Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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31 dicembre 2013

In libreria

Arrigo Benedetti
Più giornalismo meno ideologia
a cura di Alberto Marchi

Torino, Aragno, 2013.
Descrizione
«Più giornalismo, meno ideologia», raccomandava Arrigo Benedetti. Lo udirono i grandi giornalisti cresciuti alla scuola del suo «Europeo»; loriudirono quelli che lo seguirono o che incontrò al suo «Espresso»; lo ribadì, lui laico, liberale e radicale, assumendo la direzione del filocomunista «Paese Sera» negli anni del terrorismo e della violenza diffusa. L’«ordine di servizio» appare in questo volume, rigoroso prontuario di buona scrittura giornalistica, rispettosa della grammatica e delle regole del mestiere, che Arrigo Benedetti seppe tessere con l’impegno civile e la necessità morale.
Arrigo Benedetti (1910-1976), un protagonista dell’informazione italiana del Novecento, esordì come scrittore sulla rivista «Il Selvaggio» diretta da Mino Maccari con racconti ambientati nella Prima guerra mondiale. Intrecciò presto l’impegno letterario con il giornalismo. Benedetti accanto a Mario Pannunzio, suo concittadino, amico e coetaneo, si formò con Leo Longanesi a «Omnibus», il primo rotocalco italiano, chiuso dal fascismo nel gennaio 1939. Con Pannunzio tentò allora di rilanciare il femminile «Tutto». Insieme andarono a dirigere «Oggi», anch’esso chiuso tre anni dopo dalla censura del Duce. Arrestato sull’Appennino Tosco-emiliano, dove aveva dato soccorso ad alcuni soldati alleati, nel carcere di Reggio Emilia Benedetti condivise la cella con il padre dei fratelli Cervi. Nel 1945 con l’editore Mazzocchi fondò l’«Europeo». Se ne andò nel 1954 in dissenso con il nuovo editore, Rizzoli, che voleva il settimanale più popolare. Scrisse allora sul «Mondo» e divenne inviato della «Stampa». Finché, grazie all’impegno economico di Adriano Olivetti, nell’autunno del 1955 fondò l’«Espresso». Tra i suoi romanzi, Paura all’alba (1945), Il passo dei Longobardi (1964), L’esplosione (1966), Il Ballo angelico (1968).

30 dicembre 2013

Genova in libreria

M. Elisabetta Tonizzi

Genova nell'Ottocento. Da Napoleone all'Unità 1805-1861
 Rubbettino,  2013, 260 pp.
Descrizione
Tra il 1805 e il 1861 Genova venne annessa all'Impero napoleonico e, dal 1814, al Piemonte sabaudo. Fu un trauma profondo per entrambi: l'una perse definitivamente la propria secolare indipendenza e l'altro dovette trasformarsi in uno Stato marittimo. Il volume ripercorre in cinque capitoli gli eventi di questo lungo arco di tempo, denso di snodi cruciali come il Risorgimento e la spedizione dei "Mille", coronati dall'Unità d'Italia. La ricostruzione fattuale, che si sofferma particolarmente sul 1848-1849 e il decennio cavouriano, è condotta intrecciando gli aspetti economico-demografici, urbanistici, politico-sociali e culturali, in stretta connessione con le dinamiche del Regno sabaudo, degli altri Stati italiani e internazionali. Seguendo e sviluppando i suggerimenti di precedenti studi 'revisionisti', si mettono apertamente in discussione i principali 'luoghi comuni' radicati nella tradizione storica cittadina. 
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29 dicembre 2013

