Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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19 ottobre 2009

In libreria

Neri Fadigati
Il mestiere di vedere. Introduzione al fotogiornalismo
Pisa, edizioni Plus, 2009 (2° edizione), 192 p.

Scheda del libro
Il ruolo centrale avuto dalla fotografia negli anni d’oro della grande stampa periodica. Le vite di alcuni testimoni della storia del ’900 come R. Capa, W.E. Smith, M. Bourke-White. L’importanza del lavoro del fotografo, che senza mettersi in mostra fa vedere la realtà, introducendo un “commento”, un valore aggiunto per l’informazione giornalistica. Infine alcuni consigli pratici di solito non reperibili sui manuali.
È questo il contenuto del volume, primo tentativo di organizzazione sistematica di una materia finora poco approfondita sul piano teorico. Senza dare risposte definitive il libro si propone di fornire gli strumenti necessari per avvicinarsi alla tecnica che promette di conservare certezze, ma si rivela sfuggente come la luce che gli da forma. E di sgombrare il campo dagli equivoci che l’hanno accompagnata nel corso della sua breve storia.


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Pogliano Andrea
Le immagini delle notizie. Sociologia del fotogiornalismo
Milano, Unicopli, 2009, 205 p.


Scheda del libro"Questo libro è il risultato di una ricerca etnografica che si snoda attarverso interviste a fotogiornalisti francesi e italiani e in un percorso osservativo compiuto in quattro redazioni di quotidiani (Corriere della Sera, il Manifesto, Le Figaro, Libération). Riprendendo gli spunti della sociologia della produzione delle notizie (il newsmaking), vengono qui indagati i processi di produzione della news visibility, analizzando le fotografie giornalistiche nelle tre fasi della raccolta, della selezione e della presentazione. Nel libro viene dato ampio spazio alla dimensione del racconto, nel tentativo di restituire al lettore il senso situato dei processi organizzativi, la divisione del lavoro, la distribuzione del potere, il contesto umano e tecnologico nel quale si svolge la produzione delle “immagini delle notizie”. Questo lavoro si propone di dare autonomia al newsmaking visuale, dimostrandone l'irriducibilità al newsmaking così come è stato studiato fino ad oggi e dimostra l’importanza dell’etnografia per superare i risultati raggiunti in seno ai visual studies."

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18 ottobre 2009

Giovani talenti genovesi: Annalisa Papagna

Mi sembra doveroso far conoscere i lavori di questa giovane illustratrice, innanzitutto perché è una nostra concittadina, in secondo luogo perché si tratta di illustrazioni e disegni che lasciano senza parole.
Annalisa, 24 anni, dopo il diploma al Liceo Artistico Barabino, ha lasciato Genova per l'Istituto Europeo di Design di Torino.
Oltre a occuparsi di illustrazioni di libri per bambini (presto usciranno ben due libri illustrati da lei), Annalisa ha un blog dove unisce la sua passione per la fotografia a quella dei dolci. Assolutamente delizioso!


Image Hosted by ImageShack.us




Questo è il sito personale di Annalisa Papagna
La sua pagina di Flicr
Infine il suo blog, Peracotta


*Beatrice D'Oria

Censura e gossip

“Noi definiamo censura qualsiasi interferenza con il libero flusso dell’informazione nella società americana. Negli Usa l’industria dell’informazione è interessata soprattutto alle notizie di intrattenimento e le considera una priorità. Notizie molto importanti che dovrebbero arrivare al pubblico americano, spesso vengono tagliate per essere sostituite da scandali ed aggiornamenti sulle persone famose”.
Peter Phillips
cfr. P. Phillips, La nuova censura, "Internazionale" , 13/19 settembre 2002, p. 22.


Peter Phillips è direttore del Project Censored .

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17 ottobre 2009

In libreria

Gianpiero Mazzoleni, Anna Sfardini
Politica pop. Da "Porta a Porta" a "L'isola dei famosi"
Bologna, Il Mulino, 2009, 181 p.

Scheda del libro
Quando la televisione ha scoperto che la politica può fare audience, e i politici hanno capito di poter raggiungere il vasto pubblico adattandosi alle logiche dello spettacolo, è nata la politica pop: un "ambiente mediale" scaturito dal collasso di generi televisivi e costumi sociali invecchiati, in cui politica e cultura popolare, informazione e intrattenimento, comico e serio, reale e surreale si fondono in una nuova miscela espressiva. Per molti è una pericolosa deviazione dal compito "alto" della formazione di un'opinione pubblica avveduta. Per altri, come alcuni autorevoli studiosi, l'"infotainment" offre un'informazione minima, ma sufficiente a una "cittadinanza sottile". Dovremo allora rivalutare il "Grande Fratello", paradossale scialuppa di civismo, attraverso il televoto, per cittadini altrimenti destinati all'emarginazione? Bisognerà in ogni caso considerare con occhi nuovi, come fa questo libro, "Annozero" e "Ballarò", "Che tempo che fa" e "L'isola dei famosi", "Le Iene" e "Porta a Porta", "Striscia la notizia" e "Matrix".

*link alla recensione di
Ilvo Diamanti (La democrazia del privato, "La Repubblica", 19 maggio 2009

16 ottobre 2009

Genova in libreria

Stefano Termanini
Chiesa e Impresa a Genova dal dopoguerra ai giorni nostri

Genova, Confindustria Genova- AuSind Editore 2009, pp. 400.

scheda dal sito di Confindustria Genova


Presentazione de "Il Cittadino" , 7 ottobre 2009
Un modo per mettere in luce gli interventi e l'impegno dell'arcidiocesi di Genova per il mondo del lavoro, a partire dal card. Giuseppe Siri fino ai giorni nostri. È l'obiettivo che ha portato alla realizzazione del volume “Chiesa e Impresa a Genova dal dopoguerra ai giorni nostri” scritto da Stefano Termanini e pubblicato da Ausind, società di servizi di Confindustria Genova. [...] Il libro, ha affermato l'autore, è un modo per far emergere “come la Chiesa genovese abbia operato con continuità e coerenza nei confronti del mondo del lavoro negli ultimi sessant'anni”. Se “il rapporto Chiesa-impresa affonda le sue radici nei semi gettati dal cardinale Pietro Boetto e nell'opera dell'infaticabile cardinale Siri, per 41 anni arcivescovo della città, è altrettanto vero – ha detto l’autore – che tale dialogo è stato portato avanti proficuamente dai suoi successori i cardinali Giovanni Canestri, Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco”. Il volume, ha concluso Termanini, vuole essere anche “un contributo ed un ringraziamento per l'opera, spesso silenziosa, compiuta a Genova dai Cappellani del lavoro”.


*link ad una Rassegna stampa dedicata al libro di Stefano Termanini.

14 ottobre 2009

In libreria

Clotilde Bertoni
Letteratura e giornalismo
Roma, Carocci, 2009, 144 p.


Scheda del libro Letteratura e giornalismo sono campi insieme affini e antitetici, uniti da una fitta rete di contatti e contaminazioni. Il libro ne considera i principali aspetti: l’attività degli scrittori giornalisti e le forme sperimentali di cronaca o di narrativa che possono derivarne; le interferenze vere e proprie, create dalla contiguità materiale (il feuilleton, l’elzeviro), oppure promosse deliberatamente e avvio di nuovi filoni (il new journalism, alcune diramazioni del non fiction novel); il notevole rilievo tematico dato dalla fiction alla stampa periodica, dalle Illusioni perdute di Balzac fino al romanzo contemporaneo.
Indice
Introduzione
1.
Scrittori giornalisti, giornalisti scrittoriGiornalismo e romanzo alla conquista della modernità/Naturalismo e stampa d’inchiesta/Professione reporter: da Hemingway a Parise/Lo spazio avventuroso: la cronaca nera/Lo spazio duttile: la stampa d’opinione/Giornalisti scrittori: tipologie diverse
2.
Dalla terza pagina al non fiction novelLa contiguità di fatto/La svolta del new journalism/L’ibridazione più complessa: il non fiction novel/Letteratura in gara con la stampa
3. Il giornalismo tema letterario
Illusioni presto perdute/Giornalisti senza talento, giornalisti senza riserve/Giornalismo come missione?/Paradossi della professione/Antinomie disgregate e visioni apocalittiche/La voce dei lettori
Bibliografia
*link al sito dell'editore Carocci
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I romanzi del giornalismo
Gli scrittori sono sempre stati attratti dal fascino del giornalismo e spesso hanno ambientato i loro romanzi in qualche redazione in cui si muovono giornalisti ed editori; soprattutto nella narrativa dell'Ottocento le trame ruotavano attorno ad alcuni personaggi chiave: il finanziere corrotto, il politico corrotto e il giornalista pronto all'arrampicata sociale ad ogni costo. E' un argomento che meriterebbe di essere approfondito, a partire dalla realizzazione di un censimento organico. Tra i titoli più importanti si segnalano:
-Honore de Balzac, Illusioni Perdute, 1837
- Guy de Maupassant, Bel-Ami, 1885
- Matilde Serao, Vita e Avventure di Riccardo Joanna. Romanzo, 1887
- Henry James, I Giornali, 1903
-Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Milano, Feltrinelli, 1994.
Tra i romanzi più recenti si segnalano
-Alan Furst, Il corrispondente dall'estero, Vicenza, Giano-Neri Pozza, 2008 (in parte ambientato a Genova).
- Andrea Camilleri, La rizzagliata, Palermo, Sellerio, 2009

