Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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20 gennaio 2023

"La Grammatica Essenziale"

Chi apre il periodo, lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, 
alle donne e agli invalidi.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
La persona educata non sputa sul componimento.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni.
È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Ennio Flaiano

(Almanacco del Pesce d’Oro, 1960)
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08 gennaio 2023

Il teorema del "fascismo buono"



Chi continua ad insistere sul teorema del "fascismo buono" non ha mai letto il libro di Emilio Lussu La Marcia su Roma e dintorni (Einaudi) che racconta il biennio 1922-1924, giorni e mesi di violenza inaudita che non potevano certo preludere ad un "fascismo buono". Emilio Lussu è un pugno nello stomaco, soprattutto le pagine dedicate allo "sbarco" dei fascisti in Sardegna dove per "fascistizzare" la popolazione, del tutto distante da quelle idee, operarono sul territorio con una violenza estrema, uccidendo, torturando, umiliando, ricattando, di notte e di giorno e in pochi mesi, senza sconti per nessuno. Per questo ancora oggi la testimonianza di Emilio Lussu resta uno dei documenti più "sconvolgenti" tra tutti quelli che conosciamo. E anche sarebbe bene ricordare che nel 1922 la responsabilità di quella strategia di violenza era tutta dei fascisti, non condivisibile con i nazisti ancora assenti sulla scena della Storia.

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17 dicembre 2022

I Social Media

 

 "Insistere sul pericolo patologico dei social media significa essere moralisti e conservatori, perché presuppone che questi strumenti non servano a niente, se non a “distrarsi”. [...] Ma trovo che libri e articoli che insistono sul potere distrattivo e patologico dei prodotti delle aziende della Silicon Valley costituiscano un’occasione mancata per avanzare una critica affilata e progressista nei confronti di questi giganti. Ci sono molte questioni molto più importanti della dipendenza e della distrazione, per le quali dovremmo preoccuparci della pervasività di questi media. E ci sono molti bellissimi libri, alcuni anche tradotti in italiano, che ne parlano."
Tiziano Bonini


*Social media come imprese coloniali, DoppioZero.com14.12.2022
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06 dicembre 2022

Scaffale amico

 Edoardo Milan
La storia attraverso il Lunêri di Smémbar
novembre 2022, 48 pp. (formato kindle).
Descrizione
Il Lunêri di Smémbar è stato una presenza costante nelle case dei romagnoli e lo è tuttora in quelle di molti, anche se oggi, indubbiamente, non ha più l’importanza che aveva in passato, quando costituiva uno dei pochi mezzi di informazione di massa, in particolare nelle campagne. Il Lunêri mi accompagna fin dall’ infanzia, poiché in casa era una presenza costante, che si ripeteva anno dopo anno.

*link alla scheda di presentazione e all'estratto.