In libreria


Nate Silver 
Il segnale e il rumore. Arte e scienza della previsione
Roma, Fandango, 2013, pp. 670.
Descrizione
[....] Nate Silver, statistico, uno dei pensatori più originali dell’ultima generazione, affronta un tema centrale nella vita di tutti – poter basare le proprie scelte su previsioni che si riveleranno affidabili nel tempo – con uno stile brillante, trasformando anche le questioni più teoriche in qualcosa di divertente, interessante e necessario. Dalla politica all’economia, passando per i tanti campi di applicazione della statistica nella vita quotidiana, dal poker alla meteorologia, dai terremoti al gioco degli scacchi, fino alla possibilità di scoprire il tradimento di un partner ritrovando un indumento sospetto in giro per casa. Dopo aver letto Il Segnale e il Rumore imparerete a prestare attenzione alle previsioni del meteo per i giorni seguenti ma a diffidare da quelle che vanno oltre la settimana. Darete un peso diverso ai sondaggi politici e a come investite il denaro in borsa. Capirete che non è possibile prevedere quando ci sarà il prossimo devastante terremoto ma che potreste mettervi in salvo in caso di uragano. Silver osserva che, a dispetto del sensazionalismo dei media, una previsione accurata richiede un misto di umiltà e lavoro duro. Più si dichiara il margine di incertezza più ci si avvicina alla verità. E ci ricorda che l’elemento umano è ancora essenziale nelle previsioni e nel progresso delle scienze, della tecnologia, dell’economia e della politica. I dati da soli non bastano. “Non c’è domanda a cui non possa rispondere con un foglio di calcolo sottomano.” “Il mondo ha fatto molta strada dai tempi dell’invenzione della stampa a caratteri mobili. L’informazione non è più una merce rara; ne abbiamo a disposizione più di quanto siamo in grado di gestire. Ma solo una parte relativamente piccola di essa è utile. La percepiamo selettivamente, soggettivamente, e senza molta considerazione per le alterazioni che ciò comporta. Pensiamo di volere informazioni quando in realtà quello che vogliamo davvero è conoscenza. Il segnale è la verità. Il rumore è ciò che ci distrae dalla verità. Questo è un libro sul segnale e sul rumore.”
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27 dicembre 2013

A Genova, la grafica di Munch. Bella, da urlo

La punta aguzza che ha inciso il rame per La bambina malata del 1894 è vibrante, nervosa nei tratti che solcano il fitto intreccio intorno al cuscino dove è adagiata la testa di una donna che veglia e un volto di bimba. Qui, però, la punta di acciaio si arresta e muta il tratto tonale come spinta dall'alito dell'artista, a volte trattenuto per zittire il segno, i solchi sono lievi come il tocco di una farfalla.
Smisurata, invece, sarà la pressione che il torchio calcografico imprimerà sulla puntasecca, inchiostrata, ripulita e ripulita più volte con la garza di taffettà, sino a quando anche il più debole solco e la sua barba non avrà trattenuto la sua giusta bava d'inchiostro. La poserà per sempre sul suo sudario di carta, dove è impresso il volto della sorellina, che morirà di tisi, e cereo e appena sussurrato come una disperata preghiera. Munch ha elaborato diverse versioni di quest'opera, anche litografiche, tecnica in cui mostra straordinaria padronanza. Non così per l'acquaforte, quando il segno affidato al mordente sfugge al controllo, diventa altro nel tempo e nello spazio.
Sono dieci le stanze che il Comune di Genova - Fondazione Palazzo Ducale per la Cultura - ha dedicato alle opere di Munch. Olii, litografie, puntesecche, acqueforti, xilografie, diverse le opere inedite per una mostra imperdibile curata da Marc Restellini, direttore della Pinacoteca di Parigi, prodotta da Artemisia Group e 24ore Cultura, per celebrare il centocinquantesimo dalla nascita dell'Artista. Si potevano evitare le ultime due stanze forzatamente dedicate a Andy Warhol, non se ne sentiva il bisogno, non aggiungono nulla, anzi tolgono.
Se l'elaborazione serigrafica Pop di Warhol ha funzionato sulle fotografie, su quelle di Mao Tse-tung, su quella di Liz Taylor o sulla minestra in scatola Campbell, crea invece uno stridente corto circuito con il raffinato omaggio del quale la Città di Genova è stata capace verso Munch. Per fortuna non è presente il suo Urlo, e non ci manca. Munch è un artista immenso, anche senza.
 Figurarsi quello riproposto in varie zuppe dall'artista pop. Per non parlare dell'altro capolavoro, Madonna: in mostra sono presenti alcune mirabolanti versioni litografiche dell'Artista norvegese che mettono fuori gioco le serigrafie di Andy. La matita grassa che scorre sicura sulla pietra litografica, nel segno espressionista di Munch, sembra sconfiggere inesorabilmente il linguaggio fotomeccanico della serigrafia di Warhol.
 E non poteva che essere così, nel confronto con un uomo capace di confessarci una poetica che ci disorienta, ci sposta, ci spinge oltre i recinti della vacua comunità globalizzata. "Senza paura e malattia la mia vita sarebbe come una barca senza remi".
Bisogna qui ricordare anche Ibsen, come Munch, norvegese. Respirano lo stesso tempo ed entrambi attraverso la loro opera scandagliano il profondo dell'anima, del dolore e della morte.
 E fu celebrato anche da Einaudi (Giulio), indimenticabile editore torinese, nella sua splendida edizione de I Millenni nel 1959 dove ventiquattro tavole grafiche di Edvard Munch sono il fuori testo de I drammi di Ibsen. Munch ritrae Henrik Ibsen al Grand Café in una litografia del 1902, ma sarà con la tecnica xilografica che verranno illustrati i soggetti tratti dalle opere del drammaturgo norvegese. L'effetto sarà particolarmente efficace perché con la fibra del legno sapientemente levigata e inchiostrata riuscirà a creare una suggestione caliginosa, cupa.
Munch muore nel 1944, lascia alla città di Oslo oltre mille dipinti, disegni, sculture, migliaia di opere grafiche oltre a 143 matrici litografiche, 155 lastre di rame, 133 matrici xilografiche. A Roma, nel 1986, sarà proprio Oslo a dare un determinante contributo per un'altra grande mostra dedicata all'incomparabile pittore e grafico.
Francesco Pirella
Direttore dell'Armus

