Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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29 ottobre 2021

Tempi pandemici

Ogni anno milioni di italiani devono compilare la dichiarazione dei redditi su moduli prestampati che comprendono anche gli spazi riguardanti la dichiarazione riguardante la destinazione dell'8/mille, ogni anno milioni di italiani sono implicitamente invitati ad indicare la loro appartenenza religiosa sottoscrivendo una delle caselle di riferimento (elencate sulla base di precisi accordi tra le Stato italiano e i vari culti, prima tra tutte la Chiesa cattolica). Personalmente, fin dalla prima volta, ho sempre considerato inaccettabile questa opzione da controfirmare nero sue bianco ritenendo che ogni posizione su una qualsiasi fede religiosa non debba riguardare lo Stato, per cui ho sempre scelto di barrare tutte le caselle, dalla prima all'ultima, tutte indistintamente negando sempre allo Stato ogni possibilità di appropriarsi di una informazione che non gli deve competere (in tal caso l'8/mille è destinato allo Stato, con qualche distinguo). Ora, di fronte a questa polemica surreale sul green pass, sarebbe utile sapere quanti "NOgreenpass" si sono percepiti come "schedati" di fronte alla compilazione del format dell'8/mille? quanti hanno ritenuto di NON dover indicare la propria appartenenza religiosa o la posizione di atei o non credenti, considerando la richiesta di questo dato una forma di intrusione ingiustificata?. E' quasi certo che nell'Italia della "incerta fede" (citando il titolo dell'indagine di R.Cipriani edita da FrancoAngeli nel 2020) nella stragrande maggioranza i contribuenti abbiano firmato la casella scelta senza porsi domande sulla legittimità di questa richiesta in uno Stato laico. Inoltre, da sempre e in molte circostanze, gli italiani si ritrovano (inconsapevolmente) a consegnare i propri dati sensibili a soggetti pubblici o a privati, sottoscrivono adesioni a ogni tipo di richiesta, al supermercato. per la strada, nel Web, senza chiedersi se le persone che hanno di fronte hanno i requisiti di legge per richiedere una firma o una serie di risposte a quesiti di tipo riservato. E tra questi ci sono anche i "NOgreenpass" che (inconsapevolmente) hanno firmato senza neppure verificare la qualità e la legittimità della richiesta. Perché ora, di fronte al Green pass, uno strumento che deve definire la reciproca e serena convivenza tra vaccinati e tamponati, emergono i cavilli della discriminazione, con sistematici parallelismi con le vere e inenarrabili discriminazioni applicate durante il nazifascismo a ebrei, rom, omossessuali e disabili, fino agli orrori dei campi di sterminio?
mmilan
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25 ottobre 2021

Ansia da informazione

Siamo nell'era della sovrainformazione che produce ansia da informazione*, ovvero disinformazione per cui si dovrebbero conoscere le regole della buona selezione delle fonti di informazione. Selezionare e scartare, scartare tutto quel che pare incerto o inattendibile. Scartare per scremare, selezionare e confrontare, e di nuovo selezionare per ben decodificare fatti e commenti, per decidere il che fare in ogni scelta della nostra vita. Questo si dovrebbe insegnare a scuola, precisando sempre che nella società complessa, multimediale e interconnessa non esiste democrazia senza una buona informazione. I CARE sintetizzava Don Lorenzo Milani perchè anche l'informazione è un dovere di civile convivenza.
mmilan

*cfr. Richard Saul Wurman, L'ansia da informazione, Leonardo, Milano, 1991, pp. 469 (pubblicato in anni in cui per il giornalismo il mondo internet era agli albori).
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24 ottobre 2021

In libreria

 Craig Whitlock  
Dossier Afghanistan 
 Newton Compton, Roma, 2021, pp. 352.   

Descrizione
Un racconto esatto e serrato su come tre presidenti degli Stati Uniti e i loro capi militari abbiano ingannato il mondo per venti lunghi anni per giustificare un conflitto infinito costato oltre 2300 miliardi di dollari e 241.000 morti. Proprio come I Pentagon Papers hanno cambiato la comprensione del pubblico del Vietnam, gli Afghanistan Papers riportati nel libro contengono rivelazioni sorprendenti di persone che hanno avuto un ruolo diretto nella guerra, dai leader della Casa Bianca e del Pentagono ai soldati e agli operatori umanitari in prima linea. Con un linguaggio schietto, gli intervistati ammettono che le strategie del governo sono state un disastro, che il progetto di ricostruzione della nazione è stato un colossale fallimento e che la corruzione ha preso il sopravvento sul governo afghano. Il resoconto si basa su interviste con più di 1000 persone che sapevano che il governo degli Stati Uniti stava presentando una versione distorta, e talvolta interamente inventata dei fatti. Craig Whitlock, reporter del «Washington Post» e tre volte finalista al Premio Pulitzer, mostra che il presidente Bush non conosceva il nome del suo comandante in Afghanistan e non aveva alcun interesse a incontrarlo. Il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha ammesso di non avere «nessuna idea su chi fossero i cattivi». Il suo successore, Robert Gates, ha dichiarato, ancora più esplicitamente: «Non sapevamo nulla di al-Qaeda».
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23 ottobre 2021

Altri orizzonti

"Il contadino manteneva un legame permanente con l'immensa creazione del mondo, e spirava nelle profondità del pianeta, accanto ad Abramo. Invece noi, scorso il giornale, moriamo solitari sul nostro divano angusto e superfluo. Dove va a finire tutto il nostro orizzonte, tutta la nostra capacità ricettiva quando ci togliamo i calzoni o ce li sfilano di dosso? Oppure quando portiamo il cucchiaio alla bocca. Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro".
Andrej Sinjavskij

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12 ottobre 2021

"La scomparsa della conversazione"

"La quasi totale scomparsa della conversazione (probabilmente il solo divertimento dei nostri antenati) ha fatto sì che lo scambio di idee sia diventato un genere particolare di spettacolo. Tre o quattro persone che sono ritenute qualificate, abilitate a esprimere idee, si radunano intorno a una tavola rotonda, e il pubblico, stupito e annoiato assiste al loro colloquio. Talvolta i conversatori appaiono sul video, talaltra sono presenti in carne ed ossa in una sala, di fronte a un certo numero di invitati. I conversatori esprimono le loro idee, le loro opinioni. C’è qui qualcosa di anacronistico perché anche le opinioni – materia prima di ogni conversazione non meramente utilitaria – hanno da tempo seguito la stessa sorte dell’arte del conversare: sono scomparse. Naturalmente non si dà scomparsa senza sostituzione dell’ente o dell’oggetto sparito; e in questo caso le opinioni, che sono giudizi di valore, indipendenti dalle fluttuazioni provvisorie del gusto e del costume, sono costituite da fiato di voce, da chiacchiere prive di consistenza ma dotate di una provvisoria efficacia. Coloro che reggono la vita pubblica (politici amministratori, uomini d’affari) non potrebbero impunemente mostrarsi a vuoto di idee generali, di opinioni; e quanto più il vuoto è reale tanto più essi sono tenuti a coprirlo col vento della loro verbosità. Non altrimenti potrebbero andare le cose, perché il linguaggio – veicolo di ogni opinione – è anch’esso in crisi. Una importante scuola filosofica si è sforzata di dimostrare che il linguaggio non afferra enti reali ma fantasmi. L’uomo, sostanzialmente, non sa nulla di sé, ma per vivere deve darsi significati del tutto provvisori. Il filosofo è consapevole della sua ignoranza, ma è necessario impedire che l’uomo della strada si renda conto dell’ignoranza dei clercs e dei filosofi.