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01 dicembre 2022

Governare con decoro e sobrietà

"[...] Nel 1945, al ritorno dall'esilio svizzero per assumere la carica di governatore della Banca d'Italia Luigi Einaudi aveva 71 anni. Mio padre diceva che il nonno «era affamato» di rimettersi al lavoro. A quante persone è dato avere l'opportunità di mettere in pratica le conoscenze e le teorie di tutta una vita? Ma la situazione era tutt'altro che facile. La guerra aveva peggiorato le condizioni economiche, e creato un vuoto istituzionale. E nel 1948 ricevette il massimo incarico dello Stato, il primo a essere scelto dalle Camere come Presidente della nuova Repubblica italiana. Non era una carica che aveva cercato. Anzi, avendo votato per la monarchia nel referendum del 1946, si potrebbe dire che era una carica contro la quale aveva votato. E adesso era lui a rimpiazzare il Re. Il protocollo repubblicano era tutto da inventare. Non c'erano precedenti. Il personale del Quirinale era composto in molti casi da chi aveva servito il Re. Ricordo persino un autista che aveva fatto l'autista per Mussolini. E poi l'Italia era divisa. La retorica si riferiva alle bellezze del trionfo della democrazia e della Repubblica. Ma la realtà era che c'erano vincitori e vinti. E, come al solito in Italia, molte correnti. In Inghilterra la monarchia dava un senso di unità nazionale al di sopra delle liti politiche. In Italia la monarchia era stata bocciata, ma la Repubblica era da costruire. Il nonno temeva che sarebbero sorti momenti di crisi che avrebbero potuto precipitare senza una figura di riferimento nazionale al di sopra delle parti.
La prima e forse la più importante lezione imparata in questo ambiente era che «bisogna dare il buon esempio» . Sottolineo il buon esempio, perché chi occupa la massima carica dello Stato non può soltanto dare un buon esempio. Anzi, ha la responsabilità di individuare le prassi migliori da trasmettere ai concittadini e ai propri successori. Dunque deve sempre dare il buon esempio. E darlo in tutto, anche nei dettagli meno importanti. Questo abito mentale diventò una parte essenziale della nostra vita quotidiana. Non presumere mai.
La seconda lezione, «fare le cose bene anche se non sarai ringraziato» , era sempre stata una delle sue regole. Il primo sistema italiano di previdenza sociale, la Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai (Cnas), era un'assicurazione volontaria. Ben prima della guerra del 1914, il nonno pagò il suo contributo come datore di lavoro, aggiungendo anche il contributo che spettava alla donna di casa, Maria Granda. Non fu mai ringraziato; il commento lapidario della domestica riferitomi anni dopo fu infatti: «Se lo fa il professore, vuol dire che qualcosa ci guadagna».
La terza lezione è stata capire che «per trovare una soluzione bisogna accettare che la politica può talvolta interferire con una logica tecnica - e viceversa» . Una lezione maturata nelle discussioni di Trieste e delle frontiere dell'Italia con la Francia. I conflitti di territorio non si possono risolvere come fecero le potenze coloniali in Africa, tracciando linee geometriche senza riguardo per gli abitanti e le culture o persino la geografia. I maggiori esiti della mia vita diplomatica sono tutti dovuti a questa lezione.
Una quarta lezione è stata: «Presta attenzione alla tua base» . In sette anni come Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi non ha mai lasciato l'Italia, nemmeno per andare in un vicino paese europeo. Aveva viaggiato molto prima di assumere la Presidenza della Repubblica e fatto quasi due anni di esilio in Svizzera. Quando gli chiesi perché non viaggiò mai all'estero da Presidente, mi disse semplicemente che il suo dovere era di essere in Italia.
Una quinta ed essenziale lezione era «non scordare mai l'uomo comune» . L'intellettuale e l'uomo politico non hanno diritto di decidere cosa va bene per il contadino o l'operaio. «L'unica persona che sa se le scarpe gli vanno è chi le porta». Questa frase tagliente fece parte di molte nostre discussioni. Riflette una profondissima convinzione del valore individuale della persona e il rispetto che gli è dovuto al di là della condizione sociale, e senza settarismi politici. Per Luigi Einaudi l'Italia non poteva essere concepita solo in base a classi sociali, etichette politiche o titoli formali.
La lezione numero sei: «Anche noi sappiamo contare» . Un giorno a cena in famiglia al Quirinale Luigi Einaudi era soddisfattissimo. Quel giorno aveva visto Barbara Ward, scrittrice ed economista inglese diventata più tardi Lady Jackson. La Ward da poco aveva scritto un articolo che conteneva qualche calcolo sbagliato. Einaudi le aveva spiegato l'errore, la Ward lo aveva accettato. Dopo averci raccontato lo scambio disse, sereno, «anche noi sappiamo contare».
La lezione numero sette: «Le cose non sono sempre come appaiono» . Era comune durante gli anni del fascismo vedere un ritratto di Mussolini in case di contadini. Molte volte era appeso vicino alla porta di casa. Quando passavano le autorità fasciste tutto sembrava in ordine. Ma il contadino aveva messo il ritratto vicino alla porta così che, vedendolo mentre stava varcando la soglia di casa, poteva sputargli contro senza che lo sputo finisse in casa. Fra le note per il testamento, riferendosi all'azienda agricola: «Se c'è un reddito un anno, non credere che si ripeterà l'anno venturo».
Una simile ma ottava lezione sarebbe: «Evita le prime impressioni» . Un giorno gli ho portato un libro appena pubblicato che avevo letto nel corso dei miei studi a Harvard ma che lui non aveva. Non mi ricordo se glielo avevo offerto come regalo o come prova di un argomento. Credevo di avere capito che per lui i libri fossero la massima espressione della civiltà e che, circondato dai libri come era, lo avrebbe apprezzato. Lo rifiutò. Come mai? chiesi sconcertato. «Prima di comperare un libro bisogna sapere se vale o no. Io, se posso, non compro mai un libro se non 40 anni dopo la sua pubblicazione. Solo allora si saprà se vale qualcosa o no». Immaginate la mia reazione. Non avevo ancora 20 anni!
Molto difficile da mettere in pratica la nona lezione: «Non dire mai oggi qualcosa della quale ti vergognerai domani o fra dieci anni o anche vent'anni dopo d'averlo detto» . Non so come o dove avesse imparato questa lezione. Forse da giornalista. Nel 1960 mi scrisse una massima un po' diversa: «Se si scrive qualcosa, lasciarlo stare a riposo per 15 giorni o un mese, e poi rileggerlo». In ogni modo cercare di parlare e scrivere sempre sub specie aeternitatis è molto difficile. Se nella mia vita diplomatica mi sono ostinato nel cercare di seguire questa regola essenziale, lo devo al nonno.
La decima lezione è una lezione di limiti . Da Caprarola, il 23 agosto 1953, il nonno rispose così a una serie di esiti miei dei quali mi ero molto vantato con lui: «Il desiderare sempre il meglio è una delle ragioni di vivere. [...] Ed adesso ti dico di una mia fissazione. La gioia per i risultati ottenuti deve essere sempre accompagnata da una tacita riserva mentale. Quel che so, che ho imparato, è niente in confronto a quel che non so. [...]. Quel che occorre è imparare il metodo di distinguere il vero dal meno vero; il metodo di ragionare. Ed a questo fine servono in primissimo luogo la matematica, per porre bene i problemi, ed il latino per esprimersi bene. Con il quale latino - for ever - ti bacia ed abbraccia il tuo nonno».
Luigi Roberto Einaudi