ARMUS-Archivio Museo della Stampa
26 dicembre 2013

*pubblicato per gentile concessione dell'autore. 
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26 dicembre 2013

In libreria

Gioachino Lanotte
Il fantasma rosso. La stampa italiana e il maccartismo
Perugia, Morlacchi, 2013, 232 pp.

Descrizione
Il maccartismo fece sentire i suoi effetti anche in Italia. Il dibattito fu ampio, aspro e coinvolse partiti politici, gruppi di pressione, sindacati, Chiesa cattolica, ambienti della cultura. Non mancarono anche scontri tra cittadini, che, almeno in un caso, finirono a coltellate. La guerra fredda divideva la società in un paese che contava il più forte partito comunista dell'Occidente e spesso la divisione correva all'interno delle stesse famiglie e rompeva vecchie amicizie. La stampa italiana ebbe un ruolo di rilievo nel far conoscere le vicende di un'America alle prese col suo "fantasma rosso", ma soprattutto nell'utilizzare per la polemica politica interna quello che si svolgeva al di là dell'Atlantico. Merito di questo libro è quello di analizzare un campione significativo della pubblicistica italiana per studiare, da questo particolare angolo di visuale, come ogni notizia venisse utilizzata ai fini della lotta politica, soffermandosi in particolare su due casi emblematici del clima maccartista, il caso Chaplin e la drammatica vicenda dei coniugi Rosenberg (dall'Introduzione di Alfredo Canavero).
 
*link all'Indice del libro.
 
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24 dicembre 2013

Libri ri/trovati


"Le notizie sono quella cosa che un tale che non si interessa un gran ché di nulla vuole leggere. Ed è notizia fin tanto che lui la legge. Dopo, è morta. Noi siamo pagati per fornire notizie. Se qualcun altro ha mandato un dispaccio prima di noi, la nostra storia non fa notizia. Certo, c'è il colore. Il colore è un mucchio di chiacchiere a vuoto: facile da scrivere e facile da leggere, ma costa troppo in telegrammi, per cui dobbiamo andarci piano." Evelyn Waugh

Evelyn Waugh
L'inviato speciale (Scoop)

Milano, Bompiani, 2011, 336 pp. (1° edizione 1938, 1° edizione italiana Bompiani, 1952)
Descrizione
John Boot, brillante giovane scrittore, viene scelto da un quotidiano di punta per andare in Africa come inviato speciale e raccontare la crisi politica che ha colpito un piccolo stato tropicale. Ma per uno scambio di persona, sul luogo viene spedito William Boot, inetto giornalista di provincia. Peccato che a Ismaelia, (immaginario) stato africano cuore della crisi, nulla di rimarchevole avvenga; così, in una folle corsa a caccia dello scoop, tra i molti giornalisti accorsi da tutto il mondo scatta una vera e propria gara a chi la spara più grossa, una guerra del paradosso che arriva sino all’invenzione di eventi mai accaduti. Intanto William, incompetente più di ogni altro, passa il tempo in facezie, tanto da giungere sull’orlo del licenziamento per incapacità di fornire informazioni “succulente”; ma ecco che, in modo totalmente casuale, Boot scoprirà che davvero a Ismaelia è in atto un colpo di stato, e in virtù di ciò diverrà un eroe involontario e tragicomico della notizia da prima pagina.
Evelyn Waugh (1903-1966) è considerato il più grande scrittore satirico inglese, erede diretto della grande tradizione di Chaucer e Swift. Narratore dall’umorismo elegante e distaccato, già con i primi lavori divenne la voce più rappresentativa di una generazione aristocratica, decadente e iconoclasta. Tra i suoi romanzi, tutti editi da Bompiani, Ritorno Brideshead, Una manciata di polvere, Misfatto negro, Il caro estinto, Declino e caduta.