Si riesce a impedirlo? Un tempo si riusciva, perché gli uomini di dottrina, col sussidio della religione o di qualche filosofia positiva, erano ancora uomini di opinione; e soprattutto perché gli uomini indotti erano tenuti fuori dal circolo del pensiero. Gli uomini autorizzati a pensare erano pochi; la bomba del pensiero era custodita da rari specialisti che non avevano alcun interesse a farla scoppiare. Oggi la bomba è scoppiata e anche l’analfabeta ha il sospetto che la sua ignoranza valga la più scaltrita dottrina.
Reso balbuziente il linguaggio – al quale si riconosce una utilità non più che pratica, di segno utilitario – si mostra inutile la conversazione, ridicola l’affermazione di opinioni che pretendano di cristallizzare in un senso o nell’altro il flusso della vita. Resta il problema della comunicazione, tutt’altro che insolubile sul piano della vita pratica. Si possono comunicare non idee, ma fatti e bisogni, con l’arte del segno, dell’allusione, con l’impiego di particolari cifrari; e a questo provvede la scienza delle comunicazioni visive. Un laureato in lettere che non avesse mai messo piede in un cinema non saprebbe comprendere i mille stenogrammi di cui è gremito un film moderno; mentre milioni di quasi analfabeti sono iniziati a quel tipo di linguaggio. Comunque, la sostituzione della parola con altro dalla parola, con differenti mezzi espressivi, rende sempre più affannosa la proliferazione dei mezzi visivi e magari acustici. Perché i pittori non dipingono più la figura umana e il paesaggio in cui vive l’uomo? Perché dietro l’uomo e dietro il suo reale habitat è pur sempre nascosta l’insidia della parola. Un’opera d’arte che si possa spiegare, tradurre in termini di linguaggio appartiene ancora al vecchio mondo che si alludeva di spiegare, di giustificare, di capire: è un’opera che non si muove, che nasce vecchia.
Così per la musica. Il tradizionale tonalismo era il prodotto di un’umanità ancora pensante e parlante; dietro il do maggiore c’era una concezione della vita che i filosofi e gli scienziati d’oggi respingono. Il passo da compiere era quello di dar corso legale alla dissonanza; e a questo si è arrivati in pochi anni. Non si era tenuto conto, tuttavia, di un fatto: che l’uomo aspira al caos ma non rinunzia al comfort, non rinunzia a un margine di sicurezza fisica. E a questo bisogno è stato facile provvedere imprigionando il caos musicale entro un sistema di regole fisse più o meno matematiche e in ogni caso arbitrarie. Oggi il disordine musicale non è più una minaccia, è un gioco di società. S’intende che un simile new deal musicale lascia inquieti e dissenzienti non pochi musicisti appartenenti all’ala sinistra del movimento modernista. Un giorno mi accadde di ascoltare una musica tutta fatti di sibili e di ruggiti, ma tale da permettere ancora qualche riferimento umano in virtù di un titolo che accennava a episodi della Resistenza. Il pubblico applaudì con moderata convinzione; ma un giovane e già stimato compositore straniero che assisteva al concerto dette in escandescenze e uscì dalla sala gridando: basta con questo umanesimo.
Dal suo punto di vista quello scalmanato aveva ragione: se l’uomo si vergogna di essere uomo è perfettamente logico che egli espunga dalle sue manifestazioni (non dico dal suo linguaggio, perché si tratta di ben altro) ogni riferimento alla sventurata condizione umana.
In realtà coloro che rifiutano davvero la condizione umana, fra gli artisti e i filosofi, sono pochi. Non mancano, fra questi ultra del mondo espressivo, i casi della rinunzia, del suicidio o della pazzia. Si tratta pur sempre di rispettabili e altamente comprensibili casi isolati. I più hanno compreso che la rinunzia, la protesta, il grido di chi non si rassegna e vuol morire sulla breccia sono, in se stessi, una eccellente materia di commercio. Sorge così la figura moderna di chi, tutto rifiutando e deplorando, prospera e impingua sulle macerie di un mondo che si suppone essere in disfacimento, ma che in verità gode di un benessere medio che non ha precedenti nella storia. Dimostrando che il linguaggio è una finzione priva di ogni contenuto e che l’uomo è sorto per caso dal nulla e che il nulla è la sua vera vocazione, il filosofo può conquistare cattedre e assurgere a reputazione mondiale. Distruggendo l’ipotesi stessa di ogni possibile arte, un artista di oggi può acquistare larga fama e vivere alle spalle del mondo borghese da lui detestato.
Il caso di chi vuol distruggere tutti e tutto ma non potrebbe vivere in un mondo diverso e trae buon partito dalla situazione ch’egli, spesso in buona fede, detesta, non si può, in ogni modo, generalizzare. Sono molti, ma non moltissimi, quelli che fanno mercato, e vantaggioso mercato, dell’equivoco in cui vivono. I più, la grande maggioranza, sono coloro che seguono passivamente la corrente e traducono in prodotto vendibile i gesti, gli atteggiamenti che sono nati da un autentico sentimento d’insoddisfazione e di protesta. Qui non c’è più equivoco, e non c’è nemmeno l’innegabile talento dei grandi mastri dell’equivoco. C’è la scaltrezza artigiana di chi segue – e a volte prevede e a volte addirittura determina – i bisogni della clientela.
Quale imbecille ha potuto affermare che manca nel mondo attuale ogni possibilità di comunicazione? Mai sono esistiti tanti mezzi di comunicare, né così facili né così irresistibili. L’importante è che fra questi mezzi sia sacrificata la parola, che ha il torto di non essere abbastanza polivalente e di pretendere a qualche durevole verità. L’industria della comunicazione sarebbe minata alla base se i mezzi espressivi pretendessero di avere qualche durata nel tempo. Quel che occorre non è il linguaggio, ma l’interiezione, l’accenno, il grido, il lampo, l’arabesco che nasce e muore nel giro di pochi istanti. Quel che abbisogna è ciò che si vede, si ascolta, si tocca per un attimo solo e poi viene bruciato e sostituito da un’altra analoga eccitazione.
In questa corsa verso il nulla la letteratura sembra alquanto sacrificata. Non rinunzia però ad aggiornarsi. I romanzieri descrivono ancora l’uomo ma lo riducono alla figura dei mannequins di De Chirico, ignorandone i pensieri e i sentimenti. Restano in coda gli scrittori tradizionali, che dell’uomo pretendono di non ignorare nulla. Battono una strada buona, ma sono quasi tutti mediocri, e per essi resta vero che la cattiva letteratura si fa coi buoni sentimenti. Eppure è proprio su quella strada che presto o tardi noi incontreremo ancora – di tanto in tanto – qualche scrittore leggibile.
Eugenio Montale,

E. Montale,  "La scomparsa della conversazione" in Nel nostro tempo, 1972, pp. 65-66 (già pubblicato in Auto da fè, 1962).
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06 ottobre 2021

In libreria

 Carlo Verdelli
Acido. Cronache italiane anche brutali
Feltrinelli, Milano, 2021, pp. 304.

Descrizione
"Benvenuti nel nuovo mondo. Dalla galassia Gutenberg (1450) si è passati in un baleno alla galassia Zuckerberg, dominata dal padrone di Facebook (ma anche di Instagram e WhatsApp) e dagli altri quattro regni che la governano (Apple, Amazon, Microsoft e Google): tutti insieme, nel 2020, l'anno desertificato dalla pandemia, hanno visto crescere i loro profitti di oltre mille miliardi di dollari, il 5 per cento del Pil statunitense. Un salto di civiltà." L'editoria attraversa una fase di vertiginoso passaggio. In Italia nel 2000 si vendevano 6 milioni di quotidiani al giorno. A giugno del 2020 il totale era precipitato a 1 milione e 300mila. Tutto marcia verso il cloud, mentre la fisicità della carta, dei centri stampa, dei punti vendita e del corpo redazionale si smaterializza. È un riflesso del fenomeno sociale che determina la nostra epoca: una rivoluzione inarrestabile che ci trasforma in immigrati digitali, abitanti di un mondo dove vale soprattutto il qui e ora. Eppure, esiste ancora un modo di fare giornalismo che cerca, rovista, butta per aria le verità ufficiali, senza trascurare alcun dettaglio, anche a costo di essere brutali. Forse solo così si può davvero capire qualcosa delle vicende e delle persone che hanno fatto e fanno l'Italia. Da Enzo Tortora a Rosa e Olindo, da Alex Zanardi a Patrick Zaki, da Vallanzasca alla coppia dell'acido della Milano bene, Carlo Verdelli racconta la nostra storia in 40 pezzi scritti su carta (tutti tranne l'ultimo) e ci guida in una galleria ricchissima e tumultuosa di casi chiusi ma rimasti spesso irrisolti, di infaticabili lottatori e di luoghi impregnati di trame e di simboli. Una storia perturbante e irresistibile di chi siamo e del perché siamo diventati così.
"Nessuna nostalgia per come eravamo. Nessuna prevenzione su come saremo. Soltanto la speranza che, nel salto di specie, la debolezza dei vecchi giornali non si traduca in debolezza dei giornalisti e quindi del giornalismo."
Un mosaico di grandi cronache, affrontate col rigore del mestiere e animate da una passione umana e civile.
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05 ottobre 2021

Il nuovo

 "La fisica è soprattutto questo: identificare fenomeni nuovi. Ma per cogliere al volo il”nuovo” devi avere coscienza di tutto ciò che conosci e di ciò che ti aspetti."

Giorgio Parisi - Premio Nobel per la fisica 2021

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28 settembre 2021

In libreria

Lilli Gruber
La guerra dentro. Martha Gellhorn e il dovere della verità
Rizzoli, Milano, 2021, pp. 288.