Percorsi di lettura:

G. Pagliano, "L'immagine del giornalismo nel romanzo" in Terza pagina: la stampa quotidiana e la cultura cura di Ada Neiger, Trento, edizioni QM/Quadrato Magico, 1994, pp. 31-44.
Franco Mimmi, Il giornalismo nella letteratura italiana moderna e contemporanea in "Ameritalia", 2005, 3, (link sul titolo)
Clotilde Bertoni, Letteratura e giornalismo, Roma, Carocci, 2009.

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Caso Binetti: cosa ne pensate?

Allego in basso il link dell'articolo apparso oggi sul sito di Repubblica, sarei curiosa di conoscere le vostre opinioni sull'argomento, ricordandovi anche la vicenda apparsa sui giornali in questi giorni, quella di una coppia gay che che la scorsa settimana aveva presentato al Comune di Savona la richiesta per le pubblicazioni di matrimonio.

*Beatrice D'Oria



Link all'articolo di Repubblica

13 ottobre 2009

Fumetto e censura: evoluzione storica



Questo mio post vuole introdurre l'argomento censura sotto un aspetto un pò particolare e forse poco trattato, ossia come si è evoluta la storia del fumetto e la sua relativa censura di immagini, testi e soggetti. Vorrei quindi approfondire questo discorso, attraverso testimonianze, saggi e contributi a riguardo. Ovviamente suggerimenti e consigli di tutti gli amici e colleghi del corso in Informazione ed Editoria sono apprezzatissimi.





Alessio Santoni

Ancora su "Giornalismo italiano"

Intervengo con un post ex novo per avere la possibilità di inserire i link ipertestuali...
e solamente per chiedervi cosa ne pensiate dell'analisi fatta questa settimana dal direttore di Internazionale nel consueto editoriale, che si riallaccia al post in oggetto:


Frattura
Un sondaggio Ipsos di qualche settimana fa confermava tre dati interessanti. Il primo è che in Italia il 54 per cento delle persone si informa prevalentemente attraverso la televisione (il 25 per cento con i quotidiani, il 12 su internet e il 3 con la radio). Il secondo è che il 53 per cento degli italiani considera i mezzi d’informazione molto o abbastanza autorevoli, mentre il 41 pensa che non lo siano. Il terzo è che le persone convinte dell’autorevolezza dei mezzi d’informazione sono le stesse che guardano la tv, e appartengono ai ceti più popolari. L’aspetto preoccupante di tutto questo è che la spaccatura del paese sembra essere più profonda di una semplice divisione tra nord e sud, ricchi e poveri o destra e sinistra. È una frattura narrativa: gli italiani sono convinti di guardare tutti lo stesso film, ma i film sono due – uno raccontato dalla tv, l’altro dal resto dei mezzi d’informazione – e i personaggi e la storia sono molto diversi. Il rischio è che le due Italie non riescano più a parlare tra loro perché non condividono più la stessa realtà, e forse neanche le parole per definirla. - Giovanni De Mauro



Cadute le ideologie e fallite le grandi Rivoluzioni, è certamente vero che non si può più parlare - solamente - di comunisti e fascisti, proletariato e borghesia (nella loro accezione comune), terroni e polentoni...
non pensate anche voi che non ci sia più la condivisione della stessa realtà, per colpa (o per fortuna, dipende dai punti di vista...) della tv?
E se sì, che parole dovremmo usare noi aspiranti giornalisti?
*Riccardo Marini
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12 ottobre 2009

Al cinema, il nuovo film di Woody Allen, "Basta che funzioni"

Boris Yellnikov è nevrotico, ipocondriaco, cinico, sarcastico, pungente, insomma, un eccellente alter ego del regista, che "rispolvera" questo progetto dopo averlo tenuto per quasi trent'anni in un cassetto.
Allen ha scelto per interpretare il ruolo del protagonista il comico americano Larry David, famoso in patria per lo show "Larry David: Curb Your Enthusiasm", e lo fa parlare direttamente in camera agli spettatori, a voler sottolineare la sua visione del mondo.
Un tempo fisico di fama mondiale, con un matrimonio finito male alle spalle e un tentativo di suicidio (cercò di buttarsi dalla finestra), Boris non riesce più a trovare uno spiraglio di positività, finchè un giorno s'imbatte in Melody (Evan-Rachel Wood), ingenua ventenne scappata dal Mississipi per cominciare una nuova vita a New York. Melody ricorda molto la tipologia del personaggio interpretato da Mira Sorvino nel film di Allen del 1995 "La dea dell'amore", spaventosamente ingenua, verso cui Allen-Boris prova un forte senso di protezione.
Dopo le trasferte a Londra e Barcellona, il regista newyorchese torna in patria per un film rassicurante: la felicità non esiste, ma basta accontentarsi: Basta che funzioni.
Ritornano, oltre ai grattacieli di Manhattan, le battute su Dio ("è un arredatore"), le intricate relazioni amorose e i risvolti tragicomici.
Assolutamente da vedere.

Qui in basso il link al trailer del film:
Link al trailer del film:

*Beatrice D'Oria
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Omaggio a Fernanda Pivano

Nell'ambito delle celebrazioni per il 12 ottobre il Comune di Genova e il circolo I Bonavoglia hanno organizzato una giornata per ricordare Fernanda Pivano, che nel secondo dopoguerra ha contribuito in modo determinante a far conoscere i grandi autori americani.

La signora che scoprì l'America.
Nanda, Hemingway e il cinema
Palazzo Tursi
Lunedì 12 ottobre 2009, h. 17,30
*link al Programma dell'evento sul sito di Mentelocale
*segnalato da Beatrice D'Oria
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11 ottobre 2009

Quotidiani Usa, Wsj il più diffuso grazie all'edizione online

Riporto l'articolo comparso su Rebubblica.it. In questo breve pezzo si parla della conflittualità a livello di tirature tra il Wall Street Journal e Usa Today. Quest'ultimo rimane formalmente il primo quotidiano per numero di copie cartacee. Il punto di forza del Wsj sono infatti i 356.000 abbonati all'edizione on line, unico caso di sito web giornalistico a pagamento di successo.


WASHINGTON - Piccolo terremoto nel mondo dell'editoria USA. Il Wall Street Journal, grazie ai suoi oltre 350.000 abbonati all'edizione online, è diventato il primo quotidiano per diffusione negli Stati Uniti.
Il giornale, bibbia della finanzia mondiale, di proprietà di Rupert Murdoch, è riuscito a scalzare dal podio il più popolare Usa Today, da anni in cima alla lista dei giornali a stelle e strisce.
Più che un'avanzata del Wsj, fermo complessivamente sui due milioni di copie, il cambio del vertice è da attribuire a un calo delle vendite di Usa Today arretrate del 17% pari a 1,88 milioni.
E' quanto emerge da un'anticipazione del bollettino ufficiale dell' "Audit Bureau of Circulation" (l'agenzia che attesta le vendite dei giornali americani), che sarà pubblicato il prossimo 26 ottobre.


