Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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14 giugno 2016

Industria culturale e social media

Il libro di Agnese Vellar, docente di "Comunicazione e Social Media" presso l'Università degli studi di Torino, ha come filo conduttore una parola: partecipazione. E nell'era dell'abbondanza nella quale ci troviamo questa parola vuol dire tutto per i giovani L'autrice nella prima parte del libro analizza i cambiamenti delle industrie culturali. Negli anni settanta del '900 pochi detentori del sapere controllavano l'informazione e i contenuti, distribuiti in maniera verticale al pubblico; oggi si è passati alla già citata era dell'abbondanza in cui lo sviluppo di internet,  i social media e il nuovo modello "aperto" di conoscenza, hanno favorito lo sviluppo del movimento del free software, che ha alimentato la cultura della comunicazione, della condivisione e della produzione di contenuti in maniera libera. Questa rivoluzione di internet, che da ambiente di calcolo  è passato ad essere un ambiente sociale, ha contribuito allo sviluppo di comunità online. in un primo momento questi "mondi digitali" erano considerati distanti e diversi dall'ambiente offline, oggi invece la rete è riconosciuta come un ambiente sociale vero e proprio con le proprie regole, usi e costumi consolidati e rispettati. Il titolo del saggio ci offre subito una riflessione: esiste una relazione tra le industrie culturali e i pubblici partecipativi delle comunità online? Vellar analizza la realtà online in cui questa interdipendenza appare più evidente: il mondo fandom, ossia fan con una passione particolarmente intensa per forme di intrattenimento massmediale, come gruppi musicali, serie tv o particolari sport. Non si tratta di comuni spettatori, perchè stabiliscono una particolare relazione emotiva con il prodotto mediale. Le industrie culturali hanno capito che se vogliono sopravvivere in un'era in cui non sono più gli unici creatori e dispensatori di contenuti devono giocare con questo legame emotivo grazie alla nuova "cultura convergente", convergenza non solo di tecnologie ma anche di new media, sistemi produttivi sempre più globalizzati, culture e nuove forme di storytelling transmediale. Questa nuova cultura ha portato a strategie di "co-creazione", ossia l'utente non si accontenta più di essere solo uno spettatore e  di subire passivamente contenuti dalle corportation ma vuole lui stesso partecipare producendo contenuti e promuovendo il brand, starà alle aziende creare il giusto engagement per fidelizzare il cliente e creare un rapporto emotivo di lungo periodo. Il bello di internet però risiede nella libertà che ci concede e, di conseguenza, non tutti i fan scelgono di sottostare alle aziende nella creazione di contenuti. Ci sono molte comunità alternative indipendenti e autogestite in cui i fan sono liberi di creare prodotti multimediali o testi ispirati ad esempio al loro libro, film o serie tv preferita con finali alternativi o storie parallele e poi diffonderli in intenet. Questo fenomeno molte volte ha portato problemi sopratutto per violazioni di copyright o contrasti con il pensiero dell'autore originale, ma è stato altre volte incoraggiato dalle case produttrici per alimentare la libertà di espressione e creazione. Ed è proprio questa libertà che spinge l'utente a partecipare, dando il proprio apporto sia per il "bene comune" della società, sia per acquistare prestigio ed essere riconosciuti come esperti in materia, sia per convalidare la propria appartenenza come membri di quella cultura di riferimento. La partecipazione e la cultura dell'always-on hanno cambiato profondamente i nostri modelli sociali, culturali e persino economici. Questo saggio ci porta faccia a faccia con un mondo in continua evoluzione, che in soli 30 anni ha cambiato più e più volte modelli e paradigmi a cui le industrie culturali devono costantemente adeguarsi per ottenere profitti e visibilità, mentre gli utenti continuano a evolversi, specializzarsi e professionalizzarsi molte volte incuranti del contributo indiretto che, attraverso la produzione di contenuti gratis, stanno dando a questi colossi dell'industria mediale.
Erika Repetto

Agnese Vellar
Le industrie culturali e i pubblici partecipativi:

dalle comunità dei fan ai social media
Aracne editrice, Roma, 2015, 156 pp.



*link al blog dell'autrice Agnese Vellar: A-SOCIAL-MEDIA-SOMETHING


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12 giugno 2016

A passo di gambero con Umberto Eco

Anche ai migliori capita di guardare avanti, provare paura e desiderare di tornare sui propri passi. L’uomo occidentale ama ritenersi tale, con quel pizzico di presunzione che lo contraddistingue, sentendosi forte di secoli di storia fatta, a suo dire, di soli progressi.
Oggi il progresso sta nel cogliere una sfida senza precedenti: dopo oltre 2000 anni di conflitti e passi in avanti lenti e faticosi, col fiato ancora corto, siamo tutti chiamati a compiere un ultimo balzo in avanti e proiettarci definitivamente nel futuro. Il futuro, quello vero, dove gli errori del passato non sono ammessi.E sono questi che Umberto Eco condanna nel suo libro A Passo di Gambero, in tutte le librerie dal 4 marzo 2016. Il libro, già uscito presso Bompiani nel lontano 2006, è stato rilanciato dalla neonata casa editrice, La Nave di Teseo, voluta fortemente da Eco stesso. Il testo ha l’importante compito di inaugurare una nuova scia di pubblicazioni, si spera prolifera, e di rendere omaggio al grande scrittore, in occasione della sua scomparsa. Lo scopo delle casa sembra quello di porsi come ultima roccaforte in un panorama editoriale, quello italiano, che tende alla desolazione. È paradosso contro paradosso. Il paradosso delle nave, contro il paradosso di una società che affonda le sue radici nella cultura che rinnega sé stessa.
E allora non è un caso che sia stato scelto questo libro, che si ripresenta al grande pubblico con una nuova veste grafica, degna delle migliori prove di Calvino editore. Gli sarebbe piaciuta, ad Eco, che sicuramente aveva bene in mente il tema della leggerezza mentre scriveva i testi che lo compongono. Nel libro, infatti, sono presenti una raccolta di scritti comparsi tra il 2001 e il 2005. Nello specifico si tratta di interventi fatti per diversi giornali. È l’alba di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, che lo scrittore racconta di aver atteso con ansia. I testi appartengono dunque ad un periodo molto circoscritto, ma i temi proposti vengono affrontati scavando nel loro passato e non manca di fornire una prospettiva per il futuro, ove possibile. I temi sono di quelli che dividono: la guerra, la politica, la storia, la religione ei mass media. Tutto ciò che più ci circonda e pervade le nostre vite. Tutto ciò che muta velocemente e, mutando, muta anche noi.
Con lo stile che lo contraddistingue, Eco riflette con lucidità su un presente che rischia di avere il sapore amaro del passato, fatto di scelte troppo spesso sbagliate. Pur scrivendo in una società così vicina, ma allo stesso tempo lontana, dai grandi cambiamenti che l’hanno stravolta di recente. Non manca di conferire ai suoi scritti un risvolto sempre attuale che permette loro di travalicare ogni confine imposto dalla nostra natura fragile. Ed è quello che fanno i saggi: volano alto sopra le cose come noi le conosciamo e osservano la realtà con sguardo disincantato. Oggi, più che mai, è richiesto un atto di fede nei valori in cui professiamo di credere o nulla avremo imparato dalla lezione del secolo breve.
Sembra che siamo cascati di nuovo nel giogo della propaganda, dove c’è chi pecca di ignoranza e chi di disfattismo. Ci siamo ritrovati in mezzo a guerre narrate in modo troppo superficiale per essere comprese a fondo, tanto da non capire la ragione della massa di disperati che si riversa sulle nostre coste. A proposito dei migranti, stiamo rispolverando la retorica di settant’anni fa, addolcita per ipocrisia, per giustificarne un rimpatrio, senza che ne vengano specificate le modalità. È il ritorno del disprezzo dell’altro, dello straniero, di ciò che non conosciamo. Oggi rischia di venirci negato il diritto al dissenso. Quel diritto che gli Americani sostengono di averci insegnato, dopo essere sbarcati in Normandia e ritrovandosi delusi di fronte alle risposte di chi ha voluto negargli un aiuto in Iraq. Mancanza di gratitudine? No, semplice buonsenso: il terrorismo non si sconfigge esacerbando un odio che più volte si è palesato sotto i nostri sguardi. E con ottimi risultati, per i terroristi, che banchettano sui fallimenti delle nostre prove morali. Oggi il mondo si divide tra chi inneggia all’odio e chi fa spostare un pianoforte e inizia a intonare Imagine di John Lennon, invitando i presenti a scavare nel profondo e dare solo il meglio di sé in questa assurda lotta. E forse Eco ha ragione quando ricorda che noi Europei in questo senso siamo più forti: sappiamo cosa vuol dire essere attaccati in casa nostra. Sappiamo cosa vuol dire rinunciare per sempre a luoghi preziosi per colpa dei bombardamenti. Forse, senza rendercene conto, lo sappiamo anche noi della nuova generazione, che non abbiamo conosciuto da vicino l’assurdità della guerra. Farebbe ormai parte di una memoria comune che ci rende parte di qualcosa di più grande.E infatti dei risultati sono stati ottenuti, ma questi rischiano di essere spazzati via per delle minuzie. È straordinario che inglesi e francesi non vogliano più farsi la guerra e sentano di appartenere ad una realtà nuova che va difesa, in nome dell’interesse comune, ma la vera unità dell’Europa sembra lontana. Ciò che rende un italiano un italiano, uno spagnolo uno spagnolo sembra pesare di più di ciò che rende un uomo o una donna cittadini europei. La prospettiva per il vecchio continente sarà più ingloriosa di qualunque guerra, se non saprà trovare quella coesione di cui ha bisogno, finendo nel dimenticatoio dopo essere stato faro di civiltà lungo i secoli.
Tutto questo trova il posto in un sogno di Eco, con i connotati dei peggiori incubi. Il mondo come oggi lo conosciamo, travolto da una guerra senza precedenti, viene spazzato via. Si salvano alcune zone dove gli essere umani riscoprono vecchie abitudini: dalle passeggiate in campagna, alla lettura di un libro, ai racconti intorno ad un fuoco. Ma, fortunatamente per noi, non è necessaria una nuova guerra globale per tornare ad apprezzare le piccole cose. Basterebbe spegnere il computer, consumare di meno, ma non solo. Serve, soprattutto, volerlo per davvero. Ogni altro passo indietro ci farebbe inciampare su errori di vecchia data e ci trascinerebbe in una catastrofe senza fine. Oggi l’abisso ci osserva, dobbiamo solo decidere se fare l’ultimo, definitivo, balzo in avanti o tornare indietro, a passo di gambero.
Federica Coretto