Descrizione
"A Martha Gellhorn", recita la dedica della prima edizione di Per chi suona la campana, il capolavoro di Ernest Hemingway. Tutto qui, un nome e un cognome: quelli della più grande corrispondente di guerra del Novecento. La donna che con Hemingway ha mosso i primi passi da giornalista sul campo, nel 1937, a Madrid sotto le bombe. Che presto è diventata più brava di lui nel mestiere di raccontare i fatti. Che lo ha amato, sposato, lasciato, in un’appassionata storia d’amore tinta di rivalità. E che per tutta la vita ha avuto una sola missione: «Andare a vedere». I reportage rigorosi e avvincenti di Gellhorn coprono i fronti più caldi del secolo breve: è stata sul confine della Finlandia durante l’invasione russa (trovando il tempo per una cena con Montanelli) e accanto alle truppe alleate a Montecassino; è stata la prima reporter donna a sbarcare sulle spiagge della Normandia e poi a entrare a Dachau liberata dagli americani. È andata in Vietnam, decisa a smascherare le menzogne della propaganda ufficiale Usa. Una carriera attraversata dalla gloria e dalla tragedia, segnata dalla solitudine delle donne indipendenti e controcorrente. Oggi le guerre sono cambiate, l’ingiustizia ha preso altre forme, ma nessuno dei problemi contro cui Martha ha passato la vita a battersi è stato risolto. Sono sempre i più poveri, a cui lei ha saputo dar voce, a pagare i conflitti militari ed economici. Sono ancora le donne, come è successo a lei, a dover faticare di più per farsi strada, in guerra come in pace. In queste pagine, che illuminano gli anni più folgoranti di Gellhorn, la sua voce si intreccia con quella di Lilli Gruber, che interpella anche altri grandi corrispondenti. Raccontando, di battaglia in battaglia, la bellezza e la responsabilità del giornalismo in un tempo che ha più che mai bisogno di verità.

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21 settembre 2021

Tempi pandemici

 Da mesi in Italia e nel mondo i no vax / no green pass / no control (che sono la minoranza) cercano in ogni modo e ovunque di istigare le persone alla rivolta, con argomentazioni pretestuose, fondate su fonti approssimative, allertano il mondo su complotti concordati dai "poteri forti", ricalcando scenari e strategie che ricordano la Germania della Repubblica di Weimar alla vigilia del Terzo Reich. Ad essi, nelle piazze delle città e negli spazi digitali, si affiancano esponenti della destra più pericolosa che esaltano Hitler, che si sono appropriati di tutte le simbologie del nazifascismo, che insultano e minacciano con modalità squadristiche scienziati, medici, governanti, politici, giornalisti e cittadini che prendono la parola per sollecitare la popolazione a tutelarsi e tutelare il prossimo con gli strumenti che la scienza, le tecnologie più avanzate e le Istituzioni hanno messo a punto per affrontare la prima pandemia del xxi secolo. Da che parte sta il "terrorismo psicologico", da che parte sta la manipolazione del mondo? Le risposte sono tutte ben evidenti nella storia del Novecento e nella vasta produzione di memorie, saggi, romanzi, documentari, film di ogni tipo pubblicati in Europa (e non solo) nel corso del Novecento. Per cominciare propongo la lettura o rilettura di un libro poco ricordato di Karl Krauss La terza notte di Valpurga, che riunisce gli articoli che pubblicò sulla propria rivista poco dopo la vittoria (elettorale) di Hitler e l'avvio accelerato del Terzo Reich, che devastò il mondo intero con il pretesto di scardinare il gran "complotto" organizzato dai poteri forti. demo-giudaico-plutocratici. E' una ri/lettura illuminante (del resto il titolo della rivista era "La Fiaccola") per capire da che parte stesse nel 1933 il "terrorismo psicologico", quanto sia stata penetrante la "manipolazione" che accecò l'intero popolo tedesco, che aderì in massa a tutte le ideologie più devastanti elaborate dal Nazismo. Poi (ma solo dopo la lettura di Krauss) propongo di vedere con sguardo riflessivo Germania anno zero di Roberto Rossellini, che più di ogni altro film ha descritto, senza nulla mascherare, le conseguenze tragiche di quella "manipolazione" per lo stesso popolo tedesco dopo la fine del Terzo Reich. Quando si aprirono i cancelli dei campi di sterminio con ogni orrore non più nascondibile, quando in ogni città, in ogni stato del continente si contavano i milioni di morti civili e militari,quando la Germania era di fatto rasa al suolo, privata di tutto e della propria dignità, tutto fu chiaro.

mmilan


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11 settembre 2021

In libreria

 Luca Rastello
Uno sguardo tagliente. Articoli e Reportage 1986-2015,
Chiarelettere, Milano,  2021, pp. 420.

Descrizione
I reportage di viaggio (con una predilezione per il Sudamerica e per l'Asiacentrale), la letteratura in generale e quella ceca in particolare, il narcotraffico internazionale e i suoi attori, la guerra nella ex Jugoslavia, le luci e le tenebre di Torino, emblema di un paese intero, i migranti, il Tav, i movimenti anarchici. E poi una galleria di persone, sempre "irregolari" ed eccentriche rispetto ai protagonisti dei racconti mainstream. Trent'anni di vita e di lavoro dedicati a capire le trame e le pieghe del mondo, a cavallo di due secoli. «Fate ogni giorno qualcosa che vi spaventi» è una frase di Kurt Vonnegut molto amata da Rastello, che fa da sfondo a tutta la sua produzione giornalistica e anche letteraria, qui
raccolta attraverso una selezione di articoli e reportage. Rastello non ha paura di inoltrarsi là dove la realtà è più contrastata o addirittura tragica, come se - scrive Morbello nella prefazione - si preoccupasse sempre di «trovare il punto di massimo attrito» sia quando parla della sua città, Torino, squassata da una profonda trasformazione dopo l'effimero rilancio delle Olimpiadi invernali, sia quando ci porta in qualche paese sperduto dell'Asia centrale o in Amazzonia, tra popoli in guerra e in povertà. Nessuna conciliazione o effetto edulcorante: i viaggi
in Bosnia centrale in tempo di guerra, gli antagonisti della Val di Susa e il fantasma dell'alta velocità, le torture a due passi da casa nel carcere di Asti, l'orrore del male colto in un pluriomicida (Donato Bilancia) - senza che mai il giudizio faccia velo sulla presa della realtà - sono offerti non come verità oggettive ma come altrettanti sguardi in cui prima di tutto è dichiarato il punto di osservazione. Per questo il racconto che l'autore ci propone richiede sempre uno sforzo di adesione, o magari di contrapposizione. Come dire: «Tu, lettore, da che parte stai? Io sto qui». Il suo è sempre un situarsi dalla parte più complicata, non per assumere una postura data a priori ma perché i fatti e le persone di per sé sono solcati da luci e tenebre, e perché è «impossibile mettersi in regola con l'ordine del mondo»: eppure ciò non vuol dire rinunciare ad avere uno sguardo ironico e divertito sulle cose, come quello che Rastello ha mantenuto anche nella malattia.

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01 settembre 2021

In libreria

 Stefania Maurizi 
Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks
Prefazione di Ken Loach
Chiarelettere, Milano, 2021. pp. 388.

Descrizione
Nella cella di una delle più famigerate prigioni di massima sicurezza del Regno Unito, un uomo lotta contro alcune delle più potenti istituzioni della Terra che da oltre un decennio lo vogliono distruggere. Non è un criminale, è un giornalista. Si chiama Julian Assange e ha fondato WikiLeaks, un'organizzazione che ha profondamente cambiato il modo di fare informazione nel XXI secolo, sfruttando le risorse della rete e violando in maniera sistematica il segreto di Stato quando questo viene usato non per proteggere la sicurezza e l'incolumità dei cittadini ma per nascondere crimini e garantire l'impunità ai potenti. Non poteva farla franca, doveva essere punito e soprattutto andava fermato. Infatti da oltre dieci anni vive prigioniero, prima ai domiciliari, poi nella stanza di un'ambasciata, infine in galera. È possibile che a un certo punto venga liberato, oppure rimarrà in prigione in attesa di una sentenza di estradizione negli Stati Uniti e poi finirà sepolto per sempre in un carcere americano. Con lui rischiano tutti i giornalisti della sua organizzazione. L'obiettivo è distruggerli e farlo in modo plateale. Stefania Maurizi è l'unica giornalista che ha lavorato fin dall'inizio, per il suo giornale, su tutti i documenti segreti di WikiLeaks, a stretto contatto con Julian Assange, incontrandolo molte volte. Ha contribuito in maniera decisiva alla ricerca della verità, citando in giudizio quattro governi - gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Svezia e l'Australia - per accedere ai documenti del caso. Gli abusi e le irregolarità emersi da questo lavoro d'inchiesta sono entrati nella battaglia legale tuttora in corso per la liberazione del fondatore di WikiLeaks. In queste pagine ripercorre tutta la vicenda, con documenti inediti. 


27 agosto 2021

In libreria

 Irene Vallejo 
Papyrus: L’infinito in un giunco 
Bompiani, Milano, 2021, pp. 556. 

