Furio Bordon A gentile richiesta Palermo, Sellerio, 2009, 236 p.
Scheda del libro dal sito dell'editore Sellerio
Al centro dell’azione è la collaborazione mediatica tra un giornale e una trasmissione televisiva: il giornale fornisce il caso umano, la tv lo apparecchia in studio corredandolo di pubblico e pubblicità. «La prima», è fatta su una bambina, «Premio bontà classe Juniores C», presentata come l’angioletto che veglia, nel monolocale, sul fratellino: non dorme per tenere lontani da lui scarafaggi e topi scorrazzanti nell’edificio all’infimo del degrado. Nello stesso palazzo, allo scantinato, abita «la donna», la protagonista centrale del romanzo, con le sue due bambine: è vedova giovanissima di un ragazzo morto per una malattia non curata, è ignorante, abituata alla sottomissione e manca di ogni risorsa, e sul punto di morir di fame. L’illusione dei buoni sentimenti televisivi la tenta a diventare lei il caso umano da rappresentare sullo schermo. ..... [leggi tutto]
Gino Battaglia “Europei senza patria”. Storie di Rom Napoli, Guida, 2009, 236 p.
Il libro sarà presentato a Genova venerdì 11 dic. 2009, h.17,30 presso la Sala conferenze del Banco di Chiavari Via Garibaldi, 2. Insieme all’autore intervengono: il Sindaco di Genova Marta Vincenzi, Francesca Balzani, Michele Marchesiello e Roberto Pozzar.
Scheda del libro
Quando si pensa a questi europei senza patria, ai Rom, ai Sinti e a tutti quelli che, talvolta con una sfumatura dispregiativa, si chiamano zingari, si dimentica spesso che sono uomini, donne, anziani, bambini, soprattutto bambini. Allora bisogna mettere sulla bilancia anche la loro umanità, i loro bisogni, i loro tentativi, le loro gioie, la loro dignità, il loro ostinato sperare, anche se questo rende forse più difficile formulare un giudizio netto o tenersi le proprie convinzioni. In questo libro sono raccolti episodi, storie, fatti e riflessioni che aiutano a comprendere una condizione, stili di vita, tanti problemi su cui in genere si procede per impessioni, per sentito dire, per partito preso. Europei senza patria ci restituisce insomma quell'umanità ricca, dolente e infinitamente varia che rimane sconosciuta ai più. E, per una volta, bisogna dire che è bene che i conti non tornino tanto facilmente. Un incontro così profondo e intimo è stato possibile grazie all'amicizia con i Rom scaturita dall'impegno di più di venticinque anni della Comunità di Sant'Egidio in loro favore, in Italia e in Europa.
"La storia delle migrazioni è una storia di uomini e donne, di persone, di sentimenti. E gli stessi sentimenti che furono dei nostri padri emigranti, sono oggi quelli di tanti tra noi, non dobbiamo scordarcelo. E' questo il senso di una memoria civile." (Maria Paola Profumo)
La Mostra fotografica Popoli sulla scia è dedicata agli immigrati, giunti da ogni parte del mondo per cercare futuro nella nostra città. Sono i nuovi genovesi che qui lavorano, studiano, hanno figli contribuendo alla vita economica, sociale e cuturale di Genova.
Paolo Baudi di Vesme - Franco Brigida L'evoluzione dei media e della pubblicità in Italia
Milano, Franco Angeli, 2009, 454 pp.
Collana: T.P. - a cura dell'Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti
Scheda
Un libro per chi si affaccia per la prima volta al mondo della comunicazione e della pubblicità, e al contempo uno strumento indispensabile di formazione e di aggiornamento per chi in questo mondo lavora ogni giorno. Il testo concentra la propria analisi teorica sul particolare ruolo giocato dalla pubblicità, descrivendo la struttura organizzativa del mercato pubblicitario italiano e analizzando i singoli mezzi pubblicitari, le diverse tipologie, le ricerche valutative, le prospettive e gli scenari futuri.[... leggi tutto]
Paolo Lingua Colloqui con Paolo Emilio Taviani Genova, De Ferrari Editore, 2009, 127 pp.
Scheda del libro
A partire dalla fine del 1969 e fino all’ inverno del 2001, Paolo Lingua ha avuto una serie di incontri con Paolo Emilio Taviani: non interviste, né conversazioni da rendere pubbliche, ma regolari confronti di idee e di opinioni su argomenti di carattere prevalentemente politico, economico e amministrativo. Questo volume raccoglie gli appunti sparsi e i ricordi che il giornalista genovese ha conservato di quei “colloqui”, fornendo una testimonianza di passaggi storici e politici delicati dell’ Italia di quegli anni e, soprattutto, del profondo amore che il senatore Taviani aveva per la Liguria. Ne emerge un intreccio di giudizi e di valutazioni all’insegna dell’estemporaneità e dell’eleganza intellettuale, in una dimensione dove non viene mai meno il filo sottile ma indistruttibile dell’ironia.
Valori di cartone. Esperienze e personaggi dell'animazione televisiva. Ricerca dell'Osservatorio di Pavia a cura di Manuela Malchiodi. Prefazione di Aldo Grasso Milano, RTI Mediaset, 2009
Scheda del libro
La ricerca dell’ Osservatorio di Pavia raccontata nel libro porta lo sguardo in profondità su un ampio campione di cartoni animati tratto dalle principali emittenti analogiche, satellitari e in digitale terrestre, allo scopo di verificare le caratteristiche dell’offerta e, in particolare, la sua connotazione in termini di valori trasmessi. L’indagine combina diversi approcci metodologici – analisi del contenuto, analisi lessicale, approfondimento di aree semantiche rilevanti - che consentono di osservare l’oggetto di studio da varie prospettive.... [leggi tutto]
Facoltà di Scienze politiche - Scuola di Dottorato in Scienze Politiche - Cattedra Mazzini
Il Professor Francisco Jorge Letura Infante della Pontificia Università Cattolica del Cile, Santiago Visiting Professor nel quadro della Cattedra Mazzini terrà un ciclo di lezioni su
Sistemas Judiciales y Medios de Comunicación:
conflictos de derechos, imparcialidad judicial y prevención de la corrupción
Le lezioni si svolgeranno in Aula 2 (Sede Facoltà, Via Balbi 5, 3° piano) dal 2 al 18 dic. 2009, secondo il calendario affisso in bacheca e consultabile sul sito di Facoltà. Son previste forme di appoggio linguistico. Il corso di 25 ore, aperto a tutti gli studenti interessati, è creditizzato in 4 CFU, è integrativo ai corsi di Diritto Costituzionale Comparato ed Europeo e fa parte del programma dei corsi di dottorato della Scuola di Scienze Politiche.
Guerra alla Terra. I conflitti nel mondo per la conquista delle risorse (Prefazione di Gino Strada) Milano, Edizioni Ambiente, 2009
Presentazione del libro dal sito di Peacereporter
"Esce il 18/11/2009 nelle librerie Guerra alla Terra, pubblicato da Edizioni Ambiente nella collana "VerdeNero Inchieste", un testo che cerca di analizzare i conflitti nel mondo per la conquista delle risorse. La prefazione è di Gino Strada, fondatore di Emergency, l'associazione cui andrà parte del ricavato delle vendite. L'introduzione è del direttore di PeaceReporter, Maso Notarianni.