Umberto Eco
A Passo di Gambero
La Nave di Teseo, Milano, 2016 (prima edizione Bompiani, 2006).

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09 giugno 2016

In libreria


Giornalismo di pace
a cura di Silvia De Michelis - Nanni Salio
Gruppo Abele, Torino, 2016, 272 pp.
Descrizione

La guerra domina la scena dell'informazione: per interesse, per scelta politica, per superficialità. I media, poi, vengono per lo più usati dagli Stati come "armi di disinformazione di massa". A questa prassi si oppone il modello del "giornalismo di pace", elaborato soprattutto da Johan Galtung, che cerca di leggere in profondità i conflitti, rifuggendo dalle semplificazioni di chi descrive la guerra e la violenza come realtà inevitabili e ricercando gli obiettivi reali delle parti in causa, le loro contraddizioni e le vie possibili per superarle. L'intento non è quello di nascondere o di minimizzare la guerra ma di contribuire, con una informazione corretta, alla trasformazione non violenta dei conflitti. Di questo metodo il libro fornisce una ricca documentazione teorica e interessanti casi di studio.

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07 giugno 2016

In libreria

Ignacio Ramonet - Giuseppe Bettoni
Geopolitica del caos. Verso una civiltà del caos?
Asterios, Trieste, 2016, 144 pp.

Descrizione
Perché ristampare un testo “vecchio” di diciannove anni? Paradossalmente l’interesse di questo libro risiede proprio in questo: si tratta di un testo che analizza la situazione del mondo in un momento storico, la fine del XX secolo, con le nostre stesse caratteristiche sociali ed economiche ma con il vantaggio di essere antecedente all’attacco alle Torri Gemelle avvenuto l’undici settembre del 2001. La sua visione è certamente più lucida e più “fredda” perché libera del “velo” del terrorismo di matrice islamica che sembra coprire qualunque riflessione dei nostri giorni, soprattutto dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015. Ramonet compie in questo lavoro una revisione dei concetti fondamentali, economici, politici e sociali, per interpretare il punto di confusione in cui si trovava (e si trova) il mondo. Una “geopolitica del caos” che quasi due decenni dopo non ha preso una ruga, una grinza e che, al contrario, sembra più che mai efficace proprio perché molti degli aspetti evocati in questo lavoro, sono ancora validissimi oggi. La forma del “potere” era già mutata alla fine del XX secolo e ancora oggi possiamo porci la domanda che si poneva Ramonet nel 1997 : chi governa il mondo oggi? Tutti guardavano agli USA come i nuovi “padroni”, la nuova potenza. Ma da lì a poco si scopriva che gli USA erano meno pronti di quanto non si credesse a fare da leader al mondo. Quello che è il punto di partenza dell’analisi di Ramonet è proprio il ruolo degli USA che si poteva immaginare come egemonici dopo il crollo dell’URSS, ma che già manifestavano cedimenti importanti. Cedimenti legati all’impossibilità oramai di avere una leadership economica non avendo risorse, per esempio, per finanziare un nuovo piano Marshall per gli ex-membri del Patto di Varsavia. Questa difficoltà sembrava poco importante nella prima Russia di Boris Eltsin, mentre le conseguenze di quella impossibilità a finanziare gli stati dell’ex-URSS appaiono evidenti nell’era dello “zar Putin”. Gli USA che, dopo il fallimento di Reagan, concretizzatosi nel catastrofico quadriennio di George Bush, reagiranno con i due mandati Clinton cercando in tutti modi di rispondere alla domanda degli americani di una speranza di ripresa economica. Ripresa che effettivamente avranno, ma che andrà comunque a frantumarsi con la crisi del 2008: anche quella già leggibile attraverso le parole di questo libro. Per questo la domanda resta integra: chi governa il mondo?

04 giugno 2016

Genova in libreria

Uliano Lucas
Il tempo dei lavori

Il Canneto editore, Genova, 2016, 114 pp.
Descrizione
In occasione dei 120 anni dalla nascita della Camera del Lavoro di Genova, il fotografo Uliano Lucas, autore di reportage che vanno dalla cronaca al documento politico e sociale, torna a “spiegare, dare emozione, e far ragionare” su quello che è oggi effettivamente il lavoro in Italia, e in particolare a Genova. Istantanee in bianco e nero che variano dagli operai delle storiche fabbriche dell’acciaio nel Ponente ligure ai responsabili dell’acquario di Genova, dai vigili del fuoco ai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Ogni fotografia di Lucas coglie perfettamente l’importanza che la storia delle lavoratrici e dei lavoratori, nonostante il peso crescente del progresso tecnologico, assume nel nostro Paese. Prefazione di Susanna Camusso e contributi di Ivano Bosco e Luca Borzani.
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01 giugno 2016