*link alla recensione di Leonardo Mesiano, La stampa, che vergogna!, "Il
Sole-24 ore", 4.12.2011.

23 dicembre 2013

In libreria

Matite appuntite. Giornali satirici per disegnare l'Italia
a cura di Renata Giannella  e Daniela Middioni

Soveria Mannelli, Rubbettino, 2013, 134 pp.
Descrizione
La collana "I giornali di Minerva", dedicata allo studio di quotidiani e periodici presenti nelle collezioni della Biblioteca del Senato e inaugurata nel 2011 con la raccolta di saggi "Un giornale al mese", si arricchisce di un secondo volume dal titolo Matite appuntite. Giornali satirici per disegnare l’Italia, che fa seguito all’omonima rubrica mensile on line pubblicata sul sito dell’Emeroteca nel corso del 2012. Attraverso le pagine di questo testo si è compiuto un excursus nella satira italiana dal 1848 agli anni Trenta del XX secolo, soffermandosi sulle riviste più rappresentative del periodo, dall’Arlecchino alla Rana, dal Pasquino al Capitan Fracassa, fino al Bertoldo e al Marc’Aurelio. Depositari di una tradizione illustre che affonda le sue radici nel mondo classico, a partire da Aristofane e Plauto, i giornali satirici conobbero un nuovo impulso proprio nell’Ottocento, quando la libertà di stampa rese possibile l’espressione di una critica, anche feroce e irriverente, al potere. Ecco quindi che accanto alle analoghe esperienze europee, inglesi e francesi in particolare, sorsero le prime riviste satiriche italiane, la cui analisi consente di delineare un percorso di ricerca parallelo all’approccio storiografico, attento al costume e alla società dell’epoca, in grado di ricostruire fedelmente la temperie culturale e politica del nuovo Stato unitario. Le vignette e le caricature delle testate satiriche segnano le tappe di uno spassoso viaggio in punta di penna nelle nostre vicende nazionali, grazie alla testimonianza di intellettuali, scrittori, artisti e disegnatori animati dall’eterna esigenza di irridere il conformismo e moralizzare la vita civile; in tal senso il connubio fra giornale e satira appare perfetto, laddove l’immediatezza della stampa fornisce un’arma micidiale alla polemica. Ripercorrere, sia pure a grandi linee, la storia della satira italiana tra Ottocento e Novecento significa così osservare da un’ottica privilegiata il nostro passato per meglio comprendere il presente, compito, questo, che la Biblioteca del Senato si assume come preciso dovere di formazione e conoscenza.

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20 dicembre 2013

In libreria

Oliviero Bergamini
La democrazia della stampa. Storia del giornalismo
Roma-Bari, Laterza, 2013, 506 pp.
(disponibile anche in formato ebook)

Descrizione
La tecnologia, il mercato editoriale, la dialettica tra libertà di stampa e poteri economici e politici, il lavoro del giornalista nelle sue eccellenze e meschinità. La storia del giornalismo è tutto questo, ma è anche e soprattutto storia di uomini e donne che nell'arco del tempo, attraverso i loro articoli, fotografie, riprese televisive e più recentemente materiali digitali, hanno raccontato eventi epocali e fatti minimi, contribuendo a modellare abiti mentali e fantasia dei lettori, talvolta manipolandoli, talvolta portando alla luce notizie scomode e verità nascoste. Con ritmo appassionante, Oliviero Bergamini racconta l'evoluzione del giornalismo dagli albori dell'era dell'informazione nel Cinquecento sino alle ultimissime innovazioni digitali. Con particolare attenzione alla contemporaneità, la trattazione spazia tra Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, le nazioni dove il giornalismo ha avuto i suoi maggiori sviluppi, tocca la Russia e i paesi del socialismo reale, dove la libera informazione è stata più a lungo negata, ma si concentra soprattutto sull'Italia, dove il giornalismo è storicamente segnato da limiti e carenze strutturali, ma anche da eccellenze di livello europeo.