I giornalisti di PeaceReporter raccontano cinque storie di paesi che lottano per mantenere le loro risorse all'interno del territorio. Le materie prime servono a produrre beni e servizi utili alla società ma non sono infinite e nemmeno equamente distribuite. Per un paradosso, in molti casi, le risorse che garantiscono gli elevati standard di vita alla parte ricca e pacifica del mondo di trovano in quella povera e squassata da guerre e conflitti sociali. Nessuno però, sembra essere disposto a pagare il giusto prezzo. Guerra alla Terra è un'incursione giornalistica in quelle zone di conflitto.
Sono guerre per le risorse. Guerre dove la risorsa stessa è il fine stesso del conflitto, magari celato da altre ragioni. Guerre dove la natura paga un prezzo troppo alto alla follia di uomini validi"..... [leggi tutto ...]
Indipendentemente dal percorso che decideremo d'intraprendere una volta finita la laurea magistrale in "Informazione ed Editoria", una cosa è certa: dovremo saper comunicare. Dal giornalista all'impiegato in un'agenzia di comunicazione, dall'ufficio stampa di un'azienda o ente alle pubbliche relazioni, la parola "comunicazione" rimane la chiave del mestiere.
Comunicare ad un pubblico però non è sempre semplice, richiede uno studio accurato, regole precise che siglano il patto fra emittente e destinatario; una guida quindi potrebbe fare davvero comodo.
Per questo motivo vorrei segnalare il libro Il manuale del perfetto comunicatore di Karen Berg e la sua recensione presente sul sito della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (Ferpi).
Simona Buscaglia
Karen Berg
Il manuale del perfetto comunicatore. Strategie efficaci per catturare l’attenzione degli altri in ogni tipo di relazione
"Nella coesistenza interetnica è difficile che non si abbiano tensioni, competizione, conflitti: purtroppo la conflittualità di origine etnica, religiosa, nazionale, razziale, ecc. ha un enorme potere di coinvolgimento e di mobilitazione e mette in campo tanti e tali elementi di emotività collettiva da essere assai difficilmente governabile e riconducibile a soluzioni ragionevoli se scappa di mano. Una necessità si erge pertanto imperiosa su tutte le altre: bandire ogni forma di violenza, reagire con la massima decisione ogni volta che si affacci il germe della violenza etnica, che - se tollerato - rischia di innescare spirali davvero devastanti e incontrollabili. Ed anche in questo caso non bastano leggi o polizie, ma occorre una decisa repulsa sociale e morale, con radici forti: un convinto e convincente no alla violenza".
* link al sito della Fondazione Alexander Langer per conoscere meglio la figura di Alexander Langer (1946-1995); v. anche A. Langer, Un viaggiatore leggero: scritti 1961-1995, Palermo, Sellerio, 1996 e 2005.
Vittorio Emiliani Orfani e bastardi. Milano e l'Italia viste dal «Giorno»
Roma, Donzelli, 2009, 324 p.
Scheda del libro Tra le principali fucine culturali che hanno segnato la storia del Novecento italiano, un posto d’onore spetta senz’altro al quotidiano milanese che a metà degli anni cinquanta ha segnato una svolta nel giornalismo nazionale: «Il Giorno». Fondato a Milano nel 1956, il quotidiano voluto da Enrico Mattei, presidente dell’Eni, si presentò sin da subito come «rivoluzionario» tanto nella grafica che nei contenuti. Il successo e la capacità di penetrazione dell’opinione pubblica furono immediati, specie fra le giovani generazioni. E tra i giornalisti più rappresentativi del «Giorno», si formò e poi affermò Vittorio Emiliani, che dopo più di trent’anni ne ripercorre in queste pagine la storia entusiasmante, incalzante, ricca di retroscena e di personaggi romanzeschi; dapprima l’ascesa, con Gaetano Baldacci, poi con Italo Pietra, in parallelo con il primo «miracolo italiano», con la svolta di centro-sinistra e con il ruolo strategico dell’industria di Stato. E poi la storia amarissima dello stravolgimento e del declino della testata a partire dal 1972, con la direzione di Gaetano Afeltra; sono gli anni della lotta tenace, prolungata, dei redattori per salvare qualità e originalità del quotidiano, lasciato impoverire da un’impresa pubblica sempre più soggetta ai partiti di governo e sempre meno innovativa, e sono anche gli anni della diaspora di firme e talenti. Ne viene fuori una sorta di romanzo storico di un ventennio, lo spaccato conflittuale di un’Italia allora ricca di slancio, di speranza, di forza politica e sindacale. Anche nei giornali.
*link alla scheda biografica dell'autore Vittorio Emiliani sul sito dell'editore Donzelli
In occasione dell’iniziativa “Città per la vita-Città contro la pena di morte” promossa dalla Comunità di Sant’Egidio giovedì 26 novembre 2009 ore 17, presso la Sala Rossa diPalazzo Tursi, il sindaco Marta Vincenzi consegnerà a Tamara Chikunova la medaglia “Città di Genova”. Introduce Sergio Casali, Comunità di Sant’Egidio; intervengono: Luca Borzani, presidente di Palazzo Ducale - Fondazione per la Cultura; Nando Dalla Chiesa, Referente per il progetto “Genova città dei diritti”; Tamara Chikunova, fondatrice dell’associazione “Madri contro la pena di morte” (Uzbekistan); Marta Vincenzi Sindaco di Genova.
"Tamara Chikunova vive a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, dove è anche nata il 2 giugno 1948. Suo figlio Dmitrij, condannato a morte nel 1999, venne fucilato il 10 luglio del 2000. Aveva 29 anni. Tamara non fu avvertita dell’esecuzione, dunque non poté neppure salutarlo un’ultima volta.In seguito alla sua tragedia familiare decise di fondare l’associazione pubblica Madri Contro la Pena di Morte e la Tortura assieme ad altre donne che come lei hanno perduto i propri figli con una esecuzione capitale e ad altre persone di diverse professioni e ceti sociali semplicemente contrarie alla pena di morte e determinate con coraggio a condividere con lei la stessa battaglia per la sua abolizione.“La pena di morte –sostiene Tamara Chikunova- per la sua stessa essenza è generatrice di male. E’ la negazione del diritto e della possibilità di correggere un errore giudiziario. E’ un deficit di umanità nei fondamenti della società e dello Stato, porta in sé non soltanto l’errore, ma viola il più alto diritto inalienabile di ogni uomo: il diritto alla vita”. Grazie all’operato e alla mediazione della sua associazione, Tamara Chikunova ha salvato negli anni passati le vite di 23 condannati alla pena capitale ed ha contribuito in maniera determinante alla stessa abolizione della pena di morte in Uzbekistan, avvenuta il 1° gennaio 2008."
Per maggiori informazioni sull’iniziativa “Città per la vita” vedi al sito della Comunità di S. Egidio.
Vi segnalo un evento davvero imperdibile per gli amanti di Roberto Rossellinie non solo: venerdì 27 Novembre 2009 alle ore 17, presso l'Auditorium di Palazzo Rosso a Genova in Via Garibaldi, avrà infatti luogo la proiezione di documenti eccezionali e inediti sul regista di Roma città aperta e Sciuscià, e un dibattito con personaggi quali Enrico Ghezzi (RAI), Jacques Grandclaude (produttore), Ludovico Pratesi (critico d'arte), Bernardo Valli (La Repubblica) e Simone Regazzoni (filosofo).