Un’istante per l’eternità: le emozioni del fotogiornalismo

Un affresco di grandi città e grandi teatri che hanno fatto da sfondo all’attività dei fotogiornalisti: è questo “Lo scatto umano, viaggio nel fotogiornalismo da Budapest a New York, un viaggio a due voci in cui Emanuele Giordana e Mario Dondero hanno illustrato la genesi e alcuni sviluppi di un’attività così essenziale per l’informazione. Nello scrivere questo libro Emanuele Giordana ha cercato di creare raccordi tra un racconto e l’altro di Mario Dondero e di mettere ordine alle conversazioni avute con lo straordinario fotografo di origini genovesi sperando di alimentare l’interesse per un mestiere in crisi. Il risultato non è, come si può pensare in un primo momento, un manuale per diventare un buon fotogiornalista, né l’illustrazione di tecniche particolari o il racconto dell’esperienza dei grandi nomi del fotogiornalismo, che pur sono descritti con grande enfasi. È, piuttosto, un racconto di emozioni, ricordi e personaggi, alcuni anche ignoti al grande pubblico, che hanno passato la vita con una macchina fotografica al collo o nella camera oscura. Il volume, corredato nella parte finale, a cura di Malvina Giordana, dalla biografia di dieci fotoreporter che hanno fatto la storia della fotografia, presenta anche una serie di scatti che portano il lettore a comprendere il contesto storico e sociale in cui i fotografi hanno lavorato. Il libro è stato preceduto da un ciclo di trasmissioni condotto dagli autori di Radio3, per cui Giordana lavora, dal titolo “Fotoreporter”. “I primi fotoreporter e i primi creatori di agenzie avevano in comune tre cose: erano ungheresi, erano ebrei, erano di sinistra”. Il viaggio attraverso i meandri del fotogiornalismo non può, dunque, che iniziare da Budapest, punto di partenza di grandi fotoreporter come Robert Capa, ma anche di mediatori per eccellenza tra il mondo dei fotografi e il pianeta dell’editoria: i creatori delle prime agenzie di distribuzione di immagini. Il percorso continua poi attraverso grandi centri europei, come Parigi, Madrid, Londra, Praga, Mosca. Immancabile, ovviamente, New York, dove già intorno agli anni Venti del Novecento i fotografi potevano pubblicare ciò che in Europa sarebbe stato censurato. L’autore non dedica alcun capitolo a un vero e proprio fotogiornalismo italiano, ma a sprazzi racconta di un mestiere che ha faticato ad affermarsi. Dondero parla di un interesse per la fotografia nato con l’esperienza di “Omnibus” di Leo Longanesi, ma che si è subito affievolito a causa dell’irruzione della televisione nelle case degli italiani. Racconta di un’idea servile della fotografia in Italia, nata principalmente con scopi propagandistici e che in fin dei conti ha avuto pochi spazi dedicati. Mario Dondero ed Emanuele Giordana conducono il lettore anche in un viaggio profondo su ciò che è il mestiere del fotogiornalista. Un mestiere che propone al fotoreporter tre opzioni: raccontare la verità, mentire su ciò che si vede raccontando una contro verità oppure raccontare in modo così attenuato che non c’è più ombra di denuncia. È un mestiere che prescinde dalla conoscenza tecnica, per il quale l’unica scuola è la sperimentazione. “Sono la passione, l’impegno civile e la curiosità che restano il grande motore. Diversamente, il fotogiornalismo è soltanto una sequenza di scatti senz’anima”. Mario Dondero non nasconde, infine, una certa paura per il futuro del fotogiornalismo e, in generale, della fotografia. Secondo lui la fotografia è diventata la sorella povera della televisione, prima, e della tecnologia digitale, poi. Il fotogiornalismo inteso nell’accezione tradizionale del termine è messo in crisi dall’istantanea di un improvvisato reporter col telefonino, che batte tutti in velocità. Dopo il massiccio trasferimento dei dati iniziato nel 1998, oggi gli archivi sono tutti digitali. In pericolo ci sono quindi quei milioni di metri di pellicola, quelle centinaia di migliaia di scatti che rischiano di scomparire perché il loro proprietario non c’è più. La speranza di ogni lettore è che le fotografie di Mario Dondero non vengano dimenticate o perse negli anfratti di qualche archivio. Dopo la sua scomparsa nel dicembre 2015, l’humanitas di Dondero continuerà a vivere e pulsare attraverso i suoi scatti, che raccontano la sua straordinaria onestà e un’apertura senza pregiudizi verso il mondo.
Maila Falzone





Mario Dondero - Emanuele Giordana
Lo scatto umano, viaggio nel fotogiornalismo da Budapest a New York
Roma-Bari, Editori Laterza, 2014, 139 pp.

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29 maggio 2016

In libreria

Giorgio Zanchini
Leggere, cosa e come
Il giornalismo e l'informazione culturale nell'era della rete

Donzelli, Roma, 2016, pp. 172.
Descrizione
Leggere, cosa e come è un’espressione che sino a un paio di decenni fa avrebbe stimolato riflessioni circoscrivibili a una tradizione ultrasecolare, centrata sul libro, i giornali e le riviste, la lettura di pagine cartacee. Con la rivoluzione digitale tutto è cambiato, le nostre vite stanno conoscendo una trasformazione profonda: il baricentro della nostra quotidianità sono diventati i dispositivi elettronici e gli schermi, l’accesso all’informazione è diretto, senza barriere né limiti temporali o di luogo. Il libro e il giornale non sono più gli unici architravi su cui poggia la trasmissione delle conoscenze. Si sta indebolendo sensibilmente – o almeno così pare – anche la mediazione, il ruolo di chi seleziona, certifica, mette ordine nell’accesso al sapere: tutto quel complesso di attività che critici, editori, giornalisti hanno esercitato per generazioni. Il saggio di Giorgio Zanchini, conduttore di fortunate trasmissioni di Radio Rai, tra cui Radio anch’io, descrive questi processi, esaminando il modo in cui si fa giornalismo oggi e passando in rassegna le pratiche attraverso le quali ci informiamo. E la sua analisi si allarga, fino a comprendere i modi in cui stanno cambiando la lettura, il libro, il mercato editoriale. Si arriva così al cuore della questione: come selezioniamo oggi un prodotto culturale? Come scegliamo un libro, un giornale, un sito, un percorso di accesso al sapere? Possiamo davvero fare a meno di qualcuno che ci aiuti a scegliere? E chi è in grado, oggi, di garantire qualità e prestigio?
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28 maggio 2016

In libreria

Enrico Menduni
Televisione e radio nel XXI secolo
Laterza, Bari-Roma, 2016, 248 pp.
Descrizione
La radio e la televisione non sono più le stesse dopo il passaggio definitivo al digitale e l'intreccio con la rete e i social network. Questo aggiornatissimo manuale offre uno sguardo tutto orientato al presente sui due grandi media contemporanei: palinsesti, format, programmi, audience, video on demand, Youtube e Facebook, rapporti con la società, strategie di produzione e distribuzione.


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Enrico Menduni
I linguaggi della radio e della televisione. Teorie, tecniche, formati
Laterza, Bari-Roma, 2016, 244 pp.

Descrizione
Audience, infotainment, qualità televisiva, reality show, TV digitale, web radio, multimedialità. In questo manuale il complesso delle culture, delle teorie e delle tecniche della radio e della TV, nell’intreccio con le tecnologie delle telecomunicazioni fino ai loro più recenti sviluppi, ai nuovi formati, alle tecnologie e piattaforme emergenti, ad Internet 2.0.

27 maggio 2016

In libreria


Luigi Bobbio  - Franca Roncarolo (a cura di)
I media e le politiche. Come i giornali raccontano le scelte che riguardano la vita dei cittadini,
Il Mulino, Bologna, 2016, pp. 264.
Descrizione
Sappiamo che gli avvenimenti legati alla politica godono di una larghissima copertura mediatica. Ma che cosa succede all’informazione sulle politiche? Un cittadino che desideri tenersi informato attraverso i media è in grado di capire la natura delle controversie che si sviluppano sul merito delle scelte pubbliche e di rendersi conto se le politiche messe in opera hanno funzionato oppure no? Due gruppi di ricerca, formati rispettivamente da analisti delle politiche pubbliche e da studiosi della comunicazione politica hanno lavorato insieme a un’indagine pionieristica su questo tema molto importante, ma finora trascurato, confrontando i giornali italiani con quelli francesi e spagnoli e comparando la copertura di politiche pubbliche su diversi ambiti di attualità (mercato del lavoro, cittadinanza agli stranieri, energie rinnovabili). Il quadro che emerge appare di grande interesse. I giornali italiani parlano delle politiche in modo meno ampio, meno pluralistico e meno argomentato dei giornali francesi e per lo più si limitano, a differenza dei giornali spagnoli, a riferire le posizioni del mondo politico nazionale. In Italia l’attenzione esorbitante per le dinamiche interne alla sfera politica (schieramenti, alleanze, conflitti inter- e intra-partitici) tende infatti a soffocare l’informazione sul merito delle politiche e a dare poco spazio agli argomenti che sostengono o contrastano le proposte in discussione.
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24 maggio 2016

In libreria

Interventi di contrasto alla discriminazione e alla violenza sulle donne nella vita pubblica e privata. Un'analisi multidisciplinare 
a cura di Arianna Pitino
Giappichelli, Torino, 2015, pp. XII+244.
Descrizione
I contributi raccolti in questo volume offrono una riflessione di taglio multidisciplinare – giuspubblicistico, storico e politico-sociale – sul tema delle discriminazioni e della violenza sulle donne nella vita pubblica e privata (lavoro, rappresentanza politica, relazioni familiari e affettive), con una particolare attenzione alle problematiche più rilevanti emerse di recente non solo nell’ordinamento italiano, ma anche in quello internazionale (CEDU) e dell’Unione europea. La ricerca è stata svolta grazie al finanziamento, da parte del Dipartimento di Scienze politiche (DI.S.PO.) dell’Università degli Studi di Genova, dell’omonimo Progetto di ricerca di Ateneo 2013-2015.
Indice
Il diritto e il genere della violenza (dal codice Rocco alla Convenzione di Istanbul (B. Pezzini). – I. L’ordinamento italiano. – I percorsi della parità di genere in Italia: voto, lavoro e protezione dalla violenza tra Costituzione, leggi ordinarie, giurisprudenza costituzionale e Unione europea (A. Pitino). – Una norma da leggere al femminile. L’art. 612 bis c.p. (Stalking) nell’evoluzione della giurisprudenza di legittimità (L. Carli). – Uguaglianza coniugale e unità familiare: (alcune) declinazioni di una “disparità giuridica”(P. Palermo). – Il principio di non discriminazione riguardo al cognome del coniuge e dei figli (P. Vipiana). – Il lavoro femminile tra regole di parità, discriminazione e mobbing (V. Cavanna). – Due di diritto. Differenza sessuale e cittadinanza (C. Giorgi, G. Bonacchi). – II. L’ordinamento internazionale e dell’Unione europea. – La donna nel diritto internazionale e dell’Unione europea: verso il superamento o la riaffermazione dei “tradizionali ruoli femminili”? (C. Danisi). – Il contributo dell’Unione europea alla tutela del “ruolo riproduttivo” della donna in ambito lavorativo (M. Parodi). – III. Donne, potere e rappresentanza politica. – Il progetto politico nella Lisistrata e nell’Ecclesiazuse di Aristofane: tra forma femminile e sostanza maschile (A. Catanzaro). – Parità di genere e legislazione elettorale (M. Cosulich). – La rappresentanza femminile nelle istituzioni politiche elettive (A. Massa). – La leadership femminile: una comparazione (M. Morini). – Postfazione (V. Maione). – Notizie sugli Autori.