*Nadia Suriano

Incontro sul giornalismo online alla Città dei mestieri

Ciao a tutti!
Come consigliatomi dalla Professoressa Milan, oltre che su Aulaweb, vi posto qui questa interessante proposta.
Sono venuta a conoscenza di un incontro alla Città dei mestieri di Genova (qui il link al sito internet http://www.cittadeimestieri.genova.it/) che affronta la tematica del giornalismo online con ospiti come Laura Guglielmi di Mentelocale.it e Nicola Stella de ilsecoloxix.it.
L'incontro si terrà martedì 24 novembre alle h. 17.30 ed è volto alla scoperta dei vari aspetti di questa professione, le competenze necessarie per svolgerlo e gli sviluppi nel mercato futuro, dall'esperienza diretta di due protagonisti.
Per partecipare è necessario prenotarsi al numero 010/6480540.
Spero interessi a qualcuno!!
Chiara Lavezzo

In libreria

Marco Marsili
La rivoluzione dell'informazione digitale in rete. Come internet sta cambiando il modo di fare giornalismo
Bologna, Odoya, 2009, 379 p.


Descrizione
La straordinaria rivoluzione di internet ha modificato profondamente i canoni classici della comunicazione e del giornalismo, azzerando completamente le conoscenze acquisite, segnando un cambiamento epocale. La produzione di notizie non è più riservata a una casta di giornalisti, ma si è aperta a chiunque possieda un computer e abbia accesso alla rete; il blog è diventato uno strumento di comunicazione di massa. Il lettore non è più un soggetto passivo. Il panorama dell'editoria italiana è immobile da decenni, arroccato a difesa di interessi economici e di potere e di privilegi di casta, che sono la causa del suo declino e del continuo calo di fiducia da parte dei lettori. L'informazione sta cambiando, non solo come processo ma anche come industria. In quali forme il giornalismo - in particolare il buon giornalismo sopravviverà in un mondo di contenuti gratuiti è forse una delle questioni più complesse del momento.
*Link all'Indice del libro
*link al sito dell'editore Odoya
*segnalato da Simone
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10 ottobre 2009

In libreria

Jacques Julliard
La regina del mondo. Il potere dell'opinione pubblicaVenezia, Marsilio, 2009 , 112 p.

Descrizione dal quarto di copertina
«Un leader democratico non può avere per unico programma quello di essere compreso, e ancor meno quello di essere amato. Ma conduce il popolo a volere ciò che è nel suo superiore interesse. Il riconoscimento, quando e se avviene, non può essere che finale o postumo. La sua ricompensa è quella di ogni maestro: diventare un servo inutile. Per permettere alla regina del mondo di diventare padrona di se stessa». Lo storico e giornalista Jacques Julliard riconosce negli avvenimenti dell’attualità i segni di una rivolta dell’opinione pubblica, la regina del mondo, nei confronti della politica tradizionale. Se i fenomeni d’opinione sono sempre esistiti nei sistemi politici, ciò che colpisce oggi è il carattere permanente della pressione esercitata, tanto da poter parlare di una “doxocrazia”. È in ballo il futuro della democrazia. La partita si giocherà sull’equilibrio che saremo in grado di raggiungere tra le due facce della rappresentanza: la politica e i media. «Una politica che torni ad ascoltare il territorio, a battere i marciapiedi, a sporcarsi le mani con le paure più inconfessabili e i bisogni più elementari – scrive Ferruccio de Bortoli nella prefazione – può avere un futuro. Altrimenti la Rete la seppellirà».
*Link alla Rassegna stampa sul libro presente nel sito dell'editore Marsilio.
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08 ottobre 2009

La professione dei comunicatori pubblici

COM.Lab 2009
Bologna il 14 e 15 ottobre 2009
Sala Maggiore di Piazza Costituzione - Quartiere fieristico

La comunità professionale dei comunicatori pubblici.
Strutture, tecnologie, professioni
Laboratorio di Comunicazione e Tecnologie per l’Innovazione


L'evento è organizzato dall'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica ed Istituzionale. Esperti e studiosi si confronteranno sulle tematiche relative alla professione, alle nuove tecnologie, alla sanità, alle riforme della pubblica amministrazione, ai diritti dei cittadini e all’Europa.
*segnalato da Laura Orecchia
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04 ottobre 2009

"Se l’informazione non circola...."

"[...] L’indebolirsi della politica e la non volontà di governare il territorio li tocchiamo con mano e hanno ormai un loro teatrale, quasi macabro rituale. L’Italia è divenuta massima esperta in funerali, opere misericordiose, messe riparatrici, offerte di miracoli stile padre Pio. Tutta l’attenzione si concentra, spasmodica, compiaciuta, sulla nostra inclinazione a piangere, a ricevere le stigmate da impersonali forze esterne, a ripartire da zero nella convinzione (falsamente umile, ancora una volta) che da zero comunque si ricomincia sempre. Come vi sentite lì all’addiaccio? avete voglia di ricostruire? forza di credere, sopportare? così fruga l’inviato tv, il microfono brandito come una croce davanti ai flagellanti, e le lacrime sono assai domandate. L’occhio della telecamera punta su ricostruzione e espiazione, più che sul crimine che viene trattato alla stregua di fatalità. Importante è vivere serenamente il disastro, più che evitarlo cercandone con rabbia le cause. Anche il politico agisce così: non lo interessa la stortura, ma l’anelito alla lacrima e alle esequie teletrasmesse. Simbolo del disastro riparato più che prevenuto, la Protezione Civile è oggi un immenso lazzaretto, un potere divoratore di soldi e non controllato. [...] Se l’informazione non circola, non esce dai recinti di Internet, di Legambiente, delle associazioni volontarie antimafia. Se la gente non smette di ascoltare solo messe funebri. Mario Calabresi ha scritto ai lettori indignati di questo giornale, ieri, che il «grande sacco dell’Italia» è avvenuto e avviene perché esiste un terreno fertile a disposizione di mafie e criminalità: non c’è politica seria se al primo posto non sarà messo il ripristino della legalità. Legalità e parola libera sono il farmaco di cui c'è bisogno [...]".
Barbara Spinelli,
"La Stampa", 4 ottobre 2009
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03 ottobre 2009

Il futuro del giornalismo

Giovedì 1° ottobre 2009 nell'Aula Magna dell'Università statale di Milano si è svolta la seconda edizione del Convegno "Il futuro del giornalismo. Giornalismo e post-giornalismo. News e lettori tra vecchi e nuovi media" organizzato dall'Ordine dei Giornalisti della Lombardia e dall'Università degli studi di Milano. Per l'occasione sono stati presentati i rusultati dell'indagine condotta da AstraRicerche "Gli internauti italiani e il consumo di informazioni tramite ‘media’ classici e ‘new media"
*Link al sito del convegno in cui si trova tutta la documentazione relativa all'indagine si AstraRicerche.
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Rassegna stampa

Il sito Windpress.com consente di consultare in contemporanea le prime pagine di numerosi quotidiani italiani e stranieri.

http://www.windpress.com/primepagine.php

29 settembre 2009

Giornalismo italiano

"[...] Spesso si ha l’impressione che i giornali italiani si censurino in anticipo, temendo chissà quali ritorsioni. I tedeschi chiamano questo atteggiamento, fortissimo durante il periodo nazista, vorauseilende Gehorsamkeit: l’obbedienza che corre con la fretta di arrivare prima ancora che giunga l’ordine. I giornali tuttavia sono in pericolo comunque, con o senza Berlusconi: ovunque siamo in crisi e perdiamo lettori perché non sappiamo più dare un’informazione diversa qualitativamente da internet e televisione. Non opponendoci ci rendiamo non solo vulnerabili, ma alla lunga anche poco credibili verso i lettori".
Barbara Spinelli
"L'Unità", 27 settembre 2009 (intervista)