Descrizione
Questo è un libro sulla storia dei libri: libri di fumo, di pietra, di argilla, di giunchi, di seta, di pelle, di alberi e, ultimi arrivati, di plastica e di luce. Ma è anche un libro di viaggio che percorrendo le rotte del mondo antico fa tappa tra i canneti di papiro lungo il Nilo, sui campi di battaglia di Alessandro, tra le stanze dei palazzi di Cleopatra, nella Villa dei papiri di Pompei prima dell’eruzione del Vesuvio, sul luogo del delitto di Ipazia, e poi nelle scuole più antiche dove si insegnava l’alfabeto, nelle prime librerie e nei laboratori di copiatura manoscritta, fino ad arrivare davanti ai roghi dove sono stati bruciati i libri proibiti, ai gulag, all’incendio della biblioteca di Sarajevo e ai sotterranei labirintici di Oxford.

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09 agosto 2021

Storia migrante

“[...] è stato tutto troppo veloce per capirci qualcosa e noi abbiamo dovuto essere vecchi e nuovi".
Marco Balzano
Quelli di Marco Balzano sono romanzi che sfiorano l'inchiesta giornalistica, utili per comprendere il fenomeno migratorio puntando la lente su storie singole di pochi personaggi, come nel caso de Il figlio del figlio. Il romanzo è una storia migrante tutta italiana, che mette in gioco il nonno (analfabeta, ricco della saggezza dei contadini del meridione), il padre (diplomato e pronto ad appropriarsi dei benefici del boom economico) e il figlio (laureato in Lettere e precario in attesa del posto di ruolo nella scuola pubblica). Ma è proprio il nipote "milanese" che ripercorre la fatica dell'emigrante dal mare della Puglia a Milano nell'intreccio di tre generazioni, la perdita lenta delle radici e la ricerca faticosa di un nuovo radicamento da consegnare ai figli che nasceranno al nord, senza più conoscere il dialetto e i profumi del sud. Non a caso nel suo ultimo romanzo Balzano sposta lo sguardo verso le nuove storie complesse dei migranti, dall'est europeo all'Italia (cfr. Quando tornerò. Einaudi, 2021)
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mmilan

Marco Balzano
Il figlio del figlio
Sellerio, Palermo, 2016, pp. 200.

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02 agosto 2021

In libreria

 Rob Brotherton 
Menti sospettose. Perchè siamo tutti complottisti
Bollati Boringhieri, Milano, 2021 pp. 320 (prima edizione italiana 2017).
Descrizione
Loro cercano di controllarci. Ci fanno credere che viviamo in società libere e democratiche e che siamo i padroni del nostro destino, ma non è così, lo sappiamo bene. Ci nascondono la verità. Basta grattare sotto la superficie: l’omicidio di Kennedy, i vaccini, l’11 settembre, gli UFO, le scie chimiche, l’uomo sulla Luna, Bin Laden, i massoni, Lady D, gli Illuminati, Elvis Presley, il Nuovo Ordine Mondiale, i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, i rettiliani... Ovunque si guardi è evidente che c’è un piano colossale per manipolarci. Cosa si nasconde dietro le più articolate teorie del complotto e, soprattutto, chi sono i complottisti e come è possibile che così tante persone possano credere anche alle più ardite e immaginarie speculazioni? Rob Brotherton, che da anni studia come funziona la «mentalità complottista», analizza in questo libro, accattivante, ironico, e anche un po’ inquietante, i motivi per cui le nostre menti ci inducono tanto spesso a credere a cose implausibili, non provate e, soprattutto, in nessun modo provabili. Il fatto è che queste storie si adeguano perfettamente a certi circuiti mentali che – volenti o nolenti – tutti noi ci portiamo dentro, confortando le nostre paure più profonde, i nostri desideri più nascosti e il nostro stesso modo di interpretare il mondo. La psicologia del complotto è affascinante e svela molto su noi stessi e su come sono costruite le nostre menti. I complottismi non sono aberrazioni psichiche di pericolosi sociopatici, sono il prodotto del funzionamento del nostro cervello e la radice stessa del verbo «credere». Magari saranno in pochi a credere che il presidente degli Stati Uniti sia un mutaforma rettiliano (ma certamente sono più di quanti vorremmo che fossero!), ma sono ancora milioni (e continuano a crescere) coloro che credono alla correlazione tra autismo e vaccini (è dimostrato chiaramente che non ci sia, tanto per essere chiari). Dopo aver letto Menti sospettose saremo sorpresi nel riconoscere come sia facile cedere alla narrazione complottista ma avremo ben chiaro come sia possibile sfuggirvi. È vero che i complotti nel mondo talvolta esistono, più spesso però è meglio essere prudenti e fare attenzione a cosa scegliamo di credere perché, alla fine, potremmo scoprire che i complottisti siamo noi.


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19 luglio 2021

In libreria

Silvia Resta
Il giornalista partigiano. 
Conversazioni sul giornalismo con Massimo Rendina,
All Around, Roma,2021, pp. 160. 
Descrizione
Massimo Rendina, esponente della Resistenza e giornalista (Venezia, 4 gennaio 1920 – Roma, 8 febbraio 2015). 
Un’analisi senza sconti sullo stato del giornalismo italiano e sul sogno – naufragato in parte ­– di chi ha combattuto nella Resistenza per una stampa libera e indipendente. Dalla mancanza di un editore puro al controllo della politica, dalle pressioni dei gruppi di potere al conflitto di interessi: perché in Italia l’informazione soffre di un deficit di libertà. Un testamento sul mestiere di giornalista e sul suo ruolo di servizio pubblico, lasciato da uno degli eroi della Resistenza che fu primo direttore del telegiornale della Raie ne fu cacciato per disubbidienza alla politica.

*Link alla Prefazione 

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15 luglio 2021

"Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire"
Alda Merini

Nella nostra contemporaneità logorroica si è persa la ricchezza del lessico, come evidenziava negli ultimi anni Tullio De Mauro. Di anno in anno centinaia di parole, verbi, avverbi escono dall'uso corrente della lingua, che si riduce a pochi codici di comunicazione sempre ripetitivi (e sistematicamente mescolati all'uso esorbitante di termini volgari, rozzi e inutili) che tutto riduce a "o con me /o contro di me", io sono il vero assoluto / tu sei il falso" o quel "Si vergogni" che dovrebbe stroncare l'avversario e zittirlo per sempre. In questo modo si macinano opinioni nella macchina del consenso trasformandole in verità da vendere al gran supermercato dei talk e dei social. Qui dopo poche battute salta fuori l'ingiuria, ovvero lo specchio più evidente di questa incapacità di argomentare con intelligenza e con la disponibilità all'ascolto dell'altro. L'insulto sovrasta tutto, è la replica piùsbrigativa, che sbarra le porte a ogni opportunità di approfondimento. Invece la società complessa nella quale in ogni parte del mondo viviamo richiederebbe il più ampio recupero del "lessico corrente" per esprimere in tutte le sfumature vicende e contesti, emozioni e insofferenze, per confrontare posizioni controverse al fine di trovare un compromesso lucido e costruttivo.
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10 luglio 2021

In libreria

 
 Morena Corradi, Silvia Valisa (a cura di)
La carta veloce. Figure, Temi e politiche del giornalismo italiano dell'Ottocento
FrancoAngeli, Milano, 2021, pp. 250
Descrizione
La scrittura periodica non è tra le prime componenti che vengono in mente quando si pensa al secolo che ci ha fatti; eppure l'Ottocento non sarebbe stato lo stesso senza la presenza di gazzette, giornali e riviste nel contesto pre e postunitario, e il fascino che la "carta veloce" ha esercitato sul pubblico italiano. Strumento di dialogo intermediale transnazionale, i periodici emergono come veicoli di informazione e di acculturazione nei decenni centrali del secolo, e si affermano dopo l'Unità come punti di riferimento nella formazione di lettori e lettrici di specifiche comunità immaginate. Questo volume riflette sul giornalismo italiano a partire da una serie di interrogativi: chi è il pubblico dei periodici nell'Ottocento? Qual è il ruolo di giornali e riviste nella formazione della cultura moderna? Quale il rapporto tra istituzioni, potere politico e giornali? E ancora, in che modo l'evoluzione della professione del giornalista può essere approfondita dallo studio di figure meno note, come Giuditta Lampugnani e Camillo Cima a Milano, o Vincenzo Torelli a Napoli? Infine, in che modo il pensare l'Ottocento da momenti storici diversi ci consente di parlarne in modi nuovi, di tracciare linee guida e percorsi inediti, anche grazie al contesto digitale.
Indice del libro
Morena Corradi, Silvia Valisa, Introduzione
Loredana Palma, Un giornalista dimenticato della Napoli preunitaria: Vincenzo Torelli
Patrizia Landi, Novità per un pubblico nuovo. Periodici femminili e umoristici a Milano prima dell'Unità
Massimo Castellozzi, Dall'"Uomo di Pietra" al "Gazzettino rosa": "La Frusta" di Antonio Picozzi
Morena Corradi, Il giornalismo di Achille Bizzoni e Leone Fortis: paradigmi e sfide di una nuova professione nell'Italia unita
Bianca Maria Antolini, Il "Giornale della Società del Quartetto di Milano" (1864-1865): un episodio del giornalismo musicale nell'Italia unita
Alessandra Palidda, L'impresario editore e l'editore impresario: Edoardo Sonzogno e "Il Teatro illustrato" (1880-1892)
Maurizio Punzo, Un "faro" per il socialismo. I primi dieci anni della "Critica Sociale"
Sara Boezio, Un "Bilancio del Secolo XIX": resoconti fi n de siècle ne "La Vita Internazionale - Rassegna quindicinale politica, scientifica e letteraria di Ernesto Teodoro Moneta
Silvia Valisa, Un secolo dopo l'altro: i periodici ottocenteschi e la conservazione digitale
Principali repositori digitali (aggregatori o iniziative di digitalizzazione)
Indice delle riviste periodiche ottocentesche
Indice dei nomi
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05 luglio 2021

In libreria

 Fabrizio Lomonaco
 Il "commercio" delle idee
 Contributi allo studio di periodici europei di Sei-Settecento

FrancoAngeli, Milano, 2021, pp. 158.