19 maggio 2016

In libreria


Luciano Santilli 
Grammatica del giornalismo. Come si scrive per i media
goWare, Firenze, 2016,  304 pp. Ebook
Descrizione
Abbreviazioni, accenti, ausiliari, capoversi, controlli, concordanze, conferenze stampa, corsivi, costruzione delle frasi, dichiarazioni, didascalie, diffamazione, discorso diretto, frasi fatte, gergo, gossip, grafici, impaginazione, inizio e conclusione dell'articolo, indirizzi, internet, interviste, leggi sulla stampa, maiuscole, misure, musica, ndr, nomi e cognomi, nomi geografici, numeri, occhielli, ortografia, parolacce, plurali difficili, privacy, pubblicità, querela, rettifica, ripetizioni, scaletta dell'articolo, secondo capoverso, segreto professionale, sesso, sondaggi, stereotipi, sintassi, telefoni, url, verbali... e altre 1.000 voci per comunicare con chiarezza, concisione, eleganza su qualsiasi media, tradizionale e nuovo. Un libro di consultazione per chiunque voglia comunicare in modo professionale.
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18 maggio 2016

Cattivo giornalismo

«Quel dannato servizio del TG1 aveva fatto danni irreparabili[…]. Il cattivo giornalismo sta proprio qui: nell’aver saputo condire ambiguamente e far coincidere, con cinica determinazione, il mio congedo con le accuse di aver commesso gravi reati». - Luciano Garofano

Spesso ci si dimentica del potere che hanno le parole, di quanto alcune affermazioni, specialmente quando non sono vere, possano fare male, di quanto una notizia non fondata possa provocare sofferenza e dolore. Questo è quello che emerge dall’amara testimonianza del Generale Luciano Garofano e che fa da prologo al libro del criminologo Vincenzo Maria Mastronardi. In queste pagine l’ex comandante del RIS di Parma si sofferma a spiegare lo stato d’animo e le sensazioni provate quando uscì la notizia che era stato indagato per truffa, peculato e falso ideologico, definendosi travolto da un vero e proprio "tsunami" aggravato dal fatto che il pezzo era firmato da Luca Ponzi, giornalista con il quale aveva rapporti di grande collaborazione. Un episodio di cui, suo malgrado, si è visto protagonista l’autore, diventa il tema principale di Mass media e fango. I clamorosi falsi giornalistici delle più note testate nazionali e l’occasione per denunciare le denigrazioni e le deformazioni giornalistiche.
Mastronardi pone l’accento sugli effetti e sulle conseguenze che tali affermazioni posso avere sulle persone, sui danni d’immagine creati e spesso irreversibili, puntando il dito contro chi fa del "cattivo giornalismo" finendo con lo screditare anche la "parte buona" della categoria. La vicenda cui fa riferimento l’autore è quella dell’ormai famosa Lectio Magistralis sul panico presso l’Università "La Sapienza" di Roma, lezione che avrebbe dovuto tenere il Comandante Schettino. Questa notizia, "figlia" del cosiddetto Caso Schettino che tanto spazio aveva trovato e ancora oggi trova nei giornali e in televisione, è una bufala, creata ad arte sapendo di suscitare indignazione, ma che, allo stesso tempo, è stata il mezzo per denigrare una personalità del calibro di Mastronardi che, è bene ricordarlo, è uno dei più conosciuti criminologi italiani di fama internazionale. L’autore, successivamente, illustra al lettore le varie strategie di amplificazione e deformazione della notizia, inserendo capitoli dai titoli eloquenti come "Il decalogo del giornalista perverso" o "Consigli per i giornalisti. Le dieci regole per distruggere un avversario politico o un antagonista".

Tra i casi presi in esame dal criminologo, vi è anche la famosa "vicenda Boffo", all’epoca direttore dell’Avvenire nei confronti del quale, Vittorio Feltri, editorialista ed ex direttore de Il Giornale, sembra aver applicato il primo comandamento del decalogo sopraccitato: "Non controllare mai la verità dei fatti, potrebbe nuocere al sensazionalismo" Ma non solo; come riportato nel sottotitolo, vengono anche riportati i clamorosi falsi giornalistici delle più note testate nazionali, mentre Piero Laporta, Capo di Stato Maggiore, è l’autore di un capitolo nel quale vengono esaminati esempi di manipolazione di notizie legate al mondo politico. Una parte importante del volume è dedicata alla componente psicologica del problema; Mastronardi analizza gli effetti negativi che la massa può esercitare nei confronti del singolo e viceversa, partendo dalle cosiddette "PSYOP", le operazioni piscologiche militari di manipolazione delle notizie, fino ad arrivare al "lavaggio del cervello" e allo strumento della propaganda. Gli ultimi capitoli, infine, trattano dell’etica, della deontologia e della giurisprudenza riguardante la materia giornalistica.
Nicole Bellini

Vincenzo Maria Mastronardi
Mass media e fango.
I clamorosi falsi giornalistici delle più note testate nazionali
Armando Editore, Roma, 2015, 224 pp.
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In libreria

Giorgio Vecchiato 
C'era una volta il giornalismo. Memorie di settant'anni
ETS, Pisa, 2016, 202 pp.

Descrizione

Taccuino di memorie, istantanee di una lunga carriera giornalistica che emergono tra le pieghe in chiaro-scuro di una storia da Prima Repubblica. Stile asciutto, ricordi nitidi, opinioni tranchant per riflettere sulla rilevanza, la metamorfosi, le scelte di un giornalismo che ha assunto un potere sempre più incisivo nell'intessere la trama e il finale di questa storia. Un passato recente che ritorna per scongiurare l'oblio della memoria corta, scavando negli eventi dell'Italia fine secolo che condizionano ancora il presente di questo Paese. Riflessioni schiette, stilettate acute di un giornalista libero che fa i conti con il passato glorioso del giornalismo italiano - da Montanelli a Bocca, da Oriana Fallaci a Enzo Tortora - e che si chiede quale direzione stia prendendo quello odierno.

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16 maggio 2016

In libreria

Rinaldo Gianola
"Milano-sera". Un giornale per la Repubblica 1945-1954
Book Time, Milano, 2016, 120 pp.
Descrizione
Nato nei giorni della Liberazione, nella primavera del 1945, da un’idea di comunisti e socialisti, "Milano-sera" è stato un quotidiano con pochi mezzi e un grande cuore. Ha accompagnato con coraggio e coerenza la ricostruzione di Milano, ha combattuto la battaglia per la Repubblica, ha affermato e difeso i valori della Resistenza. Ha saputo rappresentare le aspirazioni di grandi masse e ha condiviso lealmente i progressi e i drammi della sua epoca. Nella redazione di "Milano-sera" sono passati giornalisti, intellettuali, politici che poi hanno influenzato per decenni l’informazione, la cultura, la vita politica del Paese: Giancarlo Pajetta e Guido Mazzali, Alfonso Gatto e Mario Bonfantini, Elio Vittorini e Gaetano Afeltra, Paolo Grassi e Giorgio Strehler, Oreste del Buono e Paolo Murialdi e molti altri protagonisti dell’Italia uscita distrutta dal Ventennio fascista che cercavano con fatica e con entusiasmo di costruire una nuova strada per la libertà e la democrazia.
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Ignoranza del male

