghi da restaurare e riattivare. Una sezione è dedicata alle “compagnie” di prosa attive sul territorio. È compreso anche il teatro dialettale e di figura, con marionette e burattini.
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13 dicembre 2021

E' stata la mano di Dio


E' stata la mano di Dio
è u
n film sconsolato e sconsolante. Credo di aver capito che nel film di Paolo Sorrentino (orfano dall'età dell'adolescenza) ci sia la metafora della storia di Napoli (neppure la più recente). Il ritratto della città è brutale, mai sprezzante, in cui quasi tutti perdono o sono destinati a perdere. In ogni scena si vede e respira una inconsapevole miseria morale che avrebbe bisogno di interventi straordinari in ogni ambito (l'istruzione soprattutto) ma, c'è chi investe una cifra astronomica per consegnare alla Città il "sogno Maradona", con scandalo di nessuno. Il sogno arriva, come se arrivasse "la mano di Dio" ... ma anche Maradona si perderà tra droga e adiacenze alla camorra. Alla fine, se ti vuoi salvare, devi cercare di organizzare il tuo futuro altrove, magari a Roma, dove forse diventerai un regista da Oscar, con tutta la tua storia di 'migrante in fuga' dentro il cuore; se resterai sarai intrappolato (come il fratello di Fabio) in quel mix di apparente allegria e tanta desolazione in ogni angolo. La chiave di lettura arriva con i titoli di coda ritmati dalla canzone di Pino Daniele Napule è, da leggere come la risposta/promessa ad una delle ultime battute del film "Non ti disunire". Non basta il gol del Maradona di turno, anzi probabilmente è l'ennesima beffa per una Città di sorprendente umanità perché "Napule è mille culture / Napule è mille paure". Napule è la colla che manterrà unite le tessere della tua esistenza a Roma, a Venezia o a Hollywood. 
mmilan
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12 dicembre 2021

In libreria

 Giovanni Mari
La propaganda nell'abisso. Goebbels e il giornale nel bunker
Lindau, Torino, 2021, pp. 296.
Descrizione
Fino a dove può spingersi la propaganda politica? A quali manipolazioni e menzogne può ricorrere per tentare di travolgere l’opinione pubblica? A quale tasso di dissociazione dalla realtà può arrivare la sua narrazione e fino a che punto può distorcere l’obiettivo finale? Se ogni totalitarismo porta la propaganda all’estremo livello di tensione, il regime nazista ne fece un uso assoluto. Prima e dopo la conquista del potere, durante la guerra, e pure nelle sue tragiche battute finali. Nella Berlino in fiamme dell’aprile 1945, assediata dalle truppe dell’Armata Rossa, con il Terzo Reich ridotto a un nodo di strade, la macchina propagandistica di Joseph Goebbels, seppellito nel bunker sotto la Nuova Cancelleria, insiste con il suo canto di veleno. Lo fa attraverso l’ultimo giornale del regime, il «Panzerbär» («l’orso corazzato»), distribuito a mano e gratuitamente, quando ormai tutto è perduto e solo la paranoia di Hitler intravede un futuro diverso. Pubblicato dal 22 al 29 aprile 1945 nella voragine creata dalle granate e in mezzo al frastuono dei carri armati sovietici, racconta una realtà della guerra completamente falsificata, incitando i berlinesi a un’estrema e impossibile resistenza e condannandoli a un infimo e scontato sacrificio. Mari ricostruisce e indaga l’intera vicenda di questo foglio propagandistico per valutarne il significato, il linguaggio, le caratteristiche meramente giornalistiche e il suo impatto sull’opinione pubblica, mettendo sistematicamente a confronto realtà e narrazione. Nel volume sono anche riprodotti per la prima volta tutti gli otto numeri del giornale – compreso il primo, quasi introvabile – e sono pubblicate le traduzioni dei principali articoli. 
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02 dicembre 2021