Descrizione
Questi contributi allo studio degli "Acta Eruditorun Lipsiensium", delle "Bibliothèques" di Le Clerc e della "Bibliothèque raisonnée" documentano la storia e la circolazione delle idee nell'Europa moderna e nella Napoli europea dell'età di Vico. Gli articles e le segnalazioni dei Mencke, di Leibniz e Muratori, di Le Clerc e Vico, di Bayle e Barbeyrac trattano di opere consultate anche in manoscritto o in bozza di stampa con la volontà di costruire un "sistema" di informazione e di comunicazione intorno a temi di erudizione e filologia, di esegesi biblica, razionalismo rimostrante ed empirismo, di matematica e calcolo infinitesimale, di cristianesimo universale e tolleranza civile ed ecclesiastica, di filosofia e probabilismo giuridico, di pirronismo storico e scienza nuova della storia. A tal fine l'intervento del "giornalista", il suo stesso giudizio critico si esprimono già nella scelta ragionata dei testi, riproducendone ampie parti e collocando il proprio commento critico all'inizio e alla fine dell'"estratto" non senza coinvolgere anche altre forme di scrittura, in primis gli epistolari pubblici e privati.
Indice del volume
Premessa
Note su filologia e filosofia
Gli "Acta eruditorum" e la cultura italiana
Le "Bibliothèques" di Le Clerc nell'età di Vico
Jean Barbeyrac e il "pirronismo storico" nella "Bibliothèque raisonnée"
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01 luglio 2021

In libreria

 Erin Mayer
La mappa delle culture. 
Come le persone pensano, lavorano e comunicano nei vari paesi
ROI edizioni, Milano, 2021, pp. 270. 

Descrizione
Qual è lo stile manageriale più adatto per una società danese? Come si dovrebbero dare dei feedback a un collaboratore americano? Qual è il processo decisionale tipico di un'azienda giapponese? Nel mondo globalizzato di oggi, in cui Internet e la tecnologia hanno azzerato le distanze, e in cui quasi tutti ci troviamo a confrontarci quotidianamente con un mercato lavorativo internazionale, dobbiamo fare sempre più spesso i conti con questo tipo di domande. Oggi la più grande sfida, sia per il dirigente di una multinazionale con sedi in diversi continenti sia per il piccolo professionista che lavora online con clienti sparsi per il mondo, è quella di riconoscere e sapersi confrontare con le diverse culture delle persone con cui ci si trova a interagire. In un viaggio che tocca gli elementi chiave di differenziazione, Erin Meyer, professoressa specializzata nello studio delle differenze culturali e della loro conciliazione per la cooperazione in ambito lavorativo, risponde proprio a questi quesiti. E traccia una mappa dettagliata delle culture dei diversi Paesi, fornendo preziosi consigli su come adottare le tecniche più efficaci nella comunicazione e nelle interazioni all'interno di ambienti multiculturali.

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23 giugno 2021

Libertà d' informazione

"La libertà d'informazione sarà sempre molto relativa: implicherà sempre la costante ricerca di un equilibrio instabile tra le necessità d' ordine sociale, le imprese dei padroni del potere favorite dal perfezionamento delle tecniche, e le forze della libertà. Ma tutto dobbiamo fare per raggiungere questo equilibrio: poichè la posta in gioco è un diritto fondamentale dell' uomo, il diritto d'informarsi e di esprimersi, il diritto d' essere uomo che conosce e fa conoscere".
Fernand Terrou

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18 giugno 2021

Letture tendenziose

 "Cercate sempre i libri che vi tormentano; cioè che vi conducono avanti, i libri che vi gettano lo scrupolo di coscienza: questi sono i libri, i libri non di fede accertata ma di fede incerta."  Franco Antonicelli

Questo testo, ora pubblicato in formato e-book merita davvero una segnalazione per l'originalità dei percorsi di lettura che Franco Antonicelli propose al momento di costituire una biblioteca per i portuali di Livorno. Antonicelli non segnala autori e libri "facili" ma libri ad alta tensione etica e politica spaziando dalla storia all'attualità, dalla narrativa alla poesia fino alla "Lettera ad una Professoressa" firmata dagli allievi di Don Lorenza Milani e lì trovi tutto il filo del progetto alla base di quella biblioteca, pensata come luogo di "alta formazione", da frequentare nel tempo libero dal lavoro pesante degli operatori del porto. Un progetto presentato al pubblico nel 1967 che appare del tutto estraneo alla nostra contemporaneità. E proprio per questo è da leggere.

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Franco Antonicelli
Le letture tendenziose
Edizioni E/O, Roma, 2021, pp.96. (formato e-book).

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15 giugno 2021

In libreria

 Pier Paolo Cervone
La grande guerra dai nostri inviati
Giornali e giornalisti nel 1915-1918
Prefazione di Domenico Quirico
Mursia, Milano, 2021, pp.242.
Descrizione
 Nell’estate del 1914 i venti di guerra soffiano impetuosi in Europa. All’esplosione del Primo conflitto mondiale non si mobilitano solo gli eserciti, ma anche le redazioni dei giornali. E già dalla crisi dell’estate 1914, subito dopo l’attentato di Sarajevo. Il nemico numero uno dei quotidiani, in Italia come negli altri Paesi belligeranti, è la censura. Rigorosa, micidiale, arcigna. Senza sconti e senza agevolazioni. Eppure partono gli inviati speciali che hanno il compito di raccontare quello che succede sul Carso, sull’Isonzo e sul fronte di ghiaccio che dallo Stelvio e dall’Ortles scende verso l’Adamello, le Dolomiti, il Pasubio e l’Asiago. I reporter non possono raccontare tutto. Non possono descrivere in dettaglio la tragedia della guerra nel fango delle trincee e a tremila metri di altezza. Non possono: il morale dei soldati e del Paese deve rimanere alto, sempre e comunque.

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09 giugno 2021

In libreria

 Milo Manara
A figura intera
Feltrinelli Comics, Milano, 2021, pp. 224.

Descrizione

"Se l’uomo più ricco del mondo mi dicesse: “Ti offro tutti i miei averi, però devi perdere la capacità di disegnare,” io gli direi di no. Gli direi: “Tienitela tutta tu, la tua ricchezza. Perché la mia vita è il disegno. Senza il disegno, non avrei una vita”

Milo Manara racconta se stesso. La propria arte e la propria vita. L’infanzia e la gioventù, l’amore per il disegno e il travolgente incontro con il fumetto, la gavetta nei tascabili sexy, il Sessantotto, gli insegnamenti e l’amicizia con Hugo Pratt, il “Maestro”. E l’affermazione come Autore ammirato in tutto il mondo, specialmente grazie alla raffigurazione di un corpo femminile entrata nell’immaginario collettivo. Una storia in cui il fumetto incontra anche il cinema, in particolare quello di Federico Fellini, con il quale Milo Manara realizza storie e condivide progetti e sogni. La confessione sincera e appassionata di un autore che sa essere testimone del proprio tempo, accompagnata da vignette, bozzetti, manifesti e fotografie. Un’autobiografia che soddisfa la mente e lo sguardo.

*Link al sito di Milo Manara

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04 giugno 2021

In libreria

Diego Divano
Bibliografia degli scritti di Giovanni Ansaldo (1913-2018)
prefazione di Franco Contorbia
GUP, Genova University Press, Genova, 2020, Tomi I e II, pp. 485 + 463.
Descrizione
Giovanni Ansaldo (Genova, 1895 - Napoli, 1969) esordisce presso la redazione del quotidiano socialista genovese «Il Lavoro» nel 1919, divenendone presto redattore capo. Figura di riferimento nel panorama culturale antifascista dell'epoca - è tra l'altro collaboratore della «Rivoluzione Liberale» e della «Stampa» - attira su di sé l'ostilità del regime, al punto da essere condannato al confino sull'isola di Lipari (maggio-agosto 1927) dopo un tentativo di espatrio in Svizzera. Rientra a Genova, riconquista il suo posto al «Lavoro» e si avvicina progressivamente al fascismo partecipando alla guerra d'Etiopia e assumendo, il 20 settembre 1936, la direzione del «Telegrafo», quotidiano livornese di proprietà della famiglia Ciano. Dopo la caduta di Mussolini prende la strada del fronte, viene catturato in Dalmazia e deportato in campi di lavoro polacchi e tedeschi, dai quali respinge ogni offerta di adesione alla Repubblica Sociale. Torna in Italia molti mesi dopo la Liberazione e, amnistiato, trova riparo nella sua villa di Pescia, dalla quale riprende l'attività letteraria, dando alla luce tra il 1947 e il 1949 presso Longanesi i volumi Il vero signore. Guida di belle maniere, Latinorum e Il ministro della buona vita. Giolitti e i suoi tempi. L'ultimo grande incarico della carriera è costituito dalla direzione del «Mattino» di Napoli, tenuta dal 9 aprile 1950 al 3 luglio 1965: un quindicennio contraddistinto anche dalle collaborazioni a importanti periodici tra i quali «il Borghese», «L'Illustrazione Italiana» e «Tempo».