27 settembre 2009

Giornalismo italiano

Arrigo Levi, Giornalismo, il vero e il grottesco
“La Stampa”, 27 settembre 2009

"Quanto si parla di giornalismo! Ma quanto è difficile, per i non giornalisti, capire come funziona realmente il mondo dei giornali, della radio e della televisione, che cosa sia il lavoro dei giornalisti!
Circolano soprattutto degli slogan.
Sul palcoscenico del giornalismo si muoverebbero, come forze dominanti, in conflitto o in combutta fra loro, i «poteri forti», o i protagonisti di oscure congiure, o i manovratori di «macchine da guerra», capaci «di asservire e normalizzare, intimidire e ricattare»; per non parlare di chi descrive tutta la stampa come intenta a diffondere solo bugie e calunnie, nemica del fare, nemica della verità e del bene, intenta soltanto a diffamare, con l’obiettivo di corrompere l’anima pura e onesta (o che tale sarebbe senza l’opera malefica dei giornalisti) della «gente», del «popolo», vittima di continui inganni. Oppure s’immagina (ma o è l’uno o è l’altro) l’informazione in Italia come un mondo ormai schiavizzato, privo di libertà, i giornali e le reti televisive come popolati da irresponsabili e obbedienti schiere di esecutori d’ordini, e l’Italia come un Paese democratico, anzi l’unico Paese democratico, dove domina la censura e dove la libertà di stampa ormai l’è morta.
Intanto continuano a uscire nuovi giornali. Non ce ne sono mai stati tanti a sinistra, ho perso il conto, non so più se siano quattro o cinque o sei, mentre si sentono molto più forti che mai in passato le voci che vengono da destra (ma che rimpianto e nostalgia di Indro: al confronto con quelle d’oggi la sua voce controcorrente ci appare straordinariamente modulata e raffinata). E poi un mondo giornalistico che parlava con voce così sommessa da rischiare l’inesistenza, il giornalismo cattolico, ha trovato un’anima nuova e battagliera, e si fa sentire, e come si fa sentire: forse, perfino dalla Chiesa.
E infine ci siamo anche noi: i grandi giornali d’informazione, con le loro tradizioni e le loro identità antiche e indimenticate, ci siamo sempre, presenti sulla scena con una disposizione a inventare cose nuove che vede in gara giornalisti e direttori giovani e vecchi, gelosi della loro libertà, delle loro idee.
Può darsi che uno che fa il giornalista da più di mezzo secolo sia schiavo di una visione un po’ idealizzata della reale natura del lavoro giornalistico. Ma a confronto di quelle grottesche raffigurazioni o denigrazioni che sono di moda, ci sembra evidente, leggendo ogni giorno tanti giornali diversi da quelli del giorno prima, ascoltando tante trasmissioni aperte e tanti dibattiti in radio o televisione, che in questo nostro mondo trovino ancora tutto lo spazio necessario per emergere nuove personalità vivaci e battagliere. Suvvia, questo nostro giornalismo è ancora e sempre una realtà vasta, complessa, variegata, un mondo che parla con tante voci forti e dissonanti, che propone tante idee differenti, buone e cattive, ma ce n’è per tutti i gusti.
Ho conosciuto tante stagioni nella vita del nostro giornalismo. Ci sono stati momenti particolarmente creativi (come dimenticare l’entusiasmo per la libertà di stampa ritrovata dopo la fine del fascismo, dopo l’avvento impetuoso della democrazia?). E ci sono state stagioni ben più difficili e pericolose di quella attuale, quando avemmo l’impressione che per essere buoni giornalisti ci volesse anche molto coraggio. Ma anche il mondo degli inviati in zone di guerra piange oggi i suoi morti. Avrà pure un suo significato il fatto che il giornalismo attiri ancora tanti, ma tanti giovani, che ti avvicinano ogni giorno per chiederti, ansiosi, di rivelare loro la chiave per accedervi, perché lo vedono come uno spazio per esprimersi e per crescere in libertà.
I giovani aspiranti giornalisti vedono quel mondo in modo non molto diverso da come lo vede un vecchio giornalista, con tante memorie, con tanti volti e tante voci che ti riecheggiano dentro di coloro che ti furono compagni di lavoro nel corso di una vita. Voci che, col tempo, per legge di natura si sono spente, per lasciare spazio ad altre. E voci che, se si ha avuto fortuna, trovano ancora modo di esprimersi, e che ancora si riconoscono nella realtà di un mondo giornalistico, che, alla fin fine, superando tante prove, non ci appare poi tanto cambiato. Chi ha qualcosa dentro che vuole veramente dire riesce ancora a farsi sentire. E ai giovani, come è giusto, sembra sempre di essere portatori di nuove idee, protagonisti di nuove avventure. Sembrò così anche a noi, tanto tempo fa."
*estratto dal sito del quotidiano "La Stampa", 27 settembre 2009
*link al sito de "La Stampa"
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25 settembre 2009

Fa' la cosa giusta! a Genova

Da venerdì 25 a domenica 27 settembre si terrà a Genova, area Porto Antico, Fa' la cosa giusta! la Fiera del consumo critico e degli stili sostenibili a Genova e in Liguria. Si tratta della seconda edizione genovese dell'evento che Terre di mezzo organizza a Milano dal 2004 ed è rivolta ad operatori e produttori del mondo dell'economia solidale e sostenibile, ma anche a tutti coloro che sono interessati a intraprendere un nuovo stile di vita attraverso le scelte e i comportamenti di tutti i giorni.
Sul sito dell'iniziativa è possibile consultare il programma completo delle tre giornate. In particolare segnalo il seminario che si terrà nel pomeriggio di sabato 26: Decrescita: istruzioni per l'uso, a cura del GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) Camogli e del circolo genovese del Movimento della decrescita felice.
Per sapere qualcosa di più sulla decrescita e sulle iniziative locali, potete consultare il blog del circolo genovese.
*segnalato da Simona Calissano

23 settembre 2009

Arriva il quotidiano costituzionale

Sono curiosa di conoscere le vostre opinioni sull'argomento.
Allego, a mo' di riassunto, uno stralcio dell' articolo di Mauro Favale apparso ieri su Repubblica:

"ROMA - L'appuntamento per la riunione di redazione è oggi alle 11. Nascerà in quella stanza, al terzo piano di un edificio nel quartiere Prati, a Roma, il primo numero del Fatto Quotidiano, il nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro che sarà in edicola domani. Insieme all'ex direttore dell'Unità, firme note (Furio Colombo, Marco Travaglio, Peter Gomez, Luca Telese) e una pattuglia di giovani cronisti, impegnati a sfornare per sei giorni a settimana (escluso il lunedì) le 16 pagine che costituiscono il Fatto. "Perché un giornale nuovo proprio ora, con il settore editoriale in crisi e la stampa sotto assedio? Così - racconta Padellaro - ci hanno chiesto molti colleghi, italiani e stranieri. Rispondiamo che proprio per questo serve una reazione civile dei giornalisti". "Picchieremo là dove merita picchiare - spiega Travaglio - ed è ovvio che ci concentreremo su Berlusconi". Ma la redazione ci tiene a specificare che non sarà un quotidiano "filo-opposizione". "La linea al giornale la darà la Costituzione", afferma il direttore. Che rivendica come il suo nuovo giornale rinunci in toto ai finanziamenti pubblici: "Solo così possiamo dirci veramente liberi"."
*link al primo numero de "Il fatto quotidiano", 23 settembre 2009.
*link al blog '"Antefatto"

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20 settembre 2009

In libreria

Ryszard Kapuscinski , "Nel turbine della storia. Riflessioni sul XXI secolo, a cura di Krystyna Straczek, Milano, Feltrinelli, 2009, 192 +32 pp.
Scheda del libro dal sito dell'editoreIl peso della Storia, il riscatto della memoria, le speranze del futuro: l’alba del nuovo secolo nelle pagine inedite del grande reporter polacco. Il corso impetuoso della storia Kapuściński l’ha conosciuto come pochi altri. Dove c’erano rivoluzioni, guerre, imperi in disfacimento o movimenti in ascesa, lui c’era per vedere, documentare, raccontare. Qui – in questo libro progettato poco prima della sua scomparsa – è la storia stessa a essere direttamente in primo piano: il suo senso, il suo potere sulla vita dei singoli esseri umani, le occasioni di riscatto che pure sa offrire. E il suo impatto sul secolo che è da poco cominciato. Tornano in queste riflessioni alcuni dei luoghi che sono stati lo scenario di libri indimenticabili, come l’Africa o la Russia. Ma emergono anche regioni del mondo che non erano state raccontate prima, come le coste americane del Pacifico e soprattutto l’America Latina, il “laboratorio del nuovo secolo” su cui Kapuściński aveva raccolto molto materiale e a cui aveva progettato di dedicare un libro che non ha fatto in tempo a realizzare. “Questi testi – scrive nell’Introduzione la curatrice Krystyna Stràczek – mostrano Kapuściński non solo nei panni di reporter e scrittore, ma dimostrano la sua stupefacente conoscenza del destino e della cultura dei paesi che visitava (non a caso si era formato come storico). Non sono però una mera dimostrazione di erudizione. Kapuściński richiama i fatti per interpretarli, per mostrare paralleli storici e culturali, e per prevedere il futuro.”