Se in una fredda mattina di novembre entri in un'ufficio e l'impiegato che conosci, che da sempre hai classificato come una persona mite e gentile, improvvisamente comincia a parlare per chiederti che cosa ne pensi dell'elezione di Trump e a sorpresa ti parla di Hitler, rappresentandolo come colui che aveva "risanato" l'economia tedesca in pochi anni, se prosegue dicendo che se aveva fatto "arrestare" tanti ebrei certamente "quelli" avevano commesso dei reati, se ti dice poi che non ha mai visto Germania anno zero (per provare a capire a qual punto la Germania era stata "risanata"), che non ha mai letto Se questo è un'uomo (per capire che la Shoa non è stata la conseguenza di qualche retata di malfattori), decidi che oggi hai avuto un incontro ravvicinato con l'IGNORANZA DEL MALE ASSOLUTO ed hai i brividi per quel che potrà essere il mondo.
mmilan
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15 maggio 2016

In libreria

Giulio Albanese
Vittime e carnefici. Nel nome di Dio
Einaudi, Torino, 2016, 184 pp.
Descrizione
Guerre, dittature, persecuzioni, migrazioni. La religione usata come strumento di odio e divisione nelle periferie del mondo. Contro la «globalizzazione dell'indifferenza», le parole di un sacerdote e missionario che racconta in presa diretta dai luoghi del conflitto. Padre Giulio Albanese ha vissuto per diversi anni in Africa. Di fronte agli abomini perpetrati nelle zone «calde» del pianeta, e alla testimonianza dei martiri del nostro tempo e delle loro comunità, ha sentito l'urgenza di scrivere questo libro, che denuncia come la fede possa essere distorta a fini ideologici, politici ed economici, per ottenere i quali si uccide, o si creano le condizioni per farlo, nel nome di un dio minuscolo, feticcio d'interessi faziosi.
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13 maggio 2016

Le voci della comunicazione istituzionale





Venerdì 13 maggio 2016, ore 9-14 presso l'Aula 16 dell'Albergo dei Poveri si terrà il seminario "Le voci della comunicazione istituzionale" organizzato da Liguria digitale, l'Ordine regionale dei Giornalisti e il Corso LM in Informazione ed Editoria. Il seminario è inserito nel programma di formazione continua dei giornalisti, pubblicato sulla piattaforma Sigef attivata sul sito dell'Ordine nazionale dei Giornalisti.

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11 maggio 2016

In libreria

Antonio Padellaro 
Fatto personale 
Paperfirst, Roma, 2016, 164 pp.
Descrizione
il fondatore de Il Fatto Quotidiano racconta per la prima volta la sua vita di giornalista. Dalle prime esperienze alla fondazione del Fatto e ai suoi cinque anni di direzione.

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02 maggio 2016

In libreria

Claudio Siniscalchi
Immagini della modernità. 

Il cinema europeo nell'epoca della secolarizzazione (1943-1975)
Studium, Milano, 2016?

Descrizione
Questo studio si apre con l'analisi di un film italiano, Ossessione (1943) di Luchino Visconti, e si conclude con l'analisi di un altro film italiano, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini. In mezzo c’è la storia del cinema europeo sviluppatasi nell’arco di tempo compreso tra la fine del secondo conflitto mondiale e i primi anni Sessanta del Novecento (nella vicinanza di un passaggio epocale per la cultura occidentale, il sessantotto). Il confronto con alcuni film «esemplari» - essendo le opere cinematografiche un prezioso «documento» per interpretare la storia – consente un avvicinamento alle questioni di maggior rilievo dell’epoca della secolarizzazione. Il neorealismo rappresenta la rivoluzione estetica dalla quale prende avvio il cinema moderno. La politica degli autori a livello teorico, la successiva nouvelle vague e soprattutto il nuovo cinema d’autore affermatosi negli anni Sessanta, non rappresentano solo una «forma» nuova. La «forma» naturalmente ha una rilevanza non trascurabile. Ma dietro le questioni meramente formali, se si amplia il campo di osservazione, si scorgono le profonde mutazioni antropologiche. Il neorealismo è animato dal desiderio di guardare in faccia le tragedie umane, per mettere a fuoco l’identità stessa dell’uomo. Il passo successivo compiuto dal cinema d’autore dell’autodeterminazione, tratto peculiare della modernità, le cui conseguenze sono intimamente connesse alla «trasvalutazione dei valori» in atto nella società europea. Alla conclusione dello straordinario decennio – gli anni Sessanta – di effervescenza, originalità, profondità e creatività incarnate dal cinema d’autore europeo, proprio nel ribollente crogiolo culturale del Sessantotto, alla disumanizzazione estetica finisce per legarsi una virulenta ideologia politica. Il risultato finale, oltre a favorire il progressivo torpore (determinandone la scarsa rilevanza a livello internazionale) del cinema europeo (torpore dal quale ancora non si è ripreso), è la tragica fine delle illusioni, così ben rappresentata nell'ultimo film di un geniale e tormentato protagonista del tempo moderno, Pier Paolo Pasolini, che rivolge lo sguardo al Marchese de Sade per addentrarsi nell’inarrestabile processo di dissoluzione dell’umanità.


http://www.edizionistudium.it/pubblicazioni_2016/siniscalchi.htm
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30 aprile 2016

Un libro che ritorna dopo 68 anni

A tutti può essere capitato di rimanere colpiti da un libro e non lasciarlo più, magari preso in prestito in una biblioteca e dimenticato poi sullo scaffale della propria libreria. In Nuova Zelanda, nella capitale Auckland, una donna si è appassionata a tal punto di Miti e Leggende della terra dei Maori, da restituirlo ben 67 anni dopo. Infatti, il prestito risale al 1948 e gli sarebbe costato 24605 dollari di multa ma i bibliotecari commossi dalla storia non l’hanno applicata. Nel 2016 forse sarebbe più difficile dati i nuovi mezzi di comunicazione di cui sono dotate le biblioteche attuali e che avvertono l’utente appena un libro è in scadenza.
Si viene cosi a scoprire che a differenza delle nostre biblioteche il cui prestito è gratuito in quelle neozelandesi bisogna dare un minimo contributo fino a tre pence per una settimana di prestito a un penny per i giorni a seguire.
Nella mia vita fino ad oggi ho amato diversi libri e riletto i libri che mi hanno maggiormente colpito. Infatti penso che un libro letto in una determinato periodo rimanga parte di noi. Per mia esperienza personale ho due grandi classici della letteratura che mi hanno accompagnato in alcuni viaggi: se penso a Jane Eyre di Charlotte Bronte mi torna subito alla mente un aereo diretto a New York in procinto di sorvolare l’oceano atlantico. L’altro libro invece è Ragione e Sentimento di Jane Austen letto in un aeroporto londinese nel 2013 aspettando il volo che mi riportava in Italia dal mio soggiorno inglese.
Posso capire bene l’amore per un libro come la signora neozelandese anche se mi sembrano veramente tanti sessantotto anni per restituirlo.
Elisabetta Corsi



29 aprile 2016

1986: L'Italia entra in Internet

"Fra non molto tempo saremo invasi da una massa enorme di messaggi. Già oggi non li si chiama più ‘informazione’. Più semplicemente, si dice ‘comunicazione’. Sarà dunque un’immersione totale, nella comunicazione. Via etere, via satellite artificiale, via filo del telefono: voce, suono, immagine, interi testi di parole. In casa: cassette, video-disco, apparecchi di ogni genere per registrare, filmare, riprodurre, televisori per comunicare direttamente con centri di informazione, banche di dati, colossali archivi per farsi un giornale secondo le proprie esigenze di tempo ed argomento, e per interagire. Interagire vorrà dire anche scegliere, prenotare, ordinare. Ma anche essere controllati. Chi è in contatto con cosa? Di che cosa saremo effettivamente ‘domanda’, committenti, consumatori?"
Enrica Basevi




*E. Basevi, "Gutenberg e il calcolatore. Quale futuro per i giornali?", De Donato, Bari 1982, p. 5. 

28 aprile 2016

Donne e informazione


Corso di Laurea magistrale in Informazione ed Editoria
DAFIST – DIRAAS - DISPO
Giovedì 28 aprile 2016, ore 10 - Aula Mazzini , Via Balbi 5, Genova - III piano

Il Global Media Monitoring Project.
Report 2015: Donne e informazione

Con la partecipazione di Monia Azzalini (Osservatorio di Pavia) e di Filippo Paganini (Presidente dell’Ordine regionale dei Giornalisti).