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18 dicembre 2013

In libreria


Paola Maria Farina
 La rivista «Linus». Un caso editoriale lungo quasi mezzo secolo
Cargeghe (SS), Documenta, 2013, 149 pp.
Descrizione
Perché 'Linus'? Perché Linus, partner e antagonista di Charlie Brown, è un personaggio pieno di fantasia (anche 'grafica': disegna nell'aria!), è simpatico e ha un nome facile da dire e da ricordare". Con queste parole, tanto lievi quanto evocative, un gruppo di intellettuali animati dalla comune passione per i comics, tenne a battesimo a Milano nel 1965 la rivista mensile di fumetti e illustrazione "Linus". Da subito, un successo commerciale da oltre trentamila copie vendute. Da allora, un caso editoriale lungo quasi mezzo secolo. Paola Maria Farina ricostruisce la vicenda della testata ripercorrendone, sul filo della narrazione storica e cronachistica, ma anche memorialistica e aneddotica, il singolare percorso, dai pionieristici esordi con Giovanni Gandini e la libreria Milano Libri agli innovativi sviluppi con Oreste Del Buono e la Rizzoli, dall'interesse per la letteratura grafica all'impegno civile e sociale.
 
*link alla scheda di presentazione del libro sul sito della casa editrice Documenta.
 
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15 dicembre 2013

I Murialdi


Lunedì 16 dicembre 2013, h.17
Palazzo Ducale Sala del Minor Consiglio

I Murialdi. Una storia genovese

Convegno dedicato a Gino, Vezio e Paolo Murialdi, protagonisti del giornalismo del Novecento. Interventi di Luca Borzani, Franco Contorbia, Andrea Aveto.
*Link al Programma del Convegno

Nel 2012 le carte di Paolo Murialdi conservate presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori sono state oggetto della tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria dell'Università degli studi di Genova, di Silvia Rivetti, poi in parte confluita in un libro dedicato al quotidiano "Il Lavoro": v. Silvia Rivetti, "Il Progetto Lavoro di Paolo Murialdi" in "Il Lavoro" di Genova. Storie e testimonianze 1903-1992, a cura di Marina Milan e Luca Rolandi, Genova, Provincia di Genova, 2012, pp. 268-287.


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14 dicembre 2013

In libreria

Andrea Nelli
Ronchey. La Russia, l’Italia e il fattore K
Pisa, Dellaporta editori, 2013, 238 pp.

Descrizione
Testimone acuto e originale di sessant’anni di storia italiana e mondiale, Alberto Ronchey è stato un eccezionale interprete del mondo comunista. Questa biografia, nel ripercorrerne l’intero itinerario intellettuale, si sofferma in particolare sui viaggi compiuti da Ronchey nell’Unione Sovietica ‘superpotenza sottosviluppata’, dapprima come corrispondente per «La Stampa» negli anni di Chrušcëv e di Gagarin, e poi come inviato speciale nel periodo della stagnazione brežneviana. Sullo sfondo, l’Italia della Prima Repubblica, ostaggio di quel ‘Fattore K’ che, condannando all’opposizione il più grande Partito comunista d’Occidente, rendeva impossibile un normale ricambio di governo.

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13 dicembre 2013

La rottamazione del giornale di carta non “s’ha da fare”!



“Nessun media ha mai finito per sostituire per intero un altro mezzo, anche se nemmeno uno tra gli strumenti di comunicazione è rimasto immutato a seguito dello sviluppo di una nuova forma mediale”.

Parte da qui la riflessione “positiva e propositiva” che Umberto Lisiero propone nel suo libro: un viaggio tra i mezzi di comunicazione ai tempi di internet e una riflessione sulle sorti dei giornalisti e dei giornali che vi si devono confrontare.