Notizie su Kapuscinskyvedi anche G. Bettin, L'eredità di Kapuscinski in "Lo Straniero", 6 giugno 2009
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Inchiesta

Marco Rovelli
Servi. Il paese sommerso dei clandestini al lavoro
Milano, Feltrinelli, 2009, 224 p.

Scheda del libro dal sito dell'editore Feltrinelli
"L’universo dei clandestini al lavoro. Una situazione drammatica fatta di violenze e soprusi da parte di caporali e datori di lavoro italiani che fanno leva sulla ricattabilità della forza lavoro clandestina per sequestrare loro documenti, trattenere le misere paghe concordate, il tutto condito da insulti e violenze quotidiane e con la collaborazione attiva di piccoli malavitosi locali. Uno scenario che mai compare sui quotidiani nazionali e che invece rappresenta la dorsale nascosta di un’Italia truce e violenta: l’altra faccia del mito “italiani brava gente”. Dalle campagne siciliane e del foggiano, fino ai cantieri edilizi e agli ortomercati del Nord, da questo libro emerge una fotografia brutale del nostro paese. Marco Rovelli si è mischiato con i clandestini, bevendo insieme a loro il tè, e comunicando, facendosi raccontare le loro storie finora inascoltate: dal loro racconto emerge anche il volto crudele del nostro capitalismo, ritornato in alcune aree e comparti a forme ottocentesche di sfruttamento. Un’indagine narrativa necessaria."*Link al video dell'Intervista all'autore Marco Rovelli a cura dell'editore Feltrinelli.
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15 settembre 2009

Festival Internazionale a Ferrara: 2-4 ottobre 2009

Il primo weekend di ottobre, per il terzo anno consecutivo, la città di Ferrara ospita il festival “Internazionale a Ferrara”.
Una tre giorni di incontri, dibattiti, mostre fotografiche, proiezioni e convegni organizzata dal periodico Internazionale.
I protagonisti? Giornalisti italiani, europei, statunitensi, iraniani, kenioti, croati: Gad Lerner, Maria Nadotti, Concita De Gregorio, Eric Joszef, Paolo Conti, Silvye Coyaud, Bill Emmot, Carlo Bonini, Masoud Behnoud, Mario Calabresi, solo per citarne alcuni; economisti, storici - Lorella Napoleoni, Sergio Romano, Paul Ginsborg, Fred Pierce e molti altri - e poi scrittori da ogni parte del mondo, le foto di Francesco Zizola, i fumetti di Gipi, Joe Sacco.

Un evento aperto a tutti, libero, gratuito: ognuna delle tre giornate vede una lunga serie di eventi, anche contemporanei, svolgersi nella cornice dei luoghi del sapere della città di Ferrara (teatri, cinema, sale convegni): si comincia la mattina, con la rassegna internazionale commentata dalla redazione del periodico; nel pomeriggio dibattiti sui grandi temi: dagli equilibri internazionali alla crisi bancaria, dallo sviluppo sostenibile all’economia di mafia; si discute anche con gli "addetti ai lavori" di tematiche riguardanti il giornalismo. Da segnalare gli incontri: "Citizen journalism: l’informazione nell’era di YouTube" e "Informazione. Come nasce un numero di Internazionale" il venerdì pomeriggio; per la giornata del sabato: "Reportage. Videogiornalismo d’inchiesta " e "Graphic journalism - Medio Oriente: la guerra a fumetti"; mentre nel pomeriggio della domenica: "Informazione: I new media e il futuro del giornalismo".

Nell'ambito del festival sarà anche assegnato il Premio giornalistico Anna Politkovskaja - in memoria della giornalista russa uccisa a Mosca nel 2006 - presentato da Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale e Gaetano Sateriale, presidente Legautonomie Emilia Romagna .Ogni sera inoltre concerti ed iniziative teatrali, per sorridere con Ascanio Celestini e ballare con Le luci della centrale elettrica e Jovanotti.

Per maggiori informazioni, si può visitare il sito internet del festival, da cui è possibile accedere al dettaglio del Programma dei tre giorni e a tutte le informazioni utili per i partecipanti.

http://festival.internazionale.it/

http://festival.internazionale.it/programma.php

*Link al sito della rivista "Internazionale"


*segnalato da Deborah Tolomeo

13 settembre 2009

Festival del reportage ambientale

Genova e Arenzano
17-19 settembre 2009

Il Festival Internazionale del Reportage Ambientale (FIDRA) è nato per contribuire a creare una sensibilità sempre più diffusa verso le problematiche ambientali.
Ideatori e realizzatori di
FIDRA sono il Genova Film Festival, il più importante evento culturale cinematografico ligure e uno tra i più apprezzati in Italia e la Fondazione Muvita che ad Arenzano gestisce un centro scientifico dedicato alle tematiche dei cambiamenti climatici.
Oltre alle proiezioni ed agli incontri con autori e registi,
FIDRA è l'occasione per approfondire diverse tematiche legate all'ambiente
Il Festival vuole avvicinare i giovani al linguaggio filmico tramite la proposta di pellicole di interesse culturale e promuovere i nuovi talenti che si esprimono sempre più con le nuove tecnologie digitali. In prospettiva futura l’obiettivo è anche creare nuove professionalità nel campo delle produzioni audiovisive - in particolare quella del documentarista specializzato nella creazione di documentari e reportage - legati alle tematiche dell'ambiente.
*Link al sito di Fidra e al Programma del Festival 2009
* segnalato da R.C.
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12 settembre 2009

Genova in libreria

Giuseppe Manzitti
Tempo di ricordare. Dalla ricostruzione del dopoguerra ai binari del futuro
Genova, De Ferrari, 2009, 209 p.


Scheda del libro dal sito dell'editore De Ferrari
Seconda edizione del libro di memorie che Giuseppe Manzitti scrisse pochi anni prima della sua morte, avvenuta nel 1999. Colonna di Confindustria, iniziò la sua attività nel 1945 come direttore dell’ Associazione Industriali di Genova dopo aver combattuto nella Seconda Guerra Mondiale. In 50 anni di attività ha di fatto seguito lo sviluppo e la riconversione industriale, produttiva, finanziaria, edilizia, assicurativa e marittima, di Genova e della Liguria, inserendosi come esperto nella creazione dell’ Intersind, la cosiddetta “ Confindustria dell’ IRI” , che a Genova aveva la sua capitale strategica. Energico negoziatore, nonostante gravi problemi di salute, dal 1988 lavorò al progetto del nuovo collegamento ferroviario Genova-Milano, il celebre “ Terzo Valico” . Tutto il libro è raccontato “ da genovese ai genovesi” : genovese innamorato della sua città ai concittadini che sembrano aver dimenticato la loro storia passata.
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10 settembre 2009

Giornali d'Europa

Giornali d’Europa, a cura di Maria Lombardo, Catania, Ed.It, 2009, 3 voll.
v. 1
Gran Bretagna, Irlanda, Russia, Romania , 172 p.
v. 2 Italia, Spagna, Grecia, Germania, Austria , 232 p.
Scheda del libro dal sito dell'editore Ed.It
L'Europa senza frontiere è una realtà anche nel giornalismo. Tante lingue, tante culture ma anche tanta storia comune e intrecci tra società editoriali. I paesi dell'UE, e non solo dell'UE, sono oggetto di questo viaggio attraverso i mezzi d'informazione del vecchio continente: una panoramica inedita e articolata. Dalla Russia alla neodemocratica Romania, alla Grecia con la particolare situazione di Cipro, poi la piccola Svizzera con le sue diverse comunità, l'Austria che parla tedesco ma non è la grande Germania, la Francia, il Belgio, la Gran Brategna con la sua forte tradizione di lettura, la piccola Irlanda, la Grecia, la Spagna, e naturalmente l'Italia.
*Alcune capitoli di ciascun volume sono consultabili in Google Libri:

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09 settembre 2009

Walter Tobagi

Venerdì 4 settembre 2009 La7 ha dedicato una serata speciale al ricordo del giornalista Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980, vittima di un attentato terroristico. La trasmissione di Antonello Piroso ha presentato una ricostruzione precisa delle drammatiche vicende che hanno preceduto l'assassinio di Tobagi e di altri giornalisti italiani.
*Link allo Speciale di Omnibus “Walter Tobagi. Giornalista” (www.la7.it)Prima Parte / Seconda Parte / Terza Parte / Quarta Parte / Quinta Parte .