Come ospite ci sarà il figlio di Roberto Rossellini, Renzo Rossellini.
Concluderà i lavori il Presidente della Regione Claudio Burlando.
A Parigi esiste l'Agence d’informations Reporters d’Espoirs, che tende a incrementare e valorizzare l'informazione utile nei diversi ambiti della società economia, finanza, salute, sviluppo sostenibile ecc. L'Agenzia, nata nel 2007 per iniziativa dell'associazione Reporters d'espoirs esistente dal 2003, collabora in partenariato con imprese, istituzioni pubbliche e rivate, media. Pubblica anche "Le Magazine Reporters d'Espoirs", mensile diffuso per abbonamento. Il 5 novembre scorso ha organizzato il secondo convegno "Et maintenant nous parlons de solutions" dedicato al tema dell'imprenditorialità sociale e il riscaldamento climatico, premessa alla Conferenza globale degli ATELIERS DE LA TERRE (Deauville- Francia, 27-28 novembre 2009) e al meeting internazionale di Copenaghen sui cambiamenti climatici.
Sede di Reporters d'Espoirs 9, rue du Colonel Rozanoff - 75012 Paris * link al sito www.reportersdespoirs.org
Montagne di carta e fiumi di inchiostro, file e file più o meno ordinate di volumi disposti sugli scaffali delle biblioteche domestiche e pubbliche, pagine che viaggiano sulle strade ed arrivano nelle nostre case, negli uffici o sui tavolini dei bar. Perché tutto questo? Mi è capitato di riascoltare in questi ultimi giorni la registrazione della lectio magistralis tenuta da Umberto Eco nel febbraio 2007 ad Alessandria, la mia città, in occasione dell'inaugurazione della ristrutturata biblioteca civica. Alcuni passi della sua argomentazione mi hanno particolarmente colpito ed ho pensato di riproporveli, dal momento che toccano temi interessanti per studenti di un corso in Informazione ed Editoria. Secondo il professore, esistono tre tipi di memoria: "quella carnale, che ha sede nel cervello, quella minerale, che una volta era rappresentata dalle incisioni su steli e obelischi ed ora dal silicio del computer, e quella vegetale che si diffonde sui libri". Quest'ultima conserva un'enorme importanza per la nostra identità, sia individuale che collettiva. Per questo Eco ritiene che sia molto improbabile che il libro possa essere rimpiazzato dal computer, il quale è, peraltro, "uno strumento utilissimo per cercar libri". Aggiungerei che forse il dubbio può sorgere più marcatamente nel momento in cui prendiamo in esame la situazione dei giornali, soppiantati sempre più dai media più recenti come la televisione ed ormai soprattutto la rete. Tuttavia, la memoria " a breve termine" che viene fornita da quotidiani e periodici spesso viene convogliata nei libri, chiudendo in questo modo il cerchio. Allora le biblioteche, di qualsiasi tipo esse siano, non sono solo il luogo di una nostra memoria personale ed individuale, "ma il luogo della memoria universale, dove un giorno potrai trovare quello che gli altri han letto prima di te". Così il libro, in quanto oggetto che puoi toccare, sfogliare ed annusare, in quanto manufatto che grazie al suo solo aspetto (cioè al materiale di cui è composto, al tipo di rilegatura, alla grafica e allo stato di conservazione) può raccontarci già molto di un'epoca. Esso diventa un tramite insostituibile fra i tempi, un ponte che ci collega al nostro passato e ci proietta anche in avanti, nel futuro. Il libro, quindi, fissa nel tempo e tramanda e così anche il giornale, dal momento che ciò che è notizia in un giorno diventa già storia in quello successivo. Perché dunque accumulare tutti questi dati? Perché gli uomini cercano sempre di raccontare, di trasmettere ed infine anche di ricostruire il passato? La risposta a queste domande viene suggerita dallo stesso Eco. Infatti "qualcuno che insieme ai suoi ricordi personali abbia anche la memoria di quel giorno che fu assassinato Giulio Cesare o della battaglia di Waterloo, ricorda più cose di chi non sa nulla di quello che è accaduto agli altri". Quella enorme e palpitante memoria vegetale composta dai libri e dai loro parenti ci consente di vivere di più ed in maniera più intensa, di superare il limite di quella manciata di decenni che il nostro corpo può sostenere, ci garantisce un'immortalità all'indietro. "Rispetto a chi non legge", scherza infatti il professore nella conclusione, "io sono più vecchio di Matusalemme".
Ansa. Analisi etnografica di un'agenzia di stampaRoma, Carocci, 2009 , 112 p.
DescrizioneLe agenzie di stampa ricevono ogni giorno montagne di informazioni, delle quali circa il cinque per cento diventa "notizia". Ciò nonostante, producono esse stesse nuove informazioni attraverso i propri reporter e una continua ricerca. Come è possibile filtrare e verificare questa sovrabbondanza di materiale? Quali strategie e tecnologie esistono per gestirla? Il testo risponde a queste domande, conducendo un'analisi etnografica sull'agenzia ansa, evidenziando come i giornalisti si trovino coinvolti in una grande rete produttiva, in cui devono conciliare l'esigenza di ritmi sempre più veloci con la necessità di verificare l'esattezza delle informazioni.
Gad Lerner Scintille. Una storia di anime vagabonde
Milano, Feltrinelli, 2009, 223 pp.
Scheda del libro dal sito dell'editore "[...] Con questo libro inatteso, di straordinaria intensità e autenticità, Gad Lerner ha deciso di addentrarsi nel suo gilgul familiare, nelle “scintille d’anime” della sua storia personale. Suo padre Moshé reca il trauma della Galizia yiddish spazzata via dalla furia della guerra, e mai davvero trapiantata in Medio Oriente. Dietro di lui si staglia enigmatica la figura di nonna Teta, incompresa e dileggiata perché estranea alla raffinatezza levantina della Beirut in cui è cresciuta Tali, la moglie di Moshé. Ma anche la Beirut degli anni Quaranta, luogo d’incanto senza pari, si rivela un recinto di beatitudine illusoria. Vano è il tentativo di rimuovere lo sterminio degli ebrei d’Europa e la Guerra d’indipendenza nella nativa Palestina: anche se taciuti, questi eventi si ripercuotono nella vicenda familiare generando malessere e inconsapevolezza. Le anime vagabonde nel gilgul reclamano di essere perpetuate nel riconoscimento, senza il quale non c’è serenità possibile. Il racconto si snoda da Beirut ad Aleppo, fino alla regione ucraina di Leopoli e Boryslaw, lo shtetl in cui perse la vita gran parte dei Lerner, per concludersi sorprendentemente al confine tra Libano e Israele, presidiato dai soldati italiani, dove si riuniscono le molteplici nazionalità dell’autore. Così l’indagine sulla memoria e sui conflitti familiari si rivela occasione per un viaggio nel mondo contemporaneo minato dalla crisi dei nazionalismi, tuttora alla ricerca di convivenza armonica. Un itinerario attraverso nuove e vecchie frontiere che scava nel passato per rivelarne il peso sul presente. Una storia appassionante, felicemente sospesa tra biografia e reportage."