Il viaggio inizia con una breve storia della nascita dei quotidiani on-line. L’autore, pur individuando la difficoltà che il vecchio giornale cartaceo inevitabilmente trova nel passaggio al digitale (le nuove forme di pubblicità, il rientro economico), sottolinea l’enorme potenzialità che consente al quotidiano online di diffondere contenuti su larga scala a costi ridotti.
L’analisi prosegue incentrandosi sulla figura del giornalista, sul suo nuovo ruolo e sulle nuove competenze tecniche che egli stesso deve acquisire per operare online. Il giornalista non deve scomparire con l’avvento di internet: egli, nel suo ruolo di gatekeeper, deve farsi più scaltro e più forte perché è vero che internet da un lato consente a editori e pubblicitari di redigere i propri contenuti sugli interessi specifici del lettore e ai lettori stessi di filtrare le notizie esclusivamente in base alle proprie preferenze, ma dall'altro impedisce a questi di avere una visione ampia della realtà.
Da qui il bisogno di rinnovarsi, non semplicemente trasferendo i contenuti su una nuova piattaforma ma ripensandoli per il web sia dal punto di vista stilistico/grafico che dal punto di vista della fruizione.  

Come ed in che cosa è opportuno aggiornare il “sistema quotidiano tradizionale” per far fronte alle grandi trasformazioni tecnologiche, economiche e culturali in corso, non solo per superare la crisi della stampa, ma anche per utilizzare al meglio caratteristiche e opportunità offerte da internet?

Questa la domanda a cui Lisiero tenta (ma non pretende) di dare delle risposte, confezionando un 
testo chiaro e sintetico; offrendo una descrizione precisa e attuale dei mezzi di comunicazione online e della loro interazione con i giornali cartacei; restando al passo con i tempi sia dal punto di vista dell’attualità dei contenuti che all’approccio con il tema.
Tema di un dialogo ancora aperto che l’autore stesso propone di proseguire  proprio tramite i mezzi di comunicazione che ci porta a conoscere nelle pagine del suo libro, promuovendo un hashtag su twitter (#nepare) e confermando ancora una volta la tesi secondo la quale, ad oggi, né il pubblico né i giornali tradizionali possono fare a meno dell’immediatezza della rete e delle sue potenzialità.

Queste le considerazioni raccolte dallo studio dell’autore iniziato nel 2006. Studio che delinea i tratti della comunicazione online ed evidenzia le caratteristiche essenziali della Rete, conciliando la teoria con la pratica e proponendo esempi di testate che “stanno funzionando” o che “potrebbero funzionare”.
Considerazioni semplici e chiare, attraverso cui l’autore, pur parteggiando non troppo velatamente per il web e dimostrando conoscenze di marketing e comunicazione approfondite, si tiene lontano dalle retoriche di internet che pronosticano la fine dei mezzi di comunicazione cartacei. 
La tesi rimane invariata: un media non ha mai sostituito interamente un altro media: non si tratta di “rottamare” i giornali cartacei, si tratta di arricchirli e rafforzarli con le nuove soluzioni che il web può fornire.
Arianna Benvenuto



Umberto Lisiero
News (paper) revolution
L’informazione online al tempo dei social network

Milano, Fausto Lupetti editore, 2013, 205 pp.


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12 dicembre 2013

In libreria

"Leggere non è solo evasione, serve anche a darci
 una disciplina, a fare di noi le persone che siamo."
Andrew Piper


Andrew Piper
Il libro era lì. La lettura nell'era digitale
Milano, Franco Angeli, 2013, pp. 176 pp.
Descrizione

«La lettura non è una cosa che riguarda solo il nostro cervello», scrive Andrew Piper. «La lettura è parte integrante della nostra esperienza vissuta, del nostro senso dell’essere nel mondo». Per secoli essa ha dato forma alla nostra idea di civilizzazione e di cultura. Ora ci sentiamo dire di continuo che la stampa ha i giorni contati e che il futuro della lettura è in crisi. Per quanto ancora esisteranno i libri? Andrew Piper va al di là delle paure e dei facili entusiasmi. Il libro era lì rivolge uno sguardo riflessivo a ciò che i libri sono stati, sono e saranno.
* Link all' Indice e Prefazione