*L'opera è anche disponibile in formato e-book

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05 maggio 2021

In libreria

Martin Latham
I racconti del libraio
Rizzoli, Milano, 2021, pp.408
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Descrizione
L'amore per i libri ha sempre superato ogni ostacolo, la passione per la lettura non si arresta nemmeno di fronte alle prove più ardue; basti pensare alle vicende dei volumi costretti alla clandestinità, come le opere di Solzenicyn fotocopiate in segreto negli uffici del Cremlino o le copie della Fattoria degli animali di George Orwell conservate in un nascondiglio a Berlino Est.Attraverso un caleidoscopio di citazioni, aneddoti e ritratti di personaggi indimenticabili, Martin Latham ci racconta la storia della nostra ossessione per i libri, in tutte le sue infinite sfumature. Dalla penombra di antiche grotte in Cina alle bancarelle di Parigi, da Brooklyn a Francoforte, ci conduce tra bibliofili folli, monaci medievali, rockstar,
minatori, carpentieri e calzolai, uomini politici e generali - tutti accomunati dalla passione libresca. Ci invita a scoprire il fascino dei marginalia, le note a margine manoscritte che per secoli hanno fatto dannare i bibliotecari; o quegli album composti di citazioni ritagliate noti come commonplace books; o ancora i chapbooks, gli antenati dei moderni libritascabili, ritenuti prodotti dozzinali eppure tanto amati da Blake, Dickens, Stevenson e Shakespeare. Ci parla dei comfort books, i «libri di consolazione», quelli che possiedono il potere di portarci in luoghi migliori, tanto che scovarne uno «è, come quando ci si innamora,  un'esperienza indimenticabile». E ci ricorda che Napoleone portava sempre in battaglia la sua copia dei Dolori del giovane Werther. Storia culturale, memoir autobiografico, zibaldone di curiosità, ma soprattutto sincera lettera  d'amore al libro in quanto oggetto meraviglioso e immortale, questo volume fascinoso e divertente racconta la storia di un libraio particolare, di tanti lettori e di molti, moltissimi libri.

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28 aprile 2021

In libreria

Michele Santoro
Nient'altro che la verità
Marsilio, Venezia, 2021, pp. 400.

Descrizione

Maurizio Avola non è famoso come Tommaso Buscetta e non è un capo come Totò Riina. Ma non è un killer qualsiasi: è il killer perfetto, obbediente, preciso, silenzioso, e proprio per questo indispensabile nei momenti decisivi. Forse sottovalutato dai suoi capi e dagli inquirenti che ne hanno vagliato le testimonianze, ha archiviati nella memoria particolari, voci, volti che coprono tre decenni di storia italiana. Ad accendere l’interesse di Santoro è il fatto che Avola abbia conosciuto Matteo Messina Denaro e abbia compiuto con «l’ultimo padrino» diverse azioni. Scoprirà però che è solo una parte, e non la più rilevante, di quanto Avola può svelare, andando incontro a quella che è probabilmente l’inchiesta più importante della sua vita. Addentrandosi nel labirinto dei ricordi, il giornalista si trasformerà man mano da interlocutore reticente in sodale a cui Avola affida le tessere del puzzle e le sconvolgenti rivelazioni che emergono. Mafia e antimafia, politica e potere, informazione e depistaggi, vicende personali e derive sociali si intrecciano in un racconto che si muove tra passato e presente, dalla Sicilia degli anni settanta al paese che siamo diventati.
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25 aprile 2021

25 Aprile

 - 1934 -25 Aprile 1945 -

"Né sembri assurdo il dire che noi siamo sin da ora, nel fatto, i vincitori (non vendiamo per questo pelli d'orso), comunque volgano gli eventi, a fortuna o sventura. Mussolini non può vincere, (imprigionare sì, e disperdere taluno di noi) perché gli è impossibile capire l'esigenza storica che rappresentiamo, e in alcun modo, egli stesso, esaurirla. [...] Vive e cresce in Italia una generazione di giovani, non legati al passato, che hanno già vinto il fascismo, e che sanno di poter creare lo stato di domani."
Carlo Levi


*C.Levi, Due mondi in "Quaderni di giustizia e libertà", 1934, 10 poi in C. Levi Scritti politici, Einaudi, 2001, pp. 117-119.

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10 aprile 2021

In libreria

Luca Barra e Giuliana C. Galvagno (a cura di) 
Media-storie. Lezioni indimenticate di Peppino Ortoleva
Viella, Roma,  2020, pp. 104.

Descrizione
Questa raccolta sottolinea la ricchezza degli interessi accademici e intellettuali di Peppino Ortoleva, la molteplicità dei suoi punti di vista, la profondità e originalità delle sue analisi, la generosità nell’aprire campi inesplorati o percorrere traiettorie meno battute. E, insieme, testimonia con forza quanto il suo modo di studiare la storia contemporanea, e la storia dei media in particolare, sia stato fecondo. Ogni capitolo riprende un intervento, un seminario, una relazione in un convegno, un’introduzione, uno scritto d’occasione, un momento di insegnamento o di divulgazione tra i molti che non hanno trovato spazio altrove. Queste “lezioni indimenticate” sono qui trascritte o parafrasate, in forma completa o per ampi stralci, così da consentire un accesso diretto a queste riflessioni, da metterne in luce varietà e ricchezza, da fissarle e da lasciarle a disposizione. Ogni contributo funziona inoltre da innesco a una riflessione e un inquadramento generale. Per riprendere Marshall McLuhan, questo libro è un medium “freddo”, che offre una conoscenza frammentaria, ma al tempo stesso obbliga il lettore a unire i puntini, a inserirsi in prima persona e farsi parte di un percorso intellettuale

*link all' Indice del libro.

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05 aprile 2021

Mario Dondero, professione fotoreporter

"Penso che il cronista autentico sia il fotoreporter. La sua testimonianza è, più di qualsiasi altra, l'immagine della realtà. La parola stampata su giornali o rivista è più fragile. Più esposta alle mistificazioni. Non costringe al rischio. L'ho scritto molte volte non temendo di slittare nella retorica: il fotoreporter è un cavaliere solitario. La cronaca un artigianato. La cronaca attraverso la fotografia è l'artigianato che più si avvicina all'arte."

Bernardo Valli

*Bernardo Valli, In Ghana sulle tracce di Mario Dondero, L'Espresso, 4.4.2021, p. 98.

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28 marzo 2021

In libreria

 Smolderen Thierry
Le origini del fumetto
Edizioni NPE, Battipaglia, 2021 pp.168

Descrizione

Molti sono stati i volumi realizzati per descrivere la storia del fumetto dai suoi inizi ad oggi. Ma mai era stato affrontato in precedenza il tema fondamentale di cosa ci fosse prima del fumetto. Quali pittori, quali artisti, quali illustratori di quotidiani hanno dato origine a questo straordinario mezzo di comunicazione? Questo saggio, riccamente illustrato e pluripremiato in Francia, viene pubblicato per la prima volta in Italia e condurrà il lettore agli inizi dell’Ottocento, fino ad arrivare ai primi del Novecento. Dai pittori sequenziali a quando i grandi editori di quotidiani americani del XX secolo scoprirono che le vignette domenicali facevano vendere più copie. Uno straordinario volo pindarico sul fumetto, prima del fumetto. "Il fumetto è una forma espressiva e un campo intellettuale debole per capacità di impatto culturale – un fatto noto e ancora piuttosto evidente. Meno evidenti sono le ragioni di tutto ciò. Se per qualcuno le cause sono “esterne”, attribuibili alle istituzioni e alle personalità che hanno definito le politiche culturali del Novecento, per altri i nodi sono tutti “interni” e risiedono nella estesa produzione infantile e di intrattenimento, arricchita dall’esplosione del fumetto d’autore solo negli anni Sessanta e del graphic novel negli anni Novanta. Tutto vero, ma un po’ troppo schematico. E un modo per superare questa polarizzazione prospettica è osservare un fronte differente: tra le ragioni di questa fragilità c’è il fatto che, intorno al fumetto, alcune coordinate storiche e questioni teoriche sono rimaste a lungo inesplorate. Il lavoro di Thierry Smolderen è, a oggi, il più importante contributo di ricerca ad avere saldato queste due dimensioni, storica e teorica. Un tentativo brillante, documentato e inventivo, di offrire elementi determinanti per la costruzione del set di idee utili a un più ricco e solido terreno di saperi intorno al fumetto. L’oggetto di questo volume è la Storia del fumetto, in particolare quella passata, lontana e archeologica dei primi tempi in cui questo medium ha iniziato ad affermarsi. Nel titolo al plurale, origini, Smolderen afferma però non solo un perimetro storico, bensì una prospettiva interpretativa: il fatto che si possa – e si debba – ripercorrere la fase aurorale del mezzo non tanto come un’invenzione tecnologica, come ci si potrebbe aspettare dai discorsi sull’affermazione dei diversi media (fotografia, radio, cinema, televisione), quanto come un insieme di fattori espressivi, tecnici, editoriali e di idee che, in parte insieme e in parte in parallelo, hanno “dato forma” a ciò che, tempo dopo, avremmo preso a chiamare fumetto.»