*Luigi Roberto Einaudi, Dieci cose che mi ha insegnato mio nonno Luigi Einaudi, "La Stampa", 30 ott. 2011


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23 ottobre 2022

Attenzione, Gentilezza e Linguaggio

 Per uscire dal tempo 'cupo' della nostra contemporaneità urticante e litigiosa, in via prioritaria è necessario partire da tre componenti, da considerarsi inscindibili: l'Attenzione, la Gentilezza e il Linguaggio. Il linguaggio appunto che nell'arco di pochi decenni si è impoverito, involgarito e caricato di aggressività fino alla reciproca incomprensione. Non conosciamo più il significato delle parole, ne usiamo poche e quasi sempre in modo inappropriato o impreciso perchè abbiamo dimenticato la straordinaria ricchezza della lingua italiana, comprensiva di una infinità di sinonimi e contrari che consentono sempre di trovare l'espressione esatta per esprimere in modo puntuale quello che vorremmo dire. Per ogni cellulare esistono App utilissime di dizionari della lingua italiana da usare per arricchire il nostro lessico comune, cercando la parola alternativa e più appropriata per definire il nostro pensiero, emozioni, giudizi, commenti ecc. nel confronto interpersonale orale o scritto. Se la consultazione di un dizionario di carta o digitale diventasse pratica quotidiana, quasi come forma di allenamento, cambierebbe lo sguardo sul mondo: l'attenzione, la gentilezza e un lessico riflessivo e ben articolato diventerebbero la normale premessa di ogni relazione privata, pubblica e professionale.