Scrittura e libertà

 "Se vuoi affrontare questioni complesse hai bisogno della parola scritta. E io mi riferisco sia alla riflessione intellettuale sia all’elaborazione del tuo vissuto personale. La scrittura è un formidabile strumento di libertà: chi scrive è proiettato in una dimensione di invenzione permanente. La scuola insegna a tutti questa capacità di padroneggiare idee e sentimenti, che poi porterà ad occupare ruoli medi e alti nella società e ad avere una vita abbastanza sofisticata. Se noi neghiamo alla scuola questa funzione, di cui la prova scritta alla maturità è il simbolo più potente, certifichiamo una cosa orribile: che la capacità di scrivere e quindi di leggere sarà patrimonio solo di chi se la ritrova in famiglia. La società può delegare alle famiglie uno strumento così importante?".
Andrea Graziosi  

*Simonetta Fiori, Ridiamo fiducia alla maturità, La Repubblica, 2.12.2021 (intervista  a Andrea Graziosi).

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27 novembre 2021

In libreria


"Detta in parole semplici: non siamo più noi a scegliere da dove attingere alle notizie, ma sono gli algoritmi a decidere al nostro posto. Oggi il 54,5% dell’utenza, secondo il Rapporto sul consumo di informazione di AgCom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), accede all’informazione online prevalentemente attraverso i social network e i motori di ricerca. Ed è qua che si annida una pericolosa insidia. Perche´ nel momento in cui un motore di ricerca o una piattaforma social decidono per noi, l’algoritmo ci proporrà informazioni e opinioni considerate più in linea con i nostri « gusti » e le nostre aspettative. Un processo che finisce per alterare la nostra percezione della realtà, rappresentandola ai nostri occhi in modo parziale e rafforzando i nostri pregiudizi. Disinformazione, bufale, post-verità, clickbait, overloading information, infodemia, fonti algoritmiche: sono queste le ombre che si allungano ogni giorno di più sul nostro diritto a essere informati. A queste si uniscono no il potere discrezionale delle piattaforme, la crisi del giornalismo, la notizia trasformata in prodotto, la manipolazione di regime, la gestione del potere politico attraverso i social network, la propaganda prodotta da una campagna elettorale non-stop, il complottismo. (Matteo Grandi, 2021, pp. 12-13)


Matteo Grandi 
"La verità non ci piace abbastanza. 
Il virus della disinformazione fra bufale, web e giornali
Longanesi, Milano, 2021, pp. 288. 
Descrizione
Oggi la disinformazione è un mostro tentacolare che si allarga a macchia d’olio e che può contare su una rete di fiancheggiatori, più o meno consapevoli, molto nutrita. Dalla politica che ha scelto le fake news come nuova forma di propaganda, al giornalismo tradizionale che, travolto dalle nuove tecnologie e dalla competizione con le dinamiche del web, sta rincorrendo sensazionalismo e clic spesso a scapito della veridicità e della qualità delle notizie, fino all’enorme potere di mediazione delle piattaforme, nuovi arbitri (interessati) della verità. Ne parla nel suo nuovo saggio, edito da Longanesi, Matteo Grandi, giornalista e autore televisivo (e di testi musicali), molto attivo sui social.
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26 novembre 2021

L'Università

"[...] Per l'Università non esiste solo il mercato. Esiste la società, la società civile, nel suo complesso e nelle sue articolazioni. Esistono domande di ricerca non economiche in senso stretto, ma meritevoli di essere perseguite. C'è la competizione ma anche la solidarietà. Esistono le tecniche, le professionalità, ma anche la cultura."
Prof. Lorenzo Caselli


*L Caselli, "La Repubblica-Il Lavoro", 25.11.2021, p. 11.
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09 novembre 2021