Le notizie di padre ignoto
"[...] Il problema è di essere coscienti della strumentalizzazione che si subisce e che si attua perché non c’è dubbio che nel rapporto tra il giornalista e la sua fonte esiste costantemente un rapporto di strumentalizzazione che è biunivoco e allora se è così, come credo sia evidente che sia, il problema fondamentale che uno degli elementi base sui quali si può costruire un’informazione sana è il problema della pubblicità delle fonti. Le notizie di padre ignoto non servono perché, al lettore al quale si dà un’informazione, si deve anche dire in quel momento o lasciare comunque intendere o fornire gli elementi che consentano l’identificazione di qual è la fonte che ha diffuso in quel momento quella informazione perché se non si fa questo i giornali rischiano di diventare degli strumenti che servono per guerre combattute per conto terzi. [...]." Walter Tobagi, 27 maggio 1980 .
La citazione è estratta dall'intervento di Walter Tobagi al convegno “Fare cronaca fra segreto professionale e segreto istruttorio” al Circolo della Stampa di Milano del 27 maggio 1980. Il giorno seguente il giornalista fu ucciso in un attentato terroristico.
Il testo integrale è pubblicato nel libro Walter Tobagi giornalista, a cura di a cura di G. Baiocchi e M. Volpati, Milano, 2005, pp. 300-303. Il volume raccoglie una scelta di scritti di Tobagi, particolarmente utili per decifrare gli eventi del tempo e le problematiche del giornalismo italiano negli anni '60-'80.
*Il volume (321 p. in formato pdf ) è interamente scaricabile dal sito di Agenda della comunicazione, Genova (cliccare sul titolo del libro).
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06 settembre 2009

Le dicerie e la verità

"[...] La democrazia accetta il conflitto, esige e stimola la ricerca del vero, anche se il vero è scomodo per il potente. E l’accetta continuativamente, non solo il giorno del voto, perché democrazia non è Unzione dell’Eletto ma un arcipelago di poteri che si frenano l’un l’altro affinché nessuno commetta abusi. Questo gioco di equilibri è garantito dalle costituzioni e da poteri autonomi, tra cui campeggiano la stampa e la televisione. È in tale ambito che la differenza fra accertamento dei fatti e calunnia diventa cruciale. La verità sul comportamento del politico è il fine di chi esercita un contropotere, e l’effetto che si vuol ottenere è la correttezza e l’autolimitazione del potere. Non vuol distruggere, ma correggere. Può darsi che la verità si riveli falsa. È per questo che il cercatore del vero raduna prove, fatti, sentenze di tribunale.
La diceria vuole non salvaguardare ma abolire l’equilibrio dei poteri: personalizzando-privatizzando la politica, accentrando tutti i poteri. La sua guerra mentale è distruttiva: nella testa degli elettori, dei telespettatori, dei lettori, va lacerato tutto quel che li lega alle norme costituzionali, alla politica, allo Stato, alle istituzioni, ai giornali, alla chiesa stessa. È uno strumento antico, è l’anti-Stato teorizzato nelle stagioni terroriste. Fruga, non cerca. La diceria ha un rapporto singolare con la verità, non più fine ma mezzo di scambio utile a sganciare il principe dalle leggi: se tu dici una verità amara su di me, io ne dirò una peggiore su di te. Da tempi immemorabili la calunnia viene usata in tempi di torbidi, non quando lo Stato è forte ma quando vacilla (Rivoluzione francese, uscita dal Terrore nel Termidoro)
[...].
*leggi tutto l'editoriale sul sito del quotidiano "La Stampa".

Percorsi di approfondimento:
M. Castells, Comunicazione e potere, Milano, Università Bocconi editore, 2009.

05 settembre 2009

In libreria


[...] Il potere è più che comunicazione, e la comunicazione eccede il potere. Ma il potere si fonda sul controllo della comunicazione, come il contropotere dipende dall’infrangere quel controllo. E la comunicazione di massa, la comunicazione che potenzialmente raggiunge l’intera società, è modellata e governata da relazioni di potere, radicate nel business dei media e nella politica dello stato. Il potere della comunicazione sta al cuore della struttura e della dinamica della società [...]". Manuel Castells
Manuel Castells
Comunicazione e potereMilano, Università Bocconi editore, 2009, 693 p.

*link alla presentazione del libro e dell'autore a cura di Fabio Todesco
*leggi alcune pagine del libro:
Apertura (pp. XVIII-XXVIII) .

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01 settembre 2009

Libertà di stampa

"[….] Negli Stati Uniti esistono norme che non consentono, a chi ha incarichi pubblici, di intraprendere cause per diffamazione contro i mezzi di informazione. Chi gestisce soldi pubblici, chi assume decisioni così importanti come mandare a morire la gente in guerra, deve essere soggetto al più ampio controllo. deve accettare che si indaghi sui suoi atti politici, sulla sua vita privata, sulla sua condotta sessuale. È duro, ma è necessario, se si vuole ricoprire un incarico pubblico..." [leggi tutto...].
William Langewiesche
Intervista a cura di Roberto Festa pubblicata su “Diario” , inserto del quotidiano “Repubblica” dedicato alla Libertà di Stampa con interventi di Stefano Rodotà, John Lloyd e alcune segnalazioni bibliografiche sull’argomento.
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25 agosto 2009

Oltre il giornale

Quando il Web libera parole e sentimenti delle comunità, anche quelle più piccole
Osservando i progetti editoriali delle varie comunità emigrate in Italia, è possibile notare il proliferare di produzione cartacea, dettato dalla necessità di informare la propria comunità sul vari aspetti della vita nella nuova situazione in terra straniera. Certo, questo è possibile e utile quando sono chiamate in causa etnie il cui destino ha portato un buon numero di persone a spostarsi alla ricerca di un futuro migliore, ma in un mondo sempre più cosmopolita, impariamo ogni giorno che abbiamo la fortuna di ospitare e di confrontarci con persone che arrivano nel nostro paese da ogni angolo del pianeta. Un esempio di ciò sono i diversi giapponesi che, da diversi anni, arrivano in Italia per i casi più disparati: si parte da soggiorni di studio per passare a motivi di lavoro, senza dimenticare le questioni sentimentali. Cause ben differenti da quelle che normalmente portano a tentare la fortuna nel Bel Paese, come ben diverso si dimostra il modo di far sentire la propria “voce”.
Sarebbe logicamente impensabile aspettarsi che una presenza tanto esigua avesse potuto dare vita a produzioni editoriali di livello nazionale, riducendo di fatto a zero l'aspettativa di giornali o simili progetti. Quel che però ci hanno insegnato secoli di storia del giornalismo, è che quando una persona ha qualche cosa da dire e vuole veramente dirla, trova sempre il modo per farlo. Certo, fortunatamente non siamo più calati in un contesto dove censura e controllo della parola sono vigenti (qualcuno, con ironia non troppo fuori luogo, potrebbe chiedersi ancora per quanto), tanto più che le innovazioni tecnologiche hanno ampliato a dismisura le possibilità d'espressione di milioni di persone. Se il torchio di Gutenberg diede il via alla stampa e alla sua diffusione su scala mondiale, stiamo vivendo da diversi anni l'impulso quasi incontrollabile che internet ha saputo dare a tutti coloro che sentivano e ancora sentono il bisogno di esprimere i propri pensieri e le proprie idee.
Analizzando la grande rete, è infatti abbastanza facile imbattersi in siti o blog creati da giapponesi trapiantati nel nostro paese, in quella che si rivela come una situazione ottimale e privilegiata per chi non ha la sicurezza di poter contare su un ampio numero di lettori e sostenitori.
Una prima domanda che si può porre, è il motivo che possa spingere queste persone a prendere in mano “penna e calamaio”. Possiamo senza indugio eliminare fattori legati al mantenere compatti i rapporti con i propri conterranei, vista la scarsità della presenza di giapponesi in Italia. Compaiono dunque diversi fenomeni che andremo ad osservare attraverso una analisi diretta delle stesse produzioni presenti in rete.
Una delle casistiche più frequenti, è quella in cui ci troviamo davanti a individui intenti nel raccontare il proprio impatto con la nuova realtà. Estremamente interessante il fatto che, ad essere i primi destinatari dello sforzo compositivo, siamo proprio noi italiani: anche a costo di esibire una padronanza non completa della lingua, è chiaro l'intento di cercare il popolo ospitante come proprio interlocutore.
Per iniziare, ritengo sia estremamente interessante osservare il blog Questo piccolo grandeBanzai.
Emblematico è l'occhiello che ci dà il “benvenuto” prima della lettura: “Siamo due ragazze giapponesi che vivono in Italia da una decina di anni. Abbiamo deciso di diffondere la cultura giapponese per chiarire molte delle idee confuse che ancora ci sono”. Parte da qui una serie di interventi estremamente schietti e naturali, a cavallo tra lo stupore per alcune nostre abitudini estremamente bislacche agli occhi di un orientale e usanze nipponiche che spesso per noi risultano misteriose. Le due giovani mostrano di volersi districare senza troppi problemi tra argomenti di ogni tipo. Non è raro leggere post riguardanti cenni storici sul Giappone e subito dopo trovarsi a scoprire i gusti musicali e letterari delle autrici. Sfondo di tutto rimane, in ogni caso, lo spirito di apertura per favorire l'incontro tra le due culture. Inutile dire che, tra un argomento e l'altro, non mancano piccole lezioni di giapponese, estremamente apprezzate dei lettori più affezionati. Ecco alcuni esempi interessanti:
Torii Mototada, un vassallo fedele