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09 dicembre 2013

L'ultima ruota del carro


Il film è uno spaccato della Roma degli anni '70. Non è la Roma della Dolce vita di Fellini ma è una Roma difficile, vista con gli occhi del protagonista Ernesto Fioretti (Elio Germano). Sono quarant'anni di storia che il regista, Giovanni Veronesi, ci invita a rivivere o a vivere per la prima volta tramite il protagonista. E' lui l'ultima ruota del carro della società di cui a suo malgrado fa parte, Ernesto, che deve lottare con un padre padrone (Sergio Rubini), rigido e poco comprensivo e con il suo migliore amico (Ricky Memphis), che involontariamente lo trascina costantemente sulla cattiva strada e in problemi più grandi di lui, ma Ernesto deve soprattutto combattere contro se stesso e le sue paure. 
C'è stato davvero un Ernesto Fioretti nella vita di Veronesi che tenta di omaggiare il suo ricordo proponendolo allo spettatore caricandone gli aspetti più significativi. "ho dovuto interpretare una persona non un personaggio. " dice Elio Germano. L'unica nota dolce nella vita del protagonista è la bella e ingenua Angela (Alessandra Mastronardi) che dopo un corteggiamento improvvisato e goffo riuscirà a far diventare sua moglie. In amore la tenerezza e il carattere di Ernesto hanno la meglio ma per tutto il resto sarà vittima di chi lo circonda e delle situazioni di quel periodo.
La vita di Fioretti e della sua famiglia è segnata da eventi significativi della storia italiana di quegli anni da Tangentopoli alle brigate rosse all'arrivo di Berlusconi sulla scena politica. Il tono melodrammatico al limite del satirico con cui sono affrontati questi argomenti dai protagonisti della vicenda strizza l'occhio allo spettatore provocando un sorriso ma soprattutto un'inevitabile spunto per riflettere. Per tutta la durata del film, attraverso una narrazione incalzante e discontinua, si ha l'impressione di viaggiare nel tempo, di vivere gli avvenimenti di quel periodo, assaporare le amarezze, le aspettative e le speranze di quegli anni. Si vuole trasmettere una velata nostalgia o forse far rimpiangere di non essere riusciti a cambiare nulla e far vedere come si è arrivati nella situazione odierna. A mio parere L'Ultima ruota del carro può funzionare anche come una sorta di panoramica dell'Italia dagli anni 70 fino ad oggi presentata sotto forma di reportage-commedia. Se avete voglia di ridere ma soprattutto di riflettere non perdetevi questo film.
Simona Cappelli

*link al sito del film L' ultima ruota del carro regia di di Giovanni Veronesi, 2013.

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08 dicembre 2013

La "Bufera" sulle Alpi Liguri


Paesaggi mozzafiato, viste incantevoli dalla montagna al mare. Più che una presentazione, l'appuntamento di ieri nella sala consiliare del comune di Pontedassio, è stata l'occasione per conoscere il territorio del Ponente ligure attraverso il romanzo giallo Bufera di Danilo Balestra. L'autore, originario dell'entroterra di Dolcedo, ha ambientato la sua terza opera lungo la via Marenca, l'antica strada di comunicazione che permetteva alle merci dal Piemonte di raggiungere la Liguria e viceversa.
Nella sala messa a disposizione dal Comune di Pontedassio l'autore, introdotto dal sindaco Franco Ardissone, ha spiegato le vicissitudini dei tre protagonisti: Luciano, giovane guida dell'escursione lungo la via Marenca, Clara, donna bellissima e affascinante e Daniel, uomo enigmatico e misterioso. Un giallo che ruota attorno ad un'escursione di quattro giorni con un finale a sorpresa che, dopo trent'anni, chiarirà il mistero che ha avvolto la vicenda. Sarà l'ultima pagina del libro , come si conviene ai migliori gialli, a svelare l'enigma e chiudere la vicenda. Ad immergere il pubblico nello scenario del libro le immagini di Luca Patelli. Scorci delle  Alpi Liguri, tra mare e montagna, tra natura incontaminata e antichi borghi. Scorci spesso poco conosciuti non soltanto dai turisti che affollano le  spiagge della Riviera, ma anche da chi abita nel Ponente Ligure.
Diego Marrese

Danilo Balestra
Bufera
Arma di Taggia, Atene edizioni, 2013, 193 pp.