L’incontro si svolge nell’ambito delle attività seminariali per la formazione continua dei giornalisti.
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26 aprile 2016

In libreria

Valentina Cremonesini - Stefano Cristante
La parte cattiva dell'Italia. Sud, media e immaginario collettivo
Mimesis, Milano, 2015.
Descrizione
Cos’è il Sud Italia nella comunicazione di massa? Come viene narrato? Queste domande hanno rappresentato il punto di partenza dell’indagine proposta in questo libro. La parte cattiva dell’Italia analizza con gli strumenti della sociologia della comunicazione gli elementi di un racconto meridionale che si sbriciola in una perenne altalena tra stereotipi e occasioni di innovazione. Il quadro che ne scaturisce registra una consistente rimozione dell’antica questione meridionale e un suo slittamento ideologico e semantico verso un apparentemente più tranquillizzante “Fattore M”, cioè un viluppo di problematiche e di atteggiamenti interpretativi che si fanno via via più chiari indagando telegiornali e testate nazionali, siti internet e opinioni di protagonisti dell’industria culturale. Oggi che tutti gli indicatori confermano la drammatica condizione del Sud all’interno di una crisi profonda e perdurante, occorre ammettere che la rimozione di un terzo dell’Italia dal dibattito nazionale non aiuta né il Sud né l’Italia

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25 aprile 2016

Quel 25 Aprile

"Il male stava nel passato, nei fascisti e nei nazisti che si ostinavano a perpetuarlo; il bene stava nel futuro che tutti insieme, per una volta compiutamente italiani, si voleva costruire."
Giovanni De Luna


*G.De Luna, La Resistenza perfetta, Feltrinelli, 2015, p. 13.
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24 aprile 2016

In libreria

L'Italia e l'Europa negli anni Ottanta.Storia, politica, cultura
a cura di Lara Piccardo,
FrancoAngeli, Milano, 2015, pp. 176.
Descrizione
Perché studiare gli intrecci tra Italia ed Europa negli anni Ottanta? A livello europeo essi fecero da sfondo al percorso di "riunificazione" del Vecchio Continente, diviso per oltre quarant'anni dalla pesante cortina di ferro. La caduta del Muro di Berlino rappresentò un fattore di accelerazione del processo d'integrazione comunitaria, ma ne avrebbe modificato alcuni caratteri e in parte la direzione. La stretta interconnessione tra le riforme interne promosse da Gorbacëv e la sua politica estera si tradusse anche nel disegno della "casa comune europea"; con il Piano Genscher-Colombo la dimensione politica dell'integrazione pose l'accento sull'europeismo del governo italiano in quegli anni; il Parlamento europeo, eletto per la prima volta a suffragio universale nel 1979, appariva come il luogo della costruzione democratica dell'edificio comunitario; la Commissione europea s'impegnò più attivamente anche attraverso azioni e programmi nel contesto ampio dell'educazione e della cultura, per incidere nei vari settori dell'opinione pubblica e accelerare la creazione di una identità europea diffusa. Per questo il volume racchiude i risultati di una ricerca interdisciplinare in cui storici, scienziati della politica e geografi, coniugando differenti metodologie d'indagine, hanno contribuito a indagare temi e momenti diversi, ma peculiari, di un decennio particolarmente significativo nella storia dell'Europa e dell'Italia.
Indice del volume:
-Introduzione di Lara Piccardo pp. 7-12
-La perestrojka in politica estera. Gorbačëv e l’integrazione europea, di Lara Piccardo, pp. 13-32
-Il Piano Genscher-Colombo, di Maria Eleonora Guasconi pp. 33-46
Rappresentanti di chi? Un’indagine empirica della rappresentanza nel Parlamento europeo, di Fabio Sozzi, pp. 47-70
-Giornali e giornalisti verso la sfida dell’informazione digitale. Un dibattito tra Italia ed Europa, di Marina Milan, pp. 71-92.
-Cambiare per non cambiare: l’università italiana dagli anni Ottanta ad oggi, di Monica Penco, pp. 93-116
-Beni culturali in Italia: quali, dove, per chi, di Stefania Mangano e Gian Marco Ugolini, pp. 117-162
-Indice

*Il volume è disponibile anche in formato ebook.

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14 aprile 2016

Esiste un nuovo giornalismo?

Corso di laurea magistrale in Informazione ed Editoria


Giovedì 14 aprile 2016, ore 10 siete tutti invitati a partecipare all'incontro con il giornalista Umberto La Rocca su "Esiste un nuovo giornalismo? Concentrazioni, Citizen Journalism e Social Media." L'incontro si svolgerà presso l'Albergo dei Poveri, III piano - Aula 19 Pazza E. Brignole 3a - Genova.
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12 aprile 2016

Pubblicazioni di Marina Milan


(dal 2000)

- "Giornali e giornalisti verso la sfida dell’informazione digitale. Un dibattito tra Italia ed Europa" in L'Italia e l'Europa negli anni Ottanta. Storia, politica, cultura, a cura di Lara Piccardo. FrancoAngeli, Milano, 2015, pp. 71-92.
- “Il Lavoro da Pertini a Repubblica” in “Il Lavoro” di Genova. Storie e testimonianze 1903-1992, a cura di M. Milan e L.Rolandi, Provincia di Genova, Genova, 2012, pp. 241-266.
- "La sfida della formazione al giornalismo" in La Facoltà di Scienze Politiche compie 40 anni. Atti del Convegno "Le Scienze Politiche nel mondo contemporaneo" - Genova, 19 maggio 2010 a cura di M.A. Falchi, GUP, Genova, 2012, pp.127-139.
- "La mappa dell'informazione in Liguria (1980-2004)" in M. Milan e S. Splendore, Giornalismo in mutazione. Inchiesta sui media tra Genova e la Liguria, Erga, Genova, 2005, pp.13-51.
- "Giornali e periodici a Genova tra Ottocento e Novecento" in Storia della cultura ligure, a cura di Dino Puncuh, Società Ligure di Storia Patria, Genova, 2004, v. III, pp. 477-544.
- "Carte d'archivio e giornali. Fonti inedite per la storia del giornalismo" in Le Eredità della Liguria. Viaggio nell'Ottocento attraverso i documenti fiscali Catalogo della Mostra organizzata dall'Agenzia delle Entrate di Genova (Palazzo San Giorgio - autunno 2004), 2004, Genova, pp. 81-90.
- La cultura su quotidiani e periodici in "L'Agenda della comunicazione. Speciale 2004", a cura di G. Sansalone, ERGA, Genova, 2004, pp. 29-36.
- Diario genovese di età giacobina e napoleonica. Il manoscritto di Nicolò Corsi (1797-1809), AIB – Sezione Liguria 2002, Genova, 392 p.
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08 aprile 2016

In libreria

Saggi di giornalismo transmediale,
a cura di S. Dini,
Universitalia, Roma, 2016, 430 pp.

Descrizione
"L'evoluzione tecnologica ci ha obbligati in tempi brevissimi a confrontarci con un 'nuovo mondo' il cui avvento ha il potere di spazzarci via ma può anche consentirci di cogliere nuove opportunità, a patto di essere disposti a cambiare il proprio habitus mentale, a modificare le abitudini, a non camminare guardando all'indietro. [...] Il fatto che in questo libro ci siano nove giovani, guidati da un valente professore, che applicano le loro energie a studiare il rapporto tra giornalismo e social network, la questione delle fonti, lo storytelling, o le prospettive di business, e altro ancora è di per sé da salutare con ottimismo e compiacimento. [...] A suo modo ci fornisce un buon motivo per non essere pessimisti sul futuro che ci aspetta" (dalla Prefazione di Marco Frittella).
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06 aprile 2016

In libreria

Bruno Soro
Fatti non foste. Divagazioni di economia, politica e società
De Ferrari editore, Genova, 2016, 340 pp.

Descrizione
Il volume raccoglie una selezione degli articoli divulgativi scritti dall’autore tra il 2010 e il 2015, articoli che traggono spunto da notizie pubblicate sui principali quotidiani, dalla lettura di libri e riviste di divulgazione scientifica, nonché da argomenti di attualità che hanno fornito altrettante occasioni per divagazioni di economia, politica e società. Temi come la fragilità della moneta unica, il debito pubblico, l’immigrazione, la crisi dell’economia italiana e il ruolo delle riforme, l’occupazione e la disoccupazione, il capitale umano e il capitale sociale, l’ambiguitÀ dei metodi di misurazione della produttività del lavoro, dell’austerità e dell’addio alle fabbriche, della scomparsa del ceto medio, del degrado morale e della crescente disuguaglianza creata dalla finanziarizzazione dell’economia a scapito dell’economia reale, vengono affrontati con un linguaggio comprensibile anche a coloro che non posseggono una specifica preparazione nel campo dell’economia.