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12 agosto 2022

Conoscere i fatti per capire

 "Il non conoscere certi fatti, il trasandarne taluni, o il non li collegare insieme, il fondare sopra cotesto imperfetto e caduco edifizio troppo grandi speranze, apparecchia disinganni gravi; dai quali poi l'inscienza stessa o la negligenza de' fatti ci toglie poter dedurre utili insegnamenti per il tempo avvenire. Acciocchè dunque le recenti vicende ci fruttino, importa collegare tra loro certi fatti dispersi, accennare come meglio si può a certi altri o ignorati da molti o non voluti avvertire; i vuoti che lascia anco la storia coetanea, riempierli colle induzioni che porge l'esperienza, e la conoscenza sicura di certe particolarità quanto più minute o intime, tanto più rilevanti. La cronaca del giorno d'ieri ha anch'essa la sua critica come le indagini dell'antichità più remota: e il giudizio intero d'avvenimenti recentissimi, bisogna talvolta saperlo comporre al modo che si ricompongono i mastodonti".

Niccolò Tommaseo, 1860.

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07 luglio 2022

I Malcontenti

L’artigiano non trova lavoro ed è malcontento, sono malcontenti gli impiegati, malcontenti i giornalisti perché il pubblico ha tutt’altro in capo che i loro periodici, malcontente le madri di famiglia perché il pane costa sempre caro e i mariti guadagnano poco, e i figlioli non pensano che a spenderne e a divertirsi, malcontente le ragazze perché non trovano marito, e malcontente le maritate perché la sarta e la modista non cessa di tormentarle con la nota da pagare!” .

I Malcontenti , "La Vespa", 2.12.1856 (giornale satirico pubblicato a Genova).

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01 luglio 2022

In libreria

Morena Corradi, Silvia Valisa (a cura di)
La carta veloce
Figure, temi e politiche del giornalismo italiano dell’Ottocento
Franco Angeli, Milano, 2021, pp. 250
Descrizione
Chi è il pubblico dei periodici nell’Ottocento? Qual è il ruolo di giornali e riviste nella formazione della cultura moderna? Quale il rapporto tra istituzioni, potere politico e giornali? Il volume riflette sul giornalismo italiano partendo da domande come queste, mostrando l’influenza che gazzette, giornali e riviste hanno avuto nel contesto pre e postunitario e il fascino che la “carta veloce” ha esercitato sul pubblico italiano.La scrittura periodica non è tra le prime componenti che vengono in mente quando si pensa al secolo che ci ha fatti; eppure l'Ottocento non sarebbe stato lo stesso senza la presenza di gazzette, giornali e riviste nel contesto pre e postunitario, e il fascino che la "carta veloce" ha esercitato sul pubblico italiano. Strumento di dialogo intermediale e transnazionale, i periodici emergono come veicoli di informazione e di acculturazione nei decenni centrali del secolo, e si affermano dopo l'Unità come punti di riferimento nella formazione di lettori e lettrici di specifiche comunità immaginate. Questo volume riflette sul giornalismo italiano a partire da una serie di interrogativi: chi è il pubblico dei periodici nell'Ottocento? Qual è il ruolo di giornali e riviste nella formazione della cultura moderna? Quale il rapporto tra istituzioni, potere politico e giornali? E ancora, in che modo l'evoluzione della professione del giornalista può essere approfondita dallo studio di figure meno note, come Giuditta Lampugnani e Camillo Cima a Milano, o Vincenzo Torelli a Napoli? Infine, in che modo il pensare l'Ottocento da momenti storici diversi ci consente di parlarne in modi nuovi, di tracciare linee guida e percorsi inediti, anche grazie al contesto digitale

Indice del libro
Morena Corradi, Silvia Valisa, Introduzione
Loredana Palma, Un giornalista dimenticato della Napoli preunitaria: Vincenzo Torelli
Patrizia Landi, Novità per un pubblico nuovo. Periodici femminili e umoristici a Milano prima dell'Unità
Massimo Castellozzi, Dall'"Uomo di Pietra" al "Gazzettino rosa": "La Frusta" di Antonio Picozzi
Morena Corradi, Il giornalismo di Achille Bizzoni e Leone Fortis: paradigmi e sfide di una nuova professione nell'Italia unita
Bianca Maria Antolini, Il "Giornale della Società del Quartetto di Milano" (1864-1865): un episodio del giornalismo musicale nell'Italia unita
Alessandra Palidda, L'impresario editore e l'editore impresario: Edoardo Sonzogno e "Il Teatro illustrato" (1880-1892)
Maurizio Punzo, Un "faro" per il socialismo. I primi dieci anni della "Critica Sociale
Sara Boezio, Un "Bilancio del Secolo XIX": resoconti fi n de siècle ne "La Vita Internazionale - Rassegna quindicinale politica, scientifica e letteraria di Ernesto Teodoro Moneta
Silvia Valisa, Un secolo dopo l'altro: i periodici ottocenteschi e la conservazione digitale
Principali repositori digitali (aggregatori o iniziative di digitalizzazione)
Indice delle riviste periodiche ottocentesche
Indice dei nomi
Autori
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24 giugno 2022