In libreria

Gian Carlo Ferretti
L’altra Italia del “Politecnico” di Vittorini attraverso la posta dei lettori
Interlinea, Novara, 2021, pp. 116.
Descrizione
Chi leggeva “Il Politecnico” di Elio Vittorini? Quale Italia emerge oggi dalle lettere inviate al giornale garibaldino, segnato dai rossi di Albe Steiner, nel 1945-1947? Dopo tanto silenzio il saggio di Gian Carlo Ferretti offre un’immagine nuova e antistituzionale del dopoguerra anche con l’apporto di carte d’archivio. Scopriamo così lettori e lettrici, intellettuali e operai, che scrivono alla rivista e dibattono spesso con posizioni sorprendenti, più avanzate del periodico e degli stessi movimenti laici e comunisti: su fascismo e antifascismo, divorzio e aborto, scuola e religione, pubblico e privato. Nelle pagine del “Politecnico” maturano così le nuove élite della sinistra: lettori tra i quali si ritrovano i giovani e giovanissimi Sciascia, Venturi, Bettiza, Brera, Cavallari, Ceronetti, Cini, Edoarda Masi e Ripellino.
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08 novembre 2021

Tra pandemia e infomedia

"Nel mondo digitale, non si scrivono più soltanto i messaggi, ma anche i mezzi. L'architettura dei mezzi diventa decisiva per la qualità delle comunicazioni. La responsabilità di chi lavora nei media non è soltanto quella di scrivere e ricevere messaggi socialmente costruttivi, ma anche di scrivere mezzi socialmente costruttivi. Pensando al breve termine. Ma anche pensando al lungo termine.".

Luca De Biase 


*L. De Biase, Riflessioni sull'infodemia,  29.7.2021 (testo integrale).

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07 novembre 2021

In libreria

 Milly Buonanno e Franca Faccioli (a cura di) 
Genere e Media: non solo immagini. 
Soggetti, politiche, rappresentazioni,
Franco Angeli, Milano, 2020, pp. 234

Descrizione

Il volume presenta i nuovi orientamenti di indagine dell'Unità di ricerca GEMMA (GEnder and Media MAtters) istituita presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza-Università di Roma. All'origine di GEMMA è la consapevolezza della crescente complessità del nesso 'genere e media' nella società contemporanea, in cui si osserva e si sperimenta sia una profonda trasformazione dello scenario mediale, sia una diffusa problematizzazione dell'assunto a lungo indiscusso del 'binarismo di genere'. Nonostante i mezzi di comunicazione abbiano esercitato da sempre una funzione di rappresentazione delle identità di genere, lungo un intervallo compreso tra gli estremi della messa in scena e quelli della stereotipizzazione, oggi l'espansione del contesto mediale e la sua declinazione contemporaneamente individuale e di massa implicano l'elaborazione di nuove prospettive di studio e di ricerca. Il libro intende fornire una pluralità di spunti di riflessione, riconducibili a piattaforme e a pratiche comunicative differenti: dalla televisione alla pubblicità, dalla comunicazione pubblica ai consumi culturali, fino alla Rete, ai Social Media e ai Social Network Sites, i diversi contributi qui raccolti mettono a fuoco le forme di agency dispiegate da individui, gruppi e istituzioni nei processi di creazione, diffusione e consumo di immagini di genere nei testi mediali. Il primario intento di lettura e interpretazione del presente, perseguito dal gruppo di ricerca, non esclude l'esercizio di uno sguardo retrospettivo; così come l'adesione a prospettive e strumenti dei feminist media studies non preclude il ricorso agli apporti fruttuosi della sociologia.