Ryuta Naruse (nihon.blog.kataweb.it) è invece un ex redattore di un giornale sportivo giapponese. Dopo un viaggio di piacere in Italia si è appassionato a dismisura alla nostra cultura, decidendo così di “mollare” tutto e tentare la vita a Bologna. Decisione impensabile in una società rigida come quella giapponese, ma Ryuta ha davvero presentato la lettera di licenziamento, fatto fagotto e iniziato una nuova vita. Nasce così un interessante incontro/scontro tra due culture, dove il nostro improvvisato cicerone con gli occhi a mandorla non manca di far notare le profonde differenze e talune eguaglianze tra i diversi modi di vivere. Rapporti sociali, presenza delle istituzioni e modi di vivere la fanno da padrone, sino ad una quasi naturale evoluzione del tutto, che è sfociata nella autoproduzione di un libro, dove tra serio e faceto si racconta la sua esperienza, non priva di “traumi” ma colma di soddisfazioni. Siamo naturalmente curiosi se il nostro “amico” potrà trasformare questo progetto in un vero lavoro o continuerà a dare lezioni di giapponese per cercare di tenere vivo il suo sogno di vivere in Italia. A seguire alcuni suoi interventi:
Introduzione
Io e le mie bici
Si o No
Di tutt'altro carattere è l'informazione presente su Wa-sabi. Il sito nasce come impresa economica, creata dalla mente di una coppia formata da una ragazza nipponica e un italiano. Come la storia ci insegna, moltissime produzioni editoriali sono venute alla luce perché spinte da motivi commerciali, e questa sembra ricalcare le orme di un meccanismo abbastanza naturale: portare all'estero i prodotti della propria terra e cercare di mostrare al possibile pubblico la bellezza e le usanze che ne fanno da contorno. Così, a margine delle pagine votate all'e-commerce, assistiamo ad una sezione dedicata alla storia e alle curiosità legate ai vari prodotti. Riferimenti profondi o leggende popolari, il tutto condito da una discreta presenza di note e bibliografie. Gli stessi beni in vendita hanno schede complete e ricche di informazioni, senza scordare una sezione dedicata agli eventi d'incontro tra Giappone e Italia. Insomma, qualcuno potrebbe dire che, per entrare nel cuore degli italiani, si debba passare dallo stomaco. L'importante è farlo con garbo e stimolando l'interesse per quanto offerto, senza dimenticare la qualità. Ecco un paio di articoli estremamente completi e ben scritti:
Il sake dimenticato
La cerimonia del te

Di notevole interesse risulta essere anche Youkoso Italia. Dall'idea di una coppia formata da Gianluca e Kanako (coppia mista italo-giapponese) è nato un web-ring, un “ritrovo” virtuale per altre coppie formate da giapponesi e italiani. Tutto gravita sulla possibilità di passare quasi immediatamente da un sito all'altro, potendo così vedere le differenti idee e impostazioni dei vari nuclei famigliari. Il progetto ha avuto un discreto successo, e si è già superata la decina di famiglie partecipanti. Gli argomenti trattati sono principalmente di natura quotidiana. Tra il faceto e consigli di cucina, non mancano però momenti e spunti per riflessioni più profonde. Presenti, ad esempio, le commemorazioni per eventi come le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, o l'indignazione per articoli di giornali italiani che non sempre apprezzano le culture estere. Sicuramente quel che più attira è vedere gli esempi di nuclei famigliari misti che hanno saputo coniugare due culture tanto diverse con ottimi risultati.
A voi due articoli tratti dai contenuti del sito:
Analizzati i vari esempi riportati (ma è possibile scovarne in rete molti altri), non si fa fatica a capire quanto si riveli ancora una volta utile (se non indispensabile) il web per dare voce anche a chi non può contare sulla forza dei grandi numeri. Dobbiamo però notare che, a differenza degli organi di stampa curati da altre comunità, non stato affatto facile scovare argomenti di sfondo politico con chiari schieramenti da parte degli interessati. Pochi accenni, spesso segnati da una filosofia di ferreo rispetto delle istituzioni, anche quando al lettore italiano sembra di vedere il pericolo di soprusi o simili rischi. Forse, per superare alcune differenze, è ancora troppo presto, ma la strada tracciata non può che farci essere ottimisti anche riguardo agli scogli che paiono più insormontabili.
Fabio Fundoni


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Fare il giornale

"[...] non eravamo ancora così rotti al mestiere da non desiderare di vedere il nostro lavoro compiuto. Anche se conoscevamo i limiti di quella politica e di quelle idee, e ne eravamo insoddisfatti, c’era tuttavia nel giornale qualcosa d’un oggetto d’arte, ogni giorno diverso, che aveva in sé un valore, qualcosa della sorpresa che è nelle cose che si fanno con le mani: nelle case, nelle pitture, nei libri. Quando, a notte alta, vedevamo uscire i fogli dalla rotativa, come colombe bianche che prendono il volo, con un gran sbattere d’ali, dalla colombaia, ci pareva ancora di assistere, come la prima volta, a un piccolo miracolo quotidiano".
Carlo Levi, L'Orologio, p. 210).
(a proposito della redazione romana del quotidiano "Italia libera").

24 agosto 2009

Figli dell'epoca

Siamo figli dell’epoca, l’epoca è politica.
Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne,
sono faccende politiche.
Che ti piaccia o no
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.
Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.
Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.
Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
problema politico.
Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.
Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano
e i campi inselvatichivano
come in epoche remote
e meno politiche.
Wislawa Szymborska

* estratto da W. Szymborska, Gente sul ponte, Milano, Scheiwiller, 2003
Wislawa Szymborska, poetessa polacca Premio Nobel per la Letteratura 1996
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23 agosto 2009

Clandestini?