In libreria

Fiamma Lussana
Italia in bianco e nero. Politica, società, tendenze di consumo 
nel cinegiornale “La Settimana INCOM” (1946-1956)
Carocci, Roma, 2022, pp. 280
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Descrizione
Dall’immediato secondo dopoguerra fino alla metà degli anni Sessanta, “La Settimana INCOM” ha anticipato l’inizio di ogni spettacolo cinematografico raccontando l’Italia in bianco e nero. Il volume ne ripercorre la storia nel decennio compreso tra il 1946 e il 1956, un arco di tempo in cui, prima che si imponesse la televisione, il cinegiornale documentava la coraggiosa ripartenza del nostro paese dopo le ferite della guerra. Le cineprese ritraggono una nazione che faticosamente cresce e si modernizza sotto la doppia tutela dell’apparato di controllo governativo e della superpotenza americana. Sul grande schermo appare un paese più bianco che nero: ci sono le industrie del Nord, le case assegnate ai poveri, i nuovi comfort offerti da autovetture ed elettrodomestici, i sogni che finalmente si realizzano. C’è anche il Sud che si rialza dalla fame e dal degrado. Pochi, invece, i cenni ai disordini, agli scioperi, alle lotte per il lavoro. “La Settimana INCOM” ha illustrato l’Italia “come era davvero” e quella che la classe dirigente di allora voleva che fosse. Oscurando scosse e traumi, come in un film a lieto fine, ha mostrato la corsa irresistibile del paese verso il “miracolo”.

Indice
Premessa
Sigle e abbreviazioni
Archivi e fondi consultati
1. Il sogno americano
Dalla “Hollywood sul Tevere” alla INCOM/Fiction e non fiction sul grande schermo /Un ottimista in America: Sandro Pallavicini /Gli USA alla conquista del cinema e la nascita del primo newsreel italiano /“La Settimana INCOM” sulle ceneri della “Luce Nuova”
2. Un cinegiornale per tutti
Archiviare “materiale per la storia”: Debenedetti e gli altri uomini della INCOM/L’Italia, gli italiani, la Repubblica /Fotogrammi della ricostruzione: il concorso “Aurora della rinascita”
3. L’amico americano
Dalla Conferenza di Parigi al trattato di pace / “Inquieto dopoguerra” / Guerra fredda e guerra ideologica: verso il 18 aprile /La rottura democratica e l’attentato a Togliatti
4. Nazionale e popolare
Sognare si può: come si costruisce l’Italian Dream /Aiuti al Sud, oche e tralicci in Valpadana/Cronache del Bel Paese: dalla gioia della rinascita alla tragedia di Superga/Il “partito italiano” controlla il cinema / Il Servizio informazioni e il Centro di documentazione della presidenza del Consiglio /Colpi d’obiettivo sul mondo
5. Visioni dell’Italia che cambia
La corsa verso il “miracolo”/ Una casa per tutti: dall’avvio del Piano Fanfani alla fine del centrismo degasperiano / Famiglie degli anni Cinquanta / L’Italia del loisir
Appendice
I personaggi della “Settimana INCOM”
Indice dei nomi
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21 giugno 2022

Energia solare

 "In realtà. il Sole è un immenso reattore nucleare essenzialmente eterno, costruito dal gioco di forze cosmiche e non dalla mano dell'uomo. [...] Sulla Terra arriva meno di un miliardesimo dell'energia irraggiata dal Sole. Essa interagisce dapprima con i costitutenti dell'atmosfera che circonda il nostro pianeta e poi con i materiali della sua superficie: acqua, terreno, e vegetazione."