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05 aprile 2016

Ciao, Europeo


Chiamami, se vuoi, profugo o clandestino. Migrante o richiedente asilo.
Ma io sono solo una Persona. Impaurita. Disperata. Alla vitale ricerca della propria libertà.
Ho strappato alla guerra un sogno. Era sospeso sul mare, mentre scivolavo piano su una barca e lasciavo che la mia terra venisse sepolta nei ricordi. Mi trascino dietro tutti i pianti e il dolore della mia gente. Pesante bagaglio pescato tra la puzza e il fango di un campo dove il mio corpo randagio ha perso ogni dignità.
Già, la dignità. Quella che per voi europei è divenuta banale merce di scambio. Barattata al miglior offerente per qualche scambio commerciale in più. Mentre voi capi di stato vi riunite a più riprese in eleganti palazzi, io traghetto la mia vita invisibile dentro a questo fradicio campo. Qui, la solitudine affoga nella melma. Qualcuno la chiama accoglienza.
Per mesi ho amato il mio avanzare lento ma ostinato, prima sull’onda, poi sulla zolla. Ho ascoltato pulsare il vostro cuore europeo nell’attesa di un qualsiasi segnale. Ho aspettato. Ho sperato. Ho pregato. Ho implorato. Fino a capire di non essere approdato a nessun porto. Fino a non chiedermi più dove sono. Perché ora, per voi, più non sono profugo. Nemmeno migrante. Nemmeno europeo. Nemmeno persona. Sono solo un problema. Argomento preferito dei talk-show. Narrazione quotidiana nei giornali. Qualche volta, sembro persino essere importante per la campagna elettorale del politico di turno.
Tu non sai quanto ho frugato in quella perenne linea d’ombra che mi separa dall’essere come te. Parte di te. Futuro con te. Ma in quella oscurità dell’anima non c’è luce e tu non mi hai riconosciuto. Mi hai perso mentre ti tendevo la mano, nell’intermittenza di una breve illusione. Come se Europa fosse una parola solo intuita e mai finita. E all’improvviso sono rimasto fuori dal vento, con un pensiero fisso e vagante. Essere cittadino dello stesso stato. Come te.  
Così, mio malgrado, ho scelto fuga e sopravvivenza come estremità della stessa strada. Senza immaginare che ora, su quella strada, tu europeo ci passi con la ruspa. Per allontanarmi o escludermi.
Ora sono in bilico sull’orlo di un muro di filo spinato. Ho la febbre della paura. Sono sfinito. Non ho più sogni e non spero più in un miracolo.
Ora, Europa, sono il tuo schiavo preferito. Venduto. Sfruttato. Denigrato. Perseguitato. Rimpatriato. Deportato.
Posso solo affondare nella magica eloquenza dei tuoi discorsi che hanno il sapore delle libertà negate. Delle canzoni un po’stonate cantate da un dio senza più voce. Afono di idee e di pace.
Attento, caro europeo. Potresti inciampare in un popolo che vuole ancora capire e pensare. Potresti cadere nello stesso fango dove per anni ho alloggiato io. Potresti provare il freddo e la fame sotto una tenda piena di indifferenza. Anche il mio sguardo, allungato dietro la scia di una barca che aspetta, potrebbe darti noia e ricordarti che un giorno anche tu sei partito o potresti partire.
Forse l’apparire sui media a tratti, tra incroci di vuoti e pieni, ti fa sentire quel senso di vaghezza che fa sembrare ogni cosa migliore. Persino più giusta. Come giustificare la guerra. Inutile boa per rimanere a galla quando ci si dimentica di essere tutti persone e si crede di diventare eroi ricostruendo muri e frontiere.
Sai, caro europeo, vorrei avvolgere tutto in un estremo silenzio affinché tu possa avvertire ogni mio tormento, ascoltare ogni pianto di bambino, percepire ogni sussurrato lamento, vedere ogni donna partorire e ogni anziano, da solo, morire.
Chissà se questo ti farà consumare il piacere di una scoperta. Solcando il limite dell’ombra. Con le vele alzate e le braccia tese. Aperte verso di noi. Persone come te.
Condannati a migrare tra l’inferno della guerra e un’Europa che non c’è.
Se solo tu riuscissi a guardare là dove la luce rimbalza sull’acqua e illumina la parte più amara dell’essere umano. Con la volontà di rovistare ancora nel respiro di questo abisso, alla ricerca del tuo essere fratello. Carne e sangue dello stesso continente.
Prova a rimanere immobile mentre il tuono dell’onda sale dentro al cervello. Senza la paura di cadere trascinato da quella grande forza che è la libertà. Prova a cogliere la sfumatura del mio stesso sogno di vita. Sarai il pulsare continuo di un gioco luminoso che resiste ad ogni tempo, ad ogni strazio, ad ogni infamia.
Sarai Persona. Come me.

 Anna Scavuzzo

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04 aprile 2016

Genova in libreria

Roberto Speciale
Anni Ottanta. Un punto di vista. Storie di fatti, uomini e banditi
De Ferrari editore, Genova, 2016, 217 pp.

Descrizione
Il libro ricostruisce lo scenario, un po'dimenticato, degli anni '80 e in particolare ripercorre alcune "vicende esemplari" che hanno caratterizzato la Liguria. La conoscenza del passato può essere utile per procedere meglio verso il futuro: così, all'inizio di quel decennio si è manifestata una prima, grave, questione morale (l'Affare Teardo, il Casinò di Sanremo, il Tac dell'Ospedale San Martino); uno scontro duro tra corruzione, logge segrete, criminalità, e una parte significativa delle istituzioni, dell'informazione, della politica. La cronaca è essenziale, scritta con stile giornalistico e densa di retroscena e riflessioni. Nella seconda parte l'autore ripercorre, da protagonista, la storia, le tensioni, i successi, le difficoltà della sinistra e del PCI in particolare, in una fase di profonda trasformazione, di speranze e di delusioni. Emergono in questo racconto le persone, gli attori sociali e politici, le imprese e gli avvenimenti più significativi.

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*Dello stesso autore:

- Generazione ribelle. Quaderni ritrovati,  Diabasis, 2009.
- Gli anni di piombo, De Ferrari, 2014.

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21 marzo 2016

In libreria


Giovanni Ziccardi
L'odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete
Cortina editore, Milano, 2016, 256 pp.

Descrizione
La diffusione di Internet ha reso possibile un dialogo ininterrotto, che si alimenta sui blog, sui forum, nelle chat, sui display degli smartphone. All’interno di questo dialogo globale, sono approdate le espressioni di odio razziale e politico, le offese, i comportamenti ossessivi nei confronti di altre persone, le molestie, il bullismo e altre forme di violenza che sollevano la curiosità del giurista. Come è nato il concetto di hate speech? Anche odiare è un diritto e quali sono i limiti che pongono gli ordinamenti giuridici? È mutato il livello di tolleranza e sono cambiati irreversibilmente i toni della discussione? A queste domande risponde l’autore, affrontando da un punto di vista giuridico, filosofico e politico il tema della violenza verbale e della sua diffusione nell’era tecnologica.
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11 marzo 2016

In libreria

Umberto Eco
A passo di gambero
La nave di Teseo, Milano, 2016, pp. 368.
Descrizione 
Gli scritti di questo libro sono apparsi tra inizio 2000 e fine 2005, negli anni dell'11 settembre, delle guerre in Afghanistan e in Iraq, dell'instaurazione in Italia di un regime di populismo mediatico. Leggendoli ci si accorge che sin dalla fine dello scorso millennio si sono verificati drammatici passi all'indietro. Dopo la caduta del Muro di Berlino si erano dovuti riesumare gli atlanti del 1914, e da tempo le nostre famiglie ospitavano di nuovo servi di colore, come in "Via col vento". A poco a poco col videoregistratore si è passati dalla televisione al cinematografo, con Internet e le pay-tv Meucci l'ha avuta vinta su Marconi (telegrafia con i fili) e ora l'i-Pod ha reinventato la radio. Terminata la Guerra Fredda, abbiamo avuto con Afghanistan e Iraq il ritorno della Guerra Calda; riesumando il Grande Gioco kiplinghiano, si è tornati allo scontro tra Islam e Cristianità, compresi gli Assassini suicidi del Veglio della Montagna, e al grido di "mamma li turchi!" È risorto il fantasma del Pericolo Giallo, è stata riaperta la polemica antidarwiniana del XIX secolo, abbiamo di nuovo l'antisemitismo e i fascisti (per quanto molto post, ma alcuni sono ancora gli stessi) al governo, si è riaperto il contenzioso post-cavouriano tra Chiesa e Stato. Sembra quasi che la Storia, affannata per i balzi fatti nei due millenni precedenti, si riavvoltoli su se stessa, marciando velocemente a passo di gambero!
*Prima edizione: U. Eco, A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico,  Bompiani, Milano, 2006.
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08 marzo 2016

In libreria

Alessia Lirosi
Libere di sapere. Il diritto delle donne all'istruzione dal Cinquecento al mondo contemporaneo 

Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2015, 322 pp.
Descrizione
La storia del diritto delle donne all’istruzione e il secolare pregiudizio riguardante le capacità razionali del cosiddetto ‘sesso debole’ non sono mai stati finora oggetto di una trattazione sistematica. Partendo dalla questione della formazione femminile nella storia dell’Europa e soprattutto in quella italiana tra XVI e XX secolo, la prospettiva si allarga a tutto il contesto mondiale, prendendo in esame le principali conferenze e i documenti internazionali e regionali sul tema, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 alla Piattaforma di Pechino del 1995.
Vedi Indice
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01 marzo 2016

In libreria

Alessandra De Nicola
La libertà di stampa è tutto.