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06 dicembre 2013

Nelson Mandela







"Sapevo che l'oppressore era schiavo quanto l'oppresso, perché chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell'odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L'oppressore e l'oppresso sono entrambi derubati della loro umanità".
Nelson Mandela 



05 dicembre 2013

Festa della Toscana: la politica va in carcere

Il 30 novembre 1786 il Gran Ducato di Toscana sotto il regno di Pietro Leopoldo fu il primo paese civile al mondo ad abolire la pena di morte.
Dal 2000 ogni anno il 30 novembre si celebra la Festa della Regione Toscana.
Il 30 novembre scorso i Consigli Comunali di Massa e di Montignoso si sono uniti per una seduta congiunta nel carcere di Massa.
Dopo i saluti della Presidente del Consiglio Eleonora Biancolini, è stata la direttrice del penitenziario Maria Martone a prendere parola: "il carcere è una comunità di diritti, ed è fondamentale creare una rete con le istituzioni per consentire un inserimento graduale del condannato alla vita consociativa".
Era la prima volta che un Consiglio Comunale si svolgeva in carcere, e dopo l'intervento di alcune autorità, la parola è stata data ai detenuti che hanno condiviso con gli altri le loro emozioni.
Tra questi, Graziano Grassi, direttore del giornalino del penitenziario, ha spiegato come prepara gli articoli, come si svolge il lavoro redazionale ed ha letto un suo articolo. Un'emozione forte che è arrivata al culmine quando un altro detenuto, ha spiegato quanto sia importante l'umanità e quanto sia importante per i reclusi essere considerati sempre Persone.
Elena Mosti
*Per maggiori informazioni sull'evento potete consultare il sito internet de "Il Tirreno".


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In libreria

Leonida Reitano
Esplorare Internet.
Manuale di investigazioni digitali e Open Source Intelligence
Argelato (Bo), Minerva edizioni, 2013, 264 pp.
Descrizione
In Italia il giornalismo investigativo è in piena espansione. Dal lato televisivo, per esempio, ci sono programmi come Report, Inchieste di Rainews24, Presa Diretta. È quindi il momento più adatto per lanciare sul mercato editoriale una collana giovane e agile, con nomi di spicco ma anche con esordienti in grado di realizzare inchieste di qualità: nasce così la nuova collana giornalismo investigativo, frutto dell’incontro tra l’AGI (Associazione di Giornalismo Investigativo) e Minerva Edizioni.
 
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04 dicembre 2013

In libreria

Fabio Macaluso
E Mozart finì in una fossa comune. Vizi e virtù del copyright
Milano, Egea, 2013, 184 pp. (disponibiler anche in formato ebook)

Descrizione
Che cosa c’entra Kant con Woody Allen, Amartya Sen con Topolino? E perché un genio come Mozart finì sepolto in una fossa comune del cimitero di Vienna? Il filo che lega questi personaggi – e congiunge le risposte a queste domande – si chiama “copyright”. È un tema che tocca da sempre questioni universali come lo sviluppo delle attività creative, la libertà di espressione, il diritto alla fruizione del sapere e dell’arte. Ma la rapida diffusione dei contenuti d’autore sul web lo rende oggi ancora più delicato e controverso. In questo brillante saggio se ne parla in modo nuovo e senza posizioni pregiudiziali a sostegno di schieramenti ideologici o corporativi. Il diritto d’autore viene setacciato nelle sue diverse manifestazioni per estrarne virtù, vizi, vantaggi e rischi. Viene messo faccia a faccia con la sua principale nemica, la pirateria. E infine ne viene proposta una “rifondazione” in linea con le esigenze della società della comunicazione e dei diversi interessi che vi confluiscono, ma tenendo sempre al centro l’autore, vero fulcro dell’avanzamento del pensiero umano. E Mozart finì in una fossa comune è un libro chiaro e accattivante, utile non solo agli “addetti ai lavori” ma a tutti i quotidiani consumatori (e produttori) di contenuti creativi, culturali o tecnici, dentro e fuori la rete.
*link all'Indice e all'Introduzione sul sito dell'editore Egea.

02 dicembre 2013

In libreria



Rossana Rossanda
Quando si pensava in grande. Tracce di un secolo
Colloqui con venti testimoni del Novecento
Torino, Einaudi, 2013, 241 pp.
(disponibile anche in formato ebook)
Descrizione
Lukács, Aragon, Sartre, Grumbach, Althusser, Fischer, Sachs, Rodinson, Sweezy, Salvador Allende, Melo Antunes, Delors, Mendès France, Badinter. Trentin, Ingrao, De Rita, Cofferati, D'Alema, Bertinotti. Le voci del secolo breve, raccolte da Rossanda nelle interviste del giornale di una sinistra considerata estrema da un'opinione sempre piú moderata, ci conducono alla domanda di oggi, sottolineata dall'autrice in un'illuminante prefazione-saggio. Perché uno straordinario tessuto di grandi idee è stato cosí combattuto e sconfitto?
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