Barry Commoner , "La povertà del potere. Crisi ambientale, crisi energetica, crisi economica: tre aspetti di un'unica crisi"
Garzanti, Milano, 1976, p. 136.

09 giugno 2022

Chi è il vandalo?


"Chi è il vandalo? No, non è affatto il contadino analfabeta che in un accesso di rabbia dà fuoco alla casa del ricco proprietario terriero. I vandali che incontro io sono tutti letterati, soddisfatti di sé, con una discreta posizione sociale e senza particolari risentimenti nei confronti di chicchessia. Il vandalo è la superba ristrettezza di vedute che basta a se stessa ed è sempre pronta a rivendicare i suoi diritti. Questa superba ristrettezza di vedute crede che il potere di adeguare il mondo alla propria immagine sia un diritto inaleienabile, e poichè il mnondo è per lo più composto di situazioni che la spiazzano lo adegua alla propria immagine distruggendolo. Così un adolescente decapita in un parco una statua colpevole di superare oltraggiosamente la sua essenza umana e, dal momento che ogni atto di autoaffermazione è appagante per l'uomo, esulta nel farlo. Gli uomini che vivono solo un presente decontestualizzato, che ignorano la continuità della storia e mancano di cultura possono trasformare la patria in un deserto privo di storia, di memoria, di echi e di ogni bellezza."
Milan Kundera, 1967

* M.Kundera, "Discorso al Congresso degli scrittori cecoslovacchi del giugno 1967" in Id. Un Occidente prigioniero, Adelphi, Milano, 2022.

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19 maggio 2022

Arcipelago Russia


Lo spazio russo è enorme, Si finisce per essere sempre soli. In Italia, se si percorrono 50 chilometri, il paesaggio è sempre affollato di città, paesi, capolavori architettonici, tutti con la loro storia. Nell’ex Urss, al contrario, ci sono dimensioni enormi. L’orizzonte è quasi sempre vuoto, le persone provano un fortissimo senso di solitudine. Chi vuole continuare a mantenere la propria personalità deve avere il coraggio di affrontare la solitudine. Proprio come i protagonisti de L’Arcipelago della nuova vita. Che, alla fine, devono per forza incontrarsi, sostenersi, per non naufragare nello spazio immenso e silenzioso”.
Andreï Makine, Arcanestorie.it, 5.5.2018.
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*Andreï Makine, nato nel 1957, vive in Francia dal 1987, ma in ogni suo romanzo racconta in modo straordinario tutta la complessita del popolo russo, sempre alla prova della Storia.
- L’Arcipelago della nuova vita, La Nave di Teseo, Milano, 2017.
- La donna in attesa, Einaudi, Torino, 2014.
- La musica di una vita, Einaudi, Torino, 2003.
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18 maggio 2022

Informazione ibrida

"[... ] D'altra parte. oggi non esiste un'informazione "esclusiva", attraverso media "esclusivi". Chi vuole "informarsi"e "informare" deve alternare e combinare media diversi. Senza soluzione di continuata Perché siamo in tempi di "com unicazione ibrida". E l'unico modo per ..com unlcare" in modo efficace è ricorrere a "diversi" canali. In base ai "diversi" destinatari dei nostri messaggi. Certo. i messaggi online sono im med iati .Senza mediazioni. Tuttavia. l'informazione sulla carta è diversa. Ti permette di approfondire. Con attenzione. Per questo è utile combinare i diversi media. In modo ibrido."
Ilvo Diamanti

*I.Diamanti, Perché i giornali sono sempre utili e utilizzati, "Il Gazzetino", 18.5.2022.

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16 maggio 2022

In libreria



Luigi Barzini
La Grande Guerra in diretta. Corrispondenze dal fronte
Edizioni Trabant, Brindisi, 2022, pp. 240.