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26 marzo 2021

In libreria



Giovanni Mari
Genova vent'anni dopo. 
Il G8 del 2001. Storia di un fallimento
People, Busto Arsizio, 2021,
Descrizione
A vent’anni dal G8 di Genova, dai gravi fatti che hanno offuscato il summit e che lo hanno reso – questi sì – una svolta definitiva nella Storia d’Italia, Giovanni Mari, giornalista genovese e testimone, ripercorre i vari fallimenti che hanno connotato quell’esperienza, rendendola unica e irreversibile: il fallimento degli otto Grandi, del governo italiano, dell’intelligence, delle forze dell’ordine, della politica italiana tutta, e poi ancora della magistratura, dei mass media e, infine, anche del movimento noglobal. Una sconfitta che pesa su tutti. Questo libro è un sincero e amaro giudizio di valore che, a distanza, parla del bisogno di una dolorosa rielaborazione che conduca passo passo a una verità difficile. Il contributo di Mari getta una luce diversa sulla lettura di quel terribile snodo che ha verosimilmente segnato la rappresentanza politica e le dinamiche di piazza di questo Paese nel nuovo Millennio.
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23 marzo 2021

In libreria

Marina Roggero
Le vie dei libri
Letture, lingua e pubblico nell'Italia moderna
Il Mulino, Bologna, 2021, pp. 296.
Descrizione
Questo libro studia le radici di un problema che ha segnato la storia dell’Italia, e ne ha fatto un paese di pochi lettori, ove anche gli studenti hanno scarsa dimestichezza con le parole dei libri e faticano a orientarsi fra lessico e sintassi. Al centro vi sono i lettori e le letture popolari in età moderna, in particolare le letture di svago, affrontate intrecciando prospettive diverse − dall’alfabetizzazione alla lingua, dai libri ai processi educativi −, e analizzate per cogliere fenomeni di lungo periodo: l’analfabetismo come piaga endemica dell’Italia dei secoli passati; il divario fra colti e semicolti scavato da una lingua scritta ‘bella e impossibile’; e il disagio e l’incertezza che per molto tempo nel nostro paese hanno caratterizzato le pratiche di lettura.

*Link all' Indice del libro.



Della stessa autrice v. anche:
Marina Roggero
Le carte piene di sogni
Testi e lettori in età moderna

Il Mulino, Bologna, 2006, pp. 288.

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18 marzo 2021

La letteratura

"Naturalmente gli organi di stampa sono quelli che reagiscono con immediatezza alla realtà ma è la letteratura ad averci insegnato, non meno di quanto abbiano fatto i grandi storici, a riconoscere le sottigliezze di processi psicologici, sociali, nazionali e individuali che hanno plasmato il meccanismo di regimi dittatoriali o la personalità di autocrati brutali e talvolta folli.[...].
La letteratura suscita nel lettore l'impulso di osservare un individuo, di cercare di capirlo dentro, di studiare il suo lessico interiore, i suoi valori, i suoi errori, le sue paure, i suoi momenti di grandezza. La letteratura è l'inizio di una coscienza politica senza la quale sarebbe impossibile cambiare in meglio. Tragedie personali o assassinii di massa che si trasformano in statistica possono infatti avvenire solo in un mondo in cui gran parte della vita degli individui è asservita a una dimensione di "massa". Solo " un'esistenza di massa" ci permette di mostrarci indifferenti ai genocidi. E questo potrebbe essere il grande interrogativo dell'uomo
moderno: in quale situazione, in quale momento, divento parte di una massa?
David Grossman

*David Grossman, "Sparare a una colomba. Saggi e discorsi, Mondadori, Milano, 2021, pp. 119-121.

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16 marzo 2021

In libreria

Emanuela Mortari
Connessione a rischio
Another Coffee Stories Editore, Milano, 2021

Descrizione
L'incontro fortuito con un uomo affascinante sul treno che la sta riportando a casa cambierà la vita di Gloria Ferrari, trent'anni, programmatrice di videogame. Il tentativo di rintracciarlo a tutti i costi, con lo scopo di sedurlo, ricorrendo alle sue conoscenze informatiche, si trasformerà in uno dei tanti gialli che Gloria ama leggere. Questa volta, però, la protagonista sarà lei. Impulsiva e testarda, Gloria si ritroverà invischiata in una partita molto pericolosa insieme a colui che fino a poco tempo prima era uno sconosciuto. Tra ricatti con pesanti violazioni della privacy e ricerche legate alla bioinformatica, Gloria si troverà a rischiare la propria vita. Al suo fianco, per tirarla fuori dai guai, ci saranno gli amici di sempre. Minacce, segreti, delusioni e un crescendo di colpi di scena in questo mystery contemporaneo, ambientato in una Genova ferita.
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08 marzo 2021

In libreria



Irene Piazzoni
Il Novecento dei libri. Una storia dell'editoria in Italia
Carocci, Roma., 2021, pp. 512.

Descrizione

I libri progettati e messi in commercio come diapason della vita culturale di una comunità nazionale: seguendo questa suggestione, il volume ripercorre, fra tornanti politici, guerre, passioni ideologiche, stagioni filosofiche, orientamenti del gusto, tradizione, modernità e “postmodernità”, la storia dell’editoria italiana nel Novecento. Un secolo in cui essa è stata agone e canale di espressione strategici per intellettuali, riviste, partiti, gruppi d’opinione; in cui ha percorso la rotta dall’apogeo alla crisi della sua funzione “demiurgica”, dall’artigianato all’industria, dalla struttura famigliare alle concentrazioni fino alla progressiva globalizzazione; in cui si è misurata con le sfide poste dall’evoluzione del pubblico e con la presenza di una sempre più gremita e competitiva arena mediatica. La parabola tracciata porta alla luce nodi ancora attuali e solleva interrogativi sull’identità, sul ruolo e sulla responsabilità dell’editoria al dischiudersi del nuovo millennio.

*link all' Indice  del libro.

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02 marzo 2021

Ezio Bartalini, combattente per la pace


Il libro di Isa Bartalini prende slancio proprio da Genova dove il padre dell'autrice, Ezio Bartalini,  fondò il giornale "La Pace" (1903-1915), lasciando un segno indelebile per la storia del movimento antimilitarista e pacifista in Italia.  Bartalini (1884-1962) fu un vero "combattente" della pace per tutta la vita, quasi interamente trascorsa in esilio attraverso l'Europa intera fino a Istanbul, mantenendo sempre un solido contatto epistolare con amici e familiari, che costituisce l'ossatura del libro della figlia Isa. Nel dopoguerra rientrò finalmente in Italia, determinato a prendere la parola contro il pericolo della guerra atomica attraverso un nuovo foglio che ancora una volta si titolò "La Pace" (1950-1962). 
Sfogliando molte pagine del libro autobiografico di Isa Bartalini si ritrova la Genova viva dei primi anni del secolo xx, caratterizzata dalla vivace contrapposizione tra le numerose testate diffuse in città e la presenza di figure che meriterebbero di essere meglio ricordate, poco note come quella Fanny dal Ry (1877-1961), firma di tutto rilievo de "La Pace" e di altre testte di impronta socialista, impegnata anche nello studio delle problematiche scoiali della scuola.