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06 novembre 2021

In libreria

Sandro Gerbi 
La voce d'oro di Mussolini. 
Storia di Lisa Sergio, la donna che visse tre volte
Neri Pozza, Milano, 2021, pp. 224.
Descrizione
Chi era l'elegante figurina che la sera del 9 maggio 1936, dai gradini più alti del Vittoriano, trasmetteva in inglese il famoso discorso di Mussolini sulla conquista dell'Impero? Si chiamava Lisa Sergio (1905-1989) e stava vivendo la sua prima incarnazione: quella della «fervente fascista», nota all'estero come la «voce d'oro» di Roma. Giornalista fiorentina plurilingue, di madre americana e padre napoletano, nel 1937 fu licenziata dal ministero della Propaganda forse perchè sospettata di mormorare contro il regime o più probabilmente perché ritenuta troppo loquace circa una sua breve relazione con il genero del duce Galeazzo Ciano. Protetta da Guglielmo Marconi, approdò negli Stati Uniti nel 1937 e ricominciò una brillante carriera radiofonica all'insegna della democrazia americana: ecco la sua seconda vita. Dopo la guerra però, ottenuta la nazionalità statunitense, fu accusata dall'FBI di simpatie per il comunismo, allontanata dalla radio e inserita in alcune «liste nere» da seguaci del
maccartismo. Alla fine decise di trasferirsi a Washington, dove si reinventò come conferenziera. Questo libro, frutto di un trentennale scavo in archivi pubblici e privati, racconta la sua triplice, avventurosa esistenza. E cerca allo stesso tempo di ripristinare alcune verità, che lo scorrere del tempo, la concretezza dei documenti e l'ostinazione propria dei ricercatori lasciano impudentemente affiorare.
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04 novembre 2021

In libreria

 Matteo Grandi
La verità non ci piace abbastanza
l virus della disinformazione fra bufale, web e giornali
Longanesi, Milano, 2021, pp. 288.
Descrizione
Oggi la disinformazione è un mostro tentacolare che si allarga a macchia d'olio e che può contare su una rete di fiancheggiatori, più o meno consapevoli, molto nutrita. Dalla politica che ha scelto le fake news come nuova forma di propaganda, al giornalismo tradizionale che, travolto dalle nuove tecnologie e dalla competizione con le dinamiche del web, sta rincorrendo sensazionalismo e clic spesso a scapito della veridicità e della qualità delle notizie, fino all'enorme potere di mediazione delle piattaforme, nuovi arbitri (interessati) della verità. E mentre la notizia si trasforma in prodotto e come tale viene trattata, noi utenti online, già disorientati e spesso condizionati dalle fake news tradizionali, siamo portati ulteriormente fuori strada da profilazione e algoritmi che hanno la pretesa di selezionare per noi le fonti e le informazioni. Un quadro estremamente instabile in cui la pandemia e l'infodemia che ne è scaturita hanno contribuito a creare la tempesta perfetta. Eppure anche noi utenti abbiamo le nostre responsabilità. Spesso troppo pigri per approfondire, a volte troppo pieni di pregiudizi per mettere in discussione le cose che leggiamo, ci stiamo assuefacendo a una forma di informazione che proprio grazie alla rete potremmo invece testare e verificare. Se solo la verità ci stesse abbastanza a cuore.

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02 novembre 2021

In libreria

Antonio Nicita
Il mercato delle verità
Come la disinformazione minaccia la democrazia
Il Mulino, Bologna, 2021, pp. 240.

Descrizione
Perché la «questione della verità» è tornata così prepotentemente proprio nell’epoca della massima disponibilità delle informazioni? E perché servono nuove regole sul rapporto tra disinformazione e democrazia o, se si vuole, tra libertà e verità? Il dramma della pandemia e le elezioni americane del 2020 ci hanno consegnato il trionfo della disinformazione. Notizie false, distorte, emozionali si presentano a noi in modo sempre più credibile. Non siamo dunque immersi in un libero e aperto «mercato delle idee», dove la concorrenza tra le informazioni genera nuove possibilità di conoscenza e di scelta, ma precipitiamo in un paradossale «mercato delle verità», dove compriamo e vendiamo fatti verosimili, spinti da una manipolazione fondata sulle nostre preferenze. Questo libro ci propone un’analisi provocatoria e pungente, da cui emerge con urgenza il bisogno di nuove regole per riconciliare libertà d'espressione e buon funzionamento della democrazia.

*Link all'Indice del libro.