*Link alla video intervista all'autore sul sito di Giangiacomo Feltrinelli Editore.
*link alla recensione di Goffredo FofiScintille, uno dei libri tra i più insoliti mai scritti da un giornalista italiano in notizie.tiscali.it 9 nov. 2009
Andrea Bettini Giornali.it/2.0 - La storia dei siti internet dei principali quotidiani italiani Catania, edizioni ED.IT, 2009, 296 p.
Scheda del libro
Sul monitor del computer o sul cellulare, nel salotto di casa o nella camera di un albergo al di là dell'oceano, grazie ad internet le notizie ci raggiungono ovunque. Quello che quindici anni fa era solo un sogno oggi è diventato realtà. In un periodo così breve, tra momenti di euforia e cocenti delusioni, è stato creato dal nulla un intero settore del giornalismo, uno dei più fiorenti del mondo dell'informazione. Dalla Repubblica al Corriere della Sera, dalla Gazzetta dello Sport alla Stampa, da Quotidiano Nazionale al Sole 24 Ore, le vicende di ogni sito e le interviste ai loro curatori raccontano un quindicennio senza precedenti e forniscono strumenti per orientarsi in un mondo in continuo mutamento.
*link alla recensione su La Stampa.it 16 nov. 2009
Mercoledì 18 novembre 2009, h.11-13: Come comunicare l’evento Mercoledì 25 novembre 2009, h.11-13: Eventi e relazioni pubbliche Mercoledì 2 dicembre 2009, h. 11-13: Come gestire l’Ufficio stampa
I seminari si terranno nel Laboratorio informatico del Polo didattico
Comunicazione media cittadinanza. Nuovi percorsi di partecipazioneMilano, Franco Angeli, 2009, 176 p.
Scheda del libro
Una riflessione sulle dinamiche evolutive di tre parole chiave: comunicazione, media, cittadinanza, declinate rispettivamente secondo l’analisi di tematiche specifiche quali la comunicazione interculturale, la media education e la cittadinanza europea. Ci si sofferma inoltre su alcune forme particolarmente espressive di comunicazione e media, dal writing alla multitasking generation, che definiscono forme diverse di “cittadinanza partecipata”.
I molti e differenti tipi di comunicazione che caratterizzano le società complesse hanno creato nuove criticità sempre più evidenti. Da un lato c'è la potente affermazione di una cultura globale fondata sull'immagine costruita e mediata sia dagli old che dai new media, in grado di connettere realtà molto lontane e fruibili dalla collettività; dall'altro la crisi di valori individualistici, che devono essere superati in favore di relazioni aggreganti che offrano nuovi modelli di interazione. Una possibile soluzione a questo dilemma è la ridefinizione di processi che recuperino legami relazionali tra le persone e la collettività. In un continuum di crescente sviluppo, essi possono dar vita a nuove forme di cittadinanza: dalla "cittadinanza digitale" alla "cittadinanza responsabile", intese come luoghi di innovazione sociale.
Il volume offre una riflessione, sia diacronica che sincronica, sulle dinamiche evolutive di tre parole chiave, comunicazione, media e cittadinanza, declinate rispettivamente secondo l'analisi di tematiche specifiche quali la comunicazione interculturale, la media education e la cittadinanza europea, proponendo nuovi percorsi di partecipazione.
*link all' Indice del volume dal sito dell'editore.
Monica D'Ascenzo - Giada Vercelli Donne sull'orlo della crisi economica. Diventa manager di te stessa: impara a vedere rosa e non resterai al verde Milano, Rizzoli, 2009, 264 p.
Scheda del libro "Diventa manager di te stessa: impara a vedere rosa e non resterai al verde Perché le secchione non fanno carriera? Perché il gap salariale inizia con la paghetta? Perché ci vogliono le donne per uscire dalla recessione? E soprattutto, perché abbiamo scritto questo libro con i figli in braccio? Conoscere per difendersi, crederci per non mollare, osare per contrattare. Le donne hanno tutte le carte per vincere la partita, devono solo imparare a non stare alle regole del gioco. Il tragico e il comico della crisi raccontato per scongiurare le statistiche più catastrofiche. Oltre a consigli pratici per ripartire senza prendersi troppo sul serio, ma con la certezza che ladifferenza la faranno le donne. Crisi o non crisi, le donne hanno sempre dovuto rimboccarsi le maniche tra impegni di lavoro, cuore di mamma e slancio sociale. Certo la recessione non ha aiutato, ma le armi per uscirne a testa alta ci sono, basta conoscerle. Il primo passo è imparare a non delegare ad altri le proprie scelte nel lavoro, nella gestione del budget familiare e degli investimenti. Le due autrici, cresciute nel mondo tipicamente maschile della finanza, con autoironia mettono insieme gli ingredienti della formula magica per le donne che vogliono farcela da sole. Consigli pratici e preziosi suggerimenti per trovare un impiego, fare carriera, difendere i propri diritti, ma anche per diventare consumatrici consapevoli e investitrici accorte per sé e la propria famiglia. Con in più un piccolo aiuto: “le regole d’oro” di donne in gamba, che raccontano i segreti del loro successo professionale. La vera sfida per la lettrice? Imparare a conoscersi meglio attraverso i test come professionista, mamma e donna. Ognuna unica e irripetibile".
*
Fa piacere segnalare che Giada Vercelli, una delle due autrici del libro, nel 1997 ha conseguito il Diploma in Giornalismo presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli studi di Genova. In seguito si è trasferita all'estero specializzandosi nel giornalismo economico. E' stata la prima corrispondente televisiva italiana dal New York Stock Exchange e dal Nasdaq, commentando i mercati finanziari per Bloomberg Tv e SkyTg24.
Guido Crainz Autobiografia di una repubblica. Le radici dell'Italia attuale Roma, Donzelli, 2009, 239 p.
Scheda del libro
Dove affonda le sue radici l'Italia di oggi? Guido Crainz cerca le risposte a questa e a altre domande non in vizi plurisecolari del paese ma nella storia concreta della Repubblica, muovendo dall'eredità del fascismo, dalla nascita della "repubblica dei partiti" e dagli anni della guerra fredda. L'analisi si sofferma soprattutto sulla "grande trasformazione" che ha inizio negli anni del "miracolo" e prosegue poi nei decenni successivi: con la sua forza dirompente, con le sue contraddizioni profonde, con le tensioni che innesca. In assenza di un governo reale di quella trasformazione, e nel fallimento dei progetti che tentavano di dare ad essa orientamento e regole, si delinea una "mutazione antropologica" destinata a durare. Essa non è scalfita dalle controtendenze pur presenti - di cui il '68 è fragile e contraddittoria espressione - e prende nuovo vigore negli anni ottanta, dopo il tunnel degli anni di piombo e il primo annuncio di una degenerazione profonda. "Mutazione antropologica" e crisi del "Palazzo" - per dirla con Pier Paolo Pasolini vengono così a fondersi: in questo quadro esplode la crisi radicale dei primi anni novanta, di cui il tumultuoso affermarsi della Lega e l'esplosione di Tangentopoli sono solo un sintomo. Iniziò in quella fase un radicale interrogarsi sulle origini e la natura della crisi, presto interrotto dalle speranze in una salvifica "Seconda Repubblica": speranze destinate a lasciare presto un retrogusto amaro.