"Siamo tutti inquilini di questa terra e stabilire che
c'è qualcuno clandestino è un abuso della vita".
Erri De Luca





Percorsi di lettura
Barbara Spinelli, Ricordati che eri straniero, Magnano, Qiqajon, 2005

G. Antonio Stella, L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi , Milano, Rizzoli, 2003

22 agosto 2009

La mala informazione

[...] Son rari i popoli che hanno di se stessi un’opinione così beffarda come gli italiani, ma son rari anche i popoli che raccontano, su di sé, favole così imbellite e ignare della propria storia. L’uso che viene fatto della loro paura consolida queste favole. Nel nostro Dna c’è la cultura dell’inclusione, dicono i giornali; non c’è xenofobia né razzismo. Gli italiani non si credono capaci dei vizi che possiedono: il nemico è sempre fuori. Non vivono propriamente nella menzogna ma in una specie di bolla: in un’illusione che consola, tranquillizza, e non per forza nasce da mala fede. Nasce per celare insicurezze, debolezze. Nasce soprattutto perché il cittadino è molto male informato, e la mala informazione è una delle principali sciagure italiane. È vero, la criminalità tra gli immigrati cresce, ma cresce in un clima di legalità debole, di mafie dominanti, di degrado urbano. Un clima che esisteva prima che l’immigrazione s’estendesse, spiega Barbagli. Se la malavita italiana svanisse, quella dei clandestini diminuirebbe. La menzogna viene piuttosto dai governanti, e in genere dalla classe dirigente: che non è fatta solo di politici ma di chiunque influenzi la popolazione, giornalisti in prima linea. Tutti hanno contribuito alla bolla d’illusioni, al sentire della gente di cui parla Bossi. Tutti son responsabili di una realtà davanti alla quale ora ci si inchina: che vien considerata irrefutabile, immutabile, come se essa non fosse fatta delle idee soggettive che vi abbiamo messo dentro, oltre che di oggettività. I fatti sono reali, ma se vengono sistematicamente manipolati (omessi, nascosti, distorti) la realtà ne risente, ed è così che se ne crea una parallela. La realtà dei fatti è che ogni mafia, le nostre e le straniere, si ciba di morte, di illegalità, di clandestinità. La realtà è un’Italia multietnica da anni. Il pericolo non è solo l’iperrealtà: è la manipolazione e la mala informazione. [Leggi tutto ...]
Barbara Spinelli
citazione estratta dall'editoriale della domenica di Barbara Spinelli, Immigrati urla e silenzi, "La Stampa", 17 maggio 2009
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*Percorsi di lettura di approfondimento:


19 agosto 2009

Ciao Nanda...

"Ho sempre cercato di vivere di passioni e tutto questo mi riporta solo alla disperazione dei miei 92 anni, con le vene che non reggono la pressione di una semplice iniezione. Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie, i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita. Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare. Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande, meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno, un piccolo seme. "
FERNANDA PIVANO

Teodora Cristalli

18 agosto 2009

... La stampa a persuadere la gente a pensarla come vogliamo noi ...

"Non sempre chi si chiama direttore dirige effettivamente qualcosa; ciascuno deve stare al suo posto: la polizia a reprimere, la magistratura a condannare, la stampa a persuadere la gente a pensarla come vogliamo noi, tutti in fondo stanno facendo il loro dovere. Sono gli operai che non stanno al gioco, non lavorano abbastanza, se ne fregano, vogliono sempre soldi, non riusciamo ad alzare la produzione, questo é il vero problema.
Che cosa vuole che conti, di fronte a tutto questo, l'innocenza o la colpevolezza di un qualsiasi Mario Boni."

Sbatti il mostro in prima pagina, film di Marco Bellocchio, 1972.

*link al video (su YouTube)

*Chiara Ravano

16 agosto 2009

Il dibattito sull'Unità d'Italia

[...] La genesi dell’Italia unita: del Risorgimento stiamo sempre lì a lamentare le mancanze, ma assieme all’acqua sporca buttiamo via il bambino. Naturalmente fu una nascita contrastata, che come tale va ricordata, non furono rose e fiori. Fu un grande movimento e l’Europa civile restava attonita davanti al “popolo dei morti” che si risvegliava. Poi la strordinaria esperienza della Grande Guerra, da cui scaturì il Fascismo, ma non era scritto, portava dentro tante cose. Poi la guerra civile strisciante: l’Italia ha inventato il Fascismo e non se ne è liberata da sola, ma ha avuto la forza di contribuire al cambiamento con l’antifascismo e con la Resistenza. Ci fosse stata solo la “zona grigia”, avremmo perso – anche più di quanto sia avvenuto – la faccia, oltre che la guerra. Questi mi sembrano gli elementi minimi di un alfabeto civico comune. Su di essi si può tentare, con discrezione, di costruire una politica della memoria. Non vedo l’opportunità di una politica dell’oblio. Quello funziona – anche troppo – per conto suo».
Mario Isnenghi,
"Corriere della sera", 1° agosto 2009

*estratto da Blogstoria che presenta una rassegna degli editoriali pubblicati nell'arco di queste settimane sui principali giornali italiani a proposito del disinteresse generale che avvolge la celebrazione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia nel 2011. Il dibattito è stato innescato da Ernesto Galli della Loggia con l'articolo Noi italiani senza memoria, ("Corriere della sera", 20 luglio 2009).
*link alla Rassegna completa a cura di Blogstoria.

08 agosto 2009

Invenzioni stupende

"Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s'immaginò di trovar modo di comunicare i suoi piú reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? parlare con quelli che son nell'Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? e con qual facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta."
Galileo Galilei, 1632
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06 agosto 2009

Genova in libreria

Giorgio Doria
Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondialeMilano, Pantarei, 2008, 1238 p.



Descrizione
Nella sua storia quasi millenaria Genova si presenta, secondo Fernand Braudel, come un "sismografo ultrasensibile che registra ogni vibrazione del vasto mondo". In quest'opera - pubblicata in prima edizione nel 1969-73 - Giorgio Doria affronta, con notevole ampiezza e profondità d'analisi, le tappe dello sviluppo capitalistico genovese lungo tutto il corso dell'Ottocento sino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Nel ricostruire le vicende dei gruppi, delle famiglie e delle frazioni a livello locale emerge nettamente, scrive Giorgio Doria, il carattere di una "borghesia genovese" segnata dal "costante sforzo di servirsi dello Stato e dei pubblici poteri come usbergo", dai suoi "eterni ondeggiamenti tra un liberismo, più verbale che sostanziale, ed un'ansiosa ricerca di solidi ripari protezionistici". Ne risultano un terreno d'indagine e un metodo di studio esemplari, un materiale tanto prezioso quanto attuale per affrontare molti dei nodi e degli interrogativi ancor oggi cruciali in uno dei gangli vitali del trasporto e, più in generale, del cuore industriale del Vecchio Continente, impegnato nella corsa a perfezionare la sua condizione di Europa-potenza
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*segnalato da R. B.
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05 agosto 2009

Genova in libreria

Francesca Alberico
Le origini e lo sviluppo del fascismo a Genova. La violenza politica dal dopoguerra alla costituzione del regimeMilano, Unicopli, 2009, 295 p.


Descrizione dal sito dell'editore UnicopliIl volume ricostruisce le complesse vicende della formazione, del consolidamento e infine dell’inquadramento nazionale del movimento fascista genovese, dall’emergere dal magma informe della mobilitazione postbellica di uno sparuto nucleo diciannovista, all’egemonia in sede locale della componente radicale-squadristica tra il 1921 e il 1926, all’epurazione e normalizzazione da parte delle istanze centrali, premessa indispensabile alla costituzione del partito unico gerarchico e centralizzato, colonna portante del regime. Elemento ricorrente di questa ricerca sono la violenza politica e le sue molteplici valenze: una violenza che si intravede già alla vigilia della prima guerra mondiale, attraverso l’impeto verbale e fisico delle manifestazioni interventiste, e che viene rivelata dall’esperienza bellica ed esasperata dalle difficili condizioni del dopoguerra. La militanza fascista, che aveva tratto la propria origine e la propria legittimazione dal patrimonio bellico, divenne continuazione del recente conflitto combattuto, per annientare i "traditori" di sinistra, divenuti simbolo della denigrazione del valore della guerra e dei reduci.
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In libreria

Andrea Ranieri
A patto che sorpresa ancora ci tenti
Genova, Socialmente Editore, 2009, 100 p.

Descrizione
I pensieri che nascono da un viaggio dentro e attraverso la “politica” sono la materia di questo libro e sono “la terapia” per chi ha scritto e non solo per lui. Congresso di scioglimento dei Democratici di sinistra, due anni incredibili come senatore, la nascita del Pd, la fine del Governo Prodi, la secca sconfitta elettorale, il ritorno a Genova come assessore alla cultura, questa è la cartografia del viaggio entro cui si va delineando con impegno ed ironia il “lavoro letterario” di Andrea Ranieri. Mentre si sgretola un “paesaggio” di una certa politica si producono emozioni, poesie, testo e un vero e proprio “saggio di geo-politica”.

Andrea Ranieri ha scritto con Vittorio Foa il libro Il tempo del Sapere (Torino, Einaudi, 2000 ) e I luoghi del Sapere (Roma, Donzelli, 2006).
*Link alla scheda del libro nel sito di Socialmente Editore.
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