Descrizione

Quando, nell’estate del 1914, scoppia la guerra tra le potenze europee, la direzione del Corriere della Sera non ha dubbi su chi inviare come corrispondente al fronte. Luigi Barzini è in quel momento il fiore all’occhiello del quotidiano, autore di molte inchieste di successo in giro per il mondo. Barzini si recherà in Belgio, in Francia e, infine, sul fronte italo-austriaco e per tutta la durata del conflitto fornirà ai lettori regolari resoconti dalla prima linea.Questo volume raccoglie una scelta di articoli pubblicati dal giornalista sulle pagine del Corriere tra il 1914 e il 1918. Un’occasione per leggere la storia della guerra attraverso gli occhi dei contemporanei: lo stupore per le novità strategiche, la curiosità per le innovazioni tecnologiche, ma anche la retorica sotto cui la censura militare nascondeva le reali condizioni della vita al fronte.

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07 maggio 2022

Scoppiò la guerra e

 

"[...] E le bombe non sono state fabbricate invano. Oggi questa economia di guerra conclude finalmente le sue operazioni con una guerra: l’occasione è stata trovata… Siamo in guerra e anche noi – Governo, Parlamento e popolo – siamo diventati poco degni della nostra Costituzione. L’abbiamo tradita e abbiamo instaurato una Costituzione materiale che via via ha concretamente soffocato la Costituzione ideale che i Padri hanno scritto, animati da speranze di verità e di giustizia dopo guerre e sofferenze. Abbiamo tradito la nostra Costituzione. Per questo dobbiamo ritirarci da questa guerra. Non ci giustifica nessuna alleanza militare, perché ciò vorrebbe dire che non avremmo più autonomia e indipendenza. Ciò vorrebbe dire che il Ministro della difesa è Ministro della guerra, chè è addirittura un finto Ministro della guerra, perché il vero Ministro della guerra è, in realtà, quello degli Stati Uniti d’America."
Paolo Volponi

 *Paolo Volponi, 20.2.1991 (Discorso pronunciato in Senato contro i provvedimenti urgenti a sostegno della prima guerra del Golfo), in Discorsi Parlamentari 1984-1992

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18 aprile 2022

Enrico Serventi Longhi
Il dramma di un’epoca
L’affaire Dreyfus e il giornalismo italiano di fine Ottocento
Viella Editore, Roma, 2022 , pp.308.
Descrizione
Il volume ritorna sulla straordinaria vicenda di Alfred Dreyfus, accusato nel 1894 di spionaggio nei confronti della Germania, condannato all’esilio perpetuo e alla degradazione e infine “graziato” dopo un’imponente campagna internazionale in suo favore. Una folta schiera di giornalisti italiani ne seguì le alterne vicissitudini, scrivendo su organi di stampa di orientamento politico e culturale differenti e persino opposti: dal «Corriere della Sera» alla «Stampa», dalla «Tribuna» al «Secolo», fino ai giornali militanti di varia natura. Gli interventi di letterati e scienziati, esperti di affari militari e giudiziari, uomini politici e diplomatici, rivoluzionari e sacerdoti in esilio compongono un mosaico che restituisce la dimensione polifonica e internazionale di un evento capace di mettere in discussione consolidate convinzioni morali e politiche e di caratterizzare un’epoca densa di tensioni e di contraddizioni, di speranze e di illusioni. 

Indice  
Introduzione «L’assalto del dialettico nasconde delle collere profonde» 
1. La stampa crispina e la crisi della repubblica 
2. La stampa conservatrice e la difesa delle istituzioni 
3. La stampa progressista e il primato della notizia 
4. La stampa radicale e il trionfo della democrazia 
5. La stampa non-liberale e la critica alla borghesia 
6. Le questioni fondamentali: antisemitismo e militarismo 
Indice dei nomi 
Indice delle testate
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09 aprile 2022

Scoppiò la guerra e

 "In guerra, ogni parte in campo deve vendere alla opinione pubblica la legittimazione della propria partecipazione. Gli Stati, gli eserciti regolari, tendono a ottenere questo risultato attraverso il carattere istituzionale che li identifica (oltre che con la propaganda, ovviamente). Dall'altra parte, le forze irregolari debbono raggiungere altrove questo obiettivo; l'evoluzione tecnologica della comunicazione gli offre un terreno molto efficace."
Mimmo Càndito

*M. Càndto, Il consumo della guerra, "La Stampa", 18.7.2014 (Blog Il Villaggio quasi globale).