Mario Borsa, cinquant'anni di giornalismo democratico
 Rubbettino, Soveria Mannelli, 2016.

Descrizione
Mario Borsa è stato scrittore, saggista e pubblicista di indiscussa capacità tecnica e stilistica. Per oltre venticinque anni fu un esponente di riferimento del "Secolo" di Milano, il principale quotidiano della democrazia italiana. Uomo dalla tempra ancora risorgimentale ebbe idee liberaldemocratiche: fu antimperialista, anti-triplicista e tra gli artefici dell'intervento nella Grande guerra. Nel primo dopoguerra, subendo "Il Secolo" la lenta penetrazione delle forze capitalistiche e l'inesorabile fascistizzazione, Borsa venne esautorato e fu costretto a dimettersi, ma poté testimoniare i momenti cruciali dell'instaurazione della dittatura attraverso le colonne del "Times" di Londra, di cui divenne corrispondente da Milano. Antifascista della prima ora, collaborò alle maggiori iniziative dell'opposizione legalitaria e clandestina. Strenuo assertore dell'indipendenza professionale, ispirò l'ultimo congresso libero della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e nel 1924 pubblicò Libertà di Stampa, pamphlet storico-politico contrario all'abolizione della libertà di espressione. Sorvegliato, diffidato, incarcerato: rappresentò una spina nel fianco del Regime tanto da essere internato nel 1940 per le sue idee che lo rendevano un "Italiano pericoloso". All'indomani della Liberazione, il prestigio e l'integrità mostrati nel corso della lunga carriera, ne fecero il candidato ideale alla direzione del "Corriere della Sera".
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29 febbraio 2016

In libreria

Salvatore Merlo
Fummo giovani soltanto allora.

La vita spericolata del giovane Montanelli
Mondadori, Milano, 2016, 225 pp.

Descrizione
Romanzo di formazione, cinematografico, movimentato, in cui il protagonista, imbevuto di letture e fantasie risorgimentali, si muove all'interno della Grande Storia, ci sbatte dentro, con incoscienza e ironia, con coraggio e infantilismo, a volte con iattanza, ma con un romantico gusto ottocentesco per l'avventura. Dall'esperienza coloniale (come volontario) in Africa Orientale alle corrispondenze di guerra per il «Corriere della Sera», dalle amicizie, non prive di scintille e contrasti, con Dino Buzzati, Curzio Malaparte, Galeazzo Ciano, ma soprattutto Leo Longanesi, fino al progressivo e tormentato distacco da Mussolini e dal regime, la prigionia a San Vittore e la fuga rocambolesca in Svizzera, Indro Montanelli ha condotto il suo lungo viaggio attraverso il fascismo (e la giovinezza) dimenandosi con la violenza e la voluttà di chi ce l'ha nel sangue di rompere e scuotere via ogni ceppo e catena. Il papà mazziniano lo voleva diplomatico, la mamma cattolica lo esortava all'autocontrollo, mentre il Regime e lo Stato volevano scandirgli l'esistenza e la giornata. Ma per lui la vita era una camera delle meraviglie, un teatro verso il quale bastava allungare un braccio per cogliere un'occasione. Fummo giovani soltanto allora ripercorre i tanti e avventurosi episodi che hanno costellato la giovinezza di Montanelli, così immersa nell'atmosfera culturale e politica della sua epoca da tramutarsi nell'affresco di un'intera generazione: quella dei tanti giovani italiani che il fascismo lo trovarono già nato e cresciuto, che vissero le contraddizioni di un secolo, il Novecento, ribollente e drammatico, contrassegnato da tensioni ideali violente e smodate, ma anche da furbo opportunismo e cinica realpolitik. Ma come ci ricorda l'autore in una delle tante pagine felici di questo libro, il Montanelli degli anni Trenta e Quaranta non è ancora il Montanelli stecca nel coro unanime del dopoguerra, «non è ancora l'italiano che si sente sempre altrove, sempre contro, sempre fuori, e che afferma il suo impegno civile sotto la specie di un affetto ombroso e sarcastico per l'Italia alle vongole. Indro viveva ancora, malgrado l'altalena degli umori, di passioni faziose, da italiano appunto». Nel tornare con il ricordo ai tempi della sua giovinezza, il vecchio giornalista era solito abbondonare la zavorra, ormai pesante e inutile, della spiegazione autoindulgente per mettersi in ascolto di se stesso e rispondere: «Sono i mie vent'anni, i miei stupidi e bellissimi vent'anni. E non li posso rinnegare».
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20 febbraio 2016

Umberto Eco

 "[...] la comunicazione pesante era entrata in crisi verso la fine degli anni settanta. Sino ad allora lo strumento principe della comunicazione era il televisore a colori, una scatola enorme che troneggiava in modo ingombrante, emetteva nel buio bagliori sinistri e suoni capaci di disturbare il vicinato. Un primo passo verso la comunicazione leggera era stato fatto con l'invenzione del telecomando: con esso non solo lo spettatore poteva abbassare o addirittura azzerare l'audio ma anche eliminare i colori e lavorare di zapping. Saltellando tra decine e decine di dibattiti, di fronte a uno schermo in bianco e nero senz'audio, lo spettatore era già entrato in una fase di libertà creativa, detta «fase di Blob». Inoltre la vecchia tv, trasmettendo avvenimenti in diretta, ci rendeva dipendenti dalla linearità stessa dell' evento. La liberazione dalla diretta si è avuta col videoregistratore, con cui non solo si è realizzata l' evoluzione dalla Televisione al Cinematografo, ma lo spettatore è stato in grado di mandare le cassette all' indietro, sfuggendo così del tutto al rapporto passivo e repressivo con la vicenda raccontata. A questo punto si sarebbe potuto persino eliminare completamente l' audio e commentare la successione scoordinata delle immagini con colonne musicali di pianola, sintetizzata al computer; e - visto che le stesse emittenti, col pretesto di venire in aiuto ai non udenti, avevano preso l' abitudine di inserire didascalie scritte a commento dell' azione - si sarebbe pervenuti ben presto a programmi in cui, mentre due si baciano in silenzio, si sarebbe visto un riquadro con la scritta «Ti amo». In tal modo la tecnologia leggera avrebbe inventato il film muto dei Lumière. Ma il passo successivo era stato raggiunto con l' eliminazione del movimento dalle immagini. Con Internet il fruitore poteva ricevere, con risparmio neurale, solo immagini immobili a bassa definizione, sovente monocolori, e senza alcun bisogno del suono, dato che le informazioni apparivano in caratteri alfabetici sullo schermo. Uno stadio ulteriore di questo ritorno trionfale alla Galassia Gutenberg sarebbe stato - dicevo allora - l' eliminazione radicale dell'immagine. Si sarebbe inventata una sorta di scatola, pochissimo ingombrante, che emetteva solo suoni, e che non richiedeva neppure il telecomando, dato che si sarebbe potuto eseguire lo zapping direttamente ruotando una manopola. Pensavo di aver inventato la radio e invece stavo vaticinando l' avvento dell' I-Pod [...]".
Umberto Eco
"Repubblica", 31.1.2006.

17 febbraio 2016

I valori dell'Europa comunitaria

"Considerato l’andamento delle guerre in Siria, Somalia, Eritrea, Yemen e Sudan, ci si aspetta che gli ingressi e le richieste d’asilo non diminuiranno nel prossimo futuro, anche e soprattutto perché le migrazioni verso i Paesi europei sono espressione di una domanda dei valori che l’Ue oggi rappresenta. I valori della pace, della democrazia, dei diritti dell’uomo, dello Stato di diritto, della libertà e della mobilità. Il complesso di questi valori è conosciuto come acquis communautaire e costituisce l’insieme sedimentato di regole, disposizioni, politiche, trattati, accordi e decisioni che l’Ue ha adottato fin dalla sua origine. L’acquis communautaire, oltre a costituire la frontiera materiale e immateriale per gli Stati che desiderano integrarsi nell’Unione europea, è divenuta la motivazione principale per la quale i migranti decidono di attraversare le frontiere europee per inserirsi nella società europea."
Il Mulino.it, 17.2.2016

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