Ciao a tutti!
Ho ricevuto questo interessante invito (a fianco la locandina), da un' amica con la quale ho collaborato in passato con Greenpeace, e lo giro volentieri a tutti coloro fossero interessati.
Il film in oggetto è ambientato nel 2050, con una serie di flash back reali e cinematografici sul nostro presente: l'era dello stupido...per l'appunto. Pellicola indipendente, preparata in 6 anni di lavoro e data in esclusiva al WWF e a Greenpeace. Qui il link al sito del film con il trailer:
Verrà proiettato lunedì 16, ore 20.00, al Cineclub Nickelodeon, via della Consolazione 1 (traversa di via XX Settembre). Alle 19.30 ci sarà un piccolo rinfresco e a seguire sarà a disposizione un esperto WWF per domande e dibattito.
Ultimo, ma non ultimo, l'ingresso è gratuito
Spero di vedervi in molti, grazie Riccardo Marini
Scheda del libro Che cos’è il giornalismo culturale? Com’è cambiato nel tempo? In che modo Internet ne sta modificando la fisionomia? Quali sono i modelli principali e le caratteristiche di quello italiano? Il libro descrive le origini e lo sviluppo dell’informazione culturale, dalle prime gazzette letterarie sino all’inflazione di fonti dei nostri giorni, attraverso quotidiani, riviste, radio, televisione, Rete. Sottolinea, inoltre, come il mercato e l’industria dell’intrattenimento, il marketing e la pubblicità, la caduta delle gerarchie culturali, la frammentazione del pubblico, il moltiplicarsi delle voci ci abbiano consegnato un paesaggio in cui diviene più sfuggente il significato del termine "cultura" e più complesso il compito di chi fa informazione.
"Un giornalista è la vedetta sul ponte della nave dello Stato. Prende nota delle vele di passaggio e di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l'orizzonte quando c'è bel tempo. Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attarverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti. Non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle persone che confidano in lui."
Joseph Pulitzer, 1904
*estratto da J. Pulitzer, Sul Giornalismo, Torino, Bollati e Boringhieri, 2009, p. 37.Scheda del libro «Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola? Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?» Joseph Pulitzer se lo chiedeva all’’inizio del Novecento, quando per sua iniziativa nasceva la Scuola di giornalismo della Columbia University di New York. Era convinto che la risposta dipendesse in buona parte dalla qualità dell’informazione. A distanza di un secolo, nel momento in cui il consumo di notizie ha raggiunto ritmi prima inimmaginabili e rischia paradossalmente di rovesciarsi in disinformazione, la richiesta di qualità è ancora più decisiva per il bene pubblico. Perché «la nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme».
il saggio di Pulitzer fu pubblicato per la prima volta nel 1904.
Quasi mi andava di traverso il caffè stamattina quando, sfogliando le pagine del Secolo XIX, mi ritrovo davanti una foto del mio amico Alberto, all'anagrafe Alberto Argentesi, più conosciuto a Genova come Pernazza. Alberto, commesso in un noto negozio d'abbigliamento, voce degli Stalker e tastierista della band Ex-Otago, freestyler fenomenale, è ora agli onori delle cronache per vestire i panni del Coniglio nello show Chiambretti Night.
L'articolo sul Secolo valorizza giovani genovesi che si stanno facendo strada in televisione, come Daniele Ronchetti, un tempo collega di Alberto nello stesso negozio e ora "collega" anche sullo schermo, visto che è uno dei nuovi comici della squadra di Colorado Cafè, sotto lo pseudonimo di Gabry Gabra.
Entrambi si esprimono in rima, e il freestyle con l'accento genovese è imperdibile! Tantissima fortuna ai nostri talenti genovesi!
Più di 2500 candidature, 330 film in gara, 69 Paesi rappresentati e oltre 1200 professionisti accreditati. Sono questi i numeri del DOK Leipzig, 52° Festival Internazionale del Documentario e del Cinema di Animazione di Lipsia, che si è chiuso in Germania all’inizio di novembre. Alla cerimonia di premiazione, che ha visto trionfare l’opera francese Les arrivants di Claudine Bories e Patrice Chagnard, lungometraggio sulla stridente accoglienza che la Francia riserva anche agli immigrati regolari (Primo Premio come Miglior documentario, Premio speciale della Giuria Ecumenica e Premio speciale dei Sindacati), c’era pure Giornalismo Riflessivo, come inviato della Youth Press Association. Nella città dove, esattamente venti anni fa, è cominciata la rivoluzione pacifica che ha portato alla caduta del Muro di Berlino, abbiamo potuto così assaporare la magia di una competizione di alto valore culturale in grado di radunare ogni anno i migliori documentaristi del mondo. Molteplici e interessanti tutti i temi proiettati sul grande schermo nei sette giorni della rassegna. Si va dalla povera eppure dignitosa vita nelle foreste colombiane (La casa, Secondo Premio come Miglior lungometraggio internazionale) alla complessa esistenza dei disabili mentali (Tying your own shoes, Primo Premio come Miglior cortometraggio), dal lieve racconto della quotidianità di un bambino cieco (Antoine, Migliore documentario Categoria giovani talenti) ai sorprendenti volti dei cuochi militari (Cooking history, Premio speciale della Fédéracion Internationale de la Presse Cinématographique). Particolare emozione ha suscitato il documentario A blooming business dell’olandese Ton van Zantvoort, che ha vinto il Premio speciale dell’ EU-OSHA (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) assegnato per la prima volta al miglior film dedicato al mondo del lavoro: con crudezza e delicatezza questo lungometraggio squarcia il velo sul mercato dei fiori dei Paesi Bassi, ormai in buona parte delocalizzato in Kenya dove non solo non è garantita la sicurezza dei braccianti ma avvengono soprusi di ogni genere. Non meno impegnativi i temi trattati dalle pellicole di animazione, di certo studiate più per un pubblico adulto che per dei bambini. Il Premio come Miglior film è andato a Sparni un airi, opera lettone sulla complessità delle relazioni umane, mentre lo straniante Never drive a car when you’re dead è stato giudicato Miglior film tedesco. Un’accoglienza a dir poco fredda è invece stata riservata all’Italia, eppure in gara con il documentario Gaza Hospital e le animazioni L’anima mavì e Transit City #2 – Roma Astratta. Per spiegare il fenomeno così come i motivi più generali di una scarsa partecipazione del nostro Paese, il direttore della manifestazione Claas Danielsen ha scelto alla conferenza stampa finale una via decisamente poco diplomatica. “È semplice: quella italiana è la peggiore televisione in Europa e la colpa è di Berlusconi – ha accusato il Direttore - quella dell’Italia è una situazione molto triste: la televisione italiana fa finta di produrre documentari ma in realtà li acquista da emittenti straniere come la BBC e non lo dichiara neanche”. E ha poi concluso, senza neanche prendere in considerazione l’autorefenzialità del mercato di settore in buona parte ormai concentrato in Nord Europa: “Per arrivare a noi i documentaristi hanno bisogno di una valorizzazione nazionale e, in Italia, a causa della politica televisiva , manca questo step”. Una nota stonata in un Festival che sa declinare messaggi forti e impegnativi nelle mille, sfumate, efficaci tonalità delle immagini in movimento.