Isa Bartalini 
I fatti veri. Vicende di una famiglia toscana,  
Edizioni scientifiche Italiane, Napoli, 1997, pp. 422.
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22 febbraio 2021

Tesi di laurea in Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale

Francesca Lasi, L'informazione musicale in Italia dalla carta al Web,  tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Migliorini, 2018-2019. (La tesi è stata ritenuta meritevole di speciale menzione dal Premio tesi di laurea del Centro studi sul giornalismo Gino Pestelli di Torino - Bando 2020).
Elisa Cosini, Il turismo tra informazione e promozione del territorio. Il caso della Val di Vara,  tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Laura Guglielmi, 2018-2019.
Valentina FotiTuristi per mare. Lo sviluppo di un mito tra giornalismo e pubblicità,  tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan, 2018-2019.
Micol Burighel, Giornalisti e lettori integrati: nuove alfabetizzazioni e sfide dell'informazione, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Giordano, 2017-2018 (La tesi ha ottenuto la dignità di stampa; inoltre è stata ritenuta meritevole di speciale menzione dal Premio tesi di laurea del Centro studi sul giornalismo Gino Pestelli di Torino - Bando 2019).
 (consultabile sul sito tesionline.it)
Francesca Caporello, Immigrazione.La stampa italiana tra multiculturale e interculturale per una comunicazione positiva, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Aime, 2017-2018.
Chiara Biffoni,  La notizia internazionale in formato fotografia, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. P. Macrì, 2016-2017.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Benedetta Federica Rovero, Il femminicidio in formato notizia,  tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Pasini, 2016-2017.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Silvia della Rocca, "Le monde diplomatique" e il dibattito su informazione e disinformazione, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Catanzaro, 2016-2017.
Maria Valacco, Enrica Basevi tra mediazione culturale e giornalismo scientifico (1928-2013), tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. P. Macrì, 2015-2016. (La tesi di laurea è stata ritenuta meritevole di speciale menzione dal Premio tesi di laurea del Centro studi sul giornalismo Gino Pestelli di Torino - Bando 2017).
(consultabile sul sito tesionline.it)
Manuela Montignani, Passaparola 2.0. Dal giornalismo tradizionale ai blog tematici, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Catanzaro, 2015-2016.
Enrica Orrù, Gli spazi del dibattito sull'informazione. I festival del giornalismo in Italia, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. N. Buratti, 2014-2015.
Il testo integrale è pubblicato nel sito di LSDI.IT: 
http://www.lsdi.it/2016/dibattito-sullinformazione-e-festival-del-giornalismo-una-tesi-sul-tema/#more-28980
Ludovica Brunamonti, Dalla strenna all'ebook. Nuove strategie di marketing per il giornalismo, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. R. Bianco, 2013-2014.
Valentina Risaliti, Il giornalismo di pace. Modelli, tecniche e contenuti, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Pasini, 2013-2014.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Sara Marmifero, Modelli di Graphic Journalism, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Pirni, 2013-2014.
Alessandra Torre, Modelli di giornalismo tra politica e arti: "Marianne" (1933-1935)tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Maurizia Migliorini, 2012-2013.
Dario Veglia, Stampa e informazione a Savona da Gutenberg al Web tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Silvano Balestreri, 2012-2013.
Cristina Pongiluppi, Il giornalismo militante di Alexander Langer, Tesi di laurea in Storia del giornalismo, Facoltà di Lettere, Università degli studi di Genova, relatore M. Milan /correl. Franco Contorbia, 2012-2013.
Sabrina Bruzzone, Linee editoriali a confronto. La Spagna di Zapatero tra "El Pais" e "la Repubblica", tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Silvano Balestreri, 2011-2012.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Silvia Rivetti, Il "Progetto Lavoro" di Paolo Murialdi. Storia di un libro mai nato, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Silvano Balestreri, 2011-2012.
Francesca Astengo, Le grandi firme della critica televisiva in Italia (1954-2000), tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Mario Bottaro, 2010-2011.  (consultabile sul sito tesionline.it). La tesi è stata poi pubblicata (v. http://www.tesi-italiane.it/francesca-astengo ).
Francesco Bianconcini, "Bellezza, è la stampa...!" Giornali e giornalisti nel cinema italiano (1943-2009) tesi di laurea magistrale in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Aime, 2010-2011.
Simone D'Ambrosio, Tursi 2.0. Dai bollettini statistici all'informazione diffusa. Il Progetto di Genova "Città digitale",  tesi di laurea magistrale  interfacoltà in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. S. Monti Bragadin, 2010-2011. La tesi ha ottenuto la dignità di stampa.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Elisabetta Ferrando, The "Beautiful Country". Le inchieste di "Economist" sull'Italia (1964-2011), tesi di laurea magistrale in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Pirni, 2010-2011.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Francesco Abondi, "Il Lavoro" di Genova negli anni dell'ascesa di Craxi (1975-1985), tesi di laurea magistrale in Scienze politiche, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan, a.a. 2009-2010
(consultabile sul sito tesionline.it)
Giorgia Notari, L'informazione migrante. Il caso Liguria, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Mario Bottaro, 2009-2010. 
(consultabile sul sito tesionline.it)
Gloria Sormani, Percorsi del giornalismo di moda a Genova tra ottocento e novecento, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Migliorini, 2009-2010.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Stefania Scappini, Le riviste di teatro a Genova fra Otto e Novecento, tesi di laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Bottaro,  a.a. 2008-2009.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Laura Colombo, L'hanno detto in televisione. TG3 e TGg5 a confronto, tesi di laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Bottaro/ correl. M. Milan, a.a. 2008-2009
Francesco Bottino, Le battaglie europeistiche di Radio Radicale (1992-2008), tesi di laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. S. Monti Bragadin, a.a. 2007-2008
Giorgio Silvestri, I media della diaspora italiana. Dal bollettino al blog, tesi di laurea specialistica in Scienze Politiche, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan, a.a. 2007-2008. La tesi ha ottenuto la dignità di stampa; nel 2009 ha ottenuto il Premio internazionale Gaetano Scardocchia 2009 ed è stata pubblicata su iniziativa del Comite-Spagna.
v. anche il blog Dal Bollettino al Blog.
Chiara Franceschi, Il linguaggio delle cooperazione internazionale nella stampa europea, tesi di laurea specialistica in Scienze internazionali e diplomatiche, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan, a.a. 2005-2006

13 febbraio 2021

Notizie suggestive

 "La carta stampata è nata in mezzo alle rivoluzioni, è cresciuta in simbiosi con la democrazia, si è mantenuta vendendo se stessa, le copie dei giornali, ed è stata strumento essenzialmente politico, di una politica che ha l’ambizione di cambiare il mondo. La rete è nata in una società convinta che soltanto l’economia possa cambiare il mondo ed è uno strumento in prevalenza pubblicitario, che serve a vendere altro. L’opinione pubblica non esiste quasi più, sostituita da un pubblico di spettatori che non è in grado di distinguere tra finzione e realtà. Nell’universo della pubblicità, la buona notizia non è quella vera ma quella più suggestiva, quella che si vende meglio."
Curzio Maltese

*C. Maltese, Era la stampa, bellezza, "Venerdì di Repubblica", 5.2.2021, p. 6.

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11 febbraio 2021

Indici d'ascolto

 "Ma una cultura che si subordina agli indici d'ascolto, quindi al successo di pubblico, è una cultura persa. Si può fare cultura solo in opposizione agli indici d'ascolto o a dispetto di un indice basso. Quando la tanto decantata varietà dell'informazione si sarà definitivamente svelata come varietà propagandistica, allora si ritornerà con desiderio ai libri. Speriamo che prima di allora le biblioteche non siano vuote".
Heirich Böll, 1984.


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20 gennaio 2021

In libreria

 



George Simenon,
Europa 33
Adelphi, Milano, 2020, pp. 377

Descrizione
E' un'Europa che sonnecchia sotto la neve, ma «scos­sa da bruschi e terrificanti sussulti», quella dei pri­mi mesi del 1933. Un'Europa malata, tanto che il medico, mentre la ausculta e le fa dire «33», ha un'aria preoccupata. Non è un medico, Simenon, non ha rimedi da prescrivere, ma ha il fiuto, la curiosità e la cocciutaggine del reporter di razza. E non esita ad attraversarla, questa Europa, dal Bel­gio a Istanbul, spingendosi fino a Batum e concen­trando la sua attenzione soprattutto sui «popoli che hanno fame»: quelli dell'ex impero zarista. Risoluto a ignorare le «cartoline
 illustrate», Simenon ci offre, sul continente negli anni tra le due guer­re, una testimonianza preziosa, fatta di immagini, episodi, annotazioni, dialoghi, scenari (alcuni dei quali torneranno, trasfigurati, nella sua narrativa). E non meno preziose sono le fotografie che scatta in viaggio, e che accompagnano il volume: perché an­cora una volta, nelle stradine ghiacciate di Vilnius come nelle desolate campagne della Polonia, nel­la Berlino che assiste all'incendio del Reichstag come nel sordido dormitorio dei poveri di Varsa­via, nello studio di Trockij sull'isola di Prinkipo come nel miserabile mercato di Odessa (e perfino negli alberghi di lusso delle
grandi capitali euro­pee, popolati di sagaci portieri, stravaganti ban­chieri, ricche dame annoiate e nevrasteniche, truf­fatori e avventuriere di alto bordo), quello che in­teressa a Simenon è stanare l'«uomo nudo», e mo­strarcelo, come farà poi nei suoi romanzi, con compassione infinita e senza mai emettere giudizi.

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