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08 aprile 2022

Il giornalista perplesso

"Beati i perplessi"
Guido Ceronetti

Il perplesso si pone domande, cerca di capire "l'oltre" l'apparente evidenza, procede con cautela, cerca altre fonti meno scontate, studia il "prima" per collocare nel giusto contesto quel "durante" che e' il fatto che ha sotto gli occhi e si pone domande sul "dopo". Perchè è successo proprio questo? / Quali obiettivi/cui prodest? Ecc. E quando il perplesso raggiunge una ragionevole certezza su quel fatto finalmente quel fatto diventa NOTIZIA, o si lancia nel commento riflessivo, fondato su una pluralita' di dati accertati (da lui stesso) con criteri verificabili. Per questo "Beati i perplessi", capaci dell'umiltà (e della fatica) della ricerca. I perplessi non sono i rassegnati, si prendono il giusto tempo per capire e far capire al lettore che la complessità del mondo impone la regola della cautela, anche se tutte le sollecitazioni spingono verso la velocità e l'accelerazione della "consegna" della NOTIZIA, già interpretata da spedire al talk di turno, dove gli ospiti di turno si lanceranno all'attacco per avvalorare, smentire, reinterpretare nel quadro di parametri propri o della parte che rappresentano, di ignorare e passare oltre, di aizzare l'audience maciullando la notizia passata sotto il rullo lento del buon giornalista perplesso.
mmilan
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07 aprile 2022

Scoppiò la guerra e


Leggiamo le pagine del libro di Anna Politkovskaja La Russia di Putin (Adelphi editore) dedicate proprio all'addestramento dei giovanissimi soldati russi, ragazzini con facce da ragazzini, che da un giorno all'altro si ritrovano declassati alla condizione che nulla ha a che fare con l'umano, trasformati in schiavi sottoposti a sevizie di ogni tipo (che superano ogni idea di bullismo o nonnismo), inenarrabili, ragazzi che in gran massa dopo pochi giorni tentano il suicidio, che disertano finendo poi di fronte alla corte marziale, soldati che spariscono nel nulla, cercati soltanto dal testardo coraggio delle madri che vogliono sapere, che pretendono una risposta, che pretendono almeno il corpo ... e magari dopo mesi e mesi di domande, di porte a cui hanno bussato inutilmente, ricevono solo un cranio, appoggiato su un tavolo, null'altro che il cranio di tuo figlio, che avevi cercato in ogni modo di convincerlo a non andare militare perché tra le madri, tra i genitori troppe voci circolavano su quel che accadeva (o accade) nelle caserme di addestramento disperse nel vastissimo territorio della Russia, lontane da quel che non chiamiamo luoghi di civiltà. Certo, scriveva la Politkovskaja all'epoca delle guerre di Cecenia, non tutti i soldati, non tutti i sottoufficiali sparivano, c'erano quelli che riuscivano a superare le umiliazioni dei primi mesi, quelli che trovavano il modo venire a patti con i superiori torturatori, cedendo tutta la loro residua dignità. ... E tra questi, forgiati dalla ferocia, dovremmo cercare i giovani che in queste settimane hanno percorso le strade di Butcha e di altre località dell'Ucraina con la stessa ferocia che avevano incamerato in corpo e hanno torturato, stuprato madri e figlie, violentato ragazzini, ucciso a raffica cercando nel bersaglio chi camminava per strada, chi era nascosto da giorni nelle case e negli scantinati, così simili a quelle nelle quali avevano vissuto fino al giorno in cui a 18 anni erano convintamente partiti per il servizio militare. Per questo, per non limitarci alle immagini che dal 24 febbraio invadono giorno e notte talk e tg, dovremmo cercare nei resoconti di Anna Politkovskaja sul "nostro Medioevo" una qualche risposta al "Perché?" Perchè tutta questa ferocia? perchè quei soldati poco più che ragazzi hanno varcato la soglia del disumano scatenando questa sequela di atrocità, "macchine da guerra", soldati forse incapaci di capire le ragioni stesse di questo conflitto con i fratelli ucraini, ma "macchine" con l'on/off della brutalità, che non li giustificherà mai per tutti i giorni che vivranno per questi giorni, mesi (o anni) in cui saranno stati protagonisti e artefici di azioni bestiali.
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