Gaspare Barbiellini Amidei Quel ragazzo di via Solferino. Una lezione di giornalismo Venezia, Marsilio, 2009, 160 p.
Scheda del libro
Con una scrittura singolarmente limpida, in Quel ragazzo di via Solferino, Gaspare Barbiellini Amidei si presenta come cronista partecipe di decenni e momenti importanti per l'Italia, dagli anni Settanta ai giorni nostri, e anche come protagonista di alcuni incontri notevoli con Montale, Pasolini, Borges, Montanelli, Biagi, e altri. Con l'esperienza ormai smaliziata di uno sguardo critico e partecipe sulla realtà, sfilano davanti alla memoria fatti e testimoni importanti, dalla strage di Piazza Fontana, all'assassinio di Walter Tobagi, al clima difficile e alle strumentalizzazioni degli anni di piombo, alla P2, ai referendum sul divorzio, sulla procreazione assistita. Incontriamo le riflessioni dedicate alla religiosità e alla fede, e all'ateismo nella modernità, o al senso di continuità e trascendenza che la nostra società sembra aver perduto, e ai temi dell'immigrazione, del volontariato, del terrorismo e del problema climatico, alle responsabilità della politica e del campo economico e finanziario, al ruolo degli intellettuali, dell'informazione, dei media nel riferire e nel servire la verità, "riga dopo riga". Direttore e vicedirettore di importanti quotidiani italiani, intellettuale cattolico, giornalista innamorato del suo mestiere e acuto conoscitore dei meccanismi della comunicazione, della politica, del potere e dell'economia, l'autore offre ai suoi lettori un "diario intimo", che concilia il ricordo e la storia personale, la riflessione etico-morale e la passione per l'informazione, e che diviene spesso una vera e propria lezione di giornalismo, diretta ai giovani.
A volte la notizia ti arriva diretta come un pugno in pieno volto, sgomenta e atterrisce. Segna confini invalicabili ma allo stesso tempo sfuoca i contorni. In una sola parola, se potessi riassumerlo, sarebbe solo terrore quello che ho provato nel leggere la notizia di Repubblica online di oggi, che tra poco sarà solo ieri, sull'esecuzione del pregiudicato 53enne, Mariano Bacioterracino, nel rione Sanità della città partenopea (http://tv.repubblica.it/copertina/cosi-uccide-la-camorra/38501?video). L'autore di Gomorra, Roberto Saviano, ha riassunto in 2 sole parole che hanno dato il titolo al mio articolo quella sensazione di permeata indifferenza di un popolo ormai abituato a questi eventi. Non mi trovo completamente d'accordo sul fatto che la scena non si rifaccia al cliché delle esecuzioni viste decine di volte sui grandi teleschermi cinematografici, la mia sensazione è stata ben altra: vivere un déjà vu di decine di scene di esecuzione perfettamente identiche, in cui il killer si mescola tra la gente e senza fare troppo rumore fredda il suo obiettivo. Mi ricorda tanto la scena di Romanzo Criminale nella quale Libano (il personaggio interpretato da Pierfrancesco Favino) viene freddato da un sicario, seppur con modalità diverse; forse più plateali ma pur sempre, terribilmente, simili quelle viste ne Il padrino oppure ancora in un bellissimo film di un paio d'anni di fa di Ridley Scott, American Gangster. Oggi 29 Ottobre 2009, la notizia mi sconvolge, di per sè stessa, ma ancora di più in un particolare che trovo raccapricciante: il fatto risale all'11 Maggio scorso, ma solo oggi è stato mostrato all'Italia intera perchè si aiuti la giustizia ad individuare gli assassini... E mi sorge una sola domanda: PERCHè SOLO OGGI?
Quante trasformazioni ha subito il giornalismo nell’era di Internet. Ultimamente gli stimoli sulle nuove tecnologie sono innumerevoli e sarebbe impossibile non rendersi conto di quanto il mondo si stia plasmando intorno ad esse, sfuocando i contorni. Ho avuto modo di leggere il libro Da mamma Rai alla tv fai da te di Ercolani e Rognoni, per realizzare ciò che già sospettavo ampiamente e cioè,che la prima vera vittima della rete, è stata la parola scritta e i bilanci odierni confermano davvero questa triste profezia. Insomma il mondo dell’editoria s’è dovuto adattare ad un’abbondanza di materiale informativo proveniente da ogni dove, sms, Internet, televideo, IPtv, reti All News. Come fare allora per il giornalista, rimanere a galla e mantenere vivo il suo ruolo? Il giornalista è colui che lavora la materia prima – la notizia e deve fare leva sempre su questo suo ruolo imprescindibile; dunque nell’epoca dei media oriented il giornalista dovrebbe trasformarsi in un inviato... si ma un inviato nel vasto mondo della rete e rendersi parte finale di una catena produttiva fondata sulla partecipazione spontanea e sui social network. E’ proprio necessario che il giornalista rinnovi la propria figura, purtroppo il suo lavoro spesso e volentieri non è più valorizzato come dovrebbe come ho avuto modo di leggere in un articolo di Pablo Trincia, giovane giornalista laureatosi a Londra e ora d’istanza a Nuova Delhi dove scrive per diversi quotidiani e settimanali, in cui prospetta una visione pressoché catastrofica per la futura classe giornalistica partendo da una conversazione con un’amica che dichiara di percepire 13 euro per articolo scritto. Un tempo il giornalista al quale venissero assegnati un reportage o un inchiesta poteva ritenersi veramente fortunato, ormai entrambi questi tipi di fare giornalismo (il primo analizza la notizia contestualizzandola e approfondendone appunto tanti fattori – territoriale, sociale, culturale; mentre il secondo è un intreccio di tanti stili giornalistici) sono sorpassati, o meglio, adesso sono appannaggio della rete. La rete, l’onnipresente rete! L’editoria tradizionale, verticale e gerarchica, si trova scavalcata da un’editoria più immediata, piatta e orizzontale arricchita dal quel citizen journalism (giornalismo partecipativo) praticato dai net-native in una dimensione di collaborating publishing. C’è anche chi pensa che i ragazzi del futuro non conosceranno neanche il libro cartaceo ma che leggeranno solo tramite gli e-books; le case editrici e i giornali si stanno attrezzando. Alcuni di questi ultimi ormai hanno la propria testata anche online, quasi la maggior parte per la verità (tra le altre http://www.repubblica.it/, http://www.lastampa.it/, http://www.ilsecoloxix.ilsole24ore.com/ ).
E’ vero che l’immediatezza di fruibilità della notizia dai nuovi media è impagabile, ma per il momento continua a darmi immensa soddisfazione il colore grigiastro che la carta di giornale mi lascia ogni volta su pollice e indice quando ho finito di leggerlo…
Intervista al candidato alle primarie Lorenzo Basso: un giovane alla guida del PD regionale
Abbiamo intervistato Lorenzo Basso, consigliere regionale del PD, candidato alla segreteria del partito in Liguria. Con lui abbiamo affrontato molti argomenti, spaziando su molti temi: dai giovani al centro storico, dall'università al futuro di Genova e dell'intera regione.