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31 ottobre 2021

La valanga dell'informazione

 "La valanga scatenata dall'informazione ad oltranza ha trasformato il giornalismo, ucciso i grandi articoli di discussione, ucciso la critica letteraria, dato ogni giorno più spazio ai dispacci, alle piccole e grandi notizie, ai processi verbali del reporter e degli intervistatori."
Emile Zola, 1888

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30 ottobre 2021

In libreria

Massimo Fini
Il giornalismo fatto in pezzi 
Marsilio, Venezia, 2021, pp. 832
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Descrizione
Trent’anni di storia d’Italia, dai Settanta al Duemila e oltre. Uno spaccato di vita e degli eventi cruciali che hanno trasformato la nostra società in senso antropologico, sociologico, psicologico e, più ampiamente, culturale. Attraverso la sua attività di cronista e di inviato Massimo Fini ci racconta storie di vita, testimonianze di uomini e donne dall’estrazione sociale e dalle esperienze più diverse, ritratti di personaggi famosi, politici ma soprattutto artisti e letterati, la cui memoria affonda spesso ancora più lontano, nel periodo fascista e della guerra. Se, come afferma Benedetto Croce, «la Storia è il passato visto con gli occhi del presente», chi legge questo libro potrà, con gli occhi dell’uomo di oggi, trovarvi cosa rimane di quelle stagioni, di quelle speranze, di quelle illusioni e delusioni. Ci sono infine alcuni reportage internazionali – e qui il giornalista si salda con lo scrittore – che nel raffronto fra culture e società a volte omologhe, altre molto diverse, ci aiutano a capire meglio qual è stato, qual è e quale potrà essere il ruolo dell’Italia in un mondo divenuto globale.

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29 ottobre 2021

Tempi pandemici

Ogni anno milioni di italiani devono compilare la dichiarazione dei redditi su moduli prestampati che comprendono anche gli spazi riguardanti la dichiarazione riguardante la destinazione dell'8/mille, ogni anno milioni di italiani sono implicitamente invitati ad indicare la loro appartenenza religiosa sottoscrivendo una delle caselle di riferimento (elencate sulla base di precisi accordi tra le Stato italiano e i vari culti, prima tra tutte la Chiesa cattolica). Personalmente, fin dalla prima volta, ho sempre considerato inaccettabile questa opzione da controfirmare nero sue bianco ritenendo che ogni posizione su una qualsiasi fede religiosa non debba riguardare lo Stato, per cui ho sempre scelto di barrare tutte le caselle, dalla prima all'ultima, tutte indistintamente negando sempre allo Stato ogni possibilità di appropriarsi di una informazione che non gli deve competere (in tal caso l'8/mille è destinato allo Stato, con qualche distinguo). Ora, di fronte a questa polemica surreale sul green pass, sarebbe utile sapere quanti "NOgreenpass" si sono percepiti come "schedati" di fronte alla compilazione del format dell'8/mille? quanti hanno ritenuto di NON dover indicare la propria appartenenza religiosa o la posizione di atei o non credenti, considerando la richiesta di questo dato una forma di intrusione ingiustificata?. E' quasi certo che nell'Italia della "incerta fede" (citando il titolo dell'indagine di R.Cipriani edita da FrancoAngeli nel 2020) nella stragrande maggioranza i contribuenti abbiano firmato la casella scelta senza porsi domande sulla legittimità di questa richiesta in uno Stato laico. Inoltre, da sempre e in molte circostanze, gli italiani si ritrovano (inconsapevolmente) a consegnare i propri dati sensibili a soggetti pubblici o a privati, sottoscrivono adesioni a ogni tipo di richiesta, al supermercato. per la strada, nel Web, senza chiedersi se le persone che hanno di fronte hanno i requisiti di legge per richiedere una firma o una serie di risposte a quesiti di tipo riservato. E tra questi ci sono anche i "NOgreenpass" che (inconsapevolmente) hanno firmato senza neppure verificare la qualità e la legittimità della richiesta. Perché ora, di fronte al Green pass, uno strumento che deve definire la reciproca e serena convivenza tra vaccinati e tamponati, emergono i cavilli della discriminazione, con sistematici parallelismi con le vere e inenarrabili discriminazioni applicate durante il nazifascismo a ebrei, rom, omossessuali e disabili, fino agli orrori dei campi di sterminio?
mmilan
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