- Hai solo trendaue anni e sei già Consigliere Regionale. Il tuo volto si vede sui manifesti di tutte le fermate dell'autobus di Genova. Credo sia interessante per noi giovani sapere come ti sei avvicinato alla politica. Come mai hai deciso di intraprendere questo percorso. Che cosa può dare un giovane alla politica? ”Un giovane può dare moltissimo, il problema è come riuscire a fare capire che quello che da è davvero utile alla società. Sappiamo benissimo com'è vista la politica e sappiamo benissimo che quello che non piace ai giovani della politica è il fatto che serva solo a se stessi e non agli altri. Io mi sono avvicinato proprio nella maniera opposta: ho iniziato con un percorso di educatore per ragazzi più svantaggiati, ho iniziato nel volontariato e da li è iniziata la passione per la comunità. Alcuni amici e conoscenti mi hanno fatto conoscere quella che era allora l'esperienza, lo spirito dell'Ulivo e da quell'esperienza, da quello spirito è nato il mio impegno".
- Vorrei riproporti la domanda al contrario: che cosa può fare la politica per un giovane? In cosa consiste Master and back, la tua proposta di legge che è stata approvata dal consiglio regionale". ”Master and Back è una degli esempi di come la politica può servire realmente anche ai più giovani: è una proposta che serve a dare la possibilità ai giovani meritevoli, quelli bravi, che riescono ad andare molto bene all'università e uscire con un bel voto, di avere il supporto da parte della Regione per fare un'esperienza lavorativa o di studio all'estero, appunto il master, però con un contributo per il rientro nel tessuto socio-economico della Regione. Se una persona molto brava inizia a lavorare all'estero, mette su famiglia, poi rimane fuori, e allora tutto quello che è stato fatto dal territorio, dalla comunità, dal sistema educativo, per dargli quelle conoscenze e quelle competenze, si disperde. In Liguria purtroppo accade moltissimo e anche in Italia, uno dei pochi paesi industrializzati in cui questo accade. Questa proposta di legge serve a dare incentivi ai giovani, anche quelli che non hanno famiglia alle spalle, per fare quest'esperienza, però poi un contributo forte perché ritornino nel mercato ligure. Questo permette alla comunità di crescere, con quelle professionalità, quelle esperienze fatte anche all'estero, ed è un esempio di come dare aiuto ai giovani. Queste sono leggi che quando vengono fatte non danno un ritorno subito alla politica, perché il suo ritorno si vede dopo molti anni è per quello che è utile anche avere politici più giovani, perché sanno anche guardare in prospettiva, sanno guardare lontano".
- Secondo te il partito democratico è un partito giovane? ”No, il Partito Democratico non è un partito giovane, ma lo vuole essere. Cerco di spiegarmi meglio: il Partito Democratico è un partito di centro-sinistra, che deve lottare contro le ingiustizie della società, significa fare lotte per le donne, per i giovani, per coloro che sono ai margini della società, è per questo che deve ritornare ad essere un partito giovane, e in questi anni non lo è stato perché ha fatto troppe battaglie di conservazione. Bisogna cambiarlo, ma non è il cambio anagrafico dei propri dirigenti, è il cambio della prospettiva delle battaglie che deve fare questo partito".
- Domenica ci saranno le primarie, sembra che i giovani si stiano allontanando dalla politica, perché dovrebbero venire a votare?" ”Credo che sia importante che vengano a votare alle primarie e comunque sia che partecipino a ogni occasione al di la che votino me o un altro candidato, perché se credono nei valori del partito democratico, se credono nei valori del centro-sinistra, hanno le modalità e hanno modo di farsi vedere, hanno il modo di contare davvero. Ecco, le primarie sono un'occasione in cui una persona che vuole dare il proprio contributo può scegliere e può far vedere che la sua presenza e che il suo voto serva davvero".
- Quali pensi siano i problemi principali dell'Università? Personalmente penso che a Genova ci siano baronie universitarie anche nel mondo del centro-sinistra. Su questo attaccamento alle tradizioni e ai privilegi, cosa ne pensi?" ”Si, è sicuramente così, la baronia, l'università, così come la rendita di posizione in ogni luogo della società, avviene nelle università, avviene nelle aziende, nel pubblico, nel privato, avviene dappertutto questo incancrenimento; questo consolidamento del potere acquisito è il grande male della società moderna, è proprio quella rendita di posizione che bisogna combattere. Però non lo si fa soltanto denunciandola, quello che il Partito Democratico dovrebbe essere a differenza di altri partiti più populisti, dovrebbe essere un partito che fa l'analisi, che fa la denuncia però fa anche la proposta di come cambiare, il PD su quello deve fare ancora un po' di strada. Sull'università dobbiamo salvare quello che c'è e ci sono cose buone: l'università di Genova, abbiamo visto nelle classifiche, è una delle migliori, però dobbiamo sapere che anche qui ci sono le baronie, anche qui ci sono degli impedimenti al merito. Noi dobbiamo riuscire a fare una riforma graduale che non annunci la rivoluzione senza mai farla, com'è avvenuto fin'adesso, che però faccia questo cambiamento che permetta di valorizzare il merito, chi è capace, chi è in grado di fare meglio quel lavoro perché sarà in grado di dare il proprio contributo alla società. Quindi non s tratta di fare il privilegio dei bravi, si tratta di riuscire a costruire il sistema che sappia dare e mandare avanti chi è bravo a fare quella cosa, ognuno d noi ha i propri talenti, ognuno di noi deve essere valorizzato per i talenti che ha, questa è la difficoltà, difficoltà che da sempre esiste e che in Italia in questo periodo è parecchio forte, noi dobbiamo riuscire a fare quelle riforme che siano in grado di smuovere questo meccanismo".
- Come vedi Genova, la Liguria e l'Italia tra 10 anni? ”Io purtroppo non la vedo come una regione, come un paese che abbia la prospettiva di agganciarsi a quelli che sono i grandi paesi europei. Non lo vedo perché negli ultimi anni abbiamo visto questo paese perdere competitività, e non parlo di economia, sto parlando di una società che sta iniziando a impoverirsi, dei talenti migliori che scappano all'estero perché riescono a realizzarsi e qui non trovano la loro occasione, parlo di una società dove c'è una difficoltà enorme delle donne di trovare lavoro, di entrare nel mercato del lavoro. Noi siamo un paese che ha metà delle energie in panchina e questo ovviamente ci rende meno competitivi rispetto agli altri paesi europei. Credo che ci sia davvero bisogno di una svolta, non solo del mio partito, di una parte politica, ma di una svolta della società italiana. Bisogna ricambiare e avere una nuova stagione civica per riuscire a fare questo salto di qualità. Abbiamo un' opportunità grande che è l'Europa, l'Europa ha rappresentato la svolta molte volte nelle vita di questo paese, l'Europa oggi dev'essere agganciata anche per questa stagione civica. Ci sono tutte le condizioni, abbiamo visto dei paesi che ce l'hanno fatta, l'Italia ha tutte le caratteristiche, ha una storia, ha dei valori, una cultura dello stile, della bellezza, che le permettono di avere la base per farlo. Il problema è riuscire ad agganciarlo e per fare questo ci vuole una nuova generazione che, al di la della parte con cui si schiera, inizi a prendersi le proprie responsabilità, a entrare i campo, e anche sbagliare perché quando si fa si sbaglia, però quello sbaglio va fatto, messa in moto questa generazione e data l'opportunità di fare le proprie scelte".
- Pensi che Genova sia una città europea? A me sembra vecchia. Parliamo ad esempio dell'ordinanza anti-movida che è un problema che ci riguarda molto da vicino. Cosa ne pensi? Personalmente ritengo che sia un grave errore, anche perché così il centro storico ripiomberebbe nel degrado, com'era dieci, quindici anni fa. Abbiamo anche letto recentemente sui giornali l'accordo tra le prostitute del centro storico e la giunta per mantenere il decoro. Tu che cosa ne pensi? ”Credo che Genova stia risentendo di quella battaglia storica tra chi vuole un luogo tranquillo e chi vuole un ruolo ricco di energia, ricco di possibilità, è qualcosa che avviene dappertutto, non solo nella nostra città. Qui lo sentiamo forte perché Genova ha saputo fare negli anni un salto di qualità, è riuscita a costruire anche nel centro storico delle occasioni nuove di lavoro, non solo di divertimento, perché quel divertimento rappresenta anche delle opzioni e delle occasioni di lavoro per tutti i gestori. L'errore è stato non riuscire a fare una scelta condivisa, non si può dall'oggi al domani aprire o chiudere, bisogna costruire dei percorsi, delle zone, dei luoghi, dove si possa nel tempo pensare a dei luoghi di ritrovo, di svago, e costruire anche delle opportunità, delle zone dove chi vuole avere una prospettiva di tranquillità può andare nei quartieri più tranquilli e più sereni. Avere una prospettiva di lungo periodo, pensare Genova tra quindici anni, iniziare a lavorare in quella prospettiva, sapendo che ogni quartiere ha delle caratteristiche storiche, ma anche delle prospettive, permette di avere uno e l'altro,. Non dobbiamo andare nel conflitto, quello che è sbagliato è pensare che questa guerra tra giovani e anziani possa portare a qualcosa, uno perché sappiamo che la città è anziana quindi sarebbe una guerra perdente, dall'altro perché ognuno di noi vive una fase della vita quindi dobbiamo riuscire a ricostruire le condizioni del centro storico. Molte zone del centro storico hanno oggi l'opportunità di essere zone vive, non dobbiamo impedirglielo, bisogna anche trovare delle condizioni per cui questa vita sia su tutta la città, perché non ci siano dei quartieri morti, riuscire a ricostruirla e avere anche delle opportunità di tranquillità per coloro che hanno altre condizioni, per coloro che devono andare a lavorare, e non possono permettersi di stare tutta la notte... riuscire a costruire un patto per la città che metta insieme le forze, le faccia dialogare, e faccia guardare tra quindici anni facendo azione oggi: è quello che serve. Se ogni volta affrontiamo l'emergenza e allora se c'è qualcuno che protesta perché c'è rumore sospendiamo le licenze, se c'è qualcuno che protesta perché vuole andare a divertirsi le riapriamo: così non si riesce a costruire, noi abbiamo bisogno di traguardare il futuro facendo azioni oggi di dialogo fra le varie parti".
- Cosa pensi della crisi del Municipio di Centro Ovest e delle dimissioni del presidente Minniti? "Che questa crisi fosse alle porte lo sapevamo da tempo. Il problema è che a Sampierdarena ci sono forti investimenti, c'è il contratto di quartiere che noi in Regione abbiamo approvato un anno fa e milioni di euro in ballo per il progetto di riqualificazione del quartiere. Ci sono forti investimenti infrastrutturali, Sampierdarena è un quartiere che avrà nei prossimi dieci anni tantissimi interventi, è un quartiere che soffre, perché da come l'ho conosciuto io quand'ero piccolo, che era un quartiere in cui si poteva andare liberamente per strada, ha peggiorato la propria qualità della vita, nello stesso tempo si è fatto qualcosa: penso al Teatro Modena, penso alla riqualificazioni...Aver perso un anno e dover perdere altri mesi per questioni che non hanno nulla a che vedere col piano amministrativo, ma sono questioni partitiche, è davvero una colpa che hanno in tanti. Oggi più che guardare cosa è successo, sarebbe importante capire come risolvere questa situazione velocemente, perché tutti questi interventi non aspettano, o qualcuno gestirà il piano di riqualificazione, o verrà gestito semplicemente dagli uffici senza coinvolgere la popolazione, e ci saranno le proteste. L'emergenza che esiste sul piano della gestione di un'integrazione efficace perché a Sampierdarena non ci sono problemi di sicurezza maggiori di altri quartieri, però c'è una forte presenza di una comunità extracomunitaria che, se integrata, può essere anche una risorsa, una ricchezza, oppure c'è un conflitto sociale alle porte. Sampierdarena è uno dei quartieri che ha più problemi da risolvere: rimanere mesi e mesi attaccate a crisi politiche che hanno radici soltanto in conflitti personali di partito è davvero deleterio. Non c'è la soluzione alle porte, c'è la necessità che tutti, da una parte e dall'altra facciano un passo indietro e inizino a pensare che nei prossimi due anni ci sono da gestire delle cose importanti e si da priorità a quello, che avrà più senso di responsabilità nel fare quello sarà premiato, chi invece continuerà a fare sciacallaggio politico prima o poi verrà mal giudicato".
Nelle sale italiane dal 9 Ottobre l'ultima fatica di Ang Lee ( regista alla ribalta negli States per lo scandaloso I segreti di Brokeback Mountain) dedicata al più grande festival musicale della storia. Un punto di vista inaspettato, extra-hippy, quello scelto per la ricostruzione nostalgica e anniversariale della manifestazione che fa da genesi ai '70s. Non solo l'evento ma un focus umanizzante sulle persone (i cittadini di Catskill), coloro che hanno reso possibile il "trip" artistico del Secolo, superando, su tutti, i propri pregiudizi. Tutto si riconduce ad un urlo di libertà. Libertà di vita, libertà di musica, libertà di parola. Non a caso la svolta che intercorre nel timido bravoragazzo protagonista avviene "guardando in camera"; letteralmente durante la conferenza stampa d'inaugurazione: il ring su cui combattere conservatorismi e buonismi pregiudiziali. La stampa, come mezzo, non delude, ergendosi a cassa di risonanza di un messaggio cifrato di indubbia potenza ed essenzialità. Si scrive "il concerto è gratis" si legge "la rivoluzione è iniziata"!
Ve lo consiglio, in particolare il discorso della scena sopracitata.
Inizia domani la seconda rassegna cinematografica al Laboratorio Sociale Buridda di Via Bertani 1, tutti i mercoledì dalle h. 21.45 verrà proiettato un film appena uscito al cinema.
Tra i primi film in programma:
- Basta che funzioni di Woody Allen
- Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki
- Parnassius di Terry Gilliam
- Bruno di Sacha Baron Cohen
- Lebanon di Samuel Maoz
- Nemico pubblico di Michael Mann
- A serious man dei fratelli Cohen
Appuntamento a domani sera con "Basta che funzioni", consiglio "caldamente" di coprirvi bene, dentro al Buridda fa parecchio freddo.
Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.
"La bellezza sfavillante della rete sta proprio nella sua allusione incessante, irrinunciabile, alla realizzabilità di ciò che non si credeva possibile. L’opportunità si può cogliere coltivando una nuova